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Polemiche su Napoli Comicon 2011: rispondendo a Laura Scarpa

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Moleskine #41

Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.

Polemiche su Napoli Comicon 2011: rispondendo a Laura Scarpa

di Giorgio Messina

A proposito delle polemiche nate attorno all’ultimo Napoli Comicon e la querelle sui Premi Micheluzzi nelle librerie Feltrinelli, sul blog di Roberto Recchioni, Laura Scarpa interviene così, tirando in ballo il sottoscritto:

«parlo per me: giornalismo è certo più complesso, ma giornalismo in rete – lo sappiamo – è affrontare argomenti e dare voci, meglio con una parte di critica, di analisi, certo.

Ma non è giornalismo quello di Messina, che riporta sì la raccolta firme per allontanarci dal castello e essere riuniti, ma non che questa raccolta era stata fatta come gesto, ma anche con grande amicizia. Un documento poco autoritario, con disegnino e battuta finale dedicata alla figlioletta di ALino. Insomma, se è inesatto quello che Comicon dice (ma quale fiera dice che ha avuto problemi o meno affluenza o altro? NESSUNA) e mi sento offesa e manipolata da una citazione come quella, anche se legalmente non inesatta... e se è vero che gli editori erano insoddisfatti è anche vero che lo sforzo Claudio e gli altri lo fanno, in un luogo non facile e con un comune poco presente... e con la crisi che sta complicando a tutti la vita.
Feltrinelli forse un po' bidonare, vittorie cantate facilmente (siamo tutti assai facili a cantare le vittorie), ma davanti a questi problemi ci mettiamo a discutere se questo è giornalismo? Leggetevi le cose in rete, leggete le riviste stampate e vedrete cosa non è giornalismo, a bizzeffe. Compreso chi infila verità deformandole . meglio allora dare semplicemente voce con domande non toppo scomode.
e poi sì, c'è un problema nel mondo del fumetto, lo si vede anche a livello di recensioni, siamo tutti più o meno amici. È un difetto da salottino, ma se fossimo tutti nemici sarebbe pure più una merda... :)»

Cara Laura,

Mi tiri in ballo a sproposito. Non ho deformato alcunché. Nel raccontare la tua raccolta firme, non solo faccio giornalismo, ma faccio il giornalismo del tipo più cristallino, ovvero la cronaca per testimonianza diretta, visto che anche io sono uno dei firmatari della petizione da te promossa in chiusura del Napoli Comicon.

Stupisce dunque abbastanza che un addetto ai lavori come te, con trenta anni di esperienza nel fumetto, direttrice di Scuola di Fumetto e di Animals, affermi che per avere riportato la notizia della tua petizione io non avrei fatto giornalismo.

Anzi se proprio dobbiamo dircela tutta, è abbastanza curioso che sei la prima tu a non avere mai parlato sinora della tua stessa iniziativa di raccolta firme, omettendola anche nel tuo resoconto sul blog di Animals.

Poi, se devo essere sincero, mi sconcerta un po’ l'idea di giornalismo che esce dal questo tuo commento: «meglio allora dare semplicemente voce con domande non toppo scomode».

Che succede, cara Laura? Era meglio che la faccenda della tua raccolta firme al Comicon non uscisse fuori e rimanesse tra i corridoi ventosi del castello e dell’edizione più brutta e dimessa degli ultimi anni? Eppure tu stessa, dopo quest'ultimo Comicon, scrivevi che: «I demeriti, ben ripartibili, sono quelli di autori ed editori pigri, è la mancanza di sforzi comuni.». Una petizione non è forse uno sforzo comune? E perchè gli sforzi comuni dovrebbero essere nascosti pubblicamente?

Le raccolte firme mi pare che ancora servano per ottenere qualcosa. La tua aveva l’obiettivo di chiedere che gli editori andassero tutti a Oltremare l’anno prossimo perché l’insoddisfazione regnava sovrana a chiusura del Comicon. Una raccolta firme, tra l’altro, non è un gioco di società tra amici del fumettomondo a fine fiera per dare pacche sulle spalle agli organizzatori. Una petizione è una cosa seria, con valore legale anche. L’autorevolezza e l’autorità di una petizione, poi, la forniscono i firmatari, e alla tua raccolta firme, oltre a quasi tutti gli editori presenti in quel momento a chiusura del Comicon, mentre giravi per gli stand a raccogliere le loro firme, ha aderito persino Luca Boschi, direttore artistico dello stesso Napoli Comicon, segno lampante che davanti a certe situazioni l’amicizia passa in secondo piano.

Quindi mi è ancora più incomprensibile il perché cerchi di disinnescare la tua stessa iniziativa prima nascondendola e poi, quando salta fuori, ammantandola di “grande amicizia” e privandola della sua autorevolezza, e finendo con l’accusare me che ho dato la notizia di non fare giornalismo.

