Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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La crisi e il sistema fumetto: l'analisi di Salvatore Primiceri

fieracrisidi Salvatore Primiceri*

In tempi di crisi é difficile trovare un settore che non stia subendo delle regressioni in produzione e vendita. I consumi, in qualsiasi ambito, sono drasticamente in picchiata, anche sui beni primari. Eppure sembra esserci un mercato più vivace che mai, é il fumetto, almeno a giudicare dalla continua nascita di nuove fiere. Le fiere di fumetto in Italia, da almeno due anni a questa parte, nascono come funghi. C'é da chiedersi il perché. E' un'esigenza del settore? E' davvero un segnale di prosperità editoriale e commerciale? Oppure é semplice "moda"? Oppure ancora é un arrivare come "caproni" troppo tardi rispetto ad un timido segnale di ripresa riscontrato fra il 2005 e il 2008?

Le domande possono essere molteplici, così come le risposte. Nel 2005 quando "inventai" Fullcomics insieme a Ivan Zoni e Valeriano Elfodiluce, ero convinto (e i fatti mi hanno dato ragione) di fare una cosa originale ed utile. La prima cosa da non fare era copiare una fiera da altri modelli esistenti solo perché funzionanti. Diedi così alla manifestazione una precisa identità, quella di dare spazio all'enorme bacino nascosto degli autori emergenti, autoproduzioni e piccola editoria. Si creò così una nuova fiera che si aggiungeva a quelle "storiche" e, se vogliamo, le completava distinguendosi. Sì perché Fullcomics andava a coprire e incentivare un'altra fetta di creatività e mercato del mondo del fumetto che fino ad allora non era stato molto considerato. Fullcomics poi capì l'importanza del rapporto con gli editori introducendo formule di partecipazione alla fiera molto innovative abbattendo più possibile i costi.

Fullcomics é l'ultima fiera di "prima generazione", una fiera cioé caratterizzata da una precisa "mission" tant'é che la "self area" di Lucca nacque proprio dopo Fullcomics, solo per fare un esempio della portata innovativa delle idee contenute nell'evento.

Oggi invece non sappiamo cosa abbiano di originale e in cosa le nuove fiere vadano a completare un settore già sfruttato al massimo e che forse non può essere così remunerativo per tutti i soggetti in campo.

Sia ben chiaro, tutte le manifestazioni hanno diritto di esistere, ci mancherebbe altro. Un evento può avere comunque una caratterizzazione culturale operando così nella giusta causa di diffusione della nona arte a livello artistico, educativo, culturale e sociale. Quello che mi chiedo é quali possano essere i benefici di un proliferare così ampio di fiere sia per chi organizza sia per chi vi partecipa. Qual'é l'immagine del mondo del fumetto che ne esce?

Innanzitutto si deve partire dal fatto che l'editoria é in crisi quindi non c'é alcun settore ricco da cui attingere risorse. La fiera può essere un'occasione di vendita e di diffusione di opere che eliminano il filtro della distribuzione e della selezione del commerciante di fumetteria.

L'editore porta i suoi volumi in fiera e i visitatori possono toccare con mano il prodotto, sfogliarlo ed eventualmente acquistarlo. Questo é un fattore positivo perché elimina la selezione che il commerciante fa nell'ordine da inviare al distributore escludendo, in tempo di crisi, soprattutto, tutti quei volumi che crede "difficili da vendere" e sono tanti. Vedo sempre più fumetterie concentrarsi solo su manga e gadgets. Tutto il resto é ordinabile, già ma da chi? Se uno il fumetto non lo vede, non lo sfoglia, non lo conosce, come fa ad ordinarlo? Ecco quindi che soprattutto per la piccola e media editoria e per le autoproduzioni, le fiere possono essere una manna dal cielo però non é sempre così.

Già perché le fiere devono anche essere ben strutturate e organizzate, devono seguire una linea e questa deve essere ben chiara a chi vi parteciperà. Inutile chiamare un editore se si sta organizzando una fiera di fumetti usati o di games, solo per vendere uno stand in più, per esempio. Poi ognuno é libero di parteciparvi ma é importante che l'identità e lo scopo dell'evento siano chiari a chi deciderà di investirvi dei soldini.

