Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Roberto Recchioni infanga la memoria di Bruno Concina

brunoconcinaMoleskine #21

Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore. Stavolta in corsivo ci vanno falsità e verità.

Roberto Recchioni infanga la memoria di Bruno Concina

di Giorgio Messina

Già in questa rubrica, non poco tempo fa, avevamo beccato Roberto Recchioni a raccontare una balla. Una cosa innocente. Niente di grave. Nulla che non si possa perdonare alla rockstar del fumetto italiano. Ma mai ci saremmo aspettati che il creatore di John Doe e sceneggiatore di Dylan Dog raccontasse balle sul conto dell’illustre collega Bruno Concina, sceneggiatore disneyano di grande talento e forse uno degli ultimi gentiluomini del Fumetto, che purtroppo è venuto a mancare prematuramente l’ultimo giorno del 2010.

Avevamo ricordato Bruno Concina sulle pagine di Fumetto d’Autore, riproponendo anche le sue due lettere contro la Disney di qualche anno fa, in cui raccontava di quanto era rimasto deluso - dopo trent’anni di onorato servizio tra topi, paperi e storie a bivio - di come la multinazionale lo aveva quasi rottamato come un modello di auto non più di moda anche se con un motore ancora ruggente. Concina in quei mesi del 2008 aveva fatto la sua piccola battaglia – come amò raccontarla – del nano contro il gigante. Ed era una battaglia di principio. Il caso all’epoca destò anche parecchio scalpore internettiano e tra le varie polemiche che lo contornarono, si fece largo anche molta solidarietà, forse un po’ di plastica in certi casi.

Così succede che alla notizia della morte di Bruno Concina si apra sul forum di Comicus una discussione dedicata al triste evento e succede che questa discussione diventi inaspettatamente il palcoscenico di Roberto Recchioni che recita a soggetto una farsa ai danni della memoria del defunto:

Magari è il caso di informarsi, però.

Se non erro, una soluzione tra lui e la Disney era stata trovata.

Anche per questo il "caso Concina" smise di far rumore da un giorno all'altro.


Nonostante l’iniziale forma dubitativa, Roberto Recchioni irrompe nella discussione. Ad un utente, che chiede lumi sulla vicenda dicendo che è difficile informarsi per i non addetti ai lavori, la Rockstar del Fumetto Italiano risponde così:


E' difficile informarsi.

Quindi, tanto vale, parlare a sproposito.

 

E inizia così l’assolo della rockstar. Il palcoscenico è tutto suo:

 

Trovo triste che, alla morte di un autore, invece della sua opera si stia a parlare di due lettere di beghe, mandate in un momento delicato della sua attività e della sua vita, due lettere che, peraltro, prestavano il fianco a vari distinguo e polemiche (che, infatti, ci sono stati) e di cui non conoscete nemmeno l'esito (ma nemmeno lui come vedremo più avanti – ndr).

Ha scritto per decenni storie e non ho letto un pezzo che lo ricordasse e illustrasse il suo lavoro per bene, in compenso non ne ho letto nemmeno uno che non si soffermasse su quelle due cazzo di lettere che, oltretutto, oltre a non far fare una grande figura alla Disney, non facevano fare questa gran figura manco a Concina stesso.

E' morta una persona e un autore di fumetti non un pettegolezzo

 

Parlare delle lettere a due anni di distanza dalla loro diffusione e riproporle in occasione della morte di Concina per ricordare la battaglia personale dello sceneggiatore è dunque un pettegolezzo per Recchioni che, rispondendo ad altri utenti che gli fanno notare che quello che era successo allo storico autore Disney non andava dimenticato, soprattutto in questi tempi di Stati Generali del Fumetto Italiano e di contratti tipo, continua dicendo:

 

Perché, appunto, [la battaglia di Concina – ndr] non rappresentava un discorso generale, era una bega personale.

Tanto è vero che è stata risolta sul piano privato, lontano dagli occhi del web, tra la Disney e Concina stesso (da qui in poi i dubbi lasciano posto alle certezze ma senza citare l’eventuale fonte – ndr).

