Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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La posta del cuore di Kamandi e Jack Kirby + botta e risposta con A.Di Nocera

kamandiMoleskine #30

Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore. in forma di posta del cuore e con una risposta corsiva e tutto questo eccezionalmente di giovedi.

La posta del cuore di Kamandi e Jack Kirby

di Giorgio Messina

È commovente vedere come dopo l’ultimo articolo dedicato alla Golden Age che una certa critica presume di conoscere (rigorosamente senza saperne praticamente nulla) escano fini intenditori di della filologia di Jack Kirby. Dove fossero costoro quando i vari Duma e i vari Nigro scrivevano sciocchezzuole in merito alla Golden Age in generale e alla Golden Age kirbyana in particolare non è dato saperlo. Ma siccome Fumetto d’Autore è ormai famoso per fare voce alle minoranze di tutti i tipi (facendo anche una strappo alla regola secondo la quale le domande si fanno scrivendo per mail alla redazione e firmandosi nome e cognome, come accade in tutte le testate giornalistiche del mondo, anche sul web), oggi rispondiamo al quesito posto dall’Agente Quiller.

Scrive costui in un commento al precedente articolo:

Buongiorno, guardate che la riconducibilità di Kamandi alla storia "The last enemy" è acclarata ALMENO dal 1997, nell'articolo "Kamandi's Origin" di John A. Modica proprio su The Jack Kirby Collector (n.17). Fra l'altro l'articolo è anche leggibile su Google Books! L'avete sparata grossa...

Rispondo:

Caro Quiller,

innanzitutto complimenti per il nick. Quiller Memorandum è ancora oggi un bel film e la sceneggiatura di Harold Pinter regge bene il passare degli anni, nonostante le società segrete naziste da scoprire e sgominare, siano state, oggi, tutte soppiantate dal pericolo incombente e internazionalmente riconosciuto del drago di Arcore per buona pace di Gheddafi. Bunga Bubga docet. Ma torniamo alla filologia kirbyana.

Su Jack Kirby Collector 17, come da te giustamente segnalato, esiste l'articolo di John Modica. Verissimo.  Ma come è altrettanto verissimo che Modica sia stato bellamente ignorato dalla critica, soprattutto da quella più celebrata. E soprattutto qui in ITALIA, dove nessuno ha mai detto nulla sulle origini di Kamandi, fino a che noi non abbiamo posto il problema all'attenzione dei lettori. Ed anche in America l'articolo di Modica non era stato mai ripreso da nessuno prima ad ora.

Infatti su "Jack Kirby Collector 40," altro numero dedicato a Kamandi e pubblicato nel 2004, la tesi di Modica non viene minimamente considerata, nemmeno da Mark Evanier, reiterando l'idea che Kamandi sia stata una risposta al film “Planet of the apes” e che la genesi della serie sia da ascriversi integralmente alla volontà di Carmine Infantino di sfruttare la popolarità del film tratto dal romanzo di Pierre Boulle.  Sempre nel numero 40 di “Jack Kirby Collector”, nell'articolo di Mark Evanier "Jack f.A.Q.", si dice solo che Kirby su Alarming Tales «had done a story that was not dissimilar to his new idea». Ma Evanier sbaglia, perché in quella sede cita  "Logan's Next life", una storia dove un uomo si reincarna in un cane (anche questa storia è pubblicata su "Jack Kirby Sci-Fi Golden Age Collection" di Cagliostro E-Press).

Allora delle due ipotesi che seguono, una:

- o Evanier si è sbagliato nel citare il titolo, ma intendeva "The Last Enemy", ossia la storia in oggetto, e nessuno ha mai corretto l'errore, fino ad ora.

- oppure Evanier intendeva davvero citare "Logan's Next Life", e in questo caso è stato da noi corretto un errore più grave, citando correttamente la storia che ha realmente ispirato 14 anni dopo, il mondo di Kamandi, come anche John Modica conferma.

Quindi, rendiamo onore a John Modica di aver dato il giusto peso alla storia “The Last Enemy”, nell'origine di Kamandi, ma rimane il fatto che in Italia, e anche in America, nessuno prima, tranne lui, aveva collegato The Last Enemy a Kamandi. anzi, diciamo chiaramente che nessuno l'ha preso in considerazione per tutti questi anni, né al di qua, né al di là dell’oceano.

