Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Le azioni legali dei soci AFUI contro MeLi Comics, ovvero le “fumetterie” non esistono

afuiluccadi Giorgio Messina

Nella riserva indiana dell’AFUI (Associazione Fumetterie Italiane) c’è agitazione tra i dieci piccoli indiani. Si levano segnali di fumo (legalmente) minacciosi contro il viso pallido di turno, ovvero MeLi Comics, la divisione di distribuzione per le librerie specializzate in fumetti di Messaggerie Libri.

 In un’intervista “tra colleghi” pubblicata sul sito dell’AFUI il 19 maggio, ad opera di Max Favatano, titolare della fumetteria Mondi Sommersi di Lecce, e rilasciata da Roberto Palaia, titolare di Fumettopoli di Reggio Calabria, quest’ultimo a proposito della sua attività commerciale scrive:

«E' registrata come tutte le altre librerie d'italia: "vendita al dettaglio di libri nuovi". Inoltre, tengo a precisare, in un regime di libero mercato, non è assolutamente obbligatorio essere iscritti nella categoria specifica, che comunque nel caso della vendita specifica dei fumetti non esiste. Una paninoteca può benissimo avere un angolo lettura e fornirsi da qualsiasi fornitore, senza nessun tipo di limitazione. L'iscrizione alla camera di commercio non dà una autorizzazione, ma serve solo per statistiche e studi di settore, e a controllare che tutto sia perfettamente regolare. In ogni caso ammesso e non concesso che il problema sia l'iscrizone alla camera di commercio, basterebbe cambiare la categoria di appatenenza, ma a Me.Li questo non dovrebbe interessare, considerando anche che la categoria "fumetteria" non esiste. Probabile interessi piuttosto agli editori avere un gruppo di librerie scelte che gli acquistino tutto in conto assoluto, in modo da fare da cuscino ai loro investimenti. La mia appartenenza alle "fumetterie" gli è stata suggerita da GP Publishing, nonostante abbia già fornito i dovuti certificati, come i miei colleghi. Non posso dire altro in quanto sono stato costretto ad adire le vie legali e della situazione è stato informato l'antitrust.»

E qui la domanda sorge spontaneamente spintanea: ma se la categoria “fumetteria” non esiste, perché il Palaia e il Favatano sono tra i soci fondatori di una Associazione Fumetterie Italiane? Sull’effettiva utilità dell’AFUI anche su Fumetto d’Autore ci si interroga da diverso tempo, soprattutto perchè che non è dato sapere quanti siano i soci iscritti di una sedicente associazione di categoria, ma che si arrivi a negare la fumetteria - e di conseguenza l’Associazione Fumetterie Italiane - per intavolare una azione legale contro MeLi appare molto curioso, se non addirittura paradossale, da vero e proprio cortocircuito logico, visto la cosa proviene direttamente da un socio fondatore dell’AFUI. Se la categoria fumetteria non esisteva, perché chiamarla AFUI questa associazione? Misteri del fumettomondo.

Comunque, l’intervistatore Favatano prende spunto dall’intervistato Palaia e circa un mese dopo queste chiacchere in libertà (legalmente vigilata), il 10 giugno interviene sul suo blog con un post dal titolo eloquente: Librai, Me.Li. vi penalizza [Fate CAUSA a Me.Li.]

In un avvitamento carpiato in doppiopesismo quasi mortale, Favatano scrive:

«quelle che Me.Li. propone a 250 (circa) librerie segnalate come "fumetterie" dall'editore GP Publishing (stando a quanto sostiene Me.Li.) sono condizioni penalizzanti rispetto a quelle che offre a tutte le altre librerie che operano sul territorio nazionale.»

Quindi venire segnalati come “fumetterie” sembra diventare penalizzante, almeno nel caso specifico. Basterebbe che MeLi ricordasse al titolare della “fumetteria” (o forse adesso è meglio “libreria specializzata”?) leccese Mondi Sommersi, che essendo tra i soci fondatori di una Associazione Fumetterie Italiane, ed essendo questa notizia di dominio pubblico, egli stesso si è segnalato come “fumetteria”. A meno che all’AFUI non si iscrivano le librerie in crisi di identità e in cerca di autore… Ma proseguiamo con le parole del nuovo masaniello Favatano. Segue appello accorato:

«Questo post ha il preciso intento di coinvolgere il numero più elevato possibile di colleghi a consultare un legale di fiducia e valutare seriamente l'idea di fare causa legale con l'intento di chiedere il risarcimento danni a Messaggerie Libri e il ripristino delle condizioni cui abbiamo diritto.

Io stesso, in qualita‘ di Mondi Sommersi, ho intrapreso un’azione legale.

Il mio invito è a difendersi da quanto Messaggerie Libri sta facendo a tutti noi.

