Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
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Bunker & Magnus: ricchezza e povertà

alanford493Riceviamo e pubblichiamo:

di Michele Ulisse

Avevo scritto queste parole in reazione a un’intervista a Luciano Secchi sul mensile Scuola di fumetto, poi per molte ragioni non inviai la risposta, ora l’ho fatto e ho deciso di chiederne la pubblicazione anche qui. In quell’intervista Secchi diceva delle cose davvero sgradevoli sul Divino Magnus, ora si sbizzarrisce su Sergio Bonelli [il link è aggiunto dalla redazione come riferimento - ndr], sproloquiando con contenuti che imbarazzano qualsiasi persona di buon senso. Sergio Bonelli sarà anche miliardario, ma eleganza, classe e generosità non si comprano al mercato. Secchi aveva già fatto una polemica con Sergio Bonelli, reo di pagare troppo i suoi disegnatori. Sappiamo bene quanto Secchi paghi i suoi, sappiamo quanto abbia speculato su Magnus. Che oggi Secchi pianga critico sul capitalismo fa davvero ridere, tanto quanto metteva a disagio vederlo mendicare la fedeltà dei suoi lettori, quando dalle pagine della posta di quel “prodotto” ormai pietoso che è Alan Ford, l’uomo delle “200 lirette, un caffè in meno al mese, quanto sarà mai?” giustificava gli aumenti di prezzo. Se quello che Secchi aveva già fatto, come “autore” ed editore dalla metà degli anni ’70 in poi, aveva azzerato il piccolo posto che si era ricavato nella storia del costume e della cultura popolare di questo paese, il volgare, pretestuoso e delirante atto da velina scandalistica di oggi sancisce per sempre il suo posto nel nulla, e per dirla con i suoi amati latini “verba volant, scripta manent”.

Ricchezza e povertà.

E leggendo queste parole il signor Secchi penserà immediatamente a come evitare di diventare povero, lui che è ricco, chiedendo le solite poche "lirette", o i pochi "eurini" come obolo ai suoi lettori. I quali dovranno rinunciare a qualche caffè, in base ai conti in tasca fatti dal rag. Secchi sulle pagine della posta di Alan Ford. Questa tradizione mi ha sempre fatto molta tristezza. "lirette", il suono di un diminutivo patetico, svalutando la sudata lira, o qualsiasi altra moneta in corso. Come noto a molti, Secchi da non troppo tempo è stato autore di una polemica verso Sergio Bonelli, reo di pagare troppo i disegnatori, rovinando così il mercato. La realtà supera sempre la fantasia, e diventa surrrealtà in questo caso. Ma cerchiamo di andare con ordine.

Magnus, non ha mai preso una lira, o forse una liretta, di diritti d'autore per il lavoro svolto nell'arco di una decina d'anni. Perché Secchi non ha mai condiviso niente con nessuno. Paga i disegnatori a cottimo, più o meno. Ai tempi della prima ristampa di Alan Ford, Il Gruppo T.N.T., ha pensato bene di rifiutare la richiesta di qualche compartecipazione economica che Magnus (il Grande) aveva legittimamente fatto. E io sono grato di ciò a Secchi. Forse, la nascita di uno dei più grandi autori di fumetti in assoluto è dovuta anche a questo. Secchi ha spremuto Raviola, in dieci anni Magnus ha disegnato un quarto dei numeri di KR, un quarto dei numeri di Satanik, ha dato vita graficamente a MaxMagnus, Gesabel, Dennis Cobb, ad alcuni racconti brevi pubblicati su Eureka. E i primi 75 numeri di Alan sono suoi. Grande palestra, grande disciplina. Oggi Secchi dice che scriveva tutto lui e Magnus era un esecutore. Chissà quindi perché i due s'incontravano, mangiavano insieme, discutevano le idee, a volte persino le recitavano in redazione, anche se dall'intervista sembra che Magnus ricevesse dei telegrammi, e disegnasse tutto dentro un comparto stagno. Ma a prescindere dalle dinamiche note, mai raccontate a voce alta, c'è un altro genere di evidenza.