Quindi non vedo dove sia "l'averla sparata grossa”. Abbiamo svolto un servizio filologicamente corretto ed ineccepibile, affermando davanti ai lettori italiani un dato corretto e storicamente inattaccabile, rivendicandone la scoperta e arrivando anche a pubblicare questo piccolo gioiellino kirbyano inedito , dimostrando, così, che del “King” della Golden Age c’è ancora molto da scoprire.

Invece di dire "l'avete sparata grossa", mi sarei aspettato, non dico un ringraziamento da parte di chi ama davvero la storia del fumetto, ma quantomeno i complimenti per avere contribuito a scrivere la storia (mondiale) della filologia kirbyana. Ma mi sono ritrovato invece l’anonimo omonimo di un agente che combatte in un vecchio film fantomatiche associazioni naziste. Vabbè, a ciascuno il suo, diceva Sciascia, che forse Kirby non sapeva nemmeno chi fosse.

Mi diverte, comunque, constatare ancora una volta come la voglia di attaccare per partito preso Fumetto d'Autore (e quello che noi di Fd'A facciamo anche al di fuori di Fd’A), prevalga sulla realtà dei fatti, anche quando questi sono inoppugnabili.

Constato ancora più divertito che quando la critica cialtrona si inventa pure una personale versione di “The Dark Knight Returns” di Miller, gli agenti Quiller dei miei stivali latitano… chissà come mai… Misteri della filologia del fumetto che, di sicuro, presto un nuovo anonimo agente Quiller ci rivelerà. Lo spirito di Jack Kirby è avvisato.

Per quanto riguarda me, quando ho scritto che abbiamo messo «su carta una scoperta filologica che non è mai stata menzionata nemmeno nei numeri della rivista “Jack Kirby’s Collector”, sinora massima autorità  in termini cronofilologici di “The King”» ho sicuramente peccato di eccessiva foga. Pubblicare una storia di Kirby inedita e di questa importanza non capita tutti giorni. Soprattutto quando ci si confronta con critici come Evanier, una delle massime autorità critiche kirbyane. E purtroppo di solito da queste parti invece si è costretti a confrontarsi con dei Nigro, Duma e Di Nocera qualsiasi.

Chiedo scusa ai lettori e faccio ammenda per la mia foga.

Riapriamo la questione. Alessandro Di Nocera (il sedicente critico che cambia arbitrariamente le storie a fumetti) utilizza i commenti, come l'Agente Quiller di cui sopra (i due evidentemetne saranno amici) per inviarci il suo contributo alla discussione. Il Di Nocera, come sempre, è abbastanza refrattario alle regole che però da altre parti, quando vi collabora, vede applicate. Dovrebbe sapere, infatti, visto che collabora con La Repubblica on line (cronaca di Napoli) quale è l'uso dei commenti di una testata on line e come si fa a inviare la risposta ad un articolo. Ma vabbè, transeat. Per un Di Nocera qualsiasi si può fare anche un eccezione una volta tanto.

Scrive Di Nocera:

Avete rivendicato una scoperta e/o posto per la prima volta un problema davanti ai lettori italiani?

Vi sbagliate di grosso.

Nel 2008 la Planeta DeAgostini mi affidò l'incarico di redigere i redazionali dell'omnibus del Kamandi di Jack Kirby.
Ecco quanto si trova scritto nel pezzo a mia firma che introduce il volume (dal punto di vista editoriale probabilmente uno dei migliori mai licenziato dal colosso spagnolo in Italia, in quanto la supervisione era interamente nostrana):