Recentemente ho visitato molte fiere "neonate" e devo dire che in diverse situazioni ci si trovava di fronte ad iniziative locali dove gli stand altro non erano che le fumetterie del paese e i collezionisti della zona. Poi mettici una cartoon band e qualche cosplayer ed ecco che qualcosa di dignitoso é "andato in onda". Peccato che così si rischia di "bruciare la piazza", come si suol dire.

Cosa rimane agli occhi di chi osserva da lontano (o anche da vicino)? La classica immagine che il fumetto rappresenti un diletto, un hobby, una cosa per bambini o per grandi poco cresciuti, insomma tutto fuorché un'arte di grande livello.

Ecco quindi la risposta. Il mercato dell'editoria ha bisogno di professionisti degli eventi che considerino il fumetto un business culturale (e perché no anche turistico) da far crescere sempre di più. Sedi, operatori, scelta dei target di riferimento, devono essere ingredienti fondamentali nell'organizzazione di una fiera o evento che non si riduca alla manifestazioe di "paese". Nulla può essere lasciato all'improvvisazione, c'é in gioco la credibilità del settore.

Tra le fiere che oggi salverei sopravvivono quelle "storiche" e ci sarà un motivo. Mi piace ovviamente Lucca perché é la madre di tutti gli eventi in grado di dimostrare quanto il fumetto possa far presa su pubblici diversi e numericamente importanti. Mi piace Mantova perché riesce a mettere in comunicazione gli editors con i giovani che ambiscono alle professioni del fumetto. Mi piace Napoli perché é in grado di esaltare l'importanza culturale del fumetto come arte e linguaggio dando valore alla storia del fumetto. Mi piace Rimini perché ha il merito di portare il fumetto in mezzo ad un vasto pubblico turista e generalista creando nuovi affezionati. Fondamentali anche Torino, Milano e Romics e poi, ovviamente, mi piace Fullcomics perché é l'evento dei giovani dal quale ogni anno sono nati nuovi autori approdati poi in importanti case editrici, perché é una manifestazione che ha un potenziale enorme per un innovativo rapporto tra editori e fiera, perché attenta alle nuove tecnologie e perché da ampio spazio ad autori e pubblicazioni difficili da trovare nella distribuzione ordinaria.

Tutto il resto é un qualcosa in più, a volte utile a volte no, almeno a mio parere che non é legge (per fortuna, diranno in molti). L'editore per muoversi sostiene costi importanti e se la "microfiera" nascente affitta gli stand a prezzi "fuori mercato" nuoce all'editore (che potrebbe non pareggiare i costi con le vendite) ma anche a se stessa (perché l'editore potrebbe non parteciparvi nuovamente) ed anche ad altri organizzatori qualificati (che potrebbero non investire su un territorio in cui é stato creato un precedente negativo). Quindi l'auspicio é che gli eventi fumettistici assumano sempre di più modalità professionali al pari di rinomate fiere del libro o festival culturali. Solo così si può dare slancio, vitalità, qualità e immagine ad un settore in crisi ma dalle grandi potenzialità e in cui operano straordinari artisti.

*Fumetto d'Autore continua il viaggio nella crisi e nei suoi risvolti sul sistema fumetto con una serie di articoli di addetti ai lavori. Dopo il primo articolo firmato da Paolo Accolti Gil di ItalyComics, vi proponiamo un altro contributo realizzato da Salvatore Primiceri, organizzatore di  Fullcomics e editore di Voilier Edizioni. Se rappresentanti di editori e/o fumetterie o altri addetti ai lavori volesserop artecipare alla discussione inviando un articolo, possono proporne e concordarne la pubblicazione scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Fumetto d'Autore vuole sapere cosa ne pensa il mondo del fumetto di come la crisi sta attanagliando l'intero sistema fumetto. (2-continua)

1 - L'analisi di Paolo Accolti Gil

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