Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Follow the rabbit

coniglioeditoreMoleskine #67

La rubrica più politicamente scorretta del fumetto italiano. Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.

Follow the rabbit

di Giorgio Messina

Francesco Coniglio alza bandiera bianca. Ora, io non conosco Francesco Coniglio. Almeno non lo conosco come vorrei e quindi non ho nessun aneddoto “anima e core” da raccontare sul Coniglio Nazionale, ma una cosa mi è abbastanza chiara in questa situazione: la chiusura di Coniglio Editore sarebbe una perdita per tutti. Sì, perché Coniglio è di diritto parte della storia del fumetto italiano, ma non solo. È di diritto parte anche della storia della musica italiana, è di diritto parte della storia della narrativa e della saggistica italiana ed è di diritto parte della storia di chissà quali altre mille diavolerie gli siano passate per la mente in questi trenta e passa anni di carriera editoriale in cui il suo unico limite penso sia stato solo il cielo.

Pochi ricordano come ha iniziato Coniglio. Insieme a Luca Boschi, Luca Raffaelli e altri peones (ma erano tutti dei "predistinati"), sul finire degli anni ’70 diedero vita e portarono avanti la fanzine “L’Urlo”. Ora, chi scrive, questa rubrica e tutto Fd’A, se paragonati all’Urlo ne usciamo fuori come una mandria di educande da collegio. L’Urlo faceva tremare davvero i polsi al mondo del fumetto dell’epoca. Un articolo dell’Urlo, che usciva ciclostilato o fotocopiato tenuto insieme da una spilletta, faceva saltare direttori di Topolino, faceva imbufalire Filippo Ciolfi dell’Eura che si vedeva i contratti degli autori pubblicati e sputtanati, impediva a Luciano Secchi, alias Max Bunker, di vincere premi a Lucca che sembravano ormai assegnati, nemmeno fossero stati fatti su misura.

Questa è storia e non avendo quindi altra aneddotica spiccia, mi tocca raccontarvi anche che gira una leggenda su Coniglio. La sussurrano ogni anno per i corridoi lucchesi. Si dice che Francesco Coniglio non butti via nulla di tutto quello che di cartaceo gli è passato per le mani in questi sei lustri e più di carriera editoriale. Nada. Coniglio non butta la corrispondenza, gli appunti, i progetti ricevuti e quelli abbortiti, gli omaggi. Niente. Nothing. E sembra che questo immenso e prezioso archivio, una sorta di Enciclopedia Deifica formato fumettomondo, sia contenuto in più di mille casse che sono custodite chissà dove. Ora, proviamo solo minimamente ad immaginare quale tesoro possa essere sepolto in quelle scatole. E quei fogli di carta rischiano di perdersi come lacrime nella pioggia.

Sono certo che da qualche parte ci sarà già qualcuno che vantando dei crediti da Coniglio Editore - crediti che non vedrà forse mai - vede quindi in questa alzata di bandiera bianca dell’editore romano il giusto contrappasso dantesco. So anche che le anime belle del fumettomondo, quelle che hanno pianto cinicamente al funerale mortale di Bonelli, davanti al funerale editoriale di Coniglio non potranno che desiderare di stappare qualche bottiglia di quello buono, che si mette da parte solo per le grandi occasioni. Come quell’Armando Perna, opinionista fuorifuoco che scrive su MagnaForever, pardon, MangaForever, che pensa che il problema dell’editoria italiana a fumetti sia riassumibile nel fatto che il mercato è ingolfato di troppi editori, troppe uscite e troppe fiere, invocando senza troppi giri di parole l’autoselezione naturale dei soggetti editoriali e fieristici. Adesso, quantomeno per coerenza, Perna dovrebbe brindare alla chiusura di Coniglio. E invece ci toccherà assistere allo spettacolo più stucchevole, mentre la nave conigliesca affonda, ovvero leggere in giro per la rete commenti del tipo: “non leggevo niente di Coniglio perché la mia religione fumettistica non me lo consente, ma di spiace proprio assaj assaj assaj che Coniglio chiuda e finisca alla cacciatora. È una gran perdita per tutto il mondo del fumetto”.

Io invece la roba conigliesca me la leggevo. Anche a scrocco se non ci arrivavo. Ma me la leggevo. Non mi piace tutto. E vivaddio che non mi piace tutto quello che Coniglio ha prodotto. E vivaddio che c’era, che esisteva e che me la potevo leggere per poi dire che no, non mi piace. E allora vaffanbicchiere. E allora non ci sto.

