Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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3 appunti di metodologia critica del fumetto e dintorni

moleskine-piledi Giorgio Messina

Moleskine #33

Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore, in ritardo e per questo di martedi inoltrato e sotto forma di:

3 appunti di metodologia critica sul fumetto e dintorni

1 – La non obbligatorietà della citazione delle fonti e della rettifica

Un paio di Moleskine indietro, avevamo preso all’amo il “professore” Matteo Stefanelli (ricercatore dell’Università La Cattolica di Milano che si occupa del medium fumetto), mentre ancora aveva le mani nella marmellata guasta del citazionismo creativo e senza nemmeno l’ausilio del cucchiaino adatto, ovvero la corretta citazione della fonte di riferimento. Per farla breve, l’accademico aveva contestato il Corriere della Sera in merito ad un articolo sul terremoto in Giappone, contrastando la citazione di Nausicaa presente nel pezzo con una di Goldrake così: «Che poi Miyazaki non sia Go Nagai, e queste catastrofi naturali non si vedano (in Nausicaa la catastrofe è generata da uomini e guerre; in Goldrake o Violence Jack di Nagai, invece, è la natura ad essere indomabile e distruttiva), non fa nulla, l’importante è alludere. All’insegna di un classico “è come nei manga”.»

Prontamente abbiamo segnalato al diretto interessato l’(involontario) esercizio di critica creativa da lui messo in atto, e lo Stefanelli ha dapprima ammesso subito (probabilmente nella foga della risposta) l’uso della fonte che gli avevamo già rintracciato anche noi nell’articolo a sua insaputa:

«Leggerò leggerò. E se vuoi entriamo in dettaglio: naruralmente goldrake e violence jack non trattano il tema con lo stesso approccio né con la stessa estensione. Tieni presente che l’episodio n. 15 di Goldrake – quello cui mi riferirei se entrassi in dettaglio – fu inedito in Italia. Trovi tutto qui:
http://www.ilcapoluogo.com/site/Rubriche/Arte-Cultura-e-Spettacolo/Il-terremoto-in-Giappone-visto-attraverso-anime-e-manga-45419
»

MA poi, dopo essersi letto l'articolo, il "professore" Stefanelli ci ha anche dato ragione successivamente così:

«Hai ragione, se sono i Vegani quell’episodio di Goldrake è un riferimento sbagliato: ben felice che qualcuno faccia fact-checking. Meglio limitarsi a Violence Jack.»

Ma il “professore”, forse affetto da quella distrazione con cui per luoghi comuni si indicano solitamente gli accademici, non si è limitato, come ci indicava, a Violence Jack e nel suo articolo su IlPost.it - oggetto del conquibus -, la citazione errata di Goldrake campeggia ancora lì, al rigo 6 del quarto capoverso.

Eppure non era molto tempo fa che lo stesso Stefanelli appoggiava la polemica di Luca Sofri – direttore de IlPost – che rimproverava La Repubblica on line per l’utilizzo “disinvolto” (come dice lo stesso Stefanelli) dei contenuti altrui in rete e della assenza della citazione delle fonti. In quell’occasione Stefanelli aveva vergato queste tre semplici regole auree:

Primo: «citazione parziale e moderata dei contenuti»

Secondo: «link alle fonti»

Terzo: «abbandono di qualunque pretesa di intangibilità dei propri, di contenuti»

In un solo articolo invece, il nostro accademico, non solo è riuscito a ricordarci quale distanza incolmabile ci sia sempre tra il predicare bene e il razzolare male, ma è anche riuscito a creare un interessante precedente di "non-obbligatorietà di citazioni delle fonti" e di "non-obbligatorietà della rettifica", pur ammettendo l’errore. Il tutto sulla stessa testata che ci ha fatto pure una campagna contro questo tipo di situazioni. E non contento di ciò, sempre dal suo blog, lo Stefanelli, successivamente ad essere stato piccionato da Moleskine, si è messo pure a bacchettare Linkiesta, sempre a proposito del Giappone, così: «Il titolo “Coraggio giapponesi! ve lo dice Mazinga” mi è sembrato uno dei titoli più stupidini del mese, ingiustificabile per una buona testata come questo giovane sito.»

E la citazione errata di Goldrake non è ancor più stupidina e ingiustificabile del titolo de Linkiesta, "Professore"? E che fine ha fatto? Nascosta sotto il tappeto, che sempre secondo i luoghi comuni, non manca mai nello studio di ogni accademico che si rispetti?

