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Recensioni » Splatter #01 - Pillole di Jenus - Fine Penna Mai
Recensioni post-Lucchesi del BotMan: Riceviamo e leggiamo… #01
di Alessandro Bottero
Che succede alle mostre se hai qualche annetto (diciamo 23 e non lo diciamo più) di esperienza come addetto ai lavori/scassamaroni/critico/recensore/esperto? Che torni a casa con una cassa di volumi che (quasi) tutte le case editrici ti danno perché li legga e nel caso li segnali. Dico quasi perché ovviamente c’è chi se ne frega bellamente e non caccia un volume nemmeno se lo minacci con il bazooka. E comunque in questi casi la soluzione è semplice: non se ne parla proprio e amici come prima.
Comunque diciamo che in genere si torna a casa abbastanza carichi. E a questo punto parte il problema. Che fai? Ti tappi in casa due mesi per leggere tutto e poter fare delle recensioni? Oltretutto scrivere per un sito toglie anche un alibi che salva tantissimi che scrivono su riviste di carta. “Ehhhhhh scusa. Non l’ho ancora recensito, ma sai… gli spazi sono quello che sono…”. E così a volte capita che nei pressi di Lucca del 2013, su alcune riviste appaiano recensioni di prodotti usciti un anno prima. È però vero che lo spazio fisico di un foglio di carta è limitato, e quindi oltre un tot di recensioni in una rivista cartacea è difficile farle entrare. Ma su un sito? Che scusa abbiamo per il ritardo?
Nessuna. Oppure moltissime. Cose da fare, lavori da finire, soldi da rincorrere, problemi da risolvere. Insomma le solite cose comuni a tutte le riviste, e a tutti quelli che scrivono di fumetti DOPO aver cercato di finire gli ALTRI lavori, quelli che danno i soldi.
Ma ciancio alle bande e iniziamo.

Splatter 1, bimestrale pubblicato dalla Elm Street House, 64 pagine, spillato, bianco e nero, prezzo euri 4,90, è la nuovissima creatura partorita dalle fertili menti di Paolo di Orazio e Paolo Altibrandi. In realtà le radici di Splatter affondano negli anni ’90, nella prima versione di questa rivista, che spiazzò il mondo del fumetto italiano proponendo un horror per quei tempi estremo. Oggi l’horror, dopo aver attraversato il fenomeno splatter, il Gore, i softcore snuff alla Saw, e tutto il filone del paranormale (paranormal activity docet), forse risulta un po’ stanco. In america le cose più interessanti in campo horrror vengono dal filone della Bizarro Fiction, ossia il mix di surrealismo, politicamente scorretto, e ultraviolenza che vede in Robert Carlton III uno dei maggiori esponenti. Ma veniamo alla rivista. Splatter si presenta bene, con una bella copertina di Roberto Ricci, omaggio ai film della serie Halloween, e presenta cinque storie (più una tavola singola) che si muovono più che altro all’interno di uno “splatter classico”, se mi passate il termine. C’è molta corporeità in queste storie. Molta attenzione all’aspetto fisico dell’orrore. Il soprannaturale è in secondo piano (solo nella storia Il Divoratore di cadaveri lo troviamo), mentre è l’orrore del quotidiano a farla da padrone. A completare il tutto un articolo di Stefano di Marino sui serial killer, uno di Paolo di Orazio sugli Zombi, e un racconto di Cristiana Astori. Complessivamente un buon prodotto, che si presenta bene, e che può svilupparsi bene. Punti deboli: l’indice, o meglio il colonnino di testo in seconda di copertina che funge da indice, non è molto leggibile; la distribuzione.Splatter non lo trovate in edicola, e se conosco i miei polli, non lo troverete nemmeno in fumetteria perché i gestori non lo ordineranno a meno che non abbiano delle copie prenotate. Questo farà sì che la distribuzione sarà difficilissima, e che trovarlo non sarà facile. Credo però che la cosa verrà aggirata usando in modo spregiudicato i vari social netuorch;
Giudizio finale: 7