Ma siccome le domande scomode sono il sale del (vero) giornalismo, a questo punto sorge spontaneo chiederti: ma la petizione l’hai fatta mai vedere all’organizzazione? Che ti hanno risposto? Non credi che tutti quelli che hanno firmato (come me) la tua petizione fatta con “grande amicizia” adesso abbiano il diritto di sapere che fine hanno fatto le loro firme, come sono state effettivamente usate e che risultati hanno prodotto?

La debacle di visitatori a Castel Sant’Elmo– e il conseguente ridimensionamento degli incassi per tutti gli editori presenti – è il risultato di scelte sbagliate dell’organizzazione del Napoli Comicon. E queste scelte sbagliate non hanno nulla a che vedere con l’amicizia, perché non è con l’amicizia che si pagano stand e spese.

E sempre commercialmente parlando, credo che poco importi a chi ha perso soldi o ha incassato poco al Comicon della simpatica battutina con disegnino sulla figlia di Alino (che non ho il piacere di conoscere). L’organizzazione del Comicn ha problemi con le istituzioni, la logistica, e la crisi? Mi dispiace, ma in fondo sono affari loro. Sono imprenditori che vivono del loro lavoro di organizzatori. Non sono un ente di beneficenza e il biglietto per entrare al Comicon non lo regalano, così come non regalano gli stand. La favola che nel fumettomodno siamo tutti sulla stessa barca, che siamo tutti "grandi amici", è, a mio modesto avviso, un grande inganno, una verità deformata per usare le tue stesse parole, tanto è vero che il Comicon ha fatto 35000 visitatori con relativo incasso, ma a Castel Sant’Elmo di quei 35000 visitatori se ne sono visti passare molti ma molti di meno. Proprio perché c’era la crisi non aveva alcun senso dividere il Comicon in un salotto esclusivo per amici e anime belle del fumetto a Castel Sant’Elmo e a Oltremare creare la macchina popolare attira pubblico e stacca biglietti (leggi anche QUI).

Quindi, continuo a non capire. Vogliamo entrambi che il Napoli Comicon abbia un unica sede per gli espositori, ma perché un addetto ai lavori come te, che si vanta di avere trenta anni di onorata carriera, che dirige Scuola di Fumetto e Animals, se ne va in giro per gli stand del Comicon a raccogliere firme per poi, quando la faccenda salta fuori, derubricare il tutto ad una dimostrazione di “grande amicizia” accusando me di non fare giornalismo perché ne ho parlato?

Cara Laura, non sarebbe stato da parte tua molto più serio che ti fossi presa, anche pubblicamente, le tue responsabilità per avere promosso una petizione (contro i tuoi grandi amici) invece di tirare in ballo me a sproposito? E, poi, se erano tuoi grandi amici perché hai promosso un’iniziativa contro di loro? Avresti potuto presentare le tue lamentele senza metter in mezzo altri. Adesso la cosa è diventata scomoda? Direi che se così fosse è un problema tuo, io non ne ho solo dato notizia. Cerca però di rispettare il mio fare giornalismo, come io ho sempre rispettato il tuo, perché, cara Laura, come si dice a Napoli: ca' nisciuno è fess.

Per quanto riguarda il caso dei volumi vincitori dei Premi Micheluzzi assenti dalla Feltrinelli contrariamente a quanto annunciato ufficialmente dal Comicon, parli di vittorie cantate facilmente. Nessuna vittoria, anzi è una sconfitta per il fumetto quella, ma era una notizia e andava data, a maggior ragione perché scaturita dalla segnalazione di un lettore deluso per esseri recato alla Feltrinelli di Roma e non avere trovato nulla di quanto gli era stato promesso. Non ci dovremmo mai dimenticare, infatti, che sono i lettori che comprano i libri a fumetti e pagano i biglietti delle fiere.

Concludendo, cara Laura, in questo piccolo fumettomondo non è tutto un gioco, non è tutto all’amicizia e se si mettessero un attimo le attestazione di "grande amicizia" da parte e si iniziasse a chiamare le cose con il proprio nome eviteremmo tanta cialtroneria e io mi eviterei la miseria intellettuale di chi prima fa le cose e poi quando le racconto dandone notizia, vuole fare passare me per quello che non (sa) fa(re) giornalismo.

Ps: quando uscì il comunicato del Comicon che raccontava che gli editori erano soddisfatti, noi di Fumetto d’Autore ti mandammo una mail per chiederti cosa ne pensavi, proprio perché avevi promosso la raccolta firme. Noi ci hai mai risposto. Adesso abbiamo scoperto che ti sei offesa. Ma tra amici, si sa, basta una pacca sulla spalla e passa tutto.

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