Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Stati Generali del Fumetto: zero anticipo, tante domande

beccogiallodi Alessandro Bottero

l discorso sugli “Stati Generali” procede a sprone un po’ meno battuto di prima, ma con interventi più ragionati e articolati. Ultimamente, e l’abbiamo riportato per completezza di informazione, è intervenuto nella questione Roberto Recchioni, sul suo blog, con quattro pezzi molto interessanti e in cui, concedetemelo, vedo parecchi punti di contatto con quanto detto qui sinora.

Vi rimando ai testi per una lettura completa, ma volevo citare un fatto, portato all’attenzione di tutti per la prima volta nei commenti all’ultimo pezzo scritto fino ad oggi, ossia “(Lavoro) Predatori e Boyscout”.

L’illustratrice Elisa M., dice nei commenti al post di Recchioni:

«C'era un punto in cui si diceva che è cattivo ogni aspirante che vende il suo lavoro per la metà dei soldi di un altro.

Detta così non si può discutere è senza dubbio vero.

Però aggiungerei un particolare... gli aspiranti fumettisti non hanno idea, quasi nessuno, di quanto gli spetti per il loro lavoro! e lo stesso i giovani illustratori.»

Ed è questa la cosa nuova. Ossia, si dice “chi lavora svendendosi, ossia offrendo il proprio lavoro ad una tariffa INFERIORE a quella degli altri, danneggia tutti e non deve farlo”.

Ok. Ma Elisa pone un problema concretissimo, che posso sintetizzare così (se l’ho capito): non esiste un TARIFFARIO UFFICIALE, in base a cui dire che qualcuno accetta lavori sottopagati, danneggiando tutti gli altri.
Mi spiego meglio.

 

Prima considerazione

Nessuno sa, come informazione ufficiale, pubblica e facilmente recuperabile, quanto paghino le singole case editrici.
O meglio, sui contratti delle case editrici c’è sicuramente scritto quanto è pagato il lavoro per cui ci si accorda, e chi lavora continuativamente con la casa editrice X sa bene quanto viene pagato. Ma NESSUNO lo dice mai pubblicamente o in modo chiaro, univoco e incontrovertibile.
E se questo vale per le grandi case editrici che vanno in edicola come Bonelli, Disney, e altre tanto più vale per le case editrici medio piccole da fumetteria o libreria di varia.
Ci possono essere ipotesi, presunzioni, chiacchiere, ma un tariffario esplicito, chiaro, univoco in base a cui chi si propone per un progetto sa quanto può chiedere, non c’è.
Allora dice giustamente Elisa: “come faccio a sapere che mi sto svalutando, eventualmente danneggiando gli altri, se non  so quanto è la tariffa degli altri?”

Seconda considerazione

Anche ammesso che un editore abbia un “tariffario” standard, le variabili sono ampie e variegate.
Se mi viene Sergio Toppi, e mi propone un’opera, gli offrirò un TOT, che si basa ANCHE sul nome, sulla fama, sulla storia del personaggio, e sulla prevedibile vendibilità o meno del prodotto.
Se subito dopo Sergio Toppi, viene un perfetto sconosciuto, esordiente, perché dovrei offrirgli la STESSA cifra che offro a Toppi? Come editore ho il diritto di calibrare la mia proposta in base a parametri soggettivi.
L’obiezione può essere “Certo, ma AL DI SOTTO di un minimo equo non devi scendere come editore, e l’autore non deve accettarlo”.
Perfetto. Ma chi stabilisce questo minimo?
Il mercato? Le case editrici “brave”?
Sì, perché tra gli addetti ai lavori ci sono case editrici “brave”, e case editrici “cattive”
E questo ci porta alla…

Terza considerazione

Sempre nei commenti a un posto di Roberto Recchioni, l’utente Macchidinchiostro, ovvero lo sceneggiatore di fumetti e di fiction TV Leonardo Valenti, dice questo:

