Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Quel silenzio assordante prima di Napoli Comicon 2013

napolicomicon2013Moleskine #105

Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.

Quel silenzio assordante prima di Napoli Comicon 2013

di Giorgio Messina

No, scusate, è vero che ci prepariamo a suicidare questa rubrica ma non è il silenzio degli organizzatori del Comicon, dinanzi ad altri 200.000 euro assegnati alla società cooperativa Visiona, che si occupa anche del salone del fumetto partenopeo, che mi sorprende. In un anno abbiamo tirato fuori complessivamente 740mila euro di soldi pubblici destinati a quelli del Comicon (QUI e QUI) e se si pensa che il festival napoletano è arrivato alla sua edizione numero 15, non è difficile ipotizzare che questi soldi venuti alla luce (che si riferiscono solo al triennio 2009-2011) sono solo una parte minoritaria dei contributi pubblici confluiti sulla manifestazione in tre lustri. E non sorprende nemmeno che Claudio Curcio, front man dell’organizzazione - perché oggettivamente il più capace dialetticamente rispetto agli altri suoi “soci”, cioè alino e Alessandro Spinosa -, continui a ignorare i dati che noi di Fumetto d’Autore divulghiamo ma poi all’ANSA (leggi QUI), durante la conferenza stampa di presentazione dell’edizione 2013 del Comicon, ripeta il solito mantra, la solita narrazione secondo cui loro il Comicon lo fanno “con le loro forze” senza però perdere l’occasione di lanciare al contempo messaggi criptopolitichesi alle istituzioni locali.

È mia modesta opinione che questa di Claudio Curcio sia la migliore strategia comunicativa possibile per cercare di (ri)ottenere contributi, tanto più che qualcosa è sicuramente successo tra il Comicon e la Regione visto che quest’anno nel manifesto ufficiale del salone partenopeo manca proprio il logo della Regione Campania e gli ultimi 200.000 euro erogati dalla Regione a Visiona si riferiscono in pratica al 2011. Tipi sicuramente non sprovveduti quelli del Comicon. E non potrebbe essere altrimenti, visto che il direttore organizzativo della manifestazione Alessandro Spinosa è anche il figlio dell’ex soprintendente al polo museale di Napoli Nicola Spinosa. Quest’ultimo, a Castel Sant’Elmo, la storica location del Comicon, ci ha anche festeggiato con un «party» (definizione di La Repubblica QUI)  la pensione raggiunta nel settembre del 2009. Ma attenzione, a tirare fuori la parentela tra Alessandro e Nicola Spinosa non si parli di conflitto di interessi o di altro. Sarebbe ingiusto. Di “figlio d’arte”, però, possiamo tranquillamente parlare. In pratica ai tempi belli del Comicon a Castel Sant’Elmo si assisteva al figlio che chiedeva al padre la location per fare insieme ai “soci” il salone internazionale del fumetto. E qui non possiamo che dare pienamente ragione a Claudio Curcio quando ripete che la manifestazione loro l’hanno sempre organizzata contando «solo sulle nostre forze». La famiglia in Italia è ancora l’istituzione che funziona meglio di tutte, nevvero?

Per capire meglio queste forze in campo dovremmo anche ficcanasare nel sistema delle scatole cinesi che mette ogni anno in scena il Comicon. Agli organizzatori infatti, come già detto, possono essere ricondotte l’associazione culturale Comicon (il cui presidente è Claudio Curcio e che è la reale organizzatrice della manifestazione napoletana), la società cooperativa Visiona (il cui condirettore dei progetti è sempre Claudio Curcio) e Factamanent, la società uninominale sempre dello stesso Curcio. Uno e trino Curcio? Parrebbe di sì. Un esempio: se si guarda il quadro economico riepilogativo del Comicon 2010 (lo abbiamo già pubblicato QUI) si scopre che l’area salone, alla voce degli “allestimenti”, riporta 10.000 euro, coperti dai finanziamenti pubblici. Ma se compri uno stand al Comicon, lo spazio espositivo te lo fattura Factamanent che è anche la segreteria organizzativa dell’evento. Insomma Claudio Curcio presidente del Comicon incarica Claudio Curcio proprietario di Factamanent di occuparsi della segreteria organizzativa della manifestazione che è realizzata anche dalla società cooperativa Visiona dei cui progetti Claudio Curcio è il condirettore. Vi è venuto il mal di testa? Non vogliamo nemmeno immaginare Curcio come si senta dopo avere fatto intere riunioni con se stesso per decidere ogni anno il da farsi sul Comicon.

