Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Lucca non è Sanremo

lucca09di Giorgio Messina

Lucca 2009. La Jihad del fumetto italiano. La madre di tutte le guerre a fumetti tricolore. Il ritrovo preferito dei kamikaze della letteratura disegnata made in Italy. Quattro giorni, che se non ci sei venuto almeno per un ora, o se qualcuno dice di non averti incontrato, è come se sei il miglior amico dell'uomo invisibile.
Ma mi notano di più se ci vado o se non ci vado? Se sto seduto al tavolino del bar o se mi aggiro per gli stand? Lucca è come la cena con i compagni della scuola media dopo che hai passato la trentina. Comunque vada, sarà un successo, come diceva Chiambretti in tempi insospettabili, che poi erano quei tempi in cui a Lucca Comics erano precluse le mure e gli toccava stare nascosta all'interno del palazzetto dello sport.
Lucca non è mai il soltio trans trans. C'erano tutti, mancava solo Marrazzo. Degli espositori, per non essere politicamente scorretti, nessuno è venuto ad allestire con il Ford Transit, e per par condicio, nemmeno con il Ford Escort. La Ford però non ci sta e fa sapere che ritira la sua candidatura a sponsor di Lucca 2025, vuole Silvio ospite, che per allora, forse, sarà ancora un evergreen come il Massacratore di Stefano Piccoli. Ma lasciamo stare i santi e torniamo ai fanti. L'organizzazione ingrazia i 140.000 visitatori di Lucca, che per 12 euro a testa fa 1 milione e 680 mila euro circa di incassi (e appunto di ringraziamenti)... Gli autori sono stati (quasi) tutti coccolati e hanno  avuto la loro Fantasylandia. Le fiere più importanti del settore sembra che si concentrino sempre di più sul numero dei visitatori (e conseguentemente sul numero dei biglietti staccati) e sul fare sentire il più VIP possibile gli autori. E gli standisti, compresi gli editori? Per la stragrande maggioranza vale il pagare, sorridere e arrangiarsi nelle proprie odissee. E se ti lamenti, sbagli (anche se hai ragione), perchè sei a Lucca, il massimo a cui si può aspirare, la legittimazione ultima del tuo esistere editoriale.  Non importa che tu sia gazzella o leone, ma che tu sia a Lucca., ogni anno, quando l'autunno lascia posto all'inverno.
Consoliamoci allora con il gioco d'azzardo. La SNAI lucchese non accettava scommesse sull'assegnazione dei Premi Gran Guinigi. Coconino e Bonelli sono assi pigliatutto ormai da anni, gli altri devono prendere il numeretto e attendere, intanto ci sono i provini del Grande Fratello, che non sarà come il Guinigi ma sempre Grande è. Ma Mourinho lo sa che ci sono questi che vincono tutti i tituli senza il suo permesso? La sera della distribuzione dei piatti del servizio buono del fumetto italiano, l'Inter batteva 5-3 il Palermo illudendo i rosanero, passati dal 4 a 0 al 4 a 3, di potere fare una rimonta storica e inaspettata. Qui invece non si illude nessuno. Vincono gli stessi e alcuni non parrtecipano neppure più. Il vero premio, per piccoli e piccini del fumetto italiano, è presentare i libri nuovi al pubblico e soprattutto venderli. Se la cassa degli espositori sia piena oppure no alla fine del conquibus, sembra un particolare che però ormai non interessa più a nessuno, se non soltanto a chi ha investito in prima persona, cioè gli editori e gli standisti, appunto.
