Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
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Saggio e analisi di "TESLA AND THE SECRET LODGE"

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 La cover variant (a sinistra) e quella ufficiale (a destra)

 

Ucronia.

Cosa significa questa parola? Con tale termine viene indicato un genere di narrativa fantastica basato sulla premessa che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo a quello reale. Deriva dal greco e significa letteralmente “nessun tempo”, analogamente a come “utopia” vuol dire “nessun luogo”. C'è anche la variante negativa, che analizza una piega degli eventi diciamo indesiderata, nella quale per esempio vince un cattivo, inteso come veramente cattivo e veramente esistito, Hitler che riesce a realizzare le sue farneticanti mire di potere per dirne una, chiamata distopia.

Non si limita a racconti letterari ma tale genere fantastico coinvolge anche pellicole cinematografiche ed ovviamente fumetti, basandosi sulla domanda fondamentale “cosa sarebbe successo se…” un avvenimento storico fosse andato diversamente?

Il vocabolo è stato coniato dal filosofo francese Charles Renouvier in un saggio (“Uchronie”) apparso nel 1857. In inglese viene utilizzato un termine d'immediata comprensione: “alternate history” (storia alternativa).

Il primo esempio di ucronia potrebbe essere considerato un brano dell'opera “Ab Urbe condita” nel quale Tito Livio vaglia come avrebbe potuto cambiare l'antichità nel caso Alessandro Magno avesse creato il suo impero dirigendosi ad ovest invece di andare verso l'estremo oriente.

Addentriamoci quindi in questo mondo parallelo per analizzare un nuovo fumetto che già dal titolo appare accattivante: “Tesla e la loggia segreta” (titolo in inglese: “Tesla and the secret lodge”).

Non appena compare il nome di Nikola Tesla la nostra mente si attiva per associare pensieri e memorie, magari di letture passate o di film rimasti impressi nei meandri della nostra materia grigia, che hanno volenti o nolenti un elemento comune, vale a dire proprio il fantastico. La figura dell'inventore di origini serbe, la sua famiglia era serba ma lui vide la luce in territorio croato, è sempre stata ammantata di una sorta di alone talvolta addirittura magico, già quando era ancora in vita.

Dopo la seconda copertina che presenta gli ideatori del progetto, compare una sorta di presentazione a mo' di infarinatura generale che ha l'intento di inquadrare per i lettori "l'uomo reale" Tesla. Il tono utilizzato pur essendo assai colloquiale, sostanzialmente pone l'accento sull'importanza effettiva che l'inventore ha avuto, a buon diritto, in ambito scientifico.

(Tutte le immagini che vedete in questo articolo, a parte la foto di Tesla, reperita in rete, ed il ritratto di Wyatt Earp realizzato da chi vi scrive, provengono dalla Pagina Ufficiale  Facebook di "Tesla and the Secret Lodge" e le ho potute inserire previa richiesta.)

 

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 Lo staff

 

La copertina stessa del volume risulta accattivante e cattura l'attenzione dei potenziali lettori presentando uno gruppo di personaggi piuttosto eterogeneo, suggerendo che si tratta dei protagonisti delle vicende narrate. Ma chi sono i cinque, quattro uomini ed una donna, che ci osservano baldanzosi dalla cover? E' il caso di fare rapidamente la loro conoscenza.

Prima le signore: avete mai sentito parlare di Mata Hari? Pseudonimo di Margaretha Geertruida (sì, con due e) Zelle, nata nel 1876 e morta nel 1917 è stata una danzatrice nonché una agente dei servizi segreti olandesi, condannata alla pena capitale con l'accusa di essere una doppiogiochista per le sue attività di spionaggio durante la Prima Guerra Mondiale. Famosa per le sue arti seduttive e conseguentemente per i numerosi amanti (pare che un torero spagnolo si sia addirittura fatto uccidere nell'arena per non essere stato da lei corrisposto) che sfruttava anche per ottenere informazioni, i suoi spettacoli, tra i maggiori trionfi ci sono esibizioni all'Olympia di Parigi, prevedevano anche spogliarelli alquanto spinti per l'epoca, cosa che contribuì al suo successo, dato che la stampa la definì “artista sublime personificazione della danza”. Perfino Giacomo Puccini si dichiarò suo ammiratore. Mata Hari in qualità di operativo tedesco era nota tra i “colleghi” come agente H21. Fu in seguito istruita in Germania da una famosa spia che la “immatricolò” con il nuovo codice AF44. (Il “doppio zero” non c'era ancora.)

Il capo di una sezione del controspionaggio francese però, dopo averla identificata, le propose di saltare il fosso e fare il doppio gioco per la Francia. Mata Hari accettò, chiedendo come compenso l'enorme cifra di un milione di franchi, giustificata, lei disse, dalle conoscenze importanti e strategiche che vantava e che sarebbero potute tornare utili alla causa francese. Il fatto è che forse si era infilata in una situazione più grande di lei perché da un lato i tedeschi compresero che ormai aveva tradito e dall'altro per i francesi era un personaggio scomodo. In sostanza i tedeschi la smascherarono come agente H21, utilizzando proprio la sua vecchia denominazione che era stata variata anche perché i nemici avevano decifrato quel codice. In pratica il tutto equivaleva a consegnarla su un piatto d'argento agli avversari. Che la incarcerarono e processarono. I suoi referenti, oggi li chiameremmo così, negarono ogni coinvolgimento nonchè che fosse stata lei a produrre informazioni preziose sui movimenti delle truppe tedesche nel Mediterraneo.

Ormai isolata, venne dichiarata colpevole di tutte le accuse e condannata alla fucilazione. Un dettaglio: sembra che il plotone di esecuzione fosse formato da 12 veterani di guerra reduci dal fronte, i quali prima di sparare le fecero il saluto militare. Come forse sapete in tutti i plotoni del genere un fucile è caricato a salve e distribuito casualmente al fine di alleggerire le coscienze dei soldati chiamati a compiere quel triste dovere. Ma dei dodici colpi sparati solo quattro la raggiunsero e solo uno fu mortale, diretto al cuore.

