- Categoria: Autori e Anteprime
- Scritto da Giuseppe Pollicelli
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Saguaro, l'ultimo eroe indiano di Bonelli
di Giuseppe Pollicelli*
A undici anni di distanza da Gregory Hunter, fumetto fantascientifico rivelatosi assai effimero a dispetto delle premesse (appena diciotto gli albi editi prima della precoce chiusura),
È evidente come Saguaro, al netto dei suoi lati oscuri, sia un eroe positivo, vocato alla giustizia e perfettamente iscritto nella consolidata tradizione della casa editrice che lo pubblica. Del resto, benché sia scomparso nel 2011, Sergio Bonelli aveva personalmente approvato questa serie, seguendone passo dopo passo la genesi. L’ideatore di Saguaro, il sassarese Bruno Enna (già sceneggiatore della Disney e di Dylan Dog), è peraltro stato bravo, almeno a giudicare da questo primo albo, ad adottare una narrazione moderna e dinamica tanto nel convulso succedersi degli eventi quanto nei dialoghi mai troppo convenzionali o didascalici. Mescolando i canoni del western e del poliziesco, ha dato vita a un fumetto d’avventura che sfrutta con sapienza un set (l’Arizona desertica) e un periodo storico (gli anni Settanta del Novecento) che ultimamente paiono intrigare non poco chi pratica la scrittura di finzione. Se infatti, cercando tra le ascendenze di Saguaro, è obbligatorio andare indietro di vent’anni e citare il film Cuore di tuono (1992), in cui Val Kilmer è un federale di origine pellerossa che indaga sull’omicidio di un sioux, è soprattutto in epoca recente che le ambientazioni scelte da Enna hanno iniziato a ricorrere con frequenza. Il riferimento è a serie televisive come l’inglese Life on Mars (poi rifatta negli Usa), un poliziesco del 2006 il cui protagonista si ritrova misteriosamente catapultato nei primi anni Settanta; a romanzi come Fuori da un evidente destino (2006) di Giorgio Faletti, in cui un pilota di elicotteri per metà indiano vive in una città ai margini di una riserva navajo; e a fumetti come il bonelliano Cassidy (2010), bella miniserie al centro della quale vi è un fuorilegge che, sempre nei Seventies, agisce tra Arizona e California. Se i disegni di Ritorno a Window Rock, titolo del primo numero di Saguaro, sono di un valido Fabio Valdambrini, l’intero staff grafico promette bene, annoverando nomi come Davide Furnò (anche copertinista), Luigi Siniscalchi ed Elisabetta Barletta.
L’auspicio è che collane come Saguaro, la già citata Cassidy o l’ottima Valter Buio (serie “paranormale” ambientata a Roma e pubblicata nel 2010 dalla Star Comics) rappresentino un’avanguardia destinata a consolidare, nel prossimo futuro, la serialità fumettistica italiana. Se infatti, per ragioni innanzitutto economiche, è per noi molto difficile realizzare serie tv che possano competere con quelle americane (finora c’è riuscito solo quella sorta di miracolo che è il Romanzo criminale di Stefano Sollima), per mezzo del fumetto possiamo toglierci, a livello narrativo, le nostre belle soddisfazioni.
*Articolo apparso originariamante sul quotidiano “Libero” del