E veniamo al programma dell’edizione 2013 del Comicon. Sino a 4 giorni prima della manifestazione il programma non era nemmeno on line. Domenica 21 aprile poi il parto. Non male per un salone che come centralità del suo essere ha la cultura del fumetto. Comicon infatti, sul modello americano, è la crasi di "Comic Convention". Il tema culturale del Comicon di quest’anno è il rapporto tra il fumetto e l’architettura, ma oltre ad un paio di mostre dedicate prettamente al tema, non c’è traccia nel programma nemmeno una tavola rotonda seriamente strutturata sul tema dove oltre ai fumettisti ci sia anche qualcuno che di vera architettura ci mastichi davvero. Ma in fondo quanti sarebbero tra i 50.000 visitatori dichiarati la scorsa edizione a fare la fila alla biglietteria quest’anno per vedere una barbosa tavola rotonda sul rapporto tra il fumetto e l’archietettura? Cosa vuoi che importi ai cosplayer del rapporto tra fumetto e architettura. I cospsplayer sono diretta emanazione del fumetto ma come glielo spieghi questo concetto a chi deve decidere se i contributi li prendi o meno? Si rischia che qualcuno possa pensare che sia solo una carnevalata. Se c’è una bella giornata di sole, poi, il giardino della mostra di Oltremare è per chiunque molto più invitante che sentire tecnicismi e culturalismi sul fumetto e l’architettura. Tanto è vero che l'anno scorso i visitatori si portavano pure gli asciugamani per distendersi sul prato di Oltremare.Non è un mistero che al Comicon proiezioni e incontri in media sono molto meno seguiti dal pubblico di quanto ci si aspetterebbe. Da vedere è meglio l’architettura di qualche cosplyer che si aggira per i giardini con petto e coscie al vento, no? Infatti l’anno scorso i corridoi del settore editori per quattro giorni sono stati spesso vuoti, mentre l’area gadget e l’area games registravano il pienone. Il fumetto sta diventando, nei fatti, il valore accessorio di una “comic convention”, ma sembra più importante per quelli del Comicon contare biglietti, vantarsi dei 50.000 visitatori dell’anno passato, mandare messaggi alle istituzioni locali e fare in modo che non si sappia troppo in giro che si percepiscono contributi pubblici. La cultura del fumetto la fanno però gli editori, non un tema deciso dagli organizzatori di una manifestazione. Ma forse quando si capirà questo semplice concetto, il Napoli Comicon sarà già stato sostituito dal Napoli Cosplaycon e alcuni libri ed editori saranno già finiti sotto vetrina come i dinosauri estinti, mentre altri saranno tenuti in vita dalla discrezionalità dell’organizzazione. Chissà. Nel frattempo vi rimando a quello che scrivevo sul Comicon 2012 un anno fa QUI.

Dicevamo che non mi sorprende il silenzio degli organizzatori del Comicon, ma mi sorprende invece il silenzio degli editori e degli espositori presenti al Comicon. Due anni fa documentammo (vedi QUI) di come Laura Scarpa si fece promotrice di una petizione (che firmammo anche noi) tra gli espositori ed editori rivolta agli organizzatori del Comicon al fine di abbandonare Castel Sant’Elmo e riunire tutte le anime della manifestazione alla Mostra di Oltremare. E infatti nel 2011 per il secondo anno di fila, gli organizzatori avevano diviso le anime del Comicon. La cultura fumettistica era stata lasciata al Vomero, mentre tutto il resto era stato spostato a Oltremare. Fu un disastro in termini di visitatori al Castello. Il secondo anno di divisione in due sedi fu caratterizzato al Sant’Elmo da corridoi vuoti e ventosi e incassi mediamente più che magri. All’epoca mi meravigliò molto questa petizione promossa da Laura Scarpa. Mi era sembrata un sussulto importante. L’ultima volta che avevo visto espositori riuniti a quel modo contro l’organizzazione di una manifestazione era stato il Salone del Libro del 2007, ma lì si sparò a pallettoni ingiustamente contro un Vittorio Pavesio incolpevole, mentre i veri colpevoli dei disagi espositivi che vivemmo in quei giorni erano quelli del Salone Internazionale. Ma la meraviglia durò poco. Per un attimo avevo avuto l’impressione che gli editori si volessero riappropriare della loro dignità culturale. Ma purtroppo mi sbagliavo. Per avere raccontato su Fumetto d’Autore della petizione di cui ero anche cofirmatario, mi beccai da Laura Scarpa l’accusa di volere strumentalizzare l’iniziativa per chissà quali mie presunte antipatie contro il Comicon e i suoi organizzatrori. Insomma Laura Scarpa mise in scena una protesta contro l’organizzazione ma io ero quello che ce l’aveva con quelli del Comicon perché avevo raccontato della petizione promossa da lei. In questa edizione 2013 Laura Scarpa è anche ospite ufficiale della manifestazione.