 

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A destra nella copertina c'è un tizio baffuto che ci scruta con sguardo torvo. E' Wyatt Earp. Non avrebbe bisogno di presentazioni: consacrato alla storia come simbolo dell'uomo di legge, fu tante cose nella sua vita, da cacciatore di bisonti a gestore di saloon a giocatore d'azzardo. Ci sono anche delle ombre nel suo passato e questo ha contribuito a creare una sorta di divisione in fazioni tra chi è suo sostenitore e chi gli dà addosso in ogni modo, anche senza fornire prove valide a suffragio delle proprie affermazioni o decontestualizzando la persona e gli eventi dal loro tempo, vale a dire il vecchio West americano. Nei suoi viaggi si spinse in California e perfino in Alaska ma il suo nome è scolpito a fuoco nel grande libro della Frontiera soprattutto per essere stato uno dei partecipanti alla celeberrima sparatoria all'OK Corral il 26 Ottobre 1881, insieme ai suoi fratelli Virgil e Morgan, senza dimenticare Doc Holliday, contrapposti ad alcuni membri di una banda di rapinatori, assassini e contrabbandieri chiamata “The Cowboys” in quel di Tombstone, Arizona. In tutto durò trenta secondi ma l'eco dello scontro non è ancora scomparso dopo più di un secolo. Se considerate che l'appellativo “cowboy” che per noi rievoca cavalcate e ranch in quell'area era divenuto sinonimo di farabutto, potete capire con che razza di angioletti si scontrarono i fratelli Earp.

Anche se molti lo considerano uno sceriffo non ricoprì mai quella carica perché nella realtà essere sceriffo era legato ad un compito maggiormente ampio (si era sceriffi “di contea”) mentre la legge in città era dettata dal Marshal. Il deputy era il vice e proprio questa fu la funzione svolta da Wyatt, quando ebbe una stella sul petto, a parte durante la famosa “Vendetta Ride”, la cavalcata della vendetta intrapresa con al suo fianco Doc ed altri coraggiosi, e vagamente arrabbiati, per distruggere completamente i Cowboys dopo il vile assassinio di suo fratello Morgan e l'attentato nel quale Virgil rimase con un braccio paralizzato.

Ebbe contatti con esponenti del cinema della prima parte del 1900. Conobbe un giovanissimo John Wayne e lo stesso John Ford, quando girava i primi film muti. Quindi non stupisce che da allora sia stato protagonista di innumerevoli racconti e storie, veri o ingigantiti come le vecchie "dime novels", e che anche in quest'occasione possa far cantare le sue Colt in un fumetto di impronta fantastica.

 

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I due personaggi in seconda fila sono quelli che appaiono di non immediata identificazione. Uno si rivelerà essere il mostro di Frankenstein mentre l'altro risponde al nome di Thomas Jerome Newton.

Non è parente di Isaac. Forse a qualcuno si accenderà una lampadina se dico “L'uomo che cadde sulla Terra”. Si tratta di una pellicola del 1976, di fantascienza il cui soggetto è ricavato dall'omonimo romanzo di Walter Tevis. Il ruolo del protagonista era stato affidato a David Bowie. In sostanza si parla di creature aliene, con particolari poteri e Newton nel film sarebbe un essere extraterrestre proveniente da un pianeta a rischio di estinzione camuffato da umano, il quale dopo varie peripezie incide addirittura un disco, una forma di messaggio alla "telefono-casa", che si chiama “The Visitor”.

 

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Particolare della cover del numero 0 

 

Ovviamente l'uomo al centro non può che essere Nikola Tesla. Conosciamolo meglio.

Nato nel 1856 nei territori dell'Impero Austro-Ungarico, naturalizzato cittadino statunitense nel 1891, è noto per il suo lavoro tecnico-scientifico ed in particolare per i suoi contributi nel campo dell'elettromagnetismo applicato (di cui è stato un eminente pioniere). I suoi brevetti ed il suo lavoro teorico di ricerca formano, in particolare, la base del sistema elettrico a corrente alternata, dei motori elettrici funzionanti secondo lo stesso principio, con i quali ha contribuito alla nascita della seconda Rivoluzione Industriale (l'ultimo suo brevetto risale al 1928 per un totale di 280 depositati in 26 Paesi, di cui 109 negli USA).

Dopo la sua dimostrazione di comunicazione senza fili nel 1893 e dopo essere stato il, diciamo così, vincitore della cosiddetta “guerra delle correnti” contro Thomas Alva Edison, fu riconosciuto come uno dei più grandi ingegneri elettrici statunitensi. Molti dei suoi primi studi si rivelarono anticipatori e diverse sue invenzione, almeno come idee, rappresentarono importanti innovazioni tecnologiche.

Ha contribuito allo sviluppo di diversi settori ed i suoi ammiratori arrivano al punto di definirlo "l'uomo che inventò il ventesimo secolo" o ancora "il santo patrono della moderna elettricità”.

La sua importanza fu riconosciuta nella “Conférence Générale des Poids et Mesures” del 1960 durante la quale fu intitolata a suo nome l'unità del Sistema Internazionale di misura dell'induzione magnetica.

Fu nominato vicepresidente dell'associazione “American Institute of Electrical Engeneers” della quale Bell era presidente e nel 1917 venne insignito della settima Medaglia Edison, ebbene sì, i casi della vita, massimo riconoscimento assegnatogli in vita.

Non mancarono contestazioni riguardo ai suoi brevetti: la scoperta del campo magnetico rotante venne descritta in una nota presentata nel 1888 all'Accademia reale svedese delle scienze dallo scienziato italiano Galileo Ferraris ma Tesla rivendicò la priorità di tale scoperta. Il tutto finì nelle aule giudiziarie, dove si stabilì che la paternità dell'invenzione spettava al nostro compatriota. Però nel 1943, poco dopo la sua morte, una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti attribuì a Tesla la paternità di alcuni brevetti usati per la trasmissione di informazioni via etere, tramite onde radio precedentemente attribuiti a Guglielmo Marconi. Tesla – Italia, 1 a 1.

Al suo funerale a New York erano presenti oltre duemila persone, tra cui pare diversi premi Nobel.

A causa della sua personalità eccentrica e delle sue affermazioni talvolta bizzarre e difficili da mandar giù, negli ultimi anni della sua vita Tesla fu ostracizzato e considerato una sorta di “scienziato pazzo” pur azzeccando curiose anticipazioni di sviluppi scientifici successivi. Molti dei suoi risultati sono stati usati, spesso polemicamente, per appoggiare teorie sugli UFO o di stampo new age. Ciò è dovuto al fatto che Tesla lasciò scarsa documentazione sui risultati ottenuti, e quando ne rimasero tracce, vennero ritrovate spesso sotto forma di appunti, non di lavori organizzati e pertanto è stato relativamente facile attribuirgli le idee più stravaganti ed additarlo come ideatore di mirabolanti invenzioni non accettate dalla scienza ufficiale.

