Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Paolo Interdonato: spari d’inchiostro a salve su Andrea La Provitera e Nicolò Storai

fattadimusicaMoleskine #52

La rubrica più politicamente scorretta del fumetto italiano. Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.

di Giorgio Messina

Se c’è da sbucciare un’arancia per qualcuno non mi tiro mai indietro. La vitamina C favorisce l’onestà intellettuale. E se c’è da sbucciare un’arancia per Andrea La Provitera e Nicolò Storai lo faccio ben volentieri. A ciascuno il suo, diceva Sciascia. Gli spari d’inchiostro, poi, francamente mi rimbalzano e il più delle volte sono colpi a salve che titillano solo l’onanismo intellettualoide di chi produce deflagrazioni da petardi pensando che siano roboanti esperimenti di superiorità critica che il popolino bue non può capire. Al massimo può essere ignaro complice.

Succede che nella noia bloggesca ferragostana delle nuvolette disegnate, Paolo Interdonato, pseudocritico del fumettomondo, molto radical e poco chic, noto ai più come Spari d’Inchiostro, intellighenzia del fumetto fattosi uomo, barba, anarchia bollita e penna sparalesta, si inventi un libro che non esiste: Amy Winehouse – Fatta di Musica di Andrea La Provitera (testi) e Nicolò Storai (disegni), introduzione di Mario Luzzato Fegiz, pubblicato da Becco Giallo.

Ovviamente il fuoco di sbarramento di Spari d’Inchiostro, la vera “anema e core” dell’operazione “intellighente”, è nella recensione del libro fasullo. Scrive Interdonato:

«Mi sono stupito allora quando, sul banco dell’ultima feltrinelli visitata prima di valicare il confine nazionale per le meritate vacanze, ho trovato un libro a fumetti che ne racconta la vita, la morte e le opere (di Amy Winehouse – ndr). Lo fa in modo frammentario, indicando puntualmente gli alti e i bassi di una vita consumata in fretta, tra eccessi e sofferenza.

Gli instant book sono libri costruiti al volo da editori rapaci che innestano carta nelle viscere ancora calde di un cadavere fresco. Vengono scritti in un paio di notti insonni da professionisti della tastiera che non temono google, gli strafalcioni e le ripetizioni. Farli a fumetti è più difficile, perché il prodotto richiede tempi di disegno che, se compressi troppo, si traducono in pagine tirate via. E mica tutti possono permettersele.»

Alla fine ne esce fuori invece solo un modestissimo “anema e cozze” servito in sciapa salsa Interdonato. Il resto è pesca della paranza e per ammiccare agli amici del giro. In fondo il buontempone che ha anche lui intravisto il libro in autogrill o nella Feltrinelli sotto casa si trova sempre a reggere il gioco. Lo “scherzo” è presto smascherato. Il giorno dopo, gli Spari d’Inchiostro, con la scusa di buttare acqua per spegnere l’incendio, si trasformano invece in benzina sul fuoco. Interdonato esce allo scoperto ammettendo che si è trattata della «recensione di un libro che non esiste. E’ un tentativo di satira e, anche, un esperimento.» Continua l’autore della zingarata formato blog in stile “amici miei” (ma in solitaria visto che gli amici sono rimasti a casa a fare le grigliate di ferragosto):

«Ho recensito un libro che non mi interesserebbe, edito da una casa editrice che reputo progettualmente agghiacciante, scritto disegnato e prefato da gente il cui lavoro preferisco ignorare.

Ho trovato quella copertina in un buzz di google e mi sono stupito a chiedermi come avessero fatto a produrlo in tempi così compressi. Poi ho capito che era un fake e ho riso, alle lacrime, per un quarto d’ora. Poi mi è venuta voglia di immaginarmi cosa ne avrebbe potuto scrivere un recensore di graphic novel.

E’ venuta fuori una cosa strana:

un libro chiaramente merdoso,

edito con approccio mangiacadaveri,

realizzato da professionisti che, almeno in quel caso, si dimostrerebbero disposti a molto, se non a tutto, pur di avere un libro con il loro nome in copertina,

recensito da un critico pompinaro che non ha paura di spendere le parole arte, poesia e onirismo, parlando di merda (che descrive puntualmente, enfatizzando la sua mertitudine).

Ieri, mentre cercavo di fare satira, ho fatto – incosapevolmente – un esperimento.»

