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- Scritto da tuttocartoni
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Conosciamo meglio la Round Robin
Presentativi ai lettori di Fumetto d’Autore.
La Round Robin è una casa editrice romana attiva dal 2004, nata dall'amore per le storie e cresciuta grazie alla testardaggine e all'incoscienza nell’accettare la sfida di un mercato già affollato. Dalla sperimentazione linguistica alle graphic novel alle pagine di denuncia, puntando tutto sulla qualità e la freschezza di giovani scrittori e sull’esperienza dei nostri giornalisti d'inchiesta.
Attualmente sono sei le nostre collane. Due di narrativa: la più classica (parole in viaggio); la più originale (fari) di sperimentazione linguistica e letteraria. Una di saggistica (fuorirotta) che affronta tematiche sociali del Novecento italiano. Una di graphic novel (libeccio) dedicata alle vittime delle mafie: “uomini come tanti che mai avrebbero voluto essere definiti eroi”. Una (corsari) che mescola generi più diversi. E l’ultima arrivata (babordo) dove la narrativa incontra la storia per spiegare i grandi fatti della recente storia del nostro Paese.
Con la collana Libeccio la Round Robin editrice, assieme all’associazione daSud Onlus, si propone di diffondere i temi dei diritti, della giustizia sociale e dell’impegno contro le mafie ricorrendo a un linguaggio immediato e trasversale: il fumetto. Il cosiddetto “graphic novel”, il romanzo grafico, è ormai uno strumento espressivo molto apprezzato che consente di spaziare dalla narrativa pura al giornalismo d’inchiesta passando per il reportage. La collana prevede la pubblicazione di una serie di fumetti su coloro che impropriamente vengono definiti “eroi” dell’antimafia. Più semplicemente racconta con un valore narrativo diverso e più accessibile la vita di persone che hanno deciso di non abbassare la testa di fronte alle cosche. Un racconto per immagini e suggestioni che mette in risalto la vita di persone normali, “antieroi” che sono il simbolo sano del nostro tempo, per consentire alla cultura del bene comune e della solidarietà di uscire dalla nicchia degli addetti ai lavori e raggiungere un pubblico ben più ampio, che vada anche oltre i confini delle regioni a tradizionale presenza mafiosa.
Quando e perché è nata la attività.
La nostra carriera di editori nasce nel 2004 con la pubblicazione del nostro primo romanzo “Il mio cuore ha 2 battiti”, ma nasce da un’amicizia e un’esperienza fatta assieme sui banchi dell’università. Il lavoro di Luigi, Lucia, David e Stefano, assieme ai tanti amici che ci accompagnano in questa avventura, nasce infatti da un’esperienza giornalistica dal nome Rivist@, mensile socioculturale d’inchiesta e informazione nato nell’Università di Roma Tre. Da questo nasce il portale d’informazione e di inchiesta Rivistaonline.com, che concorre alla nascita delle collana di saggistica ed anche delle graphic novel, che si contraddistinguono per il loro rigore giornalistico e per i contenuti aggiuntivi che sono testimonianze e ricordi di chi ha conosciuto gli uomini e le donne che vogliamo raccontare. Il nostro percorso nel mondo del fumetto inizia invece nel marzo del 2009, con l’uscita di “Don Peppe Diana. Per amore del mio popolo”, realizzato con l’associazione daSud per ricordare il parroco di Casal di Principe assassinato 15 anni prima.
Regalaci qualche aneddoto sulla vostra carriera.
Considerando la nostra produzione di fumetti uno dei momenti chiave è stata certamente l’uscita di “Don Peppe Diana”, la cui prima copia abbiamo voluto consegnare ai genitori del parroco che si è battuto contro la camorra. In occasione del quindicesimo anniversario dell’assassinio di Don Peppe l’associazione daSud e Round Robin hanno consegnato loro il fumetto, e il momento ha simboleggiato l’inizio di un percorso di memoria che stiamo compiendo assieme, e che vede oggi sei pubblicazioni, in ultimo quella dedicata all’imprenditore siciliano Libero Grassi, ucciso vent’anni fa dalla mafia, simbolo della lotta al pizzo e allo strapotere mafioso.
A quali progetti state lavorando attualmente?