Nei primi anni di vita egli fu spesso malato: gli apparivano lampi luminosi accecanti, accompagnati da allucinazioni. Tali sintomi oggi segnalerebbero una forma di sinestesia, un fenomeno sensoriale percettivo, che indica una "contaminazione" dei sensi nella percezione stessa. Il fenomeno neurologico della sinestesia si realizza quando stimolazioni provenienti da una via sensoriale o cognitiva inducono ad esperienze, automatiche ed involontarie, in un secondo percorso sensoriale o cognitivo. Si fa riferimento a quelle situazioni in cui una stimolazione uditiva, olfattiva, tattile o visiva è percepita come generata da due eventi sensoriali distinti ma coesistenti. Nella sua forma più blanda è presente in molti individui, spesso dovuta al fatto che i nostri sensi, pur essendo autonomi, non agiscono in maniera del tutto distaccata dagli altri. Più indicativo di un'effettiva presenza di sinestesia è il caso in cui il percepire uno stimolo, come ad esempio il suono, provoca una reazione netta e propria di un altro senso (ad esempio la vista). Per "forma pura" si considera la sinestesia che si manifesta automaticamente come fenomeno percettivo e non cognitivo. E' involontario, ma una maggiore attenzione prestata dal soggetto può evocarlo con maggiore consapevolezza, al punto che il sinestesico puro, vedendo i suoni e sentendo i colori, può riuscire a trarne vantaggio: il pittore Vasilij Kandinskij affermava di poter sentire la voce dei colori, che per lui erano suoni, entità vive. Pare che anche Leonardo da Vinci fosse affetto da sinestesia. Il fenomeno causato da stupefacenti, alcune malattie o profondi gradi di meditazione è detto pseudo-sinestesia, in quanto indotta o non presente dalla nascita.

Nikola Tesla era alto 188 cm e di corporatura assai magra.

Tra le sue scoperte c'è l'idea del motore a induzione. Nel 1884 arrivò in USA con una sorta di lettera di raccomandazioni indirizzata a Thomas Edison che lo assunse nella “Edison Machine Works”. Nel 1919 Tesla scrisse che Edison gli aveva offerto, per quel compito, l'esorbitante premio di cinquantamila dollari (equivalenti a più di 1 milione di dollari attuali). Tesla disse di aver lavorato quasi un anno per riprogettare il motore ed il generatore. Il suo lavoro fruttò all'azienda di Edison diversi brevetti estremamente redditizi. Quando chiese la riscossione del premio promesso, secondo il "nostro" Nikola, Edison non gli diede un centesimo. Tesla si licenziò quando, invece dei 50mila dollari, gli fu offerto un aumento di stipendio irrisorio.

Nel 1886 Tesla fondò una propria società, la “Tesla Electric Light & Manufacturing”. I primi finanziatori non erano d'accordo con lui sui suoi progetti per il motore a corrente alternata ed alla fine gli tolsero il controllo della società. Tesla lavorò quindi a New York come operaio per guadagnarsi da vivere.

Nel 1887 incominciò ad investigare su quelli che in seguito sarebbero stati chiamati raggi X diventando ante litteram consapevole dei loro dirompenti effetti sull'organismo se incontrollati. Eseguì numerosi esperimenti prima della scoperta di Röntgen (compresa la radiografia delle ossa della propria mano) ma non rese largamente note le sue conclusioni. La maggior parte della sua ricerca è andata perduta nell'incendio del suo laboratorio avvenuto nel marzo del 1895.

In seguito Tesla stabilì un altro laboratorio in East Houston Street, sempre a New York. Riuscì a distanza a fornire la prova delle potenzialità della trasmissione di potenza senza fili. Progettò tra le altre cose lampade a scarica di gas senza fili e trasmise energia elettromagnetica sempre wireless, senza fili, costruendo con successo il primo trasmettirore radio. Fu a St Louis, Missouri, che diede una dimostrazione relativa alla comunicazione radio. Era il 1893.

All'Esposizione Universale del 1893, la “World Columbian Exposition” di Chicago, per la prima volta fu dedicato un padiglione all'energia elettrica. Fu un evento storico anche perché la corrente alternata venne usata per illuminare l'Esposizione. Vennero esposte le lampade luminescenti di Tesla (progenitrici delle lampade al neon). Inoltre, egli spiegò i principi del campo magnetico rotante e del motore a induzione dimostrando come far stare in equilibrio sulla propria punta un uovo di rame durante la dimostrazione dell'apparecchio da lui costruito, conosciuto come "uovo di Colombo".

Alla fine degli anni 80 del Diciannovesimo secolo Tesla e quel simpaticone di Edison divennero avversari dichiarati, in parte a causa della promozione da parte di Edison della corrente continua per la distribuzione dell'energia elettrica contro la corrente alternata, tanto voluta da Tesla e dal suo collega, e per un periodo socio, Westinghouse.

La sua prima invenzione, mentre lavorava al Central Telegraph Office di Budapest, fu l’amplificatore vocale per il ricevitore del telefono. Insieme a Westinghouse, Tesla fu in grado di dimostrare il suo sistema polifase di produzione, trasmissione ed uso delle correnti alternate, che divenne la base del progetto per la costruzione della più importante centrale idroelettrica mai costruita alle Cascate del Niagara.

Finché Tesla non inventò il motore a induzione, i vantaggi della corrente alternata per la trasmissione di alte tensioni sulle lunghe distanze furono controbilanciati dall'impossibilità di far funzionare meccanismi e motori con essa.

A causa della “guerra delle correnti”, nel 1897 entrambe le parti fecero quasi bancarotta. Tesla presentò all'esercito degli Stati Uniti un'imbarcazione radiocomandata, sviluppò la "Art of Telautomatics", una forma di primitiva robotica. Inventò anche una "candela elettrica" per i motori a combustione interna alimentati a benzina.

 

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Nel 1899 per portare avanti le sue ricerche, decise di trasferirsi Colorado Springs, in Colorado, dove avrebbe avuto molto spazio per i suoi esperimenti sulle alte tensioni e sulle alte frequenze. All'interno del suo laboratorio, Tesla provò che la terra era un buon conduttore e produsse dei fulmini artificiali (con scariche di milioni di volt, lunghe fino a 40 metri). A Colorado Springs, egli "registrò" alcune tracce di ciò che credeva fossero segnali radio extraterrestri: ciononostante i suoi pubblici annunci ed i dati che aveva rilevato furono duramente respinti dalla comunità scientifica.

Lasciò Colorado Springs nel 1900: il suo laboratorio fu demolito e le sue apparecchiature vendute per pagare i debiti.

