Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
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Enzo D’Alò e il Diritto d’Autore a Bilbolbul 2012: il convegno dei soliti noti

associazione_illustratoriMoleskine #77

La rubrica più politicamente scorretta del fumetto italiano. Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.

di Giorgio Messina

Evidenziamo l’evidente perché qualcuno se lo vuole nascondere sotto il tappeto. Nel fumettomondo, la guerra tra bande si consuma anche cercando di appaltarsi in modo esclusivo argomenti e battaglie che, non appena i soliti noti ci hanno messo sopra il cappello, diventano d’improvviso emergenziali e degni della massima attenzione. Uno di questi argomenti, con annessa battaglia, è il diritto d’autore.

Il 2 marzo 2012, nell’ambito del festival bolognese Bilbolbul ci sarà un convegno sul diritto d’autore.

Questo il programma:

1. Le sfide del mercato e le problematiche che affliggono gli autori a livello globale

2. Rapporti con la committenza: professionalità ed etica, dalla tradizione al digitale e ai flussi di contenuti

3. La situazione legislativa e di mercato italiana in rapporto con quella europea

4. Le risposte possibili attraverso la co-operazione tra gli autori e le loro organizzazioni

5. Il Contratto per il Fumetto e i lavori in corso per la nuova AI

Questi i relatori:

Ivo Milazzo - Autore e Presidente AI - ASSOCIAZIONE ILLUSTRATORI ITALIANA

Paolo Rui - Autore e Presidente EIF - EUROPEAN ILLUSTRATORS FORUM

Enzo D’Alo’ - regista di film d’animazione

Raffaella Pellegrino - Avvocato esperta in diritto d’autore e proprietà intellettuale

Conduce e modera Luca Boschi, fumettista e giornalista

In un certo senso, Questo convegno, ad un anno e mezzo di distanza, raccoglie l’eredità fallimentare dei cosiddetti Stati Generali del Fumetto che, nell’estate del 2010, infiammarono come un fuoco fatuo il fumettomondo.

Facciamo un breve passo indietro. In molti forse non lo ricorderanno, ma fu il disegnatore Flaviano Armentaro ad accendere – involontariamente - il cerino protestando contro l’allora rinascente “Il Male” di Vauro Senesi per le condizioni che i senatori della satira proponevano agli autori emergenti per collaborare a riesumare uno zombie cartaceo satirico fuori tempo massimo. Le condizioni erano del tipo: "prima vi accollate il progetto e poi si vede se vi paghiamo". Sul “non ci sto” di Armentaro, altri ci misero sopra il cappello del “risveglio sociale”. In quei mesi estivi, e poi autunnali, si alzò un polverone che investì tutto il fumettomondo. Sembrava che nulla sarebbe stato più lo stesso nel rapporto autori-editori. Poi l’amaro risveglio. Gli Stati Generali culminarono in un incontro a Lucca Comics 2010 che fu un fallimento epico. Si risolse tutto in una riunione di condominio tra pochi intimi che invece di incontrarsi al solito bar lucchese, chiacchierarono in una giornata piovosa al coperto del Museo del Fumetto a ruota libera per tre ore, in cui si disse tutto e il contrario di tutto. Il resoconto dettagliato di quel viaggio allucinante nella mente di una manciata di autori e addetti ai lavori fiancheggiatori, tutti autoelettisi illuminate vestali del diritto d’autore e del rapporto autori-editori si può ancora leggere QUI (prima parte), QUI (seconda parte), QUI (terza parte) e QUI (ultima parte e conclusioni).

Ovviamente il fallimento della loro iniziativa gli illuminati riunitisi al MUF lo addebitarono a chi,- come noi - aveva osato criticare questa sgangherata armata brancaleone del fumettomondo che sembrava cercare di usare argomenti seri e importanti come cavalli di Troia per ottenere visibilità e pacche sulle spalle, se non addirittura gettoni di presenza. Il numero dei partecipanti a quel incontro dimostrò chiaramente che le pacche sulle spalle collezionate sul web erano abbastanza ipocrite, poichè poi nei fatti non corrispondevano alla reale partecipazione degli altri autori che nella maggioranza dei casi preferivano fare i crumiri, plaudendo on line le idee pseudosindacali dei colleghi in prima linea, ma preferivano, lontani dai riflettori, accordarsi sotto banco per la pubblicazione a qualsiasi condizione, perché, come disse qualcuno, “era un peccato tenere i libri a prendere la polvere nei cassetti”. Questi libri era meglio stamparli, mandarli in distribuzione e tenerli in libreria, il tutto magari accettando anche anticipo zero. Gli stessi nel mentre invocavano il giusto compenso da parte di editori cattivi e sfruttatori che non capivano quanto lavoro davvero ci fosse dietro un volume e quanto questo dovesse essere retribuito.