E la soluzione deve essere stata adeguata visto che Concina poi, di lettere sul web non ne ha più scritte. E con questo tacciamo tutto il discorso sulla rivendicazione di classe: non lo era, era una rivendicazione personale per, diciamolo semplicemente, ottenere un qualche tipo di risarcimento. Un risarcimento personale, non per un miglioramento comune delle condizioni di lavoro.

Oltretutto, è tutto da vedere se questo risarcimento fosse un "diritto" (ripeto ancora, andate a leggervi la discussione e i distinguo che erano già stati sollevati all'epoca).

Ergo, che senso ha stare a ricordare Concina per una questione che non ha fatto particolarmente onore a una casa editrice ma nemmeno a lui?

A niente.

Ergo, da qui l'invito: ma parlare dell'opera invece che del gossip?


Insomma niente gossip attorno al Caso Concina, anzi quasi meglio una “damnatio memoriae” su tutta la storia delle lettere. Peccato che il gossip lo faccia Recchioni raccontando un sacco di balle sul conto di Concina.

Incuriositi dagli interventi di Recchioni che vi abbiamo riportato, nei giorni scorsi abbiamo interpellato anche Luca Boschi, autore di un bel ricordo di Bruno Concina e esperto di cose disneyane, che ci ha dichiarato: "Non mi sono mai interessato a fondo della cosa, ma da quel che ricordi non si era arrivati a una risoluzione tra le parti".

E chi smentisce allora definitivamente le affermazioni di Roberto Recchioni?

Ma Concina stesso e lo dice nell’ultima intervista che l’autore Disney ha rilasciato, perché Google non perdona e riesce a ridare  la parola, quando qualcuno ne infanga la memoria, anche a chi ci ha lasciato.

L’intervista è del 22/04/2009 ed è condotta da Cristoph Restel e la trovate QUI.

L’intervista racconta molto di Bruno Concina, non solo della sua battaglia e delle famose lettere e consigliamo vivamente di leggerla tutta perché è il miglior modo per ricordare l'autore e per rendere omaggio nella sua memoria come merita.

Di seguito, invece, riporto lo stralcio della domanda e della risposta di Concina che ci interessa specificamente:

 

Christoph Restel:

Sappiamo che tu - come il tuo collega Giulio Chierchini ed altri ancora - non lavorate più per la Disney Italiana. Hai provocato grande sensazione con la tua “lettera aperta” alla gestione Disney Italia. Che cosa vi aspettate per il futuro come “free-lance” con la Disney? Tutti gli autori hanno subito un taglio nei loro progetti di lavoro. È sorprendente come un autore come te, che ci ha allietato con tante bellissime storie, abbia ricevuto meno ordinazioni che in passato. Forse, grazie alla tua grandissima abilità ed esperienza, risulti troppo costoso per l’editore?

Bruno Concina:

Amico mio, ti ringrazio infinitamente per questa domanda che mi permette di dire la parola (spero definitiva) su una questione così spinosa.

Dunque. Il direttore attuale, Valentina De Poli, fu costretta a fare dei grossi tagli sulle collaborazioni, causa un’enorme mole di materiale già pronto in archivio. Ci disse, tuttavia, che avrebbe considerato la quantità di storie prodotte da ognuno di noi negli ultimi dieci anni e che le nuove assegnazioni sarebbero state proporzionali a queste.

Mi telefonarono e mi dissero che per l’anno 2008 mi avrebbero assegnato due storie da fare. Risi, al telefono, a chi me lo comunicava. Pensavo a uno scherzo, ma parlava molto sul serio. In seguito, dopo le lettere, parlai con Valentina che mi disse che l’anno precedente avevo scritto solo due storie. “Per forza - le risposi - mi avete bocciato diciotto soggetti. Ma non avevi detto che avreste considerato la produzione di ogni autore negli ultimi dieci anni? E in questo periodo ne ho fatte ben di più delle due che mi offrite adesso.”

Comunque, questo venne dopo.