.

2 – L’obbligatorietà della recensione tra amici e collaboratori

Andrea Mazzotta (aka Il Glifo), direttore editoriale di Nicola Pesce, a proposito del volume “Cleo” di Valentino Sergi e Mirka Ruggeri (Voilier Edizioni), scrive sul suo blog: «questa recensione, dentro di me la vivevo  come una gravidanza non desiderata. (…) Eppure, la dovevo scrivere, perchè il suo autore, Valentino Sergi, è un amico e un collaboratore.»Moving Pictures (NPE), ovvero dell’editore con cui entrambi collaboraro. Beninteso, non ci sorprende lo scambio di recensioni all'interno della stessa scuderia. Niente di male, ci mancherebbe. A destare interesse è però il vedere scritto nero su bianco il “dovere" espletare questo tipo di pratica, funzionale al domino delle pacche sulle spalle e delle recensioni. Partita la prima tessera, ne seguiranno altre a formare il mosaico.

3 – Giornalisti wannabe o Fior non ancora sbocciato?

Nell’ultimo Moleskine Domenicale avevamo commentato alcune dichiarazioni di Manuel Fior (fresco vincitore ad Angouleme) al Corriere della Sera. Ora succede che il Fior, da quel di Parigi, smentisce molto di quello che ha detto in quella intervista rilasciata a Stefano Montefiori. In sostanza Fior accusa Montefiori di essersi inventato di sana pianta intere sue dichiarazioni: «Colpa mia inesperienza, il giornalista ha editato una lunga chiacchierata molto informale e poi ci ha ricamato come gli pareva giusto.» E dire che ormai, proprio per evitare questi problemi, ma anche per comodità, i giornalisti che un tempo prendevano fitti appunti, oggi invece registrano le parole dell’intervistato su supporto digitale. Continua Fior: «Purtroppo la stampa a grande livello appiattisce e nel peggiore dei casi travisa dei contenuti specialistici per farli digerire ai lettori neofiti (in questo caso del fumetto), potete immaginare con quale mio disappunto.» E arriva la parte che, metodologicamente, più fa riflettere. Scrive Fior a proposito del suo prossimo libro: «Nell'articolo compare: "racconto come una famiglia qualunque reagisce alla notizia che una civiltà extraterrestre ha cercato di contattare invano la nostra." Non so cosa dire, nel libro non succederà niente di tutto ciò.» Quindi il giornalista si sarebbe inventato di sana pianta un’intera trama del prossimo libro di Fior con tanto di particolari specifici. A questo punto la domanda sorge spontanea e legittima: davanti a cosa ci troviamo? Davanti ad un giornalista che cova nel suo segreto velleità autoriali da wannabe del fumetto e sublima questa sua aspirazione scrivendo addirittura, da ghostwriter indesiderato, le trame dei futuri fumetti degli autori che intervista? Oppure siamo davanti da un Fior ancora  non pienamente sbocciato in materia di comunicazione con un media a larga diffusione come il giornalone di Via Solferino? Non sarebbe il primo. Una volta Roberto Recchioni, la rockstar del fumetto italiano, a proposito di una situazione simile occorsagli scrisse: «confrontarsi con gli accondiscendenti (e spesso amatoriali) giornalisti fumettistici è una cosa diversa dal fare quattro chiacchiere con quelli dell'informazione generalista della carta stampata... mi devo fare più scaltro e usare strumenti di comunicazione meno fraintendibili.»

Alla luce di ciò, in questo caso specifico sarebbe interessante sapere che ne pensa Montefiori, autore dell’articolo del Corsera, a proposito delle esternazioni di Fior. Infatti non ci è chiaro perché Fior sembra che non abbia scritto al Corriere della Sera per chiedere la rettifica dell’articolo che lo riguarda ma abbia preferito affidare le sue smentite ad un commento su House of Mystery. E qui non ci è chiaro nemmeno perché a Luigi Siviero, deus ex machina di HoM, davanti alle smentite del più bel Fior del fumetto italiano, non sia venuto nemmeno un ragionevole dubbio su questo valzer delle smentite e si sia premurato a titolare: "Manuel Fior vittima delle invenzioni del Corriere della Sera". E se invece fosse Montefiori a essere vittima delle invenzioni di Fior?

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