Per quanto riguarda la nostra collana di fumetti proseguiremo la pubblicazione di storie dell’antimafia, con almeno tre nuove graphic novel per il 2012. Parallelamente lavoriamo ad una nuova collana che abbiamo definito anello di congiunzione tra il romanzo e il saggio. Si tratta di Babordo, che racconterà grandi e piccoli eventi del novecento in modo inedito, tra romanzo e inchiesta, invenzione letteraria e rigore giornalistico. “La bomba e la Gina (intorno a Piazza Fontana)” di Marco Codebò sarà la primo libro, che presenteremo a Roma in occasione di “Più libri più liberi”.
Quali progetti futuri vorreste realizzare?
Il futuro dicono sarà ebook e applicazioni per i vari modelli di pad. Noi le abbiamo realizzate e continueremo a farlo, ebook dei nostri romanzi e applicazioni iPad per i nostri fumetti (già pubblicate su iTunes Pippo Fava, Natale De Grazia, Lollò Cartisano). Vogliamo però continuare a fare libri, nel modo più classico e sperimentando contaminazioni e linguaggi nuovi.
Una cosa che rifareste e una che non rifareste nella vostra carriera.
Se ci fermiamo a guardare il settore e i numeri dei libri in Italia si finisce per capire che la produzione è sempre più ampia e i lettori sempre meno. Eppure rifaremmo tutto con lo stesso spirito, anche gli errori, che hanno concorso a farci crescere assumendo maggiore consapevolezza. Quello che continueremo a fare è cercare il contatto con i lettori, ascoltare le loro obiezioni e i loro complimenti. A questo proposito eventi come il Salone Internazionale di Torino, Più libri più liberi a Roma, o il Pisa Book Festival sono fondamentali, ed è per questo che vi partecipiamo da diversi anni. Per quanto riguarda il fumetto stiamo anche incrementando la nostra presenza ad eventi come il Comicon, Romics, o il Lucca Comics, ai quali fino ad ora abbiamo preso parte con esposizioni di tavole o presentazioni con gli autori.
La tua serie preferita?
Personalmente sono cresciuto con Bonelli. Mio padre appassionato di Tex mi ha passato questa passione, trasferita su Dylan Dog e Martin Mystère. Oggi siamo grandi lettori del genere graphic novel, che anche editori come Fandango o minimum fax producono, con un passione particolare per la collana di cronaca storica di Beccogiallo.
Il fumetto che avresti voluto disegnare tu?
Siamo legati attualmente, con la collana Libeccio, al tema dell’antimafia, ma ci sono tanti temi storico-sociali che mi piacerebbe aver tradotto in fumetto, forse in modo diverso da come è stato fatto o forse allo stesso modo. Sicuramente tra questi il G8 di Genova o l’assassinio di Federico Aldrovandi, eventi troppo semplicemente liquidati dalla stampa, se non fosse stato per la caparbietà di cittadini e giornalisti coraggiosi che ancora oggi indagano e hanno sete di verità.
Com'è il tuo rapporto con il web?
Il rapporto con il web è fondamentale, anche perché dal web, con Rivistaonline, viene la nostra esperienza. Siamo da subito su internet e da subito abbiamo attivato i canali di vendita online. Soprattutto per i piccoli editori è fondamentale oggi la presenza su internet e sui social network. Non potendo accedere ai canali di promozione pubblicitaria più costosi diventa uno strumento essenziale, ma anche potente nella comunicazione con il pubblico, con i lettori e con gli autori. Anzi colgo l’occasione per invitarvi a cercarci sul web, su facebook, twitter, youtube o flickr, insomma ovunque ci troviate.
Il palcoscenico è tutto tuo. Parole in libertà ai lettori di Fumetto d’Autore.
Vorrei chiudere tornando solo al fumetto, senza perdere di vista quella che sentiamo come responsabilità, quella di raccontare storie per non dimenticare, attività che l’associazione daSud, che ci accompagna in questa avventura, svolge lodevolmente da anni. Raccogliere e restituire alla collettività testimonianze spesso dimenticate, diffondendo “dal basso” la cultura antimafia e favorendo allo stesso tempo l’incrocio di esperienze e linguaggi. La scelta del fumetto, oltre che per una passione, nasce dall’attuale contesto, nel quale la società dell’immagine e della comunicazione veloce la fa da padrone. Non vogliamo però prescindere dal raccontare con rigore la verità storica, anche come responsabilità. “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”, diceva il giudice Borsellino. Nel ricordarlo quest’anno Don Luigi Ciotti, ha parlato, riferendosi ai giorni d’oggi, di “una malattia mortale, molto diffusa, che si chiama rassegnazione o delega”. Nel nostro piccolo cerchiamo di non rassegnarci e non delegare altri nelle storie che ci piace raccontare.