I giornali del tempo iniziarono a parlare della "follia di Tesla". Come se non bastasse nel 1904, l'ufficio brevetti americano cambiò la sua decisione, assegnando a Marconi il brevetto per la radio (2 – 1 per l'Italia).

Dal momento che il Premio Nobel per la Fisica fu consegnato a Marconi proprio per la radio nel 1909, Edison e Tesla furono menzionati come potenziali candidati per condividere lo stesso Nobel nel 1915. Figuriamoci, quei due erano come cane e gatto. Pare che proprio a causa dell'animosità reciproca, non fu assegnato loro il premio, nonostante gli enormi contributi scientifici, e che entrambi cercassero di minimizzare i successi dell'altro solamente per aggiudicarsi il titolo. I due scienziati rifiutarono in ogni caso di ricevere il riconoscimento se il collega l'avesse ricevuto per primo e, comunque, nessuno dei due prese in considerazione l'opportunità di condividerlo.

A causa della sua personalità eccentrica e delle sue affermazioni talvolta apparentemente bizzarre ed oggettivamente incredibili, negli ultimi anni della sua vita Tesla fu ostracizzato e considerato una sorta di “scienziato pazzo”. Dotato ma fuori di testa.

Molti dei lavori di Tesla erano conformi ai principi ed ai metodi accettati dalla comunità scientifica ma la sua stravagante visione delle cose e le sue pretese talvolta irrealistiche, combinate con un indiscutibile genio hanno alimentato la sua “leggenda”. Negli anni successivi alla fine della Prima Guerra Mondiale, lo scienziato incominciò a mostrare evidenti sintomi di disturbo ossessivo-compulsivo: divenne ossessionato dal numero 3. Sovente si sentiva costretto a girare attorno ad un palazzo tre volte prima di entrarvi, oppure voleva una pila di dodici o diciotto tovaglioli ben piegati intorno al suo piatto ad ogni pasto, o altro ancora. La natura dei suoi disturbi era poco conosciuta a quel tempo e non erano disponibili terapie efficaci, perciò i sintomi vennero considerati come prova di una parziale infermità mentale, danneggiando ciò che rimaneva della sua reputazione.

Comunque in occasione del suo settantacinquesimo compleanno, nel 1931 il "Time Magazine" gli dedicò l'intera copertina, ringraziandolo per i suoi contributi nel campo della generazione di energia elettrica. Tesla aveva depositato il suo ultimo brevetto poco prima, nel 1928, per un apparecchio destinato al trasporto aereo, che rappresentava il primo esempio di apparecchio a decollo ed atterraggio verticale. Pensate un po'.

Non era un gran sostenitore della teoria della relatività di Einstein che definiva: “... un magnifico abito matematico che affascina, abbaglia e rende la gente cieca di fronte ad errori impliciti. La teoria è come un mendicante vestito color porpora che la gente ignorante scambia per un re, i suoi esponenti sono uomini brillanti, ma sono metafisici, più che fisici.”

Ok, ma perché questa non richiesta lezione di storia?

"Rassicuratevi", innanzitutto non è finita (mettete giù le sedie, ho la testa troppo dura…). Serve per darvi un'idea del personaggio dal momento che nella narrazione a fumetti molte di queste informazioni possono risultare utili sia perché a volte riprese dal racconto sia per aiutarvi a costruire l'atmosfera del volume, di una vicenda che vede come fulcro centrale quest'uomo così eclettico e particolare.

Tanto per fare un esempio tra i più stravaganti, Tesla si mise a studiare un'arma chiamata “teleforce”. La stampa soprannominò tale invenzione “raggio della morte”, ovviamente Tesla preferiva “raggio della pace”. In pratica si trattava di un tubo che partendo da un'enorme differenza di potenziale, cioè di energia accumulata, potesse ulteriormente amplificarla e proiettarla verso il bersaglio. Una “super arma che avrebbe messo fine a tutte le guerre nel mondo". Documenti e trattati, pochi, relativi a tale progetto si trovano attualmente nell'archivio del “Nikola Tesla Museum” di Belgrado. Descrivono un tubo a vuoto con un'estremità libera ed un getto estremamente collimato di gas che permetteva alle particelle di uscire. L'apparato includeva poi la carica di particelle a milioni di volt ed un metodo per creare e controllare fasci non dispersivi di particelle. Insomma, altro che Capitano Kirk di Star Trek. Però nessun governo si dimostrò interessato ad un contratto per la costruzione dell'arma, né il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti né altre nazioni europee. Il governo americano non trovò alcun prototipo dell'oggetto, ma gli scritti principali vennero allora classificati top secret. Il cosiddetto "raggio della pace" costituisce un elemento di alcune teorie della cospirazione, tirato in ballo come mezzo di distruzione.

Tesla ipotizzò addirittura come le forze elettriche e magnetiche potessero distorcere, o addirittura modificare, il tempo e lo spazio: nacquero una serie di progetti che sembrano usciti direttamente da un film di fantascienza come il teletrasporto, i viaggi nel tempo, la propulsione anti-gravità.

La più singolare invenzione che Tesla ipotizzò è probabilmente la "macchina per fotografare il pensiero". Egli pensava che un pensiero formatosi nel cervello creasse una corrispondente immagine sulla retina e che l'impulso elettrico di questa trasmissione neurale potesse essere letto e registrato in un dispositivo. Un'altra invenzione teorizzata da Tesla è comunemente chiamata “macchina volante”, che potesse funzionare senza l'uso di un motore a combustione interna.

Tesla morì per un attacco cardiaco, solo, nel "New Yorker Hotel", a Manhattan, nel 1943 all'età di 86 anni. La sua camera era ovviamente al trentantreesimo piano.

 

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Nikola Tesla in una foto d'epoca 

 

Nonostante avesse venduto i suoi brevetti sulla corrente alternata, egli era praticamente nullatenente e lasciò consistenti debiti. In seguito, nello stesso anno, la Corte Suprema degli Stati Uniti impugnò il suo brevetto riconoscendo lo scienziato come l'inventore della radio. Palla al centro, anche se troppo tardi.

Il suo corpo fu cremato e le ceneri trasportate a Belgrado nel 1957. L'urna fu posta nel museo che porta il suo nome, dove si trova tutt'oggi.

Tesla non era un visionario solitario: negli anni centrali della sua vita strinse una forte amicizia con Mark Twain il quale trascorreva molto tempo insieme a lui, anche nel suo laboratorio.

