Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Manuel Fior vince anche il Premio alla Cialtroneria, glielo assegna il Corriere della Sera

cinquemila_chilometriMoleskine #49

Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore, ma non solo.

Manuel Fior vince anche il Premio alla Cialtroneria, glielo assegna il Corriere della Sera

di Giorgio Messina

Nel fumettomondo ci si lamenta spesso che i media generalisti e i grandi giornali si occupano poco delle nuvolette disegnate e se lo fanno è (quasi sempre) con poca competenza. Succede però che anche gli astri nascenti del fumettomondo come Manuel Fior riescano a fare delle figure barbine quando hanno a che fare con i giornalisti professionisti. Perché una cosa è vincere tutti i premi del fumetto possibili tra l’Italia e la Francia, una cosa è invece sapere essere dei veri professionisti quando si ha che fare con una testata come il Corriere della Sera.

Ricapitoliamo.

In una intervista rilasciata al Corriere della Sera (ne avevamo parlato nel Moleskine domenicale #02), dopo avere vinto il Gran Premio ad Angouleme con "Cinquemila chilometri al secondo", Manuel Fior, spiegava così la superiorità del fumetto d’autore rispetto a quello seriale:

«Blankets ha fatto capire che l’unione di disegni e parole poteva raccontare una storia compiuta, come un film o un romanzo, ma in modo diverso. È un’altra cosa rispetto ai fumetti seriali che di solito sono di genere, polizieschi o di fantascienza... Il fumetto autoriale può parlare di tutto, di qualsiasi aspetto della realtà, anche delle vite delle persone. Dylan Dog, Tex, Diabolik vanno benissimo, ma con i fumetti si può fare anche altro».

E sulla sua prossima opera svelava:

«Una storia ambientata nell’Italia del 2050. Un po’ di fantascienza di anticipazione: racconto come una famiglia qualunque reagisce alla notizia che una civiltà extraterrestre ha cercato di contattare invano la nostra. Non ci sono astronavi, sono incuriosito dalla dimensione intima della storia. Come Steven Spielberg in Incontri ravvicinati del terzo tipo, che parla sì del contatto con gli alieni visto però con gli occhi di una famiglia che esplode. È il senso del sublime: una scena piccola di fronte a uno scenario immenso. Uso la fantascienza come una macchina da presa molto lontana, per parlare del quotidiano con più distacco». Dopo i gialli, gli ocra, i blu e i viola di Cinquemila, il nuovo romanzo sarà in bianco e nero, come le fotografie di Cindy Sherman».

Insomma, per Fior al fumetto seriale è negato saper raccontare con quel “senso di sublime” che è appannaggio esclusivo del fumetto autoriale. E sin qui nulla di nuovo sotto il cielo del fumettomondo. Le baggianate sulla superiorità del fumetto d’autore (oggi “evolutosi” in Graphic Novel perché i fumetti sono roba per bambini…) rispetto al fumetto seriale riempiono le discussioni, anche illustri, tra addetti ai lavori e lettori da almeno trent’anni.

Però succede che Fior successivamente smentisce la sua intervista rilasciata a Stefano Montefiori, giornalista del Corriere della Sera e corrispondente da Parigi per il quotidiano più diffuso d’Italia. E per farlo si affida ad un commento su House pf Mystery, il blog di informazione curato da Luigi Siviero.

«Colpa mia inesperienza – spiega Fior -, il giornalista ha editato una lunga chiacchierata molto informale e poi ci ha ricamato come gli pareva giusto.» E ancora: «Nell'articolo compare: "racconto come una famiglia qualunque reagisce alla notizia che una civiltà extraterrestre ha cercato di contattare invano la nostra." Non so cosa dire, nel libro non succederà niente di tutto ciò.»

Noi riportavamo tutto questo nel Moleskine #33 con la seguente considerazione: “E dire che ormai, proprio per evitare questi problemi, ma anche per comodità, i giornalisti che un tempo prendevano fitti appunti, oggi invece registrano le parole dell’intervistato su supporto digitale”. Ma a Fior non basta smentire, e così nel suo intervento su HoM bacchetta anche la stampa generalista che si è occupata di lui, dei suoi libri e dei suoi premi: «Purtroppo la stampa a grande livello appiattisce e nel peggiore dei casi travisa dei contenuti specialistici per farli digerire ai lettori neofiti (in questo caso del fumetto), potete immaginare con quale mio disappunto.».

E noi chiosavamo: “non ci è chiaro perché Fior sembra che non abbia scritto al Corriere della Sera per chiedere la rettifica dell’articolo che lo riguarda ma abbia preferito affidare le sue smentite ad un commento su House of Mystery.” Sì, perché là fuori, fuori dal fumettomondo, funziona proprio così. Se un giornale (o qualsiasi mezzo di informazione) ti intervista e ritieni che ci sia da precisare qualcosa perchè pensi che le tue parole (registrate) sono state fraintese, lo fai presente al giornalista che ti ha intervistato e scrivi una lettera al mezzo d’informazione che ha pubblicato l'intervista.