Quello che Me.Li. offre a queste librerie specializzate, comunemente identificate come fumetterie, è un trattamento di sfavore a cui fanno seguito tutta una serie di condizioni *non contrattuali* deficitarie, che di fatto riducono la potenzialità dell'imprenditore di lavorare nei termini della legale concorrenza con gli altri librai sul proprio territorio e su quello nazionale, dato che a quest’ultimi vengono concessi altri servizi (favorevoli) nonostante appartengano anch‘essi alla nostra stessa categoria commerciale.»

Oibò, ma i "colleghi" a cui si rivolge il Favatano nel pubblico appello sono gli stessi che invita anche a iscriversi all’AFUI? Che guazzabuglio identitario…

Il Favatano prosegue spiegandoci cosa è una fumetteria, o meglio cosa NON è, visto che alla Camera di Commercio si registra «alla voce libreria, o meglio "commercio al dettaglio di libri"», perché «non ci sono ulteriori limitazioni o specifiche, e laddove ci fossero si tratterebbe sempre e comunque di libreria.»

E qui il lettore mi perdonerà per la ripetitività della domanda, ma se la definizione fumetteria è diventata d’improvviso ambigua e la carta della Camera di Commercio canta inequivocabilmente, non continua a essere chiaro quale sia il senso di avere fondato una Associazione Fumetterie Italiane.

Segue domanda sul senso del mondo, anzi del fumettomondo: «Ma perchè, generalmente, chi conclude il fatturato con i fumetti ha il conto assoluto e chi lo fattura con i libri invece no?»

Se la domanda fosse rivolta a Pasquale Saviano di Alastor scatterebbe automatica la favoletta di Alessandro Distribuzione che venti anni fa inventò il sistema della distribuzione per le fumetterie con il conto assoluto. Seguirebbe poi la metafora secondo cui avendo ereditato il fuoco della conoscenza e del conto assoluto non è il caso di ribellarsi alla volontà degli avi, perché lo status quo del sistema “fumetteria” si basa su fragili equilibri che alla fin dei conti converrebbero a tutti i comuni mortali della filiera.

Prosegue il Favatano, con sprezzo del pericolo e del ridicolo: «Quello che Me.Li. fa ha fatto è una selezione delle librerie italiane alle quali riservare condizioni differenti e sfavoravoli rispetto alle altre che sono la netta maggioranza. Quelle librerie sono identificate da Me.Li. come fumetterie, ovvero non come librerie (pur essendolo) ma come attività esterne al circuito librario che ottimizzerebbero il proprio fatturato con il fumetto anzichè con il libro. Me.Li., insomma, aggira senza preoccupazioni la natura legale dell'azienda (libreria) inventandone e attribuendone una di sana pianta con il semplice scopo di ottimizzare i guadagni ai danni di queste.

Questa stretta selezione di cui faccio parte e di cui molto probabilmente fate parte anche voi colleghi che leggete questo scritto, *non hanno* la condizione chiave della distribuzione Me.Li., ovvero il reso, e in alcuni casi hanno delle scontistiche addirittura più basse (come nel caso degli editori Coconino, Comma22 e Tunuè, per esempio).»

Insomma il Favatano, dopo avere fondato un’Associazione Fumetterie Italiane chiede la rivoluzione dei “colleghi” e la rottamazione del termine “fumetterie” perché non permette di accedere al Sacro Gral da parte della libreria specializzata in fumetti (va meglio così?), ovvero il reso, la panacea di tutti i mali dell’editoria a fumetti (secondo i librai del fumetto quantomeno).

A questo punto Favatano chiosa: «Se per contratto Me.Li. è tenuta ad offrire il reso ai propri clienti che possiedono una libreria, allora devono offrirlo anche a noi. Se per contratto Me.Li. è tenuta ad offrire quell'elenco di editori ai propri clienti che possiedono una libreria, allora devono offrirlo anche a noi.»

Ma anche no, caro Favatano, perché MeLi potrebbe ritenere che le librerie specializzate *esclusivamente* in fumetti, sono un circuito talmente piccolo, rispetto alla rete nazionale che già Messaggerie rifornisce, da non esserci i presupposti commerciali e distributivi per istituire anche il reso. Almeno non in questa fase di “start-up”.

Ma proseguiamo nella Favataneide: «Se telefonaste a Me.Li. o li contattaste via email (nel caso è la scelta consigliata poichè resta tutto scritto) vi sarà detto e ripetuto che non vi si può offrire il trattamente riservato alle librerie perchè "la vostra libreria non è una libreria" nonostante la vostra iscrizione alla Camera di Commercio evidenzia che sì, è proprio una libreria.»

Pur tagliata con l’accetta, la definizione “la vostra libreria non è una libreria” non appare così lontano dalla realtà, almeno per come la realtà commerciale delle "fumetterie" si è definita soprattutto negli ultimi anni. Se si va in una libreria specializzata in letteratura NON disegnata, NON si trovano in vendita, accanto ai volumi, coppette di noodles liofilizzate, bandane e stiletti di Naruto, chincagliera varia, oggettistica assortita a tema, carte da gioco e modellismo. Sembra addirittura, che in tempi di crisi, qualche “fumetteria” per diversificare, adesso venda anche abbonamenti telefonici, a internet e alle energie alternative.