Era inoltre infastidito in maniera fobica dalle persone sovrappeso o delle collane di perle. Soffriva di insonnia e sembra che dormisse al massimo due ore per notte senza che questo gli causasse difficoltà nel lavoro. Era nota la sua memoria eidetica, cioè fotografica (è la capacità naturale di visualizzare mentalmente le immagini dopo averle viste solo per pochi istanti, con grande precisione e nitidezza per un breve periodo dopo la visione, senza utilizzare alcuna tecnica mnemonica specifica). Mostrava anche, a detta di alcuni, caratteristiche tipiche della sindrome di Asperger come la sua tendenza all'isolamento, la stessa grande memoria, l'udito sviluppato, i suoi interessi specifici e ripetitivi, ed il suo disinteresse per la sessualità. Tesla era anche molto severo circa l'igiene e la pulizia, in un periodo in cui un comportamento così estremo era visto come una stranezza. Era altamente meticoloso ed organizzato, sovente lasciava note o appunti per gli altri, per evitare di dover riorganizzare i suoi lavori. Qualche stranezza era oggettiva: Tesla era particolarmente ossessionato dai piccioni. Pensate che rimase talmente male alla morte di un suo “amico pennuto” quando era lui stesso in tarda età, che diversi biografi annotano che Tesla considerò l'evento come il "colpo finale" per lui e per il suo lavoro, che considerò ormai come finito.

Parlava molte lingue. Oltre a quella dei volatili, s'intende. Serbo, croato, ceco, inglese, francese, tedesco, ungherese, italiano e latino. Per il suo lavoro ricevette numerose lauree honoris causa da molti Atenei. E' stato ritratto sulle banconote da 50.000 dinari (1963), da 500 dinari (1970), da 10 miliardi di dinari (1993), da 100 dinari (1994) e da 5 nuovi dinari (1994) dell'ex stato della Jugoslavia. La corrente banconota da 100 dinari serbi (1 dinaro equivale a circa 0,0085 quindi non serve dire quanto valga il pezzo di carta da 100) riporta un'immagine di un Tesla giovane sul rovescio. Sul lato opposto c'è una parte di disegno di un motore ad induzione, tratto dai documenti del suo brevetto ed una fotografia di Tesla con in mano un tubo pieno di gas che emette luce a causa dell'induzione elettrica. Questa banconota può essere vista nell'introduzione del volume di cui discorriamo in questa analisi.

Il cratere Tesla sul lato opposto della Luna e l'asteroide 2244 Tesla vennero chiamati così in onore del grande scienziato. A Torino c'è un giardino con il suo nome, inaugurato nel marzo del 2017. “My Inventions: the Autobiography of Nikola Tesla” è una sorta di autobiografia che contiene particolari sul lavoro e sulla vita dell'inventore, ricavata da articoli e dagli scritti lasciati. Fino alla fine di Marzo 2020 a Milano ci sarà la prima tappa europea e l'unica italiana dell'esposizione delle invenzioni dello scienziato, una specie di percorso interattivo che include parte dell'esposizione del museo di Belgrado.

Non essendo mai stato sposato, la sua eredità andò al nipote, Sava Kosanović, che trasferì tutti i suoi oggetti personali, così come i documenti e le stesse ceneri di Tesla a Belgrado, dove nacque il museo a lui dedicato.

 

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Un personaggio che non compare nella cover ma che invece è presente nell'albo è proprio Mark Twain. Pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens, si tratta di un nome assai conosciuto. Scrittore ed umorista, fu autore di capolavori come “Le avventure di Tom Sawyer” e “Le avventure di Huckleberry Finn”, ma anche “Il principe e il povero” o “Un americano alla corte di re Artù”. Dati i trascorsi da pilota di battelli a vapore sul Mississippi, fatto di cui era orgoglioso, è ritenuto che lo pseudonimo che si attribuì, "Mark Twain", derivi dal grido in uso nello slang della marineria fluviale per segnalare la profondità delle acque: “by the mark, twain”, cioè “dal segno, due” (sottinteso tese, unità di misura della lunghezza corrispondente circa a 6 piedi). Twain è una versione arcaica di "two", cioè due. Stava a significare che a quella profondità la chiglia della nave poteva transitare. Tale grido indicava una profondità di sicurezza (circa 3,7 metri). “Un americano alla corte di Re Artù” è una delle opere che risentono dell'influsso che ebbe la sua amicizia con Tesla: racconta infatti la storia di un contemporaneo di Twain che viaggia nel tempo e che utilizza la sua conoscenza della scienza per introdurre la tecnologia moderna ai tempi dei cavalieri della Tavola Rotonda.

 

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Sull'interessante sito ufficiale del progetto, https://www.teslailfumetto.com , oltre alle informazioni sull'idea ed ai riferimenti per l'acquisto, campeggia in alto quella che senza ombra di dubbio è un'ottima introduzione all'intera vicenda. Ho ottenuto il consenso di riportarla, dal momento che non sono presenti spoiler ma che al contrario coadiuva la comprensione anche del volume iniziale. La riporto così come appare:

1899 Colorado Springs.

Tesla si ritira sulle pendici del monte Pikes Peak, per effettuare nuove ricerche in un luogo dalle caratteristiche atmosferiche e ambientali particolarmente favorevoli ai propri esperimenti sull’elettricità e sulla trasmissione della stessa a lunghe distanze.

Durante la sera dell’ultimo giorno del 1899, sullo scoccare del 1900, mentre sta illuminando tutto il terreno antistante al laboratorio con lampade piantate nel terreno tramite propagazione (trasmissione di terra), riceve la visita inaspettata di quattro uomini dal volto coperto, che cercano di rapirlo, portandolo via in una carrozza.

Il tentativo, però, viene bloccato dall'entrata in scena di due personaggi: un pistolero, che abbatte due rapitori ed un colosso dal volto coperto anch'egli: sfugge soltanto il cocchiere. I salvatori si presentano allo scienziato: si tratta di Wyatt Earp e di uno sconosciuto dal volto deturpato e pressoché muto, che lo sceriffo apostrofa come "Grand'uomo" o "Adamo" (si scoprirà in seguito essere la creatura del Dott. Frankenstein, data erroneamente per morta nel gelo artico).”

 

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D'accordo ma chi è il cattivo in tutta questa storia? Non ho rischiato di causarvi una slogatura alla mandibola a furia di sbadigli per puro gusto di fare il ficcanaso tra ricerche online (da siti generali a più specifici anche in inglese o quello della mostra di Milano: nessuno nasce imparato, ho dovuto leggere un po' per potermi orientare in proposito) e poi pavoneggiarmi sciorinando una sequela di nozioni buttate a caso.