NON CI STO che Coniglio Editore chiuda. E me ne strafotto dei pareri “illuminati” alla Armando Perna che invoca il darwinismo editoriale. Maledetti menagrami, ma non capite che la vera forza del fumetto come medium è la presenza della pluralità delle voci editoriali? La vastità del ventaglio di campo e di generi? Io NON VORREI MAI che un Giacomo Monti o un Manuel Fior non ci fossero sul mercato, nonostante ritenga che, autorialmente parlando, il primo sia un mediocre e il secondo un incompiuto. Ma vi rendete conto, brutti corvi del malaugurio, che se scompare Coniglio Editore, sparisce un editore che ha sempre svolto la funzione più nobile di tutte dell’editoria, cioè il talent scounting, cioè la scoperta e la valorizzazione di nuovi talenti e nuove formule editoriali?

Se scompare Coniglio Editore ci sarà sempre meno possibilità che compaiano all’orizzonte nuovi Gipi, nuovi Makkox, nuovi Nick Guerra o che non vedremo più riviste come Animals, Scuola di Fumetto, Blue e Touch. Sì, perchè se non ve ne siete accorti Francesco Coniglio era praticamente l'ultimo  baluardo delle riviste, non solo patinate, da edicola.

E allora lo ripeto. NON CI STO. E lo dico perchè ho un piano. Io ho sempre un piano. Ma da solo non ce la faccio. Sono solo una voce in mezzo al mare procelloso in cui sta affondando il vascello di Coniglio. C'è bisogno di altre voci, quelle che smuovono. Insieme avremmo una voce più forte. E allora faccio adesso quello che non ho mai fatto: mi rivolgo a te, Moreno Burattini, a te, Luca Boschi, a te, Alfredo Castelli, a te, Luca Raffaelli, a te, Roberto Recchioni, a te, chiunque tu sia, che hai lavorato con Coniglio, e mi rivolgo anche a te lettore misterioso, maggioranza silenziosa, che hai letto le produzioni di Coniglio e che vorresti continuare a leggerle.

Facciamo un ultimo (forse disperato) tentativo. Una di quelle che cose in stile “arriva la cavalleria a cercare di dare una possibilità di salvezza al fortino". Getto sul tappeto le mie idee: un’asta di beneficenza, un libro corale di inediti da vendere a 50, anche 100 euro (sulla scia delle iniziative del Manifesto quando stava per scomparire).

Di avere la paternità di questa operazione non me ne frega nulla. Non la voglio nemmeno. Metteteci il cappello voi. Io sono solo qui a dire che NON CI STO e solo perché sentivo di doverlo fare e sul piatto dell’iniziativa ci metto tutto quello che ho, cioè la mia collaborazione senza secondi fini nel tempo che ho a mia disposizione.

NON CI STO e adesso per Francesco Coniglio ci lavorerei volontariamente gratis, solo per il gusto di lavorarci insieme e di dare una mano, e mi dividerei pure la scrivania (caso mai ci fosse sennò mi metto a terra con un portatile e me lo porto pure da casa) anche con Laura Scarpa, perché nei confronti di Laura non ho nulla di personale, e ci sono momenti in cui le beghe di quartiere passate evaporano in favore di obiettivi comuni.

NON CI STO e voglio salire sulla nave che affonda. Non è eroismo. Non è autoreferenzialità. È solo lucida follia. Perché per fare l’editore ci vuole lucida follia, oggi più di trenta anni fa. Perché non è finita. E non è finita nemmeno cinque minuti dopo che è finita, come diceva il Daredevil di Frank Miller.

Seguite il Coniglio. Follow the Rabbit. Fate girare questa idea. Ancora si può fare, ancora c’è tempo. E non è assistenzialismo. È editoria. Quella di una volta. Quella del si stava meglio quando si stava peggio. Quella che ancora volgiamo perchè non è vero che è fuori tempo massimo.

Follow the Rabbit.

Ps: il fatto che i soliti Stefanelli, Ginevra, Barbieri, Interdonato e tutta la varia (e avariata) intellighenzia del fumettomondo faccia - a tuttora - silenzio su Coniglio Editore che chiude, racconta ancora una volta tante cose di questo piccolo fumettomondo antico. Cos'è, Professor Fuffa? Che il Corriere della Sera e Repubblica dedicassero le briciole dei loro inserti sulla lettura al fumetto era una notizia imprenscindibile che tutti i stii di fumetti non potevano non dare in coro, mentre invece che chiude un editore storico del fumetto italiano come Coniglio è una notizia che non deve ingombrare troppo le elucubrazioni bloggesche dei fini accademici che si occupano di fumetto?

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