Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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“Corto” circuito: Lele Vianello, Cubana e il fumetto d’avventura

lelevianellodi Marco Laggetta

In occasione dell’uscita, prevista per il prossimo 5 marzo, a Fullcomics, del volume Cubana, di Lele Vianello e Guido Fuga, pubblicato da Voilier Edizioni, Fumetto d'Autore ha intervistato Vianello, spaziando a tutto campo su una serie di temi di grande interesse: dalla lunga collaborazione con Pratt, all’eredità della scuola prattiana, passando per un’analisi delle sorti del fumetto d’avventura in Italia. Lele Vianello ha lavorato con Hugo Pratt  realizzando strisce o tavole per intero delle avventure di Corto Maltese, de Gli scorpioni del deserto, di Gesuita Joe, Cato Zulù, Wheeling e Morgan. Fra le varie storie di Corto Maltese realizzate in collaborazione tra Pratt e Vianello La casa dorata di Samarcanda, Tango, Le Elvetiche e Mu (ultima delle avventure del Maltese).

 

Cubana nasce nel “periodo svizzero”, a Grandvaux, vicino a Losanna. Lì, in una splendida casa sul lago Pratt si era stabilito dal 1984.  Ci puoi raccontare qualche aneddoto su quel periodo e su quella casa che si dice fosse una sorta di tempio del fumetto?

Più che un tempio era una casa bellissima, sembrava un progetto dell’architetto americano Frank Lloyd Wright, squadrata e inserita nella montagna, con delle terrazze magnifiche sulle quali ogni tanto facevamo l’asado, che è un modo di cucinare la carne tipicamente argentino. Si affacciava sul lago di Ginevra. Era un luogo suggestivo quanto isolato, a Grandvaux, nei pressi di Losanna, sul passo per Montreux, in mezzo ai boschi, un’oasi nel verde. Pratt aveva ottenuto il nulla osta per la realizzazione di una piscina, scavata nella montagna, ma decise di rivedere il progetto e ricavare, piuttosto, uno studio interrato. Quel che ne veniva fuori era una casa grandissima. Hugo si era trasferito lì con tutti i libri, considerando quella casa la sua residenza definitiva. Aveva lasciato la casa di Venezia, quella di Parigi e quella di Milano e si era stabilito lì portando tutto il materiale, gli studi, i progetti, facendola diventare una sorta di casa-lavoro stupenda. Lì aveva messo su una biblioteca di più di 30.000 volumi, ordinati in stanze in base al tema. Una stanza, ad esempio, conteneva solo i libri con tema “il mare”, un’altra quelli con tema “indiani d’america” e così via, un archivio monumentale che comprendeva tutti i suoi interessi di studioso e di narratore. Molti di quei volumi sono andati dispersi.

 

Di Hugo, negli ultimi anni, si è detto che fosse un massone, un cabalista, uno studioso di esoterismo. C’è qualcosa di vero in queste voci o è solo l’ennesimo personaggio che Hugo ha vestito nella sua lunga avventura?

Basta leggere Favola di Venezia per capire quanto l’esoterismo avesse permeato il vissuto e gli studi di Hugo. Nelle ultime storie di Corto Maltese la ricerca di Pratt era quasi esclusivamente orientata verso un simbolismo mistico. Si era iscritto alla Gran Loggia d’Italia e aveva fatto una lunga trafila fino ai gradi più alti. Negli ultimi anni diceva di aver ottenuto il grado di Maestro. Non ho mai capito se dicesse il vero, ma era affascinante.

 

Quanto è durata la lavorazione di Cubana?

Cubana nasce da una chiacchierata con Hugo nel 1993, ma l’idea viene ripresa e sviluppata solo nel 1997, per dare il via a una lavorazione che si concluderà nella primavera del 1998.

 

Quanto c’è di Pratt, dentro? E quanto di Vianello?

In teoria di Pratt c’è solo una piccola traccia: quella lasciata in fase di ideazione del progetto. In pratica c’è molto di più. C’è molto di Pratt perché c’è molto dell’insegnamento di Pratt in Vianello. Perché lavorando vent’anni con lui ho acquisito un modo di disegnare e di raccontare che è il suo. E non potrebbe essere altrimenti.