Pillole di Jenus, volume pubblicato da Magic Press, 96 pagine, cartonato, colori, prezzo euri 15. Allora, diciamoci le cose come sono. Da qualche tempo nel mondo del fumetto italiano si è sviluppato un sottogenere di fumetto anti-religioso, che prende il via con Don Zauker, passa per autoproduzioni varie, arriva a Zombie Gay in Vaticano e trova spazio nelle edicole nel formato bonellide di Suore Ninja della Star Comics. Ora siamo sinceri: più volte ho METAFORICAMENTE randellato questo genere ei prodotti che lo esprimevano, e mi riservo il diritto di farlo ogni volta che lo riterrò opportuno. Però in questo caso no. Perché? Perché Pillole di Jenus (e Jenus, dello stesso autore) ha un pregio: è divertente. Personalmente non ho nulla contro fumetti, libri, film, canzoni, altro che siano satirici nei riguardi della Chiesa Cattolica. Davvero. Pensate forse che un cattolico non conosca a memoria ogni singola barzelletta anticlericale? Credete forse che i cattolici non siano capaci di satireggiare come e più ferocemente dei NON cattolici le cose che non vanno nella Chiesa? Signori, svegliatevi. Gli anticlericali più spietati che ho mai conosciuto non erano quelli dell’UAAR. Erano persone all’interno della Chiesa, che vedevano le cose da satireggiare e le satireggiavano con una capacità e una comprensione maggiore di quanto un non cattolico possa mai avere. Detto questo, per sfatare la leggenda urbana che i cattolici non accettino la satira, va però detto che tutti gli esempi citati prima non erano fumetto satirico. Sono fumetto anticattolico RANCOROSO, che vuole essere divertente e non lo è. Pillole di Jenus invece è feroce, spietato, non ne lascia scappare una che è una, ma non c’è rancore. Non c’è livore. C’è satira. Ed è anche molto raffinata, con i tempi comici corretti, e alcune trovate che dimostrano un talento comico non indifferente. Volete sapere cosa penso? Che Pillole di Jenus è un fumetto divertente, mentre Don Zauker è un fumetto rancoroso, e che Don Alamanno è molto più bravo del duo Pagani e Caluri. La tavola con Pollon vale da sola l’acquisto del volume.
Giudizio Finale: 8
Fine Penna Mai, volume pubblicato da Lit edizioni nella collana Mompracem, 380 pagine, brossurato, colori, prezzo euri 17.50 e li vale TUTTI. Che è? È la raccolta di tutti i disegni satirici pubblicati da Riccardo Mannelli nella rubrica “Fuorigioco”, che appare su Il Fatto Quotidiano, e che raccontano l’ultimo periodo del governo Berlusconi, le dimissioni di Berlusconi e la nascita del governo Monti, le elezioni politiche del 2013 e la nascita del governo Letta. Mannelli è uno dei più grandi autori satirici viventi in Italia. Vale 1.000 volte Forattini, e almeno 100 volte Vincino. È un grande, e in questa raccolta da il il meglio di sé. I disegni di Fuorigioco sono pallottole che colpiscono al cuore. Mannelli non solo usa il tratto in modo magistrale ma dimostra una capacità di lavorare con la lingua, inventando neologismi o costruzioni semantiche talmente ricche di senso da lasciare sbalorditi, che secondo me lo mette accanto ad altri due autori capaci di usare le parole in questo senso: Benito Jacovitti e Andrea Pazienza. In 380 pagine il ritmo delle battute, delle frasi non cede mai. L’unico difetto è il formato, che è perfetto per i disegni a monovignetta, ma che penalizza terribilmente quelli che sul giornale si sviluppavano in altezza. Se andate a vedere i disegni pubblicati a pagina 65 o 74 capite cosa voglio dire. Un’altra cosa che manca è la data in cui ogni disegno è stato pubblicato. Essendo quest’opera di Mannelli una riflessione sulla politica e sociale in Italia, sapere quando i singoli disegni sono apparsi avrebbe aiutato i lettori a contestualizzare meglio il tutto. Ora i fatti narrati da Mannelli sono ancora vicini ai lettori, ma tra qualche tempo la mancanza di riferimenti storiografici precisi potrebbe attenuare la spietatezza dell’analisi politica. Comunque un volume eccellente.
Giudizio Finale: 9