«Capisco il senso del post. Ma a me non sono state offerte cifre tra i 1500 e i 4000 euro. Metto in campo due mie esperienze:
BeccoGiallo - 0 anticipo, solo royalties
Edizioni BD - 1000 euro (in due) e royalties un po' più alte»

Il commento lo trovate QUI


Ora, se una casa editrice “brava” come Beccogiallo, vista da tutti i nuovi autori della web-generation come interessante, proba, equa, e politically correct, offre (parole non mie, ma di uno che ci ha lavorato) ZERO euro come anticipo, mi spiegate in che modo potrebbe essere “cattivo ogni aspirante che vende il suo lavoro per la metà dei soldi di un altro”?
Ossia, io aspirante sono cattivo se vendo a Beccogiallo il mio lavoro per la metà di ZERO euro di anticipo?  O se accetto il 6% di royalties, invece del 10%?
Se una casa editrice “brava” come Beccogiallo, offre agli autori ZERO euro di anticipo, come si può accettare la META’ di zero?
E se una casa editrice come Beccogiallo offre ZERO euro ai suoi autori, ed è considerata “brava”, perché altre case editrici che offrono ZERO euro di anticipo sono considerate “sfruttatrici”?
Voi mi direte “Perché tu Bottero, come al solito, non capisci niente. Beccogiallo offre ZERO euro, ma poi ti fa una promozione della madonna, e il mio volume lo vedono in tutte le librerie”.
Sai che soddisfazione.
Lo sapete cosa vuol dire ai fini pratici che un volume sia presente in una libreria?

Nulla.

Ai fini pratici serve che il volume ENTRI in libreria, e poi sia VENDUTO.
Non che stazioni in libreria tot mesi, e poi sia reso INVENDUTO.
La cosa davvero interessante da sapere sarebbe non quanti volumi Beccogiallo (ma uso il loro nome solo per un esempio) vengano distribuiti nelle librerie, ma quanti siano RESI al distributore (oltretutto magari senza che il volume X venga mai SFOGLIATO).

Ossia la domanda da fare agli editori che vanno in libreria di varia con delle Graphic Novel (lo so, lo so…ora fa fico dire “I graphic novel”, ma l’articolo è mio e io dico le graphic novel.) sarebbe “Caro ciccio, dopo che hai distribuito 1000 copie (cifra indicativa) del bellissimo volume di Bottero in libreria, quante te ne sono tornate di RESA, dopo un anno?”

In questo modo si capirebbe DAVVERO quando l’editore “bravo” è riuscito a diffondere il nome.

Voglio sfatare un mito. Non è che siccome il volume a fumetti di Agostino Mezzaceppa della Ciccio salsiccio editore, è presente nella libreria Feltrinelli di Milano, allora TUTTI quelli che entrano nella libreria Feltrinelli lo notano, lo sfogliano, ammirano i disegni, la storia,  e si segnano il nome di Agostino Mezzaceppa, per seguirlo nelle sue future produzioni.

La MERA presenza nella libreria non serve a nulla.

Quindi quando uno dice “Il tuo volume verrà distribuito nelle liberie di varia” in realtà non dice nulla di effettivamente rilevante. Perché accanto al TUO volume, la libreria , quella settimana, ne riceverà altri 100.
Ma questo giusto per “contribuire ad ampliare la conoscenza del singolo”.

Riassumendo.

Prima considerazione:
non esiste un tariffario ufficiale dei lavori a fumetti, valido per tutte le case editrici, quindi non si può pensare che un esordiente sappia quand’è che si “svende” accettando “la metà di quello che prende un altro”, finché questo “altro” non ci dice quanto prende (o ha preso) lui.

Seconda considerazione:
gli editori hanno il diritto di praticare tariffe diverse, a seconda dei progetti proposti, sulla base di criteri soggettivi. L’autore X può essere pagato 10, e l’autore Y può essere pagato 20, o 5.

Terza considerazione:
siccome esistono editori unanimemente riconosciuti come “bravi” che offrono agli autori ZERO euro come anticipi, quant’è la metà di ZERO euro, così da capire quando un aspirante danneggia il lavoro altrui?

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