Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Il tremore della mano: l’arte di José Muñoz

josemunoz

di Carmine Treanni

Un’intervista esclusiva con uno dei maestri della scuola sudamericana del fumetto, che ha dato vita, con Carlos Sampayo, all’immortale eroe noir Alack Sinner.

Osservare la mano di José Muñoz che impugna il pennino per disegnare il volto di Alack Sinner - il suo personaggio a fumetti nato dal sodalizio con lo sceneggiatore Carlos Sampayo e che lo ha reso famoso nel mondo – è davvero uno spettacolo per gli occhi. Le linee tremolanti sembrano disegnate a caso, ma alla fine – quasi per magia – quell’insieme apparentemente caotico si trasforma in un disegno.

Muñoz è nato a Buenos Aires, nel 1942, dove ha frequentato la Escuela Panamericana de Arte. È stato allievo di Alberto Breccia e Hugo Pratt, ma il suo esordio nel mondo dei comics è avvenuto con altri due mostri sacri del fumetto argentino: Francisco Solano Lopez e Héctor Oesterheld. Del primo è stato assistente, mentre per il secondo ha illustrato le storie per le riviste Hora Cero e Frontera. Nel 1963, è arrivata la sua vera e prima opera: Precinto 56 di Ray Collins (alias Eugenio Zappietro) per la rivista Misterix, una serie poliziesca.
All’inizio degli anni Settanta, le sue inquietudini e la situazione politica in Argentina, lo costringono a lasciare l’amata Buenos Aires per l’Europa, e si stabilisce prima a Londra e poi in Spagna, Italia e Francia.

In Spagna, nel 1974, avviene l’incontro con Carlos Sampayo con cui dà vita ad Alck Sinner, un duro detective che darà fama ad entrambi a livello mondiale.

Nel 2007, il Festival International d’Angoulême gli ha conferito il prestigioso Gran Prix per la sua carriera. Oggi, Muñoz gira il mondo collaborando con varie case editrici latinoamericane, inglesi, francesi e italiane.
Tra le sue opere ricordiamo Pannamaria, testi di Jerome Charyn (1999 - Hazard edizioni); Il morso del serpente, testi di Jerome Charyn (1999 - Hazard edizioni); Nel bar, vol. 1, testi di Carlos Sampayo (2001 - Coconino Press); Nel bar, vol. 2, testi di Carlos Sampayo (2003 - Coconino Press). Per le edizioni Nuages di Milano ha illustrato i volumi La Pampa New York Buenos Aires e La Pampa y Buenos Aires. Sempre le edizioni Nuages stanno ristampando l’opera completa di Alack Sinner in otto volumi, di cui sono già usciti i primi due: Conversando con Joe e Viet Blues.

Gli abbiamo posto alcune domande in un suo recente tour italiano in cui ha presentato la ristampa cronologica di Alack Sinner per le Edizioni Nuages di Milano.

Lei è stato allievo di Hugo Pratt e Alberto Breccia allaalacksinner Escuela Panamericana de arte: quale insegnamento le hanno lasciato questi due grandi maestri del fumetto? E qual è stata l’evoluzione del fumetto rispetto agli inizi della sua carriera?

Come lei ha giustamente ricordato, sono stato allievo della grande scuola “bianconerista” dell’Argentina, costituita fondamentalmente da Alberto Breccia e da Hugo Pratt; una scuola che guardava con interesse ai maestri nordamericani del fumetto in bianco e nero degli anni Trenta e Quaranta, come Milton Caniff. Appartengo a quella scuola di pensiero che intravede la nascita del disegno nel confronto tra il bianco ed il nero, tra la luce e l’ombra. Rispetto all’evoluzione attuale, il fumetto credo che sia un linguaggio che ha smesso di essere popolare. Quando ero solo un bambino, alla fine degli anni Quaranta, il mercato del fumetto in Argentina poteva contare su riviste che avevano una tiratura di 350mila copie alla settimana. Era l’epoca, ovviamente, appena precedente all’ingresso della televisione nelle case. Oggi, con l’evoluzione del linguaggio pubblicitario - che ha corrotto le parole, spesso deufradandole del proprio significato, che ha portato ad una deriva morale e all’inabissamento dell’Io, dove il messaggio è che dobbiamo essere tutti contro tutti - mi sembra che il disegno resti un ricordo di ciò che eravamo soltanto qualche decina di anni prima. È l’unica arte che viene ancora stampata e che contiene ancora al suo interno il tremore dell’umano e dell’anima. Dietro un disegno non c’è una macchina, ma la tremolante mano di un essere umano, che pensa e che crea.

