Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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L'intervista » Damjan Stanich

damjan stanichPresentati ai lettori di Fumetto d’Autore

Salve a tutti, sono Damjan Stanich, nato il 14 gennaio 1981 a Fiume (Croazia). Ormai da 7-8 anni vivo a Roma, di questa città mi sono innamorato a prima vista. Sempre a Roma mi sono diplomato presso la Scuola Internazionale di Comics e sto iniziando proprio ora a fare i primi passi da professionista nell'ambito del fumetto con "Davvero" n. 3 attualmente in edicola.

Quando e perché è nata la tua carriera

Non so se può essere considerato proprio l'inizio della mia “carriera”, ma il momento chiave probabilmente di tutta la mia vita, e di conseguenza cruciale anche per la nascita della mia passione per il fumetto, è stato quando da bambino lessi il mio primo Zagor. Ricordo ancora precisamente l'episodio in questione, “I Diavoli Neri”, scritto da grandissimo Alfredo Castelli e disegnato da un altrettanto grande Gallieno Ferri. Avevo solo 6 anni e alla fine della puntata ero disperato perché non volevo che finisse mai. Come prima cosa chiesi a mio cugino, che me l'aveva regalato, chi era la gente che faceva queste storie e come si diventava uno di loro.

Regalaci qualche aneddoto sulla tua carriera

Quello più imbarazzante è stato sicuramente criticare a gran voce le scelte editoriali di uno degli editor più grandi d'Europa ignaro che lui mi stesse dietro le spalle. Ma è stato un signore, non se l'è presa :)

A Quali progetti stai lavorando attualmente?

Da poco ho finito di disegnare il numero 3 di “Davvero” di Paola Barbato, questo mese in edicola. Ora sto lavorando su un progetto nuovo che mi emoziona molto, ma per la solita scaramanzia preferirei non parlarne troppo per il momento.

Quali progetti futuri vorresti realizzare?

Molte cose, questo mestiere è bellissimo anche perché presta tanti spunti. Per il momento vorrei dedicarmi esclusivamente al disegno, comprendere e imparare bene il suo lato artigianale, ma non è escluso che in un futuro non determinato affronterei volentieri anche un progetto “a tutto tondo”, da autore completo. Questo, però, soltanto quando avrò una padronanza molto molto solida sulle “armi” appunto artigianali del mestiere.

Una cosa che rifaresti e una che non rifaresti nella tua carriera.

Beh, sono davvero troppo contento di come sono andate le cose per voler cambiare un qualsiasi gradino della scalinata. Ovviamente a posteriori uno si rende conto di tante cose che potevano essere fatte meglio (o peggio), ma infine gli errori sono probabilmente la cosa più importante che ci sia per farci crescere. Lo so, sembra una cosa terribilmente banale, ma è così davvero, c'è poco da fare.

La tua serie preferita

Di nuovo, ce ne sono tante, tantissime. A pancia, però, mi viene da rispondere “Martin Mystère”. Per me è un amore che dura praticamente da quando ho imparato a leggere e continua con lo stesso ardore fino ad oggi. Ma al di là di quello, non penso sia possibile appurare una serie preferita, particolarmente se uno legge molto e con molta curiosità. Avere una serie preferita è una cosa un po' troppo da mentalità “tifosa” e può provocare una specie di chiusura verso altre cose, cose nuove. Poi, di quelle che mi piacciono molto ce ne sono un'infinità.

Il fumetto che avresti voluto disegnare tu.

Mister No numero 7. In realtà l'ho anche fatto: avevo il numero 6 e mi mancava il 7, così me lo sono inventato e l'ho disegnato io, avevo 6-7 anni credo :) Scherzi a parte, il discorso è sempre un po' lo stesso: il fumetto che vorrei tanto disegnare è sempre quello che effettivamente sto per fare. Altrimenti non ce la farei a farlo. Ecco, una cosa che vorrei sarebbe poter provocare quel “sense of wonder” che subivo io leggendo i fumetti da piccolo. Ma non so se si può ancora farlo. Il lettore di oggi è abituato a tutto; per dire, quando avevo 5-6 anni e in un fumetto appariva, che ne so, un dinosauro, per me era un evento. Era come se avessi visto davvero un dinosauro per strada. Oggi, con l'industria dell'intrattenimento alla massima potenza, abbiamo già visto un po' di tutto e nulla ci può emozionare così facilmente. Però, dall'altro lato, questo non vuol dire nulla, soltanto che noi stessi che facciamo i fumetti dobbiamo impegnarci di più e trovare nuovi modi per suscitare quel fantastico “whoooaaaaaah” dai lettori. Questo, ovviamente, sopratutto se parliamo del fumetto d'avventura.