Tra una grossa fetta di autori , intanto, si è diffuso il feticismo da pass, ovvero la brama del talloncino con il tuo nome scritto sotto a "Ospite". Tante, come dicevamo, le novità editoriali (qualcuno le ha stimate in più di 400), che per elecarle per bene, hanno dovuto chiamare nientepopodimenoche Mediaset, e i loro potenti mezzi. di assoggettamento delle masse. A proposito di Mediaset. Per chi si aspettava sit-in e manifestazioni di protesta davanti allo stand di Mediaset, sarà rimasto deluso. Gli autori socialmente impegnati del fumetto italiano, antiberlusconiani per precisa scelta di marketing , hanno preferito i bar lucchesi alla protesta "live", fuori dal padiglione del biscione e dai propri blog. Meglio protestare quando i bar sono chiusi,  meglio nel salotto buono, ovvero alla consegna del Gran Guinigi e meglio quando a parlare è il portavoce del patrocinio statale e ministeriale. "Boooooooooooh!" si sentiva. Che non è espressione di diniego ma solo richiamo da riserva indiana. E Lucca è un pò una riserva indiana. O almeno qualcuno la vorrebbe così. In fondo siamo dentro le mura di Lucca che sono metafora dei bastioni dell'autorreferenzialità che alcuni vorrebbero ad ogni costo attorno al fumetto italiano.
La stessa "intellighenzia" autoriale si lamenta anche quest'anno dei cosplayer, rei di  essere ingormbranti, di abbassare il livello culturale (!) e di non comprare i (loro) libri. E ora chi glielo spiega a questi che la rivista dedicata ai Cosplayer (nomen omen) della Nicola Pesce Editore è stata una delle iniziative editoriali più gettonate dal pubblico e soprattutto dai cosplayer stessi? Ma lor signori autori hanno mai riflettuto sul fatto che i cosplayer sono la materializzazione delle suggestioni che loro stessi da autori possono creare con i loro lavori autoriali in chi legge? Forse non era un caso che il tema del manifesto di questa Lucca era l'evoluzione. Se vogliamo evolvere veramente il media fumetto a definitivo fenomeno cultruale di massa, forse di dovrebbe iniziare a pensare che i cosplayer sono parte intergrante di questa massa con cui si cerca disperatamente di entrare in contatto. E' vero che i cosplayer hanno gusti settari e a volte "difficili", ma è pur vero che non riuscendoci a stabilire un contatto con essi non è scusa sufficente per buttarli giù dalla torre dell'intrattenimento impegnato a fumetti.
Sergio Bonelli stesso, in un' intervista rilasciata ad un giornale locale durante la manifestazione lucchese, ha manifestato la volontà di non tornare personalmente più a Lucca dal prossimo anno e non ha nascosto di non gradire nemmeno lui troppo i cosplayer. Ma Grande Padre, Grande Sergio, che già solo il fatto di parlare con te è meglio di vincere il Gran Guinigi, ma che gli vogliamo dire a quei due quarantenni che si aggiravano per Lucca, uno vestito da Tex e uno da Zagor? Gli vogliamo dire che, nonostante ci sia una massa narutesca, il loro Padre putativo rifiuta anche i suoi figli più appassionati? E poi Grande Padre, se non vieni più a Lucca, io non potrò più immaginare di incontrarti per caso  tra gli stand lucchesi e di vincere il mio personalissimo Gran Guinigi, solo per averti parlato, ma mi basta salutarti, perchè se io tento di fare il piccolo editore, la "colpa" è la tua, che sono cresciuto a pane e Nathan Never, come è tua la "colpa" di chi interpreta Aquila della Notte e lo Spirito della Scure. Una Lucca senza Sergio Bonelli è come Sanremo senza Pippo Baudo.
Per quattro giorni ci illudono e ci illudiamo che quello lucchese sia il mondo del fumetto anche nei restanti 361 giorni dell'anno. La vera verità, invece, è che Sanremo è Sanremo, ma Lucca non è Sanremo, e la differenza non sta solo in Pippo Baudo. Sipario di chiusura dedicato a GPpublishing: migliore allestimento fieristico di tutta Lucca Comics & Games. Altro che Sanremo.
Sanremo torna a fine febbraio, Lucca torna a fine ottobre, e con i tempi che corrono, due certezze sul calendario vi paiono poco?

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