Gli illuminati si trasformarono così in Beati Paoli formato fumettomondo e si chiusero in una stanzuccia segreta del forum di Comicus a cui si poteva accedere solo previo invito degli illuminati stessi. Obiettivo: realizzare il chimerico contratto tipo. Era novembre 2010. Da allora, sino ad oggi, poco o nulla è cambiato. Al Napoli Comicon 2011 ci fu il tentativo di fare un'altra conferenza tra illuminati. Il risultato fu ancora una volta imbarazzante per scarsezza di pubblico partecipante, vuoto pneumatico di quasi tutti gli interventi, selezionati tra l’altro, tra amicizie e collaborazioni. Ma in quel incontro napoletano si annunciò prima che gli illuminati erano confluiti nell’Associazione Illustratori che così abbracciava anche i fumettisti trasformandosi "virtualmente" nella grande famiglia di Autori per Immagini.  Inoltre veniva anche annunciato che il mitologico contratto tipo, adesso sotto l’egida AI – ovvero "Autori Illuminati" - era ormai in dirittura d’arrivo, mancavano solo da mettere a punto dei dettagli sui diritti digitali. Erano gli ultimi giorni di aprile 2011. A Lucca 2012 al MUF a ereditare l’incontro dell’anno prima degli Stati Generali fu l’AI. Un'altra chiacchierata tra amici lontano dagli affollati bar lucchesi.

Nel frattempo Ivo Milazzo era stato eletto presidente di AI. Curiosa questa elezione del maestro Milazzo. Dopo Fullcomics 2011 era saltato fuori che Milazzo la battaglia sul diritto d’autore la faceva chiedendo gettoni di presenza di 500 euro... Perché si  sa che il diritto d’autore è una battaglia di tutti, ma si combatte meglio con il proprio portafoglio pieno?

Misteri buffi dei grandi maestri del fumettomondo. E così torniamo quindi al convegno prossimo venturo al Bilbolbul bolognese. Alla luce del programma e dei relatori, di mistero buffo ne uscirà un altro e quindi poniamo alcune domande.

 Visto che al convegno si parlerà di professionalità ed etica, è etico che Ivo Milazzo, ora presidente AI, in passato abbia chiesto 500 euro per presenziare ad un incontro sul diritto d’autore facendo le battaglie a gettone di presenza?

Perché in un convegno del genere non si invita, ad esempio, Salvatore Primiceri che è l’unico, fuori dal giro dei soliti noti, ad avere scritto e pubblicato un testo guida intitolato appunto “Il diritto d’autore nelle opere a fumetti”? Il Presidente Ivo Milazzo conosce molto bene Primiceri, visto che entrambi erano presenti all’incontro sul diritto d’autore a Fullcomics 2011 (QUI il resoconto). Viste le precise competenze di Primiceri in materia, avendo anche partecipato e organizzato dibattiti omotetici (a Fullcomics 2011 e a Rimini Comix 2011 per esempio...) sul dirirtto d'autore, come mai questa omissione di Milazzo che invece invita D’Alò?

(E dire che il libro di Primiceri contiene anche il modello di contratto di edizione commentato nel dettaglio, così come è commentata la legge sul diritto d’autore vigente in tutti i suoi articoli e aspetti... A proposito, in tutto questo, dove è sparito il SILF? Dobbiamo forse telefonare a "Chi l'ha visto?"?)

E qui scatta la terza domanda: se si parla di professionalità ed etica nell’ambito del diritto d’autore e nel rapporto editore(committente)-autore, Enzo d’Alò che ci fa tra i relatori?

Il regista del “La freccia azzurra” e “La gabbanella e il gatto”, celebrato come “ultimo baluardo dell’animazione italiana” da AFNews di Gianfranco Goria, nel 2000 fu protagonista della storia che segue. La documentazione qui riportata è tratta dal sito fumetti.org, che è sempre di proprietà Gianfranco Goria... !

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Comunicato Stampa

Fallimento della società Lanterna Magica Srl.

 Lanterna Magica, società che ha realizzato “La Freccia Azzurra” e “La gabbianella e il gatto”, fallirà entro settembre 2000 in seguito al conflitto tra i due proprietari e alle azioni intraprese da uno dei due, il regista Vincenzo D’Alò.

