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Le Suore Ninja rischiano Davvero di mettere una croce sopra al fumetto italiano made in Star Comics?

suoreninja01Moleskine #102

La rubrica più politicamente scorretta del fumetto italiano. Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l'informazione di settore.

Le Suore Ninja rischiano Davvero di mettere una croce sopra al fumetto italiano made in Star Comics?

di Giorgio Messina

Venerdì santo. Per seguire la via crucis del fumettomondo basta andare in edicola. La prima cosa che ti viene in mente di fare dopo avere letto il primo numero di “Suore Ninja” (testi: Davide La Rosa– disegni: Vanessa Cardinali – editore: Star Comics) è pregare.

Iddio del fumettomondo nella tua infinita misericordia (che molto spesso, ahinoi, non fa rima con meritocrazia) fa in modo che questo mediocre giornaletto venda abbastanza, altrimenti si rischia che le Suore Ninja mettano definitivamente una croce sopra alle produzioni italiane della casa editrice umbra della stella.

Davvero di Paola Barbato, come già raccontato da Fumetto d’Autore, viaggia sulle 4000 copie vendute e l’editore ha già transitato la testata da mensile a bimestrale. Suore Ninja invece nasce già come miniserie bimestrale di 6 numeri ma il primo numero del fumetto di DavideLa Rosa (DLR da questo momento in poi) è un disastro, fumettisticamente parlando.

Essendo sia Davvero che Suore Ninja due progetti editoriali approdati in edicola direttamente dalla rete, la Star Comics sta provando sulla propria pelle che il web può generare degli abbagli colossali. L’equazione artifciosamente virtuosa secondo cui  ciò che on line ha un vasto seguito di pubblico supererà altrettanto agevolmente la prova dell’edicola è una bufala bella e buona. E francamente stupisce come alla Star Comics, nonostante 30 anni di onorata e scafata esperienza nella produzione di fumetti italiani, si siano fatti ammaliare in questo modo dalle sirene del web. Non era difficile non cascarci. Davvero di Paola Barbato è un prodotto interessante e calibrato sui gusti della rete ma il suo successo on line è dovuto principalmente al fatto di essere stato diffuso gratuitamente sul web. Poche ciance: il websurfer italiano medio i contenuti on line li vuole gratuiti. Un altro paio di maniche è mettere le mani al portafoglio, anche se si tratta di 2,90 euro e dell’edicola sotto casa.

A questo si aggiunge che in edicola Davvero deve essere risultato al lettore da strada come un corpo estraneo e straniante rispetto nella tradizione italiana made in Star Comics, che è sempre stata votata principalmente al fumetto d’avventura declinato nei vari sottogeneri. Ma se Davvero almeno si fonda sul solido supporto professionale di Paola Barbato e Matteo Bussola, Suore Ninja è un abbaglio nell’abbaglio. Al netto dell’anticlericalismo, Suore Ninja è un fumetto mediocre che si è guadagnato il passaggio da edicola perché – come ci spiega Giuseppe Di Bernardo nell’introduzione all’albo – «andò inaspettatamente esaurito in poche ore e il passaparola lo rese un vero caso editoriale». Di Bernardo si dimentica di dire che il “caso” si riassume in circa 900 copie vendute a Lucca 2011. Ora, con i chiari di luna che ci sono in giro, è sicuramente un risultato ragguardevole per un albo autoprodotto, ma non ci si deve dimenticare di un "caso" simile di insuccesso di successo da manuale come quello di Makkox che autoproducendosi è stato in grado di vendere on line in pochi giorni un migliaio di copie ma che poi alla prova dell’edicola con il Canemucco (Coniglio Editore) fece flop con vendite attorno alle 4000 copie.

Sembra però che nel fumettomondo i precedenti non si tengano mai in debita considerazione e così il duplex editoriale dei progetti italiani della Star, composto da Claudia  Bovini (editore) e Giuseppe Di Bernardo (supervisione) confeziona e battezza nelle edicole questo Suore Ninja. C’è da dire che alla Star Comics il fumetto italiano però ha iniziato a scricchiolare già da un po' di tempo, dalla inattesa fine (condita con relativo lancio di stracci) del sodalizio con Ade “Lazarus Ledd” Capone e la sospensione prematura della miniserie “Trigger”. Poi ci sono state le vicende altalenanti (si fa, non si fa, si fa, si ferma a metà ma poi ricomincia, non ricomincia) legate a Kepher di Roberto Cardinali e Stefano Nocilli. Con Suore Ninja, ci duole dirolo, si è però toccato il fondo qualitativo dell'attuale produzione italiana targata Star Comics.