"L’epopea futuristica e distopica nella quale Kamandi -che una definizione inquietante indica da subito come “l’ultimo ragazzo sulla Terra”- finisce suo malgrado catapultato, trae origine da molteplici suggestioni.
Gli studiosi dell’opera kirbiana mettono in evidenza, per esempio, come il nome “Kamandi” derivi dal titolo di una striscia giornaliera -“Kamandi of the Caves”- che The King aveva progettato nel 1956. Un ipotetico mondo dell’anno 2514 dominato da cani, tigri e topi intelligenti e umanizzati -assai simili a quelli poi concepiti per il serial targato DC- era apparso, inoltre, nel racconto “The Last Enemy” che Kirby aveva disegnato nel 1957 per la rivista “Alarming Tales”.
Al di là, però, di queste idee sicuramente seminali, è assodato che il concept di “Kamandi” trae il suo spunto di partenza dalla trama di un film del 1968, Il Pianeta delle Scimmie, un blockbuster diretto da Franklin J. Schaffner che nel 1972, a meno di cinque anni dalla sua prima uscita nelle sale cinematografiche, è già riuscito a generare ben tre sequel mentre sono in lavorazione un quinto capitolo e una serie televisiva.
Il successo riscosso dalle pellicole scaturite dall’omonimo romanzo del francese Pierre Boulle è tale da muovere un vasto merchandising che include vari adattamenti a fumetti proposti sia dalla Gold Key Comics che, in seguito, dalla Marvel. La premessa commerciale e artistica del “Kamandi” di Kirby sembra pertanto ancorata anche alla precisa volontà editoriale di Carmine Infantino e della dirigenza della DC di cavalcare in qualche modo l’onda di un franchise del quale non sono riusciti a ottenere i diritti.
Il Re -che contamina  la sostanza de Il Pianeta delle Scimmie con robusti riferimenti ai romanzi di H.G. Welles, da La Macchina del Tempo a L’Isola del Dottor Moreau- sceneggia, disegna e supervisiona la serie fino al numero 38, abbandonandola definitivamente dopo aver curato la sola parte grafica di altri due albi."

E inoltre, a proposito del Kirby della Golden Age (articolo d'appendice al volume "Kamandi"):

"Nel 1936, Kirby entra a far parte del Lincoln Newspaper Syndacate, lavorando ad alcune strisce a fumetti per i quotidiani e a illustrazioni per manifesti. Passa poi, all’inizio degli anni Quaranta, a svolgere il ruolo di intercalatore per i cartoons di Popeye prodotti dagli studi Fleischer. Un’esperienza che abbandona subito poiché gli ricorda l’impiego in fabbrica da lui tanto aborrito.
? così che colui che in futuro verrà definito come The King entra a far parte del laboratorio di Will Eisner e Jerry Iger, impegnato a produrre storie a fumetti di ogni genere per i comic-books e i giornali.
Il contatto con un gruppo di professionisti destinato a entrare a far parte integrante della storia culturale americana stimola Kirby a dare il massimo di se stesso, inducendolo a un positivo rapporto di competizione ed emulazione.
Dopo un anno, la prospettiva di un ottimo salario spinge il disegnatore ad andare a lavorare per Victor Fox, titolare di un’agenzia che lancia numerosi personaggi a fumetti. ? in questo ambiente che l’ex ragazzaccio del Lower East Side conosce Joe Simon, scrittore, disegnatore, letterista e supervisore di provata capacità; abile contrattatore e perfetto esponente di un’avanzata middle class. I due riescono a trovare il giusto affiatamento professionale e, dopo aver lasciato il Fox Features, approdano alla Timely Comics di Martin Goodman, prima incarnazione di quella che, negli anni Sessanta diventerà la Marvel Comics.
La Seconda Guerra Mondiale è appena esplosa; tiene banco nel Paese il dibattito sulla necessità di intervenire nel conflitto e così il duo artistico dà vita a Capitan America, un atletico Zio Sam chiamato a lottare contro le forze dell’Asse. Sulle pagine della collana “Captain America Comics” Kirby incomincia a fare sfoggio di quelle prospettive dinamiche, di quella forza cinematica, di quella capacità di sfondare il limite della tavola con una totale padronanza dell’azione destinate a fare scuola nell’evoluzione e nelle traiettorie del fumetto statunitense.
Capitan America si rivela fin da subito un character che frutta cospicui guadagni al suo editore, ma una disputa finanziaria con Goodman invoglia Kirby e Simon ad accettare un contratto con la National, precorritrice della DC Comics. Vedono così la luce concetti innovativi come le serie incentrate su gang di ragazzini -i Boy Commandos o la Newsboy Legion- nelle quali Kirby trasfonde la memoria del suo quartiere natale e della sua adolescenza.
L’escalation del conflitto mondiale finisce con lo strappare il disegnatore newyorchese al tavolo da disegno per scagliarlo sui campi di battaglia europei. Nel 1945, di rientro negli Stati Uniti, Kirby torna a fare coppia con Simon: il momentaneo disseccamento del filone supereroistico non solo li conduce a operare su altri generi consolidati del fumetto, ma addirittura a esplorarne di inediti. Kirby e Simon sono, infatti, i fondatori riconosciuti -grazie a titoli come “Young Romance” o “My Date”, prodotti dalla Crestwood Publications- della narrativa rosa a fumetti, fenomeno editoriale che, a metà del secolo, cattura il pubblico femminile.
Il successo degli albi prodotti da Kirby e Simon è tale da permettere loro di raggiungere l’agiatezza economica. Tuttavia a metà degli anni Cinquanta la campagna censoria contro il fumetto fomentata dallo psicologo Fredric Wertham favorisce il fallimento della loro personale casa di produzione -la Mainline Publications- provocando lo scioglimento del sodalizio.
Kirby si dedica a lavori da freelance: tra le sue creazioni spiccano -per la DC- i Challengers of the Unknown, un quartetto di avventurieri da molti indicato come chiaro antesignano dei Fantastici Quattro della Marvel, e ancora Sky Masters of the Space Force, una striscia quotidiana inchiostrata dal superlativo Wally Wood.
L’inizio del rapporto di collaborazione con la Atlas Comics -ex Timely- lo vede impegnato su storie dai soggetti più disparati, ma il suo stile potente furoreggia quando le tematiche puntano verso il fantasy. ? il preludio a quello che sarà “Fantastic Four”, la serie con la quale Kirby assieme a Stan Lee, editor-in-chief della Marvel -etichetta erede della Atlas- inaugura una nuova visione del genere supereroistico."