Il sig. D’Alò, che per mesi ha arrogantemente negato ogni confronto con i lavoratori e le organizzazioni sindacali rifiutando anche la mediazione offerta dagli Assessori alla Cultura di Regione, Provincia e Comune, il 20 giugno presenta al Tribunale di Torino una memoria nella quale prospetta il fallimento della sua stessa società.

Nel mese di luglio tre diverse società offrono a D’Alò 1 miliardo e 600 milioni per le sue quote.

Il 21 luglio il tribunale rimanda ogni decisione al 21 settembre.

Alla fine luglio D’Alò rifiuta ogni offerta di acquisto.

Il 3 agosto, il produttore Cecchi Gori facendo riferimento alla memoria presentata al tribunale da D’Alò, pretende la risoluzione del contratto che delegava a “Lanterna” la produzione esecutiva del film “Momo”. Contemporaneamente Cecchi Gori risolve anche il contratto per il film “Tempesta”, in grave ritardo produttivo per le inadempienze dello stesso D’Alò impegnato in altre lavorazioni.

A fine agosto la società “France Animation”, spaventata dall’ormai certo fallimento di Lanterna, recede dal contratto per la serie televisiva “Sopra i tetti di Venezia”.

Maria Fares amministratore della società, perse in un mese tutte le produzioni, dovrà chiedere lei stessa il fallimento di Lanterna Magica.

L’atteggiamento distruttivo e apparentemente masochistico di D’Alò, se considerato in rapporto a quello di Cecchi Gori (con il quale ha firmato almeno un’opzione per la direzione di film), potrebbe rivelarsi un piano ben orchestrato per ritardare l’entrata nel ricco mercato del cartoon di altri concorrenti, siano essi produttori o registi.

Mentre le sue équipe perdono il lavoro, Vincenzo D’Alò continua a fare il regista di “Momo” e “Tempesta” per Cecchi Gori… Con quale altra società?

La risoluzione dei contratti per la realizzazione di “Momo” e “Sopra i tetti di Venezia”, oltre a determinare una grave crisi di liquidità, ha impedito il pagamento degli stipendi e provocato il prossimo licenziamento di tutti i lavoratori.

Inoltre il fallimento di “Lanterna Magica” determinerà un radicale contrazione del polo dell’animazione torinese, circa 60 persone che lavoravano, come singoli o società, ai progetti di Lanterna Magica.

Purtroppo è stato inutile l’impegno profuso in questi mesi dai dipendenti che si sono impegnati a garantire la conclusione delle produzioni senza farsi intimidire dalle aggressioni verbali e i reiterati tentativi di Vincenzo D’Alò di affossare l’azienda.

Da Vincenzo D’Alò, regista di “La Freccia Azzurra”, “Pimpa”, “La gabbianella e il gatto” film che propongono il rispetto, la solidarietà e l’amicizia come valori irrinunciabili… ci saremmo aspettati una maggior coerenza tra i valori enfatizzati nei suoi film e le azioni nella vita.

 

f.to per SLC-CGIL   Gabriele Pietro                        f.to per FISTEL-CISL   Torchitti Antonio

(011-56.13.948 – 0335-59.99.778)                                  (011.56.21.077 – 0335.59.99.904)

 

 Torino 15 Settembre 2000

Cronistoria delle azioni che hanno portato al fallimento di Lanterna Magica.

 

Anno 1999

Il sodalizio tra i due soci della “Lanterna Magica”, Maria Fares e Vincenzo D’Alò, il primo Amministratore Unico e produttore esecutivo, il secondo regista, caratterizza in modo particolare la società: le decisioni, sia quelle strategiche (scelta dei progetti, politiche di sviluppo) sia quelle gestionali (formazione degli staff creativi, assunzione di personale, acquisto di attrezzature…) sono prese di comune accordo.

Dopo il grande successo di pubblico ottenuto dal film “La gabbianella e il gatto”, i due soci decidono forti investimenti in progetti, locali, attrezzature e personale per adeguare le risorse esistenti all’espansione della società: il progetto di sviluppo prevede la produzione di un lungometraggio all’anno e di una serie televisiva ogni due anni, come richiesto dai committenti (RAI, Cecchi Gori, Taurus…).

Le produzioni in corso sono i lungometraggi “Momo”, “Tempesta”, “Aida”, la serie televisiva “Sopra i tetti di Venezia” e il pilota di “Pinocchio”. Sono inoltre in via di definizione una serie di altri progetti.

Verso la fine dell’anno, alcune aziende del settore e in particolare un grosso gruppo finanziario e un produttore e distributore cinematografico, manifestano un forte interesse ad entrare nel capitale di Lanterna per potenziarne le capacità produttive e preparare il terreno per la quotazione in borsa.