Chi era che non poteva sopportare Tesla e viceversa? Bravi, proprio lui: Edison.

All'anagrafe Thomas Alva Edison, fu il primo imprenditore che seppe applicare i principi della produzione di massa alle invenzioni. Era considerato uno dei più prolifici progettisti del suo tempo. La rivista statunitense “Lifemise Edison al primo posto tra le "100 persone più importanti negli ultimi 1000 anni", evidenziando che la sua lampada ad incandescenza "illuminava il mondo".

La lampada ad incandescenza è una fonte luminosa artificiale il cui funzionamento si basa sul fenomeno dell'irraggiamento di fotoni generato dal surriscaldamento di un elemento metallico. Esatto, la lampadina.

Già nel 1878 per conto suo Tesla, l'odiato rivale, riuscì a costruire un modello di lampada durevole. Nel 1860 un collega, tale Swan, aveva già costruito una simile lampadina che perfezionò proprio fino al 1878, quando divenne partner di Edison. Nel 1879 sempre Edison inaugurò in Menlo Park l'illuminazione ad incandescenza. La lampadina era costituita da un bulbo di vetro vuoto, al cui interno era contenuto un filo di cotone carbonizzato attraversato da corrente elettrica. Molti inventori stavano lavorando all'idea, anche italiani. Il problema dei primi modelli era la rapida distruzione del filamento. Nel 1903 lo statunitense William David Coolidge introdusse l'uso del filamento di tungsteno impiegato fino al bando di quella metodica di illuminazione.

Però l'invenzione che per prima gli fece guadagnare una grande fama fu il fonografo, nel 1877, primo apparecchio capace di registrare e riprodurre suoni.

Le più importanti progettazioni di Edison nacquero nel suo laboratorio di ricerca di Menlo Park. Fu il primo istituto realizzato con il preciso scopo di produrre costantemente innovazioni tecnologiche e di migliorare quelle già esistenti. La maggior parte delle invenzioni diedero fama a Edison di inventore, benché egli spesso si limitasse a sovrintendere alle operazioni dei suoi impiegati. Oltre a ciò, va precisato che avendo una notevole disponibilità economica, acquistava da altri inventori scoperte affini a quelle da lui già create, come alcune modifiche al suo fonografo, che poi, opportunamente perfezionate o riadattate dai suoi collaboratori, venivano successivamente brevettate a suo nome. Simpaticone di prim'ordine…

In ogni caso Edison fu in grado di portare la luce nelle case e negli uffici, con una produzione di massa di lampade a lunga durata. Creò a New York la "Edison Electric Light Company". Nel 1881 Edison ed Alexander Bell fondarono la “Oriental Telephone Company”. Creò anche la prima centrale elettrica che sfruttava la forza delle Cascate del Niagara. Si vede che sia a lui che a Tesla piaceva il posto, magari si mangiava bene.

Negli anni iniziali della distribuzione dell'energia elettrica, la corrente continua di Edison era quella utilizzata negli Stati Uniti ed il buon Thomas non era disposto a rinunciare alla montagna di soldi derivante dal suo brevetto. Edison, sembra, con il contributo di uno dei suoi sottoposti (ovviamente) e partendo dai brevetti di Tesla (figuretavi se non gli rubacchiava anche questa), costruì la prima sedia elettrica per lo Stato di New York, esaltandone la pericolosità, allo scopo di screditare la corrente alternata, sempre di Tesla, pur essendo contro la pena capitale, solo per dimostrare che non ne fosse possibile un utilizzo “normale” e senza rischi. In realtà la sedia fu soprattutto opera di pochi suoi dipendenti che lavoravano a Menlo Park.

Fu nel 1876 che Edison fondò la sua casa ed il suo laboratorio di ricerca a Menlo Park, Presto si guadagnò il soprannome di "il mago di Menlo Park". Christie Street nel centro abitato in California che dava il nome alla zona è stata una delle prime strade al mondo ad utilizzare le luci elettriche per l'illuminazione.

Dopo la sua morte, il "Thomas Alva Edison Memorial Tower and Museum" venne costruito vicino al suo vecchio laboratorio di Menlo Park e gli fu dedicato nel 1938. Il vecchio laboratorio ed il memoriale di Edison ora costituiscono l'Edison State Park. Il nome del comune in cui si trova Menlo Park, chiamato "Raritan Township" mentre era vivo, fu ufficialmente cambiato in Edison Township nel 1954, in onore dell'inventore.

 

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Si può facilmente comprendere quanto lavoro di ricerca, verifica ed approfondimento ci possa essere dietro al progetto di “Tesla and the Secret Lodge” perché se anche il racconto è di fantasia, si basa su avvenimenti reali, con persone realmente esistite e quindi è necessario conoscere la storia di ognuno di essi in modo da poter creare una sorta di universo alternativo in cui quegli stessi personaggi si muovono, incrociando verità ed invenzioni, nelle due accezioni del termine, al fine di rendere tutto credibile e contestualizzato in un mondo realistico e plausibile. Magari alcuni riferimenti vengono semplicemente accennati ma vi assicuro che sono del tutto precisi, che si tratti del nome di un luogo, come alcuni menzionati nelle righe precedenti, o di uomini di cui non viene palesemente, o subito, rivelata l'identità. Però grazie ai disegni ed ai dialoghi riusciamo ad intuire chi siano in modo da poter seguire lo svolgimento della trama.

Già, la trama.

Da ciò che si desume leggendo, nell'albo che inaugura la vicenda c'è più di un inizio. Le prime due tavole costituiscono un misterioso incipit con un altrettanto misterioso personaggio che in una sperduta località immersa nel silenzio e nella neve registra quelle che potrebbero essere delle memorie. Di primo acchito non capiamo chi possa essere l'uomo che apparentemente non dovrebbe superare i 40 con baffi e capelli biondi, e solo in seguito riusciremo ad individuare, forse, la sua identità. Dal fluire dei suoi ricordi siamo quindi catapultati indietro nel tempo assistendo ad un susseguirsi di scene che danno l'impressione della caduta delle tessere del domino per creare poi un'immagine ben definita se poi si osserva il tutto da una prospettiva più generale.

Un tizio tutt'altro che amichevole, sventolante due Colt, ci capita tra capo e collo: bisogna seguire con attenzione i dialoghi che in un subitaneo impatto, se ci si lascia dominare dalla curiosità di proseguire a sfogliare le pagine, potrebbero risultare non completamente immediati ma in realtà facendo un po' di attenzione, si evince che sono studiati per dosare pathos e per fornire indicazioni utili alla costruzione degli eventi in divenire.