Partiamo dai disegni. Vanessa Cardinali è ancora acerba per misurarsi in edicola con il genere umoristico. Ha buone potenzialità, ma andava sgrezzata prima di questo esordio nel circuito della grande distribuzione. La disegnatrice ha parecchi problemi nei bilanciamenti dei neri sia nelle singole vignette, che nella visione di insieme delle tavole. Sembra che prepari le tavole per una possibile colorazione con il risultato che il bianco e nero risulta troppo esile nelle linee. Anche gli sfondi sono sempre troppo abbozzati affidandosi troppo spesso a "sporcature" per dare profondità alle vignette che però rimangono sempre molto piatte e monodimensionali. Fare fumetto “umoristico” non signifca andare allo “sparagno” sul disegno al di là della cifra stilistica utilizzata. Chiedere alla scuola italiana della Disney per maggiori informazioni.

Veniamo alla sceneggiatura. DLR ha fornito prova di non avere la più pallida idea di cosa fare in 96 pagine di fumetto seriale. Si risolve così un equivoco di fondo: DLR, al netto del suo anticlericalismo d’accatto, non ha la tecnica e i tempi di uno sceneggiatore ma di un vignettista che riesce ad allungarsi al massimo alla striscia o alla tavola autoconclusiva. Messo davanti al dovere congegnare una trama, però, DLR non sa minimante come muoversi e finisce per puntare sul tentativo di riempire le pagine con salti illogici e passaggi di scena forzati. Ma una cosa è riempire il proprio blog giornalmente con vignette e trovate, una cosa è progettare, trattare e sceneggiare un albo seriale di 96 pagine di una miniserie da 6 numeri da edicola. Chiedere alla scuola bonelliana per maggiori informazioni.

Per sconfiggere un’orda di zombie gay che assale il Vaticano, una immaginaria chiesa da pantomima è costretta a concedere il matrimonio agli omosessuali: la trama di Suore Ninja (e non ve lo diciamo per farvi risparmiare 2,90 euro…) è tutta qui. Il resto dell’albo sono solo pretestuose citazioni varie e avariate per riempire le pagine in attesa del finale coup de théâtre illogico. Anche le protagoniste, le Suore Ninja, in questo primo numero, appaiono poco e quando fanno capolino, hanno solo un ruolo pretestuoso, cioè quello di suggerire al papa Costantino Vitaliano la soluzione: non riuscendo a sconfiggere gli zombie gay («sono tantissimi… di questo passo ci oscureremo in un mondo di strass!»), è meglio concedere il sacramento del matrimonio agli omosessuali perché – come ci spiega una delle tre simpatiche suorine combattenti - «quegli zombie attaccano il Vaticano per colpa della politica omofoba che per secoli li ha perseguitati».

E qui DLR maneggia il tutto senza molta cura e con una doppia ambiguità narrativa. Lo sceneggiatore prima gioca con gli stereotipi e poi prende una posizione “politica”. Infatti dapprima DLR ci presenta gli omosessuali nello stereotipo "classico" del gay pride carnascialesco, ma infine l’autore ne esalta, con tanto di salto narrativo illogico, le velleità di un welfare "normalizzato" attraverso il matrimonio tra i soggetti dello stesso sesso.

DLR vorrebbe strappare la risata, vorrebbe essere il Leo Ortolani del fumetto «anticlericale pop» (già la critica accadmica quella con gli stipendi pagati dal’università Cattolica lo definisce così) ma non ha né i tempi comici, né il talento per farlo e finisce per fare a gara con il suo stesso anticlericalismo da barzelletta per spararla sempre più grossa nel tentativo di sorprendere il lettore a ogni battuta nel vuoto narrativo delle pagine che si susseguono. Nel migliore dei casi DLR scade in battute puerili degne di bambini in attesa dei genitori dopo il catechismo (il papa immaginario Costantino Vitaliano: «voglio andare in giro per Roma con la mia  papa mobile e le catene d’oro… voglio fare schiattare d’invidia tutti i rapper della capitale»; la sacra sindone - confusa con Cristo stesso dall'autore - prendendo vita: «ecco, ora parlo pure da solo… però, pensandoci , essendo uno e trino non sto parlando da solo, bensì siamo in tre a discutere»; una suora ninja: «Santa Romina dammi la forza… Romina Power!!!» ).