Fortunatamente il tempo sa essere galantuomo e qualche settimana dopo Stefano Montefiori si accorge dei commenti di Fior e scrive la sua replica a quest’ultimo sempre su House of Mystery. Ve la riportiamo:

Buongiorno a tutti, sono Stefano Montefiori, il giornalista del Corriere della Sera che ha scritto l'intervista a Manuele Fior. Scusate il ritardo, ma per caso mi accorgo della diatriba di qualche settimana fa.

 

1) Chiacchierata informale? Io e Fior abbiamo parlato di fumetti a casa sua bevendo un bicchiere di vino, non ero travestito da giornalista (dovevo presentarmi con pipa, bretelle e lettera 22?) e abbiamo preferito darci del tu. Quindi informale, sì. Ma lo scopo dell'incontro era un'intervista sul Corriere della Sera, opportunità della quale Fior sembrava ben contento. Fior non l'avevo mai visto prima, gli avevo scritto un'email qualche giorno prima qualificandomi come corrispondente del Corriere della Sera a Parigi e chiedendo, appunto, un'intervista.

Comunque, chiacchierata informale ma registrata tutta, dall'inizio alla fine, con il telefonino sul tavolo e riascoltata poi - come faccio sempre - per riportare esattamente quanto Fior mi aveva detto.

 

2) Non mi sono inventato nulla e confermo le frasi attribuite a Fior. Il quale, se fosse stato in buona fede, avrebbe comunque potuto lamentarsi prima con me, vista anche la cordialità del nostro incontro, e poi scrivere una lettera al giornale chiedendo una precisazione, che - giustificata o no - gli sarebbe stata concessa.

 

3) Fior preferisce cavarsi dall'impaccio di avere scontentato qualcuno con le sue dichiarazioni, incolpando me. Troppo comodo e davvero poco serio.

 

4) Fior dovrebbe decidere se rivolgersi solo ai suoi pari, cioè autori, blog e riviste specializzate in fumetto, o se accettare anche l'interessamento dei biechi media generalisti.

Certo, i primi sono puri e all'altezza, i secondi appiattiscono, come no. I secondi, però, vendono 500 mila copie al giorno, una pagina del Corriere della Sera dedicata a un fumetto può fare moltissimo per le vendite, e Fior lo sa bene.

Quindi l'intervista la accetta, solo che finisce col dire cose che lo mettono in difficoltà nel suo ambiente. Allora che fa? Mica protesta con il giornalista e il giornale, no. Lì, silenzio. Ma nei blog specializzati, quelli dove ha problemi, dice che il "giornalista non ha capito". "La stampa ha frainteso". Eccerto, eccolo già capo di Stato vittima della stampa faziosa

 

5) Lo scopo dell'intervista non era affatto creare polemica. Al contrario. Tutto è nato con uno spirito di sincera curiosità e ammirazione, e il desiderio di fare conoscere un autore che aveva appena ottenuto un importante successo, senza volontà di nuocergli ma nella speranza di aiutare, casomai, un talento. Tutto qui. Un articolo poi può piacere o non piacere. Ma non si accusa in giro il giornalista di essersi inventato le frasi, senza dirglielo e senza protestare con il giornale.

 

ps. Negli ultimi 10 mesi ho intervistato tra gli altri Michel Houellebecq, il premier francese François Fillon, il candidato socialista François Hollande, l'editore Antoine Gallimard, gli scrittori Mathias Enard, Stèphane Hessel, Roberto Saviano, Saphia Azzeddine, Julia Kristeva, Marek Halter, il filosofo Michel Onfray etc. etc. Tutti con lo stesso metodo, lo stesso registratore e la stessa attenzione garantita a Fior. Tutti loro mi hanno ringraziato; solo lui si è lamentato, ma non con me.

Dopo il Gran Guinigi a Lucca, dopo il Grand Prix ad Angouleme, dopo il Gran Premio Fullcomics a Piacenza, dopo il Micheluzzi al Napoli Comicon, Fior vince un altro premio. Al Corriere della Sera gli assegnano il Gran Premio alla Cialtroneria.

Ps: finchè si continuerà ad atteggiarsi da elite di una provincialissima riserva indiana, con la puzzetta sotto il naso e con la convinzione che sono gli “esterni” ad avere l’anello al naso, il fumettomondo dei Fior non è destinato ad andare molto lontano, perché per un autore non parlano solo i Premi o i libri, ma anche certi comportamenti.

Avviso ai lettori: lo scandaletto al sole promesso per questo numero 49 slitta al numero 50 di questa seguitissima rubrica che svela le magagne del fumettomondo. E siccome il destino sa essere davvero beffardo a volte, vi anticipo che il protagonista del prossimo moleskine è uno dei principali estimatori di Fior…

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