Com'è il tuo rapporto con il web?

Molto intenso, ne sono molto entusiasta. Nell'ambito di fumetto particolarmente. Ovviamente, sono di parte perché io stesso sono partito disegnando “Davvero” online per poi arrivare alla edizione cartacea per la Star Comics. Il discorso, però, è molto complesso. Qualcuno si è lamentato che un esordio online si porta sempre appresso il dubbio della mancanza dell'editore che supervisiona i progetti, ovvero la mancanza di qualcuno che “blocca” chi non è pronto e “spinge” chi invece lo è.

Questo ovviamente non si applica nel caso di “Davvero” dove c'era invece questo tipo di supervisione, ma su quei progetti che nascono “da soli”, maggiormente da uno o due autori esordienti. Io non sono d'accordo con queste critiche, sopratutto perché credo nell'intelligenza del lettore e nel potere del passaparola sul web. Se uno fa partire un progetto non valido, lo pubblica su un blog e lo pubblicizza sui forum e social network, sarà comunque infine la qualità del progetto a dare (o non dare) un risultato effettivo.

Magari il numero uno se lo leggeranno 2000 persone, ma se la qualità non c'è, il numero due non se lo leggerà nessuno. E infine rimarranno a lunga strada soltanto quelli davvero validi. Ed è così che sta succedendo già ora, con Zerocalcare come ultimo esempio lampante. La cosa importantissima è che pubblicare online dà possibilità agli esordienti di affrontare un lavoro sequenziale, serio, di confrontarsi con il pubblico, di sentire le opinioni e le critiche, di crescere lavorando, c'è una possibilità di rapporto immediato con il pubblico e addirittura con gli autori professionisti che non c'è mai stata prima, almeno non in questa misura. Non accoglierlo a braccia aperte sarebbe una follia, sopratutto per gli esordienti stessi.

Ad esempio, con “Davvero” inizialmente dovevano essere 6 pagine di fumetto da realizzare, pubblicare online e addio. Invece si è creato un gruppo fantastico di esordienti affiancati da professionisti più che disponibili (e probabilmente un po' divertiti) a darci una mano nei primi passi lavorativi. Ogni tanto mi ricordo le critiche iniziali dall'ambiente, la gente che si chiedeva cosa speravamo di ottenere facendolo, aggratis poi. Io personalmente ho ottenuto la possibilità di crescere lavorando su una sceneggiatura professionale, ho ottenuto l'amicizia e la guida lavorativa da parte di diversi disegnatori professionisti, un bellissimo confronto con molti altri esordienti pieni delle mie stesse “pippe mentali”. E, alla fine, due incarichi lavorativi professionali. Bho, mi sembra che ne sia valsa la pena e lo consiglierei a tutti di cuore.

Sono molto entusiasta anche per quanto riguarda l'altro lato della “barricata”: per la prima volta le case editrici hanno la possibilità, passando al digitale, di annullare completamente le spese della stampa e distribuzione, comunicando direttamente con i propri lettori. Poi, lo so, l'odore della carta stampata, il piacere di sfogliare un volume... ci sta tutto. Ma anche la carta in se è solo un supporto tecnico. Siamo abituati a quella, ma prima ancora eravamo abituati a leggere dalla pergamena e prima ancora direttamente dalle pareti delle caverne. Siamo affezionati al supporto e questa è una cosa anche bella, ma non scordiamoci che alla base di tutto ci sono la storia e i disegni.

Parlaci della tua giornata tipo

Mi alzo la mattina, disegno, vado a dormire. Magari fosse uno scherzo :)

Il palcoscenico è tutto tuo. Parole in libertà ai lettori di Fumetto d’Autore.

Da come la vedo io, il fumetto è un linguaggio vivo e vegeto quanto mai, ogni mese leggo diversi volumi nuovi e a dir poco validissimi. Magari in questa epoca il fumetto non ha i riflettori puntati addosso come trent'anni fa e non è così facile trovare le cose giuste, ma vale la pena cercare, assolutamente.

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