Nel peggiore dei casi DLR, invece, è vittima del suo stesso anticlericalismo, e così, deciso a puntare il dito della satira contro ogni nefandezza vera o presunta della Sacra Romana Chiesa, scade nella battuta macabra che rischia di rivelare una gaffe orribile. DLR infatti fa dire a papa Costantino Vitaliano I a proposito di «una eventuale mattanza di zombie gay» a opera delle suore ninja: «non potremmo neanche sparire i corpi… sono troppi e in Vaticano non ci sono abbastanza sottotetti nei quali murarli». Il riferimento alla cronaca attuale è grottescamente chiaro, purtroppo. DLR sembra riferirsi all’efferato omicidio di Elisa Claps, i cui resti umani furono ritrovati 17 anni dopo la sua sparizione (avvenuta nel 1993) in fondo al sottotetto della chiesa potentina della Santissima Trinità. In una battuta satirica malriuscita, DLR vorrebbe forse chiamare a correo tutta l’istituzione ecclesiastica perché dalle indagini è risultato che il parroco, estraneo all’omicidio per cui è indagato Danilo Restivo, era venuto a sapere del cadavere prima del ritrovamento ufficiale avvenuto nella sua chiesa, ma non aveva denunciato il fatto?

Il meccanismo accusatorio sillogistico usato da DLR contro la Chiesa è abbastanza rudimentale: un colpevole, tutti colpevoli. Cioè come a dire leggendo i suoi capolavori di mediocrità: un autore mediocre, tutti gli autori di fumetti sono mediocri. E così diventa praticamente impossibile criticare DLR perché non si capisce se ci è o ci fa. O è un furbo che fa il tonto, o è un tonto che fa il furbo. Se ne critichi la satira sta facendo “cazzeggio”, se ne critichi il “cazzeggio” sta facendo satira, se lo definisci un autore mediocre che disegna male e scrive peggio lo fai perchè sei invidioso del suo successo (ipse dixit!). Non ci resta che attendere allora e vedere se a questo passaggio nelle edicole ci sarà il vero successo per DLR (per parlare di successo nelle edicole oggi ci vogliono almeno 10.000 copie vendute...). Se così non dovesse essere, speriamo che a pagare non sia tutto il comparto fumetto italiano made in Star Comics. In fondo DLR, in caso di flop, finirebbe di diritto in tutto quella schiera di insuccessi di successo di cui, oltre al suo “padrino” Giuseppe Di Bernardo (Desdemona Desdemona, rimembri ancora?), fanno parte anche Makkox, Gipi e tanti altri. Quelli che più fanno flop in edicola, in libreria e al cinema e più trovano occasioni e riconoscimenti. Ci vuole talento anche per questo.

Ps: che poi DLR, oltre a essere uno che disegna male e scrive pure peggio, è anche sfigato. Quando riesce a portare in edicola il suo teatrino anticlericale a fumetti, la Storia - che nessuno può fermare come cantava De Gregori - gli tira pure uno "scherzo da prete". Infatti sul soglio di Pietro, in concomitanza dell'uscita di Suore Ninja in edicola, si svolge uno storico passaggio di testimone. Il tedesco Ratzinger si fa da parte come Papa Benedetto XVI e l'argentino Bergoglio viene eletto Papa prendendo il nome di San Francesco d'Assisi. Francesco I ha subito fatto capire che Costantino Vitaliano I se lo mangerà a colazione per quanto riguarda una svolta da imprimere all'istituzione ecclesiastica della Chiesa. Il sacramento del matrimonio per gli omosessuali però dovrà aspettare ancora. Forse fino al prossimo attacco di zombie gay in Vaticano.

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