Tale accordo avrebbe permesso a Lanterna di diventare produttore economico garantendosi, di conseguenza, una più ampia autonomia nelle scelte artistiche e di gestire in proprio tutti i diritti legati ai cartoon che produce (merchandising, home video, cd room, editoria...)

Iniziano le contrattazioni tra i due soci (Vincenzo D’Alò e Maria Fares), e i soci potenziali:

in questi preliminari, Lanterna Magica è valutata 7/10 miliardi circa.

 

Gennaio-Febbraio 2000

Il regista Vincenzo D’Alò è colto dai dubbi.

Scopre che vuole fare solo film “artigianali” e, dice, “non voglio vendermi a Berlusconi”; la sua società deve continuare a fare esclusivamente il produttore esecutivo (solo per Cecchi Gori?).

Sicuramente D’Alò, non riesce a realizzare una sintesi tra il suo essere regista e al contempo produttore e teme di non poter più “controllare” una società in rapido sviluppo.

Il primo risultato che ottiene è di impedire che la sua società firmi il contratto per il film “Aida” di Guido Manuli.

I ripensamenti di Vincenzo D’Alò rendono improvvisamente inutili gli investimenti già fatti in immobili, strutture, attrezzature e personale, e determinano una forte esposizione bancaria.

Inoltre D’Alò, che dal Novembre ‘99 si è occupato quasi esclusivamente di “vicende personali”, ha causato un forte ritardo nei tempi di lavorazione di “Momo”, la cui uscita, prevista per Natale 2000, inizia a divenire improbabile.

In forte ritardo è anche il pilota di “Pinocchio” commissionato dalla RAI. Praticamente interrotto il film “Tempesta”, che doveva essere terminato per Natale 2001.

Analoghi problemi si ripercuotono sulla produzione della serie televisiva “Sopra i tetti di Venezia” ma, fortunatamente, sono mitigati grazie alla disponibilità degli altri registi della serie, in particolare Silvio Pautasso.

 

Fine Febbraio-Aprile 2000

Lo scontro con l’altro socio, Maria Fares, produttore esecutivo e Amministratore Unico di Lanterna, si fa insanabile.

Pur di salvare Lanterna Magica dal conflitto in corso, la sig.ra Fares propone di cedere le proprie quote in cambio dell’acquisizione del film “Aida”. In alternativa offre 2 miliardi per acquistare la quota di proprietà di D’Alò cui lascerebbe comunque le produzioni dei film “Momo”, “Tempesta” e “Pinocchio”.

D’Alò rifiuta senza controproposte.

Inizia una lunga ed estenuante trattativa sotto le reiterate minacce di D’Alò di liquidare la società pur di non lasciarla ad altri.

Gli esacerbati toni del conflitto instaurati da D’Alò, determinano le prime dimissioni tra il personale.


Maggio-Giugno 2000

I dipendenti chiedono ai due soci di aprire un confronto con i sindacati, si offrono come mediatori e, per risolvere il conflitto societario, danno la disponibilità a rilevare una quota della società: ottengono l’assenso della sig.ra Fares ma D’Alò si oppone ad ogni dialogo.

D’Alò rifiuta con arroganza perfino l’incontro-mediazione richiesto dagli Assessori alla Cultura di Regione, Provincia e Comune; infine interrompe ogni trattativa per la divisione dell’azienda.

Nel frattempo la banca chiede il rientro dei prestiti.

Con forte ritardo è portato a termine, per la RAI, il pilota del film “Pinocchio”.

Il film “Momo” è sempre più in ritardo, l’animazione, che per scelta del co-produttore tedesco viene effettuata a Taiwan, procede con lentezza e lo stesso D’Alò, che sta ancora rimaneggiando la sceneggiatura, ne è insoddisfatto.

Vincenzo D’Alò presenta a Cecchi Gori il trailer del film “Momo”, all’insaputa del socio e della sua équipe.

Problemi di liquidità obbligano Maria Fares a vendere i diritti del film “Aida”.


20 Giugno 2000

Vincenzo D’Alò, con una memoria al tribunale fallimentare di Torino, ipotizza il fallimento della sua stessa azienda.


Luglio 2000

Maria Fares presenta al giudice fallimentare la sua memoria difensiva: il giudice il 21 luglio rimanda ogni giudizio di merito al 21 settembre, probabilmente per dare l’opportunità ai due soci di trovare un accordo.

