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Nuovo curatore di Dylan Dog: lo psicodramma recchionizzato (e barbatizzato)

robertorecchioniMoleskine #107

Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l'informazione di settore.

Nuovo curatore di Dylan Dog: lo psicodramma recchionizzato (e barbatizzato)

di Giorgio Messina

Segue psicodramma dylaniato, recchionizzato e barbatizzato. Ricapitoliamo. Alla notizia (uscita la sera del 20 maggio) che Giovanni Gualdoni è stato destituito e che Roberto Recchioni è il nuovo curatore di Dylan Dog, iniziano subito a girare parecchie voci sull’imminente rinnovamento dell’indagatore dell’incubo a cui darà vita la nuova gestione. Il fandom (soprattutto quello recchionizzato) acclama subito Roberto Recchioni come nuovo messia dylaniato. Iniziano a suonare i tamburi nella giungla del fumetto mondo.

Succede che a stretto giro di posta, il giorno dopo la notizia (il 21 maggio), il blog di Craven Road 7 tira fuori i retroscena dell’avvicendamento dylaniato ed elenca i prossimi cambiamenti di cui sarà protagonista Dylan Dog (QUI). Le stesse informazioni finiscono pure sui tavoli di Fumetto d’Autore. E allora ci viene in mente di interpellare Paola Barbato per trovare conferme.

La gentilissima signora Barbato ci spiega: «La scelta di sollevare Gualdoni e quella di insediare Roberto sono entrambe di Tiziano Sclavi. Che la serie avesse dei problemi si sa e Tiziano ha deciso di intervenire operando dei cambiamenti.» La Barbato, “quella di Dylan Dog” come si raccontava ai tempi di Davvero on line, poi dice una cosa precisa: « Tiziano Sclavi ha richiesto una serie di cambiamenti (per esempio il passaggio dal "voi" al "lei") che implicano una coerenza tra tutti gli albi già pronti ed è un grosso lavoro a cui anche noi stiamo collaborando. Ovviamente Roberto Recchioni nel ruolo di editor si occuperà di moltissime altre cose.»

A questo punto alla gentilissima signora Barbato facciamo una domanda precisa. Questa: ma tutti i vari cambiamenti di cui si parla anche sul sito di Craven Road, tipo che Dylan non dirà più "Giuda Ballerino", l'apertura alla tecnologia informatica ecc. ecc. sono cose vere? O solo "voci"?

Paola Barbato risponde: «Vere, tutte scelte di Tiziano Scalvi».

Quindi le innovazioni riportate sia da noi di Fumetto d’Autore (QUI) e da Craven Road 7 sono “richieste” e “scelte” di Tiziano Sclavi, così come è stato Sclavi ad avere direttamente pilotato l’avvicendamento tra Gualdoni e Recchioni. Chiaro. Cristallino. Barbatizzato, ma non recchionizzato. Infatti nella serata del 21 maggio inizia ad andare in scena lo psicodramma dylaniato recchionizzato.

Recchioni prima scrive così sulla sua bacheca FB: «mi spiace dirlo ma il pezzo apparso cu Craven Road 7 contiene poche verità e molte gravi, e lesive, imprecisioni. Domani, appena tornato a Roma, vi spiegherò per filo e per signo qual è la situazione per Dylan Dog». E poi ancora: «sono il nuovo curatore di Dylan, è in atto un processo di rinnovamento e molte cose sono vere. Molte altre sono sbagliate, altre male interpretate».

In pratica Recchioni smentisce la Barbato che riporta quello che dice Sclavi. Per la proprietà transitiva, cioè, la rockstar del fumettomondo ci regala subito il primo acuto della sua nuova gestione dylaniata: smentisce Sclavi. Ma forse nella fretta di smentire non se ne è accorto di questo. Sì, perché il fandom on line si iniziava a lamentare delle novità che iniziavano a circolare sul conto dell’indagatore dell’incubo più famoso del mondo e bisognava porre argine.