Viene citato il già menzionato centro di ricerche di Edison. Il fatto è che l'originale era situato a “Menlo Park” mentre nel fumetto viene chiamato “Menio Park”, non si sa se per una svista nel lettering o perché venga utilizzato un nome che si avvicini a quello vero, come a volte accade in film di spionaggio con sigle di agenzie governative o di televisioni. Non sappiamo se l'uomo che cita il laboratorio di Edison sia in effetti l'egregio Thomas od un suo galoppino, un braccio destro, ma quello che ci appare chiaro invece è che fanno uso di una scienza distorta e non certo al servizio dell'umanità.

Un ulteriore stacco ed in un colpo solo ci ritroviamo a correre a perdifiato per cercare di salvare la pellaccia sforzandoci di seminare un considerevole numero di inseguitori. Per fortuna possiamo contare sull'aiuto di un duro come Wyatt Earp, che per qualche ignoto motivo difende un tipo piuttosto magrolino e visibilmente sconvolto. Ma in fondo non ci interessa il perché, ci basta sapere che sta dalla parte dei buoni, come dev'essere.

Da appassionato di western ho notato che nell'albo i personaggi quando ancora non sono "pards", compagni, si danno del “lei”. Personalmente avrei trovato il “voi” più il linea con il modo di parlare dell'epoca, per lo meno come ci è stato tramandato, ma è una mera considerazione da lettore. L'espressione esclamata da Earp “bloody hell”, che potremmo tradurre solo in modo edulcorato, anche se non ce lo vedo un rude uomo di legge a dire “acciderbolina”, ha origini prettamente britanniche, in voga come esclamazione in epoca vittoriana. Non fatevi ingannare, non ha nulla a che vedere col sangue, in inglese “blood”. Diciamo che è un rafforzativo, che i lettori di Dylan Dog conoscono bene, piuttosto insolito da trovare alla Frontiera.

Beh, è insolito anche vedere il mostro di Frankenstein che parla non all'infinito e sbatacchia non ben precisati mostri, o cadaveri ambulanti animati come automi, quindi direi che il discorso è chiuso.

 

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Ritratto del vero Wyatt Earp ad opera di Lorenzo Barruscotto 

 

Come ho già avuto modo di affermare, il volume che analizziamo è ricco di citazioni e riferimenti al mondo letterario. Li potremmo tranquillamente considerare degli “easter eggs” magistralmente occultati, alcuni facili da scovare, altri meno, ma che sottolineano il paziente lavoro di organizzazione del puzzle complessivo che sta dietro a questo fumetto.

Per esempio ad un certo punto ci troviamo in un elegante appartamento, ospiti del “Diogenes Club”.

Si tratta un club per gentiluomini immaginario creato da Sir Arthur Conan Doyle e menzionato in diverse storie di Sherlock Holmes. Sebbene nel canone originale delle avventure del detective non vi sia alcun indizio che il Diogenes Club sia tutt'altro che quello che sembra, molti scrittori successivi svilupparono l'idea che costituisse una facciata per il servizio segreto britannico. Dal momento che nel racconto siamo a Denver, in Larime Street, ancora oggi esistente e situata nel quartiere (o “block” in inglese) più vecchio e storicamente rilevante della città, viene da pensare che si tratti di una sorta di distaccamento o per meglio dire di un equivalente statunitense che funge da copertura per riunioni di alto profilo legate all'Intelligence.

In effetti facciamo la conoscenza anche del Presidente William McKinley (1843 - 1901), il 25esimo presidente degli Stati Uniti, noto per aver condotto vittoriosamente la guerra ispano-americana per la liberazione di Cuba. Egli stesso era un veterano della Guerra civile. Uomo di polso, venne assassinato da un anarchico di origini polacche, diventando il terzo presidente a morire di morte violenta in meno di cinquant'anni. Sembra che le sue ultime parole prima di spirare siano state quelle di un canto religioso: “Più vicino a te, o mio Dio.”

In ogni caso, quando si svolge la “nostra” vicenda è vivo e vegeto. Anzi, le sue parole non sono pacifiche e mettono più di una pulce nell'orecchio del lettore che non può fare a meno di veder accrescere la propria curiosità pagina dopo pagina.

Le nostre antenne di appassionati nerd si drizzano quando posiamo gli occhi sul nome di una località che è tutto un programma: Groom Lake, Nevada. A qualcuno si è formato un punto interrogativo sulla zucca? Se vi dico “Area 51” di sicuro si dissolve in mezzo secondo.

Groom Lake è un lago secco, anche descritto come una salina. Attualmente viene utilizzato per le piste dell'aeroporto "Nellis Bombing Range Test Site". E' divenuto famoso perché in quel luogo sorge la “mitica” Area 51. Parte dell'installazione della US Air Force si trova ad un'altitudine di più di mille metri. Situato all'interno dell'omonima parte della valle del lago Groom nel bacino del Tonopah, si trova a 40 chilometri a sud della cittadina di Rachel, in Nevada. Il punto panoramico più vicino accessibile al pubblico è Tikaboo Peak, 26 miglia a est. C'erano altri due punti panoramici, soprannominati "Freedom Ridge" e "White Sides", ma furono chiusi all'accesso del pubblico nel 1995 per impedire alle persone di scattare foto dell'installazione.

Anche questo dettaglio quindi lascia presagire che i protagonisti della storia non siano lì per una scampagnata.

Chissà perché questi “uomini straordinari”, anche se non tutti sono uomini, due nel senso che presumibilmente non sono proprio  o del tutto umani mentre una è una donna, sono riuniti in quel luogo sperduto ed affascinante. Quali sono i progetti a cui Tesla deve lavorare, quali le intuizioni che deve cercare di mettere in pratica?

In uno scambio di battute tra Nikola e Newton viene riassunto ciò che ho scritto in modo più prolisso nella presentazioni dell'uomo Tesla: scopriamo, grazie a balloons che si trasformano in tocchi di pennello di un pittore esperto, alcuni aspetti dell'animo dell'inventore, del peso che una grande mente può causare portandosi dietro l'incomprensione della gente e la frustrazione dell'impossibilità di far collimare il proprio intelletto con la tecnologia del tempo. Se ci farete caso, la conclusiva frase di Newton sembra semplicemente ironica ma nasconde più di quel che sembra.