Le sofferenze di liquidità grazie alla vendita dei diritti di “Aida” sono state ripianate, ma eventuali mancati pagamenti da parte dei produttori possono generare rapidamente una situazione di grave debito.

Le scenate telefoniche, gli atteggiamenti tracotanti, gli atti di maleducazione costanti di D’Alò e della sua compagna nei confronti della sua équipe provocano le dimissioni di alcuni componenti dello staff organizzativo e del direttore di produzione.

Da mesi, per non incontrare i dipendenti D’Alò entra nella sua azienda solo più di notte e nei giorni festivi.

Tre importanti società del settore, separatamente, offrono 1 miliardo e 600 milioni per l’acquisto della quota societaria di Vincenzo D’Alò. E’ inoltre garantita la cessione, a Cecchi Gori della produzione esecutiva dei film “Momo”, “Tempesta”.

La trattativa con i legali di D’Alò sembra a buon punto.

Dopo mesi di insistenti richieste, Maria Fares ottiene un incontro con il legale e un dirigente della Cecchi Gori in relazione ai ritardi del film “Tempesta”.

La sig.ra Fares dichiara che è disponibile sia a cederne la produzione esecutiva sia a portarla a termine con un nuovo regista.

La scelta è totalmente delegata al produttore Cecchi Gori. Avutone notizia, Vincenzo D’Alò aumenta a 3 miliardi e 500 milioni la richiesta per la cessione delle sue quote. Chiede inoltre 1 miliardo e 500 milioni di danni morali (sic!!) e chiede un compenso anche per abbandonare la co-regia della serie “Sopra i tetti di Venezia”, sulla quale è in larga parte inadempiente.

Con queste richieste ogni trattativa diventa impossibile. Ai dipendenti può essere versato solo un minimo acconto dello stipendio.

A causa della memoria presentata da D’Alò al tribunale e della situazione pre-fallimentare instauratasi, la società non può onorare i propri debiti sia con i fornitori sia con le società di servizi per l’animazione che lavoravano al film “Momo” e alla serie “Sopra i tetti di Venezia: le sofferenze finanziarie determinatasi in tal modo possono creare gravi problemi ai singoli e alle società del polo dell’animazione di Torino e Milano.

 

Agosto 2000

La Cecchi Gori che, nonostante i solleciti, non ha pagato oltre 700 milioni, il 3 Agosto recede dal contratto per la realizzazione di “Momo”.

La rescissione del contratto di “Momo” viene giustificata con la presentazione al Tribunale di Torino della memoria in cui D’Alò prospettava il pericolo di fallimento per la società.

Nello stesso giorno rescinde il contratto del film “Tempesta” e intende riconoscere solo 1/10 delle spese fin qui sostenute (L. 160 milioni rispetto a 1 miliardo e 600 milioni).

France Animation, preoccupata che il conflitto si possa ripercuotere sulla serie “Sopra i tetti di Venezia”, mette in discussione il contratto che la lega a Lanterna: la più ambiziosa serie televisiva mai realizzata in Europa, proposta a suo tempo dalla RAI, perde il maggior realizzatore italiano.

Il 9 Agosto, via fax, D’Alò conferma di aver consegnato a Cecchi Gori copia integrale dei materiali di post-produzione. In tal modo egli ha sottratto all’azienda la possibilità di pretendere da Cecchi Gori il pagamento dei debiti.

Il 30 Agosto Maria Fares comunica ai dipendenti e alle organizzazioni sindacali che la mancanza di commesse e la conseguente sofferenza finanziaria rende impossibile il pagamento degli stipendi e degli arretrati e improcrastinabile la richiesta di fallimento per la società Lanterna Magica.

Entro il mese di settembre sarà presentata al tribunale di Torino la richiesta di fallimento di Lanterna Magica: entro il mese, il curatore fallimentare licenzierà tutti i dipendenti della società.

Lanterna Magica, che nell’autunno del ’99 era stata valutata 7/10 miliardi rischia, nella migliore delle ipotesi, di essere valutata in sede fallimentare poche centinaia di milioni.

f.to per SLC-CGIL   Gabriele Pietro                        f.to per FISTEL-CISL   Torchitti Antonio

(011-56.13.948 – 0335-59.99.778)                                  (011.56.21.077 – 0335.59.99.904)

Ps: da quello che mi risulta Bilbolbul è una manifestazione finanziata anche da fondi pubblici, sarebbe abbastanza curioso se la presenza di D’Alò al convegno sul diritto d’autore la pagasse il contribuente… oltre il danno anche la beffa? A meno che non sia stato invitato per sentire la campana di chi è contro...

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