Come è nato Alack Sinner ed il suo sodalizio con Carlos Sampayo? È vero che questo personaggio è stato creato, in parte, durante il vostro soggiorno in Italia?

Si, è così. Alack Sinner è nato nell’estate del 1974 in Spagna, paese in cui vivevamo io e Carlos Sampayo. Era un momento cruciale per la storia di quel paese: i giornali erano pieni delle notizie riguardanti l’agonia di Franco, il dittatore spagnolo. In quel periodo, Sampayo era uscito dal mondo della pubblicità che per lui era stata un’esperienza molto distruttiva. Io, invece, venivo dall’Inghilterra, dove avevo lavorato alla produzione in serie di fumetti. Con Sampayo avevamo, non solo la comune origine argentina, ma anche una comunanza di idee, di letture, di inquietudini e così ci è venuta voglia di creare un personaggio che fosse un detective tipico del giallo d’investigazione. Per noi, il giallo, era un modo per andare alla ricerca della verità che poi è una delle grandi tematiche della letteratura di tutti i tempi.

munoz_e_sampayoSe apro le prime pagine della prima storia di Alack Sinner mi ritornano in mente quei momenti vissuti in Spagna, così quando qualche pagina più in là, ricordo che con Sampayo ci trasferimmo in Italia, a Brescia e poi a Milano. Era il settembre del 1974, poco dopo la strage di Piazza della Loggia. Ed è proprio in Italia che Alack Sinner prese forma, in quell’Italia immersa nella stagione delle stragi.

Il personaggio è modellato sui romanzi hard boiled, ma quali scrittori l’hanno influenzata in particolare?

Direi senz’altro che Alack Sinner è molto vicino per sensibilità al Philip Marlowe di Raymond Chandler. Quando abbiamo cominciato a disegnare questo personaggio, ricordo che il noir o il giallo d’investigazione non era un genere molto frequentato, ne dai romanzieri ne dai disegnatori. In Italia c’era praticamente solo Giorgio Scerbanenco a Milano. A noi interessava il genere perché alle sua radici significava scavare alla ricerca della verità ed è quello che fa Alack Sinner.

Come nasce un disegno di José Muñoz?

Devo dire che io ho un rapporto sensuale con il pennello ed il pennino che sono i miei strumenti di lavoro preferiti. Mi ritengo anche un’artista della macchia: spesso un disegno può nascere dall’utilizzo casuale di oggetti che mi circondano, come una spugna o una bottiglia. Li immergo nell’inchiostro e attraverso di loro imprimo sulla carta una macchia ed è poi da quella che comincio a lavorare con il pennino. Fare il disegnatore – farlo soprattutto con il tremore della mano di cui parlavamo prima – è un mestiere faticoso. Nella mia visione, ogni singolo disegno deve poter essere asportato dalla tavola e, comunque, reggere lo sguardo del lettore. Le singole vignette devono essere come dei singoli quadri.

Cosa ne pensa dei disegnatori contemporanei, penso soprattutto ad un autore come Frank Miller che sembra aver fatto propria la sua lezione sull’uso del bianco e del nero?

Sono molto orgoglioso di avere avuto maestri come Breccia e Pratt che mi hanno insegnato l’amore per il disegno e per quello in bianco e nero. Io amo definire i disegnatori cresciuti alla loro ombra – compreso me – come appartenenti alla “scuola argentina”. Credo che un autore come Frank Miller abbia raccolto un po’ i frutti di questa scuola, rifacendosi anche al lavoro degli stessi Breccia e Pratt. Anche se devo dire che di Miller non mi entusiasta per batmannulla la parte narrativa delle sue storie che trovo essere solo un pretesto per i disegni.

Lei ha disegnato anche per la miniserie Batman Black and White, in cui il Cavaliere Oscuro appare solo nell’ultima tavola. Si può dire che tra i vari supereroi, Batman è forse quello che più si addice alla sua sensibilità di artista. Come è stata l’esperienza di confrontarsi con un icona del fumetto mondiale?

Devo dire che lo sceneggiatore Archie Godwin ha confezionato una buona storia intorno al tema dell’invidia: c’è infatti un uomo bianco che invidia il talento ad un musicista di colore, un trombettista. Era un po’ un luogo comune, ma la storia funzionava anche perché si scopre che la tromba è maledetta. Batman è sicuramente un personaggio con cui mi piaceva confrontarmi.

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