Ma questo è solo il preludio. L’indomani, il 22 maggio, Recchioni scrive sul suo blog: «è in atto un processo di riflessione e rinnovamento per Dylan Dog. È un processo a cui sta prendendo parte attivamente Tiziano Sclavi e che ha coinvolto me e Paola Barbato in maniera particolare. Questo processo ha fatto sì che Tiziano abbia mandato una mail piena di spunti, idee, suggerimenti, preferenze e, soprattutto, consigli e indirizzi di massima, a un gruppo (estremamente ristretto) di sceneggiatori che non hanno partecipato in prima persona alle nostre discussioni. Ovviamente, questa mail non sarebbe dovuta essere divulgata. Non perché contenesse chissà quale indiscrezioni ma, semplicemente, perché conteneva ipotesi e proposte, non realtà assodate. Metterla in giro è stato stupido. Spacciarla come verità, scorretto». Segue smentita-non-smentita delle idee che girano sul rinnovamento di Dylan Dog.

Cioè quindi seguendo il filo logico recchionizzato, allora anche la Barbato è stata scorretta a confermarci che le innovazioni erano “vere”, no?

Ma le precisazioni di Recchioni continuano anche fuori dal suo blog.

In una intervista a DDComics, Recchioni spiega: «L’unica cosa che mi sento di dire per il momento è che le “notizie” trapelate, sono state passate da qualcuno che non era a conoscenza dei fatti». Insomma di nuovo Recchioni smentisce la Barbato che invece le “notizie” le confermava come “richieste” e “scelte” di Sclavi.

Su Craven Road 7, Mirco Corridoni (il webmaster del sito), ribatte così: «Del cambiamento di Dylan Dog ne eravamo certi da giorni. La notizia ci è stata confermata da Mauro Marcheselli, ovviamente senza entrare nel merito e molto vagamente. Le nostre fonti sono altre quindi».

Insomma, Recchioni dopo avere smentito la Barbato che riporta le volontà di Sclavi (che lo ha voluto come curatore di Dylan Dog), ora smentisce anche Marcheselli, cioè il direttore editoriale di Sergio Bonelli Editore, cioè il nuovo “principale” della Rockstar, quello che tra l’altro ha dato per primo pubblicamente la notizia del nuovo incarico dylaniato recchionizzato.

Sempre lo stesso giorno, sulla versione on line di Wired, in una nuova intervista, invece Recchioni riesce a fare pure di meglio.

Infatti, le anticipazioni trapelate – e come abbiamo visto tutta farina del sacco di Sclavi, confermata dalla Barbato e Marcheselli - il nuovo curatore di Dylan Dog le liquida così: «tutto nasce da un forte fraintendimento creato persone che non avevano diritto di scrivere niente, e si sono basate su mail private in cui erano espresse ipotesi, non verità. Rispetto a quanto scritto, alcune cose sono state bocciate e altre sono state pesantemente modificate. Ciò che è uscito non vale niente, al momento».

Di nuovo smentiti tutti. Ma c’è di più, adesso ci sono le “persone che non avevano diritto di scrivere niente”. Capita l’antifona? Da adesso in poi sarà Roberto Recchioni, il nuovo curatore di Dylan Dog a decidere chi avrà il diritto di scrivere di Dylan Dog e chi no. Tra l’altro Craven Road 7 è un sito amatoriale di appassionati dell’indagatore dell’incubo, quindi la recchionata è ancora più infelice, perché sembra che il nuovo curatore dica ai fan: “da adesso in poi sotto la mia gestione decido io chi nel fandom parla di Dyd e come parla, gli altri devono solo comprare, leggere e applaudire”. Speriamo che questa non sia anche l’idea della casa editrice, che per quello che ne sappiamo però, ha sempre avuto il pallino di tenere sotto controllo quello che si legge in rete.

Recchioni, sempre a Wired spiega: «La Rete può essere tosta, ma è uno degli ambiti dove ho più competenza. So ciò che mi aspetta, so come gestirla, so conoscere le parti buone della Rete. Sappiamo dove vogliamo andare e non dobbiamo farci dominare dalle indicazioni del pubblico, però è giusto ascoltare il pubblico, e noi lo faremo, il rinnovamento passa da tutto ciò, qualcosa di simile l’ho già fatto anche su John Doe, ma questa volta sarà molto, molto più decisivo».

E la parte “cattiva” della rete (noi la preferiamo minuscola), quale è? Quella delle “persone che non hanno diritto di scrivere niente” per editto recchionizzato? Alla Bonelli hanno forse un elenco di “buoni” e “cattivi” in rete? Ma si sa, a Recchioni le “liste nere” sono sempre piaciuta. Noi ne sappiamo qualcosa.

A questo punto ricontattiamo la gentilissima signora Paola Barbato e le chiediamo testualmente: ieri ci hai dichiarato che quei cambiamenti che tanto acceso la polemica sono “veri” e sono “scelte” di Sclavi, oggi Recchioni ha smentito tutto. Come mai?