 

Quando si svolge la storia?

La storia è ambientata durante gli ultimi giorni della dittatura di Batista, a Cuba. C’è dentro Che Guevara, Hemingway, e c’è il boss della malavita cubana soprannominato “il Tigre”, legato ai servizi segreti americani, sul quale ci siamo documentati a lungo per farne una descrizione che fosse la più fedele possibile. Il protagonista è Cudd, un marinaio robusto e indisponente.

Chi è Cudd?

Cudd è un marinaio addetto ai trasporti, per la cui caratterizzazione ci siamo ispirati, almeno in parte, a Sven – L’uomo dei Caraibi di Pratt. Questa storia in origine doveve costituirne il sequel. Di lui sappiamo pochissimo, tranne che il suo nome ha origini gaeliche e vuol dire “nascosto”. E di nascosto, infatti, Cudd ha tutto un romantico ed avventuroso passato. All’inizio della storia fa la conoscenza di due loschi figuri, interessati a noleggiare la sua barca per un breve tragitto, fino a una zona paludosa della costa cubana. In cambio si offrono di dissequestrargli la barca e di saldare i suoi debiti di gioco. Cudd ha poco da perdere e tutto da guadagnare, quindi accetta.

Che il fumetto d’avventura venga restituito al più alto palcoscenico da chi è stato fra i protagonisti della sua più limpida stagione, lascia riflettere. Perché, secondo te, al contrario di quanto accade nel cinema o nei video games, il fumetto contemporaneo tende ad appiattirsi sul genere poliziesco, sulle detective story?

Beh…è un dato di fatto che la stragrande maggioranza dei lavori a fumetti prodotti in Italia negli ultimi anni abbia come protagonisti detective, ex detective e similari. Posso dire che c’è stato un momento di forte crisi sul versante delle sceneggiature per il fumetto, una sorta di ricambio generazionale che non è andato a buon fine. Alla fine gli editori non hanno trovato le forze che cercavano, magari perché nuovi modelli sono entrati nell’educazione dei giovani autori, modelli che ci erano estranei del tutto o in parte, penso alla televisione o a internet che, comunque, portano a un appiattimento nell’apprendimento, ma anche al fumetto giapponese che ha portato suoi propri valori, valori legati alla tradizione e alla cultura nipponica sostituendoli o mescolandoli ai nostri.

 

In una recente intervista rilasciata al magazine ActuaBD, lo scrittore Florian Rubis  parlava di te e di Guido Fuga come delle “persone che possiedono la conoscenza più intima dell’opera di Pratt” e si domandava perché non foste voi i continuatori delle sue serie, come probabilmente Hugo avrebbe voluto. Posso girarti questa domanda?

Le cose non sono andate come dovevano perché chi ha gestito l’eredita intellettuale di Pratt ha pensato ad altro, ha preferito concentrarsi su altre cose che non fossero il proseguo di quel lavoro di squadra. Io, di sicuro, non avrei mai disegnato Corto Maltese, perché sarebbe stato solo un contenitore vuoto. Corto era Pratt, le cose che raccoglieva in osteria o per strada, era la sua maniera di pensare e di raccontare, aveva la sua eleganza, il suo modo di comportarsi. Un altro discorso sono le storie minori, che poi minori non sono, come Gesuita Joe, Cato Zulù, Wheeling, Morgan, Gli Scorpioni del Deserto. Morgan, per esempio, è un personaggio bello che potrebbe raccontare ancora molto, non so…una guerra in Italia, la linea gotica, della pirateria nell’Adriatico alla fine del secondo conflitto mondiale, ma che non ha, naturalmente, l’immensa personalità di Corto Maltese. Toccare Corto significa scomodare un mito. Credo che Corto stia dormendo, un po’ come re Artù, in qualche isola della Bretagna, o sia insieme a Hugo. Comunque non credo sia da riproporre, qualunque sia il disegnatore e lo sceneggiatore, che poi è quello che avrebbe i maggiori problemi.

 

cubana

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