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Elogio alla follia degli ultimi giapponesi

ultimogiapponeseMoleskine #23

Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore. Anche stavolta in corsivo e senza fare nomi che tanto non ce n'è bisogno.

Elogio alla follia degli ultimi giapponesi

di Giorgio Messina

Viviamo tempi interessanti fuori e dentro il fumettomondo e una delle minacce più interessanti che mi è stata fatta ultimamente, da chi non ha gradito qualche mio articolo che lo riguardava apparso su questa rubrica, è stata quella che mi vorrebbe sputtanato dinanzi agli addetti ai lavori del meraviglioso mondo delle nuvolette made in italì attraverso una newsletter di 500 contatti di professionisti del settore. Non so se poi dalla semplice minaccia si sia davvero passati ai fatti, ma i dati oggettivi della minaccia sembrano talmente singolari da richiederne una breve analisi semantica. Questa minaccia ci dice parecchio circa una certa mentalità che permea quello che spesso ho definito ironicamente, non a caso, "fumettomondo". Il numero di 500 contatti ci conferma anche che in fondo gli addetti ai lavori, quelli che veramente contano, sono un numero esiguo nel settore, in cui a conti fatti, non dimentichiamo che tutti si conoscono (più o meno) con tutti e chi ancora non si conosce si conoscerà alla prossima Lucca.

Il fumetto, dietro le quinte è un villaggio. Sicuramente globale ma pur sempre un villaggio. Sin qui niente di nuovo. Certo la dimensione che ne esce dalla minaccia di cui sopra è quella del mondo professionale del fumetto inteso come un piccolo mondo antico e provinciale in cui astuti faccendieri pensano che per cercare di “distruggere” qualcuno basta mandare una mail ai notabili dell’ambiente. Et voilà. Il gioco è fatto. L’avversario è sputtanato. Un metodo berlusconiano si direbbe e se qualcuno volesse arditamente arrivare a citare anche la “macchina del fango”, sarebbe comunque pertinente. Ma qual è concretamente l’effetto dello sputtanamento via newsletter? O meglio, a cosa dovrebbe servire la newsletter indirizzata a 500 contatti nelle intenzioni di chi minaccia? E qui iniziano le considerazioni più interessanti. Ciò che importa all’autore della minaccia, sedicente stimato addetto ai lavori (qui più che altro addetto ai livori) sono due risultati.

Il primo è minare la credibilità dell’accusato a mezzo newsletter. Il secondo è quello di cercare di fare terra bruciata attorno al minacciato. Insomma il messaggio che verrebbe lanciato "urbi et orbi" ma in via strettamente privata e confidenziale (una riservata vigliaccheria?), con facile decodifica, diventa un invito a eventualmente stroncare “professionalmente” davanti ad altri professionisti il segnalato. Insomma il messaggio è quello di invitare amici e conoscenti a non leggere più ciò che scrive il nome indicato nella mail e a chiudergli la porta in faccia casomai costui avesse intenzione di presentare richiesta di collaborazione o eventuali progetti a qualcuno della lista degli informati. Questa è quello che in gergo da questura si chiama “nota informativa”. Ed è questa nota informativa che ci restituisce l’idea clientelare che sembrano avere certi stimati addetti ai lavori del mondo del fumetto.

Beninteso, non penso che nel caso 500 professionisti del settore ricevano una mail che segnala qualcuno come “poco di buono”, tutti costoro credano ciecamente a ciò che gli viene indicato e riferito da una unica campana. Ho sempre avuto fiducia nel buon senso del prossimo mio e continuo ad averne. Tralasciando ciò, andiamo alla considerazione principale che ne consegue . Nel mondo del fumetto sembra esserci qualcuno che pensa davvero che per essere “in group” bisogna fare parte dei giri giusti, che non bisogna mettersi contro alcuni, magari raccontandone certe scomode ambiguità, e che basta una semplice mail per spazzare via in pochi attimi la credibilità di qualcuno utilzzando una dinamica del tipo “sei mio amico, non puoi non indignarti di ciò e di chi fa indignare me”. Dunque con il marchio “out group” recapitato direttamente nella cassetta di posta altrui si vorrebbe vedere qualcuno isolato dalle persone e dai giri che contano. Sorvolando sul fatto che personalmente non mi è mai interessato far parte di alcun giro e che non ho bisogno del fumetto per vivere, e che credo vieppiù che questa minaccia provi invece che i giri, le cricche, in realtà esistono sul serio - ma sono di molto inferiori alle 500 unità -, penso che nel mondo del fumetto non ci sia bisogno di ricorrere a questi mezzucci . Apparire come un club di amici che si scambia newsletter, come nelle questure ci si scambiano le note informative, con l’obiettivo di stabilire chi può o non può far parte di questa elite esclusiva tarpa le ali a quella voglia di meritocrazia che si è spesso manifestata in questi ultimi mesi all’interno degli addetti ai lavori. Non si è detto che il fumetto italiano deve scrollarsi di dosso la sindrome dell’arte minore? Non è certo con queste newsletter che questa sindrome viene risolta. Anzi.

Minacciare di inviare una nota informativa agli addetti del mondo del fumetto su qualcuno non gradito al mittente, è prova provata di come nei bassifondi del fumettomondo si aggirino gli ultimi giapponesi. Stanno sulla loro piccola isola dispersa nel grande mare del fumetto, difendendola strenuamente come se fosse patrimonio di tutto il mondo del fumetto ma che in realtà serve solo a loro. Quando l’isoletta è in pericolo allora inviano segnali di fumo chiedendo rinforzi che non arriveranno mai, perché sulla terra ferma il mondo nel frattempo è andato avanti da un pezzo. Di questi ultimi giapponesi io ne elogio la follia e non ne temo alcuna minaccia. Prima o poi qualcuno di quei 500 contatti gli invierà una mail con su scritto: “la guerra è finita e hai perso”.

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