Paola Barbato ci risponde: «come ha detto Roberto oggi sono tutte idee di Tiziano esposte in una comunicazione allo staff (che non era pubblica) e sono in fase di discussione. Craven Road 7 le ha esposte molto male senza verificare i dettagli (che sono per l'appunto TUTTI in via di definizione). Sarà Roberto stesso a confermare cosa verrà deciso quando verrà deciso».

Insomma, nel giro di 24 ore siamo passati da “scelte” a “idee esposte allo staff”.

Tutto chiaro, no? Craven Road 7 ha fatto lo “scoop” per primo, noi di Fumetto d’Autore abbiamo rilanciato, la Barbato e Marcheselli hanno confermato la veridicità, poi Recchioni, preso in mezzo dal fuoco di fila di quella rete (per noi rimane sempre minuscola) che lui sa come "gestirla", prima ha smentito se stesso, poi, nell’ordine, la Barbato, Sclavi e Marcheselli. E la Barbato infine si è smentita per non smentire Recchioni. C’è mancato solo che Recchioni dichiarasse di essere il figlio segreto di Sergio Bonelli per sviare la polemica. Ché poi, come spiega sempre Recchioni a Wired, lui la Barbato e Sclavi sono la nuova santa trinità dylaniata, in cui sembra che comandi l’ultimo arrivato, che poi adesso è pure quello che decide chi lavora e chi no.

E questo psicodramma è stata solo l’anteprima del nuovo Dylan Dog recchionizzato.

Ps: ora, noi la giravolta della Barbato la capiamo. Eccome se la capiamo. La gentilissima signora Barbato - si dice in Bonelli (e scusate se non riportiamo la fonte ma lo facciamo solo per evitare che poi si smentiscano tra di loro)- non ha mai avuto molto feeling con la gestione dylandoghiana quinquennale di Giovanni Guardoni. Dal 2009 a oggi, della Barbato sono stati pubblicati 4 albi regolari (1 nel 2009, 2 nel 2011 e l’ultimo nell’ottobre del 2012). A questi si aggiungono tre brevi storie: una per Dylan Dog gigante 18 nel 2009 e due per i Color Fest numero 2 (agosto 2008) e 6 (maggio 2011). E non è stato un periodo fortunato fuori dalla Bonelli per la Barbato, “quella di Dylan Dog”, perché il suo “Davvero”, passato dal web alla versione edicola della Star, è stata un floppone con 4000 copie circa vendute nei primi due numeri e il passaggio dalla mensilità alla bimestralità con la quasi certezza che l’esperimento editoriale si concluderà con il primo ciclo narrativo. E come racconta sempre con dovizia di particolari la stessa Barbato sulla sua pagina FB, c’è la famiglia, i figli e il mutuo da pagare. Certo che il destino è proprio strano. All’epoca di Davvero on line, Recchioni attaccò duramente la Barbato accusandola di sfruttare gli autori gratuitamente per la realizzazione delle puntate pubblicate in rete, perchè, diceva la Rockstar, è «roba» che «è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti». Erano i tempi in cui lo scrivente su questa rubrica prendeva le parti della Barbato in quella polemica perché lo riteneva giusto. Oggi invece la Barbato prende le parti di Recchioni contro di noi perché non può andare contro il suo curatore per interessi economici e personali. Cioè: un giorno sono pronti a scannarsi tra di loro per nulla (e Davvero si specchia nel nulla tanto è vero che ha “funzionato” finché è stato gratuito su internet e il nome di Paola Barbato in edicola, svincolato da Dylan Dog, non funziona e non lo ha traninato); il giorno dopo invece lavorano insieme Dylan Dog, si smentiscono a vicenda per aiutarsi e si sono amati da sempre, come gli innamorati di Peynet. In fondo si dice sempre che accanto ad un grande uomo c’è sempre una grande donna, no? E Dylan Dog con le donne non è mai stato particolarmente fortunato, fuori dal letto.

Pps: in tutto questa storia, la mia solidarietà va pienamente a Mirco Corridoni di Craven Road 7. Nei siti di lingua inglese e francese, soprattutto di appassionati, si pubblicano rumors, voci di corridoio e anticipazioni, ma non ho mai letto di un editor francese o americano che apostrofa chi lo fa come “persone che non avevano diritto di scrivere niente”.

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