In effetti “nulla è come sembra” potrebbe andare benissimo come sottotitolo dell'albo poiché lo stesso finale non è un finale ma ci lascia chiaramente comprendere che molto debba ancora accadere. L'ultima pagina non chiude la storia ma anzi la inizia, come se questo numero 0 appena letto sia stato unicamente il preludio ad una sinfonia di colpi di scena che si articoleranno nei volumi successivi.

Infatti è nell'ultima tavola che compare il titolo della cover, “Guerra segreta”, con tre vignette che potrebbero essere associate alla dissolvenza, l'effetto cinematografico che ci lascia a volte pensierosi altre volte col fiato sospeso in attesa di scoprire quali siano le prossime mosse di buoni e cattivi.

 

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Dal punto di vista prettamente artistico lo stile dei disegni è pulito e lineare, la disegnatrice dimostra la sua abilità nel raffigurare i volti di personaggi storici in modo realistico rendendoli riconoscibili, per la maggior parte anche senza l'ausilio di didascalie o spiegazioni. Il tratto non è troppo “fumettoso” ma risulta piacevole alla vista e le vignette sono ben eseguite, nonché impaginate secondo uno schema che favorisce il proseguire della lettura sottolineando dove serve la tensione trasmessa dalla narrazione.

I colori sono una parte essenziale della realizzazione grafica poichè innanzitutto svolgono la funzione di fornire spessore ai disegni: le ombreggiature, anch'esse nette e ben definite, sono create da tonalità più scure che donano tridimensionalità a persone e cose.

Anche le ambientazioni meritano una menzione: ben definite sia per quel che riguarda gli interni, immaginari e non, sia quando sono “relegate” a sfondo dell'azione. Che si tratti di librerie, di uffici segreti, di vecchie case diroccate, di oscuri laboratori, di colloqui "ripresi" attraverso ampie vetrate o di larghe vedute di una strada cittadina o di una sperduta montagna, quest'albo ci coinvolge trasportandoci al centro delle vicende, invisibili spettatori e testimoni dello svilupparsi delle scene.

Alcune prospettive insolite sono mirabili, come le visioni dall'alto, ricche di dettagli che abbracciano intere sequenze osservate da diverse angolazioni. Sebbene il tratto, essendo frutto di un lavoro digitale, potrebbe essere definito essenziale, si adatta perfettamente allo scopo, regalando molti dettagli senza affollare le tavole e senza mai inglobare in un caos difficile da distinguere i personaggi che siano in primo piano o inseriti in una situazione maggiormente corale.

La colorazione, oltre ad essere imprescindibile nell'insieme del prodotto finito, serve anche per differenziare i vari momenti in ambito temporale. Le sequenze notturne sono avvolte da un profondo blu che si sfaccetta in svariate nuances, inglobando e sovrapponendosi ai colori dei vestiti, degli oggetti e delle ambientazioni, contribuendo a dare l'idea della scarsa luce che si diffonde dalle scarse sorgenti luminose. Stesso discorso per luoghi oscuri e claustrofobici dove i protagonisti si nascondono per pianificare una linea d'azione.

Per contro le giornate soleggiate invadono le tavole con la luminosità del cielo azzurro, offrendo anche un'occasione per un respiro profondo prima di immergersi nuovamente in qualche non ben (ancora) definito guaio, preannunciato da plumbee nuvole che si addensano sopra le teste e nell'animo di protagonisti e lettori.

Gli abiti e le armi sono in linea con l'epoca, le “persone di fantasia”, chiamiamole così, appaiono indossare ciò che ci si aspetta avendo osservato stampe dell'epoca, classiche e legate all'immaginario collettivo.

Anche i testi, parte fondamentale insieme al disegno, rapiscono chi decide di addentrarsi in una faccenda per ora tutt'altro che chiara o che è lontano dal farci scorgere il bandolo della matassa ma, specie ad una seconda occhiata, per nulla confusionaria, la quale anzi suggerisce di seguire un soggetto ben preciso. Lo sceneggiatore non ha certamente un compito facile da eseguire ma stuzzica i punti giusti della nostra curiosità tanto che facciamo appena in tempo a percepire una certa acquolina in bocca che il volume è già terminato.

Potrebbe stupire i palati più abituati a generi maggiormente canonici l'utilizzo di termini colloquiali scritti correttamente dal punto di vista grammaticale ma che siamo più abituati ad udire che trovare nero su bianco. Ogni personaggio ha il suo carattere a cui corrisponde un determinato modo di esprimersi e parlare, chi da duro condendo il proprio eloquio con qualche termine sboccato, chi con linguaggio raffinato come si addice per esempio ad “una gran signora”.

Si nota inoltre una forma insolita per i balloons ma non è un "insolito" negativo. Il lavoro di lettering non presenta sbavature né errori, tralasciando il già segnalato nome proprio del laboratorio di Edison, dettaglio del tutto perdonabile se si considera la sequela di bucce di banana in cui nel periodo più recente fior di testate di altrettante case editrici sono inciampate facendo, oltre ad una figura non bellissima, bellamente finta di niente, dimostrando una scarsa attenzione verso gli appassionati nonché, per mano di qualche non tanto professionale "professionista", ben poco rispetto per il Fumetto in generale. Al contrario dalle pagine di questo “giornalino” traspare interamente la passione, l'impegno e l'entusiasmo che tutti coloro che sono stati coinvolti nel progetto hanno investito per realizzare un prodotto di assai pregevole fattura.

Pur non conoscendone l'autore, personalmente il tono simil-ironico della postfazione che segue immediatamente dopo l'ultima tavola non riesce forse a suggerire il tono semiserio e forse goliardico che si era prefissata, a volte essendo troppo criptica per chi non sa vari retroscena altre fin troppo esplicita e diretta, derivata magari dalla soddisfazione, giusta, di aver conseguito un gran bel risultato.

Ci sono poi, dulcis in fundo, tre tributi alla storia da parte di altrettanti disegnatori per poi giungere all'elenco con le mini-biografie chi ha lavorato al fumetto ed i riferimenti online del sito ufficiale e della pagina Facebook ad esso riferita.

 

Voi direte: e la storia come finisce?

Un personaggio, lo stesso che ci ha “salutati” nell'incipit, così come era comparso apparentemente se ne va, quasi inghiottito da un turbine di vento, o forse di tempo trascorso e di enigmi. I più attenti si sbilanceranno nel cercare di indovinare chi sia ma seguite il mio consiglio: al pari di quanto accade nella realtà che ci circonda anche in questa storia non date niente per scontato.

Proprio come viene affermato prima che l'ultima traccia di un pensiero rivolto ad un futuro incerto svanisca con l'ultima folata, l'albo si conclude ma... “questa non è la fine”.

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