Kriminal avrebbe avuto il successo che ebbe se disegnato dai soli Titto, o Rancho e vari? Senza nulla togliere al lavoro di questi autori. E Satanik? E Alan Ford? Le atmosfere evocate, fotografate, tracciate dal Divino sono uniche, è stato in grado di essere macabro, erotico, grottesco, satirico, sempre efficace, ha creato un modello, di quei modelli che fanno scuola ma rimangono inimitabili e inimitati.

Ma dopo, cosa è successo? Quando si sono separati, cosa è accaduto?

Che fine ha fatto il super prolifico e generosissimo Secchi? Pietà, come quella evocata dalle "lirette" da lui giustamente mendicate. Il suo umorismo si è rapidamente rin-secchito, è evaporato, un po' come nel caso Goscinny-Uderzo, all'inverso. Banali e terribili giochi di parole. calambour senza grinta, senza ferocia, senza efficacia, storie senza più respiro. Il "vulcanico" Bunker è rimasto chiuso dentro di sé, la grande sagacia di cui parla in una recente intervista se l'è tenuta in uno scrigno personale, forse gli sembrava troppo di valore per metterla in commercio. Che dico? Se avesse avuto il benché minimo valore l'avrebbe venduta a cani e porci.

E a parte l'immiserimento delle storie, sorvoliamo sul nozionismo di chi si vanta di aver creato la prima protagonista lesbica di un fumetto, glissiamo misericordiosamente su quelle "saghe" dove i due neri ricompaiono per scomparire definitivamente, se Ritorno dalla zona buia era di qualità imbarazzante, era pur sempre un capolavoro in confronto all'epilogo di "Il suo nome era Satanik", raramente ho letto qualcosa di peggio.

E all'incommensurabile "esecutore" cosa è successo? Poca cosa, Unknow - Lo sconosciuto, I Briganti, La Compagnia della forca (gioellino ancora non adeguatamente considerato), nelle opere in collaborazione Vendetta Macumba e Necron raggiunge dei vertici grafici di eleganza e stile da far impallidire qualsiasi maestro della Ligne Claire. Il porno e l'erotismo, l'orrore, il comico-storico, la saga picaresca, la tradizione orientale, il dramma interiore e la fantascienza, esperienze narrative, generi e sottogeneri rivisitati con lo spirito d'artista inquieto e cacciatore, di illusioni, di miraggi, di luoghi geo-interiori, il miglior Virgilio che ognuno potesse desiderare, non a caso la scelta dell'esagramma del Viandante. Lo sguardo all'oriente che pervade i paesaggi appenninici nelle Femmine incantate, e sempre si dimentica la raffinatezza di opere brevi, Socrate's countdown, Sogno di uno scroscio di pioggia. La dedizione e la disciplina che gli hanno fatto abbracciare con umiltà quell'ultimo immane lavoro, l'omaggio all'eroe popolare, Tex. Con il rammarico degli ultimi due capitoli dei Briganti inevasi, e il Conte Notte solo accennato, quelle quattro tavole su cartoncino colorato che lasciano orfani, che danno corpo al senso vero della nostalgia, quando c'è qualcosa verso cui voltarsi, qualcosa di incompiuto, definitivamente, che mai sarà. Più tutte le varie ed eventuali piccole o grandi tessere del mosaico Magnus che non ho citato.

