Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
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Il Duce, la storia di Mussolini che la Panini non vi farà mai leggere...

...Fumetto d'Autore ve la presenta corredata da un imprescindibile apparato critico. Dopo avere scoperchiato il caso della storia dedicata a Mussolini misteriosamente omessa dalla Panini, in nome della stessa libertà con cui M.M. Lupoi si riempe i profili social tutti i giorni, potete scoprire da soli se era da censurare oppure no...

di Alessandro Bottero

Bill Everett e Mussolini: la strana coppia. Nel giugno del 1950  la Corea del Nord, con il sostegno politico e militare della Russia e della Cina, sferrò un attacco a sorpresa alla Corea del Sud, con l’intento di conquistarla in pochi giorni grazie a un’azione fulminea. A quel punto la Corea sarebbe stata una sorta di “Portaerei Comunista” protesa verso il Giappone. Il piano non riuscì. I soldati americani di stanza in Corea del Sud riuscirono a resistere nell’ultimo baluardo di Pusan, e da lì scagliarono la controffensiva. 

Era partita la Guerra di Corea che sarebbe durata per tre anni prima dell’armistizio. La Guerra di Corea ebbe un altro risultato. Ridiede vita alle storie a fumetti belliche dopo quelle pubblicate nel corso della Seconda Guerra Mondiale, e fece nascere il genere dei fumetti di guerra, ossia collane esplicitamente dedicate solo a fumetti bellici. Nel settembre del 1950, dopo solo tre mesi dall’inizio delle ostilità, la Atlas pubblicò War Comics #1, il primo fumetto di guerra della casa editrice.

Nello stesso periodo la EC Comics pubblicava Two Fisted Tales, e da lì in poi fu il diluvio.  La guerra continuava, il sostegno patriottico era un dovere, e i fumetti di guerra vendevano. Milton Caniff era l’autore più importante del momento con il suo Steve Canyon, striscia seguitissima, e la Atlas, mai timida quando si trattava di cavalcare una moda e sfruttarla fino all’osso, si diede da fare. Stan Lee, direttore editoriale della casa editrice, ideò decine di serie, scrisse centinaia di storie, e munse il trend per anni. Come scrive Michael Vassallo nell’introduzione del Marvel Masterwoks Battlefield  nel periodo di massimo fulgore ossia da War Comics #1 (settembre 1950, con data in copertina dicembre 1950) a Battle #70 (aprile 1960, data in copertina giugno 1960)  la Atlas comics pubblicò 512 albi completamente dedicati ai fumetti di guerra, più altri 21 con storie di guerra.

In mezzo a questa messe troviamo gli 11 numeri di Battlefield, serie durata dall’aprile 1952 al maggio 1953. Tutte storie brevi, molto crude (siamo nell’era Pre-Comic Code), e che raffigurano i cattivi comunisti della Corea del Nord come esseri demoniaci, privi della minima qualità morale o umana, sadici e succubi del comunismo.  Nulla di diverso dalle altre storie pubblicate all’epoca da altri editori, chiariamoci, ma per i canoni odierni sarebbero impensabili. Poi su Battlefield #8 (febbraio 1953) viene pubblicata come prima storia una biografia di Benito Mussolini, intitolata Il Duce. Sette pagine (sei di storia più una introduttiva di apertura), che seguono la figura di Mussolini dalla Guerra in Etiopia, poi allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, l’attacco alla Francia, la caduta dal potere, la fuga, la cattura e la morte.

La storia, disegnata con uno stile molto grottesco da parte di Bill Everett che adotta uno stile che richiama i cinegiornali, è interessante perché potrebbe essere letta come testimonianza di quale fosse, a sette anni dalla morte di Mussolini, l’opinione comune degli  italoamericani (o forse degli americani semplici) sul Duce. A leggere la storia si traggono queste conclusioni: Mussolini era egocentrico (vedi morte della ragazza a pagina 2); era meschino e subdolo (attacca a tradimento l’Etiopia e pugnala alle spalle la Francia mentre Hitler l’ha fiaccata); voleva arrendersi e consegnarsi agli  americani, perché avrebbe avuto delle lettere scritte da Hitler che dimostravano come Hitler l’avesse obbligato ad entrare in guerra; il convoglio di fuga di Mussolini portava con sé molte ricchezze (evidentemente era una voce diffusa tra gli italoamericani): fu ucciso di partigiani che non vollero aspettare gli americani; Claretta Petacci non doveva essere fucilata, ma si lancia davanti a Mussolini per proteggerlo. 

Ora il punto è che quasi tutte queste cose sono invenzioni, voci che giravano tra gli esuli o tra i nostalgici, ma è interessante che l’Atlas abbia usato ben sette pagine di una serie a fumetti, che in teoria aveva come scopo di presentare storie di eroici soldati americani, perché i bambini americani che la compravano volevano leggere storie sui marines che pestavano i musi gialli, per raccontare la storia di un nemico degli USA sconfitto sette anni prima. Perché l’ha fatto?

Una risposta che mi dò è che era il tentativo di intercettare il pubblico degli italoamericani nostalgici di un vagheggiato, e poco noto in realtà, “ventennio”, in cui le cose funzionavano, e che era andato a rotoli solo per colpa del cattivo Hitler che aveva costretto Mussolini ad entrare in guerra.

Ossia questa storiellina è una strizzatina d’occhio a un certo tipo di pubblico che poteva comprare il fumetto e trovarla soddisfacente perché in fin dei conti diceva sì che Mussolini era stato un dittatore, che si era comportato male con l’Etiopia, ma tra le righe si lasciava capire che le cose davvero brutte (come entrare in guerra contro gli USA) le aveva fatte perché costretto da Hitler.

La domanda è: perché la Panini Comics ha eliminato queste sette pagine dal suo volume? Nessuno sano di mente può pensare che una storia come questa possa essere accusata di “fare apologia del Partito Fascista”, o “alimentare la deriva neofascista in Italia”. 

È chiaramente un puro e semplice atto di censura.  E se la censura non va bene quando colpisce chi mi sta simpatico o la pensa come me, allora non va bene nemmeno quando colpisce chi NON la pensa come me.

O per essere più chiari: Eliminare questa storia è stata una fesseria

Detto questo come Fumetto d’Autore ci siamo detti “Se qualcuno fa una fesseria, come facciamo ad aiutarlo a capire che ha sbagliato?”. Quindi proprio perché vogliamo bene alla Panini Comics ci siamo detti che la cosa perfetta era pubblicare le sette pagine, così chiunque potesse leggerle.

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Ps: A scanso di equivoci e per evitare che i soliti maestrini scemi aprano bocca e gli diano fiato, chiarisco alcune cose:

Quello che avete appena letto è un testo di critica scientifica.  Secondo la convenzione di Ginevra sull’utilizzo dei materiali a corredo di testi di interesse scientifico è possibile usare immagini a corredo delle tesi esposte nei testi. Usare le pagine di questa storia come immagini a corredo delle tesi esposte in questo testo quindi è lecito, corretto e non si deve chiedere il permesso di nessuno. Non stiamo infrangendo nessuno copyright e nessun trademark. Non stiamo ricavando un lucro, né stiamo danneggiando la Panini mostrandole, visto che lei per prima ha deciso di OMETTERLE dal prodotto che vende.

Quindi a chiunque volesse dire alla Panini comics che noi siamo cattivi, scorretti e non rispettiamo il diritto d’autore, non perdete tempo voi, non fatelo perdere a me a chiarire ancora la cosa, e fatevi una vita.

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