Ovviamente Interdonato cerca di allontanare da sé la paternità della bufala. Così ci propina la narrativa del “fake” già bello e pronto trovato casualmente in un anfratto della rete che gli ha suggerito la presunta goliardata al sapore di buzz di Google (ci sono cose che voi umani non potete nemmeno immaginare). Interdonato cerca a questo punto anche di smorzare le polemiche ricevute mettendo in piedi anche una chiave di lettura fintamente autoironica. In fondo anche lui stava facendo satira della critica di settore inscenando un “critico pompinaro”. Certo. Come no. Peccato che la difesa d’ufficio dell’ironia e dell’autoironia crolli miseramente su queste precedenti parole: «disegnato e prefato da gente il cui lavoro preferisco ignorare». E Interdonato preferisce ignorare questa “gente” a tal punto che ne fa addirittura oggetto di satira. Insomma un esempio da manuale di superiorità che genera la perculata. Ti ignoro a tal punto che ti prendo pure in giro. Certo. Come no. E noi abbiamo l’anello al naso così il cacciatore che usa gli Spari d’Inchiostro ci può prendere meglio in catene e mostrarci fiero come fiere alla fiera dell’Est.

Storai e La Provitera hanno tutta la nostra solidarietà, perché hanno pienamente ragione a lamentarsi di chi definisce un loro volume (anche se ipotetico) come «realizzato da professionisti che, almeno in quel caso, si dimostrerebbero disposti a molto, se non a tutto, pur di avere un libro con il loro nome in copertina». Inventato o reale, non ha più importanza, quando accanto ad un volume con il nome di un autore si accosta  il giudizio di “marchettaro”. Anzi, il fatto che sia un volume inventato è un’aggravante. Questa non è satira. Questi sono insulti mascherati da satira. Sono insulti per chi fa del fumetto un mestiere artigiano da cantastorie per immagini. È vero, sul piano critico e prettamente tecnico si possono fare parecchie sottolineature a La Provitera e a Storai e alle loro ultime opere. Ma sin qui la storia editoriale di questi due autori non dimostra affatto che siano autori disposti a molto o a tutto pur di avere un libro con il proprio nome in copertina. Se proprio Interdonato voleva fare satira, sarebbe bastato essere più oculato nel vaglio dei nomi degli autori da vergare sulla copertina fasulla di un volume che non esiste e non esisterà mai. Ce ne sono parecchi infatti di autori che cambiano editore come cambiano calzoni perché l’importante è avere un libro nuovo da presentare alle più importanti fiere del settore due volte all’anno.

A chiudere la sparata d’inchiostro basterebbe dire che Storai e La Provitera, da veri e propri outsider, sono arrivati con le loro forze sino a Rizzoli-Lizard (Il primo è partito dalla precedente gestione di NPE, il secondo da Cronaca di Topolinia). Sempre che anche Rizzoli-Lizard non sia, secondo Interdonato, un editore “progettualmente agghiacciante” come Beccogiallo.  E sarebbe buffo che l’Interdonato pensasse questo, perché la sua satira gli si ritorcerebbe contro. Perché Paolo Interdonato nel 2010 ha firmato 27 brevi prefazioni per altrettanti volumi allegati al “Corriere della sera” e alla “Gazzetta dello sport”. «Tutta questa fatica – come racconta lui stesso - era riservata a una collana dedicata a Corto Maltese poi estesa ad altre opere di Hugo Pratt». E lo sanno anche i sassi nel fumettomondo che Rizzoli-Lizard è soprattutto tutto quello che porta la firma di Hugo Pratt. Che ridere. Che satira. Da una mano Interdonato ha preso (in positivo) da Rizzoli-Lizard, per restituire adesso (in negativo) a due autori emergenti della stessa casa editrice. Non sfugge notare a questo punto che l’Interdonato invece di usare il facile paravento della satira avrebbe potuto formulare le stesse “critiche” contro Beccogiallo, La Provitera e Storai senza bisogno di mettere in mezzo una ridicola farsa mal gestita.

E chi segue Fumetto d’Autore sa bene che qui non siamo mai stati di mano leggera con Beccogiallo, ma qualsiasi nostro rilievo è  sempre stato improntato alla cavalleria rusticana e al confronto. Inventarsi un libro che non esiste alla maniera di Interdonato per attaccare editori e autori con la scusa di fare satira fa venire voglia di sbucciare un’arancia. Come già detto, la vitamina C favorisce l’onestà intellettuale. E rende invulnerabili agli spari d’inchiostro a salve.

Ps: Chissà come mai in questo caso non si parla dell’uso di metodi paralogici che hanno creato l’antisemitismo. Forse perché Storai e La Provitera non sono amici dell’esimio Professore Barbieri e non sono nemmeno amici degli amici?

Pps: L’iniziativa di Interdonato non ha mancato di suscitare l’ilarità della Rockstar del Fumetto Italiano. Perché si sa, siamo tutti Recchioni con il buon nome degli altri.

Ppps: i due "ps" precedenti erano tutta satira, casomai non si fosse capito.

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