Colgo l'occasione per proporre un brindisi alle vostre "scoperte filologiche".

Egregio Di Nocera,

la ringrazio del contributo prezioso (anche se un pò farraginoso in alcuni punti) ma sicuramente non le è ancora abbastanza chiaro (ma la cosa non mi stupisce visto come a volte si riscrive da solo le storie a fumetti oggetto dei suoi saggi) che la nostra scoperta filologica (senza virgolette) non si è appunto limitata alla semplice citazione (come nel suo caso cronologicamente antecendente alla nostra), ma si completa con il restauro delle tavole in ogetto, la loro traduzione e la loro pubblicazione per la prima volta in italiano. Ecco in cosa consiste, per noi, "portare all'attenzione del lettore" (questo sì virgolettato). Per capirci ancora meglio, ci sono prove certe che l'America fu scoperta ben prima di Colombo, che però è considerato il primo scopritore del nuovo continente nonostante fosse cronologicamente successivo. Lei ha citato 3 anni prima di noi la "scoperta filologica" (stavolta sì con le virgolette)? Complimenti. Noi però stiamo riportando alla luce il "continente inesplorato" kirbyano. Quindi come vede non ci sbagliamo di grosso. Tutto il contrario. La scoperta è grossa e nostra rimane.

Ma stia tranquillo, la nostra onestà intellettuale è garanzia del fatto che citaremo sia i suoi articoli che quello di John Modica all'interno del volume "Jack Kirby Sci-Fi Golden Age Collection".

Quindi la invito a prenotare, anche lei, una copia del suddetto volume. Il più bel brindisi che ci può dedicare, infatti, è contribuire anche lei economicamente alla riuscita di un progetto di recupero della Golden Age che in Italia non ha precedenti. Infatti come si può notare dal suo articolo sulla Golden Age di Kirby, sia Cagliostro E-Press che Bottero Edizioni, presentano del Re proprio quelle produzione fantastica e fantascientifica che lei nemmeno minimamente cita.

A questo punto direi che non c'è molto altro da aggiungere sulla questione, visto che a parlare saranno, appunto, le tavole inedite di Kirby che potrete leggere per la prima volta nei volumi inediti a lui dedicati e pubblicati da Bottero Edizioni e Cagliostro E-Press.

Ps: mi saluti l'amico Quiller. Qualcosa mi dice che vi conosciate...

Pps: spero che questa eccezione nel pubblicare nel corpo di un articolo un suo commento potrà servire a farle capire definitivamente qui come funzionano le regole. Sarebbe un peccato, per noi e per i lettori, se la prossima volta ci dovessimo perdere il suo prezioso contributo alla discussione del momento perchè non segue le regole di una qualunque testata giornalistica on line per esercitare il proprio diritto di replica.

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