E l'amore. L'amore suscitato dal maestro. Con chiunque ne parli, e mi capita di farlo spesso per ragioni di lavoro, scatta subito un'intesa, che si nutre di simpatia, affetto incondizionato, di gratitudine, di senso di solitudine perché è partito troppo presto. Chi è cresciuto con il suo segno davati agli occhi, chi lo ha scoperto in differita, tutti sempre ed inevitabilmente colpiti dall'umanità del personaggio che trasapare dal suo lavoro, quale che sia l'ambito lambito in quel momento. "Focaccia o ficaccia?", "Necron mangia cavallolo!", "Que se arinda tu abuela, carajo!", "Puttanissima! Qui? Sotto il mio tetto?", "Gli ero simpatico io...", "Mai più d'una e una ogni luna", "Noi damigelli di grazia e bellezza...", "Asesinos!" (l'urlo che trapassa la finestra dove un militare si nasconde dietro una tenda con una pistola fumante in mano, disegno realizzato per il portfolio dedicato alla memoria di Hector Oesterheld, desaparecido dal regime argentino) e quante battute potrei ancora elencare... Lui è rimasto come persona di famiglia, uomo di generosità non quantificabile solo materialmente, che non dava peso al denaro, a costo di dire una cosa quasi retorica è noto che Magnus abbia sempre avuto poca attenzione al valsente, ma la sua generosità era quella dell'artista che si dedica, si consuma e si dona, senza timori, senza atteggiamenti posticci, senza piaggerie.

E quando ho avuto occasione di leggere interviste a Bunker ho sempre avuto una sensazione sgradita, mi chiedo come sia possibile che una persona che ha avuto il modo e la capacità di essere un protagonista del fumetto, dall'intuizione dell'importare i Supereoi Marvel, alla sicuramente ricca vena creativa (fertile anche grazie all'alchimia del rapporto con Magnus) non sia stata capace di essere una persona aperta, generosa? E non parlo delle lirette e dei caffè cui lui tiene tanto, sia chiaro, parlo di una posizione verso il mondo, parlo di una possbilità. Sicuramente non sono eleganza e stile ad attirare il suo interesse, ma almeno potrebbe avere un senso di dignità, diciamocelo una volta per tutte Magnus cosa sarebbe stato senza Bunker? Beh, la Storia ce lo racconta.

Cosa sarebbe stato Bunker senza Magnus? L'autore di un Maxmagnus disegnato da Cimpellin? (Con tutto il rispetto per Leone), l'autore di Ritorno dalla zona buia? O di quel numero di Alan Ford dove si fa la satira di Berlusconi, intitolato con sottile ironia "Anten-man"? Il regista di Delitti, amore e gelosia?

Forse, oggi come oggi, visto che il mondo del fumetto lo sa, lo sanno gli autori, lo sanno i lettori, sarebbe bene che la smettesse di negare nelle interviste il merito che Magnus ha avuto, aldilà dell'ovvia potenza grafica, che i personaggi non erano suoi, ma LORO, si sa che si divertivano a scambiarsi idee e battute, ma anche se volesse negare questa cosa, assieme alla pecentuale mai accordata in occasione della ristampa di Alan Ford, farebbe meglio ad ammettere che la presenza di Magnus ha inciso sui testi più di quanto lui voglia ammettere, farebbe migliore figura a dire qualcosa del tipo "eravamo una grande squadra, non avrei mai potuto fare quello che ho fatto senza di lui, e mi manca moltissimo..." o cose del genere, d'altro canto è lì, davanti agli occhi di tutti, e invece l'ultima trovata del vulcanico cervello è quella di invertire l'ordine da Magnus & Bunker in Bunker & Magnus, commiserazione è l'unico sentimento che può ingenerare la spiacevole mossa, evidentemente sente il bisogno di rivisitare la storia, mettendo il proprio nome per primo, sarà la paura che sfugga la sua presenza, d'altro canto una volta detto Magnus quello che segue la & (commerciale, mi raccomando) è poco significativo, quindi è ovvio, se non giusto che ce lo si dimentichi, ma forse, se Freud e la capacità dei latini di racchiudere il destino nei nomi significano qualcosa, anche io pretendo troppo da una persona che si chiama Secchi, e ha scelto come nome d'arte Bunker, e ai motti latini quante volte ha fatto ricorso lo scriba "nomen omen" Secchi?

Lui rimane lì, arroccato nel suo Bunker.

E Magnus, il Grande, e il Viandante, è libero nei nostri cuori ed è dovunque si parli di grande fumetto, e non solo.

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