Al momento mandai una lettera gentilissima (a tutti: direttore, redazione, fino all’ultimo fattorino - perché avevo notato che la Disney seguiva la strada “del silenzio” e lettere simili alla mia erano sparite in qualche cassetto). Chiunque la può leggere su Internet.

Dicevo che “se era venuta meno quella fiducia che mi aveva reso uno dei loro autori più stimati negli ultimi 30 (TRENTA) anni, non c’era problema. Con una mano mi porgevano le briciole di due storie, con l’altra io gliele restituivo.

Non ci fu risposta. A una PERSONA (perché prima che amico o collaboratore o qualsiasi cosa io fossi, sono una PERSONA non ci si degnò di mandare nemmeno una riga di commiato, un saluto, un augurio, niente. Contemporaneamente avevo scritto una lettera a un redattore Disney, dicendogli che ora che concludevo la mia collaborazione, gli esprimevo la mia stima e la mia simpatia. Non ebbi risposta! Ormai ero un paria, una “testa pensante”, un “ribelle”. Non uno “yes man” come molti altri miei colleghi.

Questo provocò la mia seconda lettera, molto più dura anche se civile. Ma in essa vi era tutta l’amarezza per come venivo - e con me venivano trattati - altri collaboratori trentennali o cinquantennali come Giulio Chierchini.

Questa volta la inviai anche ad alcuni amici giornalisti. Uno dei più cari, indignatissimo, la fece apparire su Internet. L’avevo spedita alle due di notte, il mezzogiorno successivo era già pubblicata, nero su bianco, a scatenare polemiche.

Ricevetti due offerte di rientrare in Disney. Preferisco, per riservatezza, non far nomi. Rifiutati con queste parole “dopo che ho detto questo...(omissis)...e quest’altro...(omissis)...se rientrassi sarei come un agnello a un picnic di lupi. No, grazie.”

Concludo dicendo che la perdita dei guadagni Disney è stata per me un durissimo colpo.

Sto pubblicando romanzi e le soddisfazioni non mancano: una volta finalista (su tre) al “Città di Roma”, una volta vincitore di “Parole senza frontiere” (Regione Trentino), ora finalista (su tre) a un altro premio il cui vincitore sarà proclamato il 23 maggio in Puglia. Ma i libri rendono poco. Se non avessi la mia pensione di insegnante non potrei sopravvivere.

Ma che gran cosa poter scrivere quello che si “sente” dentro di sé. I personaggi Disney sono meravigliosi, ma ci sono molti “paletti”. Non questo, non quello, niente tristezze, niente malinconie (e come si fa, mi chiedo, a far risaltare la gioia se prima non c’è un attimo di pensosa malinconia? Forse si vuol ridurre tutto a personaggi che ridono di continuo, anche quando non ce n’è motivo? E mi fermo qui, su questo punto).


Concina di onore, e dignità personale ne aveva talmente che non accettò sottobanco nessun accordo con la Disney e dopo avere rifiutato di tornare nella casa del topo, viveva della sua pensione di insegnante e di quello che entrava dalle sue opere di narrativa. I riflettori internettiani si erano spenti e ci eravamo scordati del Caso Concina e forse, tristemente, se non fosse venuto a mancare all'improvviso, non ce ne saremmo ricordati.

Se c’è un nome a cui dedicare una Associazione Fumettisti o a cui dedicare un premio per giovani sceneggiatori, quello è Bruno Concina. Scrivetelo. Scrivetelo nei vostri blog e nei vostri forum. Ristabilite la memoria di Bruno Concina che non meritava di essere infangata così.

Bruno Concina fu uno degli ultimi gentiluomini del fumetto italiano, all’epoca sua le rockstar non andavano di moda. Per fortuna.

Ciao Bruno, qui su Fumetto d'Autore, qui dentro Moleskine, la rubrica che non le manda a dire, ti ricordiamo così, come quel gran signore che fosti fuori e dentro le tue storie, perché tu la tua battaglia del nano contro il gigante l’hai vinta.

Vinse il principio, e non sarà un Recchioni qualsiasi a potere rovinare la tua memoria e la tua grandezza che non fu solo di sceneggiatore di topi e paperi ma anche di uomo.

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