Ma a questo punto il dito di Favatano si punta inequivocabilmente contro MeLi: «Vogliono offrirvi condizioni sfavorevoli mettendo davanti alla legalità (siete una libreria) un concetto gergale (fumetteria). Non cascateci!»

Ora, se la “fumetteria” era un termine gergale, viene da chiedersi: perché le librerie specializzate hanno lasciato che per venti anni - prima con Alessandro Distribuzioni, poi con Alastor, Pan e Star Shop - i distributori di settore li chiamassero “fumetterie” e gli applicassero il conto assoluto, che come si apprende solo adesso, è una condizione che NON spetta alle "librerie"? E ancora: perché le librerie specializzate solo oggi, con l’arrivo di MeLi sul mercato, rifiutano di essere chiamate fumetterie e non hanno mai protestato allo stesso modo, comprese azioni legali, per avere il reso e la dignità semantica nei venti anni precedenti con i vari distributori di settore, Alastor, Pan e Star Shop? Qua qualcosa non torna in questa rivoluzione da riserva indiana al retrogusto del paradosso.

Continua Favatano: «Un'altra cosa che potrebbero dirvi (quelli di MeLi – ndr) in un ulteriore tentativo di tenervi al guinzaglio di queste condizioni deprorevoli, è che loro hanno dei contratti cui sottostare, firmati dagli editori di fumetti in cui questi esigerebbero esplicitamente (e firmano quindi) di fornire il reso alle librerie e *non* alle fumetterie.

Alla faccia della diffusione del fumetto, peraltro.

Il domino che vorrebbe impoverirvi a favore delle loro tasche cade davanti alla legalità. Il giochino dei "250 poveri scemi" che fanno da cuscino col conto assoluto alle loro tirature per ottimizzare i loro investimenti, si rompe davanti all'innegabile natura della vostra attività.»

Scusi Favatano, ma la domanda è sempre quella: perché per venti anni avete taciuto su questo giochino facendovelo andare anche bene e voi librai del fumetto non avete fatto prima azioni legali contro Alastor, Pan e Star Shop e gli editori cattivi? È tutto qui il nocciolo della campata in aria della ribellione delle fumetterie che un bel giorno si alzano, e all’improvviso, siccome vedono negato il miraggio dell’agognato reso allora si scoprono essere improvvisamente “librerie”. Anzi lo sono sempre state e chi le ha inquadrate in altre sfumature commerciali le ha prese per il naso ed è colluso con quel grande inganno messo in moto da editori cattivi e senza scrupoli che non vogliono che le "fumetterie" smettano di essere bruchi da conto assoluto e diventino quelle meravigliose farfalle chiamate "librerie" che finalmente, grazie al reso, faranno volare nell’alto delle classifiche di vendita i libri a fumetti, ops, volevo dire Graphic Novel.

Perché come ormai ci spiega la Tunuè, le fumetterie vendono i fumetti e le librerie vendono Graphic Novel e solo le seconde non sono roba per bambini e se c’è pure il reso non potrebbe essere altrimenti.

Appello finale di Favatano: «Qui, ora, io propongo la possibilità di un'azione legale di massa ma anche di gruppo per il bene nostro e delle nostre attività commerciali. Contattate un avvocato.»

Chissà se il titolare della “libreria” Mondi Sommersi di Lecce si è reso conto che con questa proposta ha definitivamente rottamato anche l’AFUI, le “fumetterie” e la distribuzione di settore.

Sì, perché dopo l’azione legale a MeLi e il ricorso all’antitrust (come dice di avere fatto Palaia), per coerenza, ci si aspetta analoga presa di posizione e azione legale anche ad Alastor, Pan e Star Shop, che al tirar delle somme, sono “cattivi” di più lungo corso rispetto a MeLi, perché il reso non lo hanno mai fatto.

Ma domani è un altro giorno e sarebbe bello che questo “brand new day” delle librerie, un tempo fumetterie, cominciasse cambiando nome all’AFUI, sempre se Mary Jane Watson e la Zia May sono d’accordo con Peter Parker e i dieci piccoli indiani non hanno da ridire. O magari si potrebbe proprio abolirla l’AFUI. In fondo rappresenta le "fumetterie", che abbiamo appreso, dalla penna dei suoi soci fondatori, essere soggetti che non esistono se non nel gergo, quindi va da se che un’associazione di una categoria che non esiste, non esiste a sua volta. O no? 

Nell'immagine a corredo di questo articolo, un manifesto AFUI per l'iniziativa lucchese, dal titolo eloquente: "Uniti si vince". Ma chi? Le fumetterie o le librerie? Come direbbe Favatano: «Alla faccia della diffusione del fumetto, peraltro.». Aggiungerebbe Piero Chiambretti: "comunque vada sarà un successo". Vuoi vedere che lo fanno socio onorario AFUI? 

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