E oggi, cara Laura, non promuovi nessuna petizione nei confronti di una organizzazione che fa pagare gli stand ma percepisce anche contributi pubblici che i costi di quegli stessi stand che vende li ripagano ampiamente? Mi pare un motivo un po’ più importante questo per fare petizioni rispetto alla permanenza o meno a Castel Sant’Elmo. Ma capisco anche che da ospite ufficiale del Salone, care Laura, sei una situazione difficile: non sarebbe bello nei confronti dell’organizzazione che ti invita ufficialmente promuovere un atto polemico come una petizione a favore degli editori. Non sia mai. Certe cose è meglio farle in silenzio, nell’ombra e sperando che nessuno le racconti, tanto si fa presto a lamentarsi di presunte caste che influenzano il nostro vivere quotidiano e poi fare finta di niente davanti alla casta delle nuvolette. Gli ospiti non devono mai essere irriconoscenti verso i padroni di casa, e che importanza ha se questi quella casa se la sono fatta anche grazie ai contribuenti. Speriamo però che la brava Laura si chieda almeno chi davvero paga la sua ospitata al Comicon di quest’anno. Noi gli strumenti per farsi un’idea li abbiamo forniti a tutti, vediamo se qualcuno riesce a squarciare il velo della "grande amicizia" che copre tutto nel fumettomondo impedendo l’obiettività.

Per il resto un silenzio assordante prima di questo Napoli Comicon 2013. Nemmeno questo mi meraviglia. Al Comicon 2013 verrà presentata la USIF, Unione delle Scuole Italiane di Fumetto. Anche questa categoria, dopo gli autori (AI) e le fumetterie (AFUI) getta le basi per aggregarsi in un soggetto rappresentativo. Sono rimasti solo gli editori di fumetti a non avere ancora alcun soggetto rappresentativo. E non vorremmo essere pessimisti, ma siamo sicuri che faremo prima a vedere il prossimo papa che non un’associazione tra editori. Troppo narcisismo tra gli editori grandi e piccoli? Forse. Ma contenti loro, gli editori, di andare al Comicon a pagare uno spazio espositivo che già i soldi pubblici hanno ripagato, contenti loro. Muoia Sansone con tutti i Filistei.

In conclusione, che Comicon sarà? Le premesse non sono delle migliori per fare culturalmente meglio degli anni passati, sicuramente il botteghino premierà l’organizzazione, ma al netto dei contributi statali percepiti, la domanda da porsi prima, dopo e durante il Comicon 2013 è: il fumettomondo che vuole fare da grande? Vendere biglietti di fiere o vendere fumetti? È tutto in questa risposta il futuro di chi di fumetto vive ogni giorno. E affitti, mutui e bollette non mi pare si paghino ancora con la birra gratis presa all’area pro del Comicon o con la "grande amicizia".

Ps: mancano ancora 3 moleskine. Il funerale è rimandato al 5 maggio 2013. Mi pareva una data più evocativa per suicidare questa rubrica come merita e levare così il disturbo.

piantinacomicon2013

Dalla piantina del Comicon 2013 il lettore potrà facilmente evincere la percentuale di spazio sul totale dedicata al fumetto.

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