Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Robert Venditti e i suoi Surrogati

surrogateslocandinasmalldi Marco Milone*
Ambientato nel 2054, The Surrogates racconta di una società in cui le persone interagiscono tra loro attraverso dei robot che sono delle versioni perfezionate di se, i surrogati del titolo. In questo mondo idealizzato si muove una coppia di detective alla caccia di un terrorista che vuole eliminare i surrogati e ridare la vera vita alle persone.

Marco Milone intervista per noi lo sceneggiatore Robert Venditti che insieme al disegnatore Brett Weldele ha realizzato la graphic novel di The Surragates pubblicata in USA da Top Shelf Productions tra il 2005 e il 2006 e di cui è in lavorazione l’adattamento cinematografico.

Marco Milone: The Surrogates è il tuo primo lavoro?

Robert Venditti: Si, The Surrogates è la mia prima graphic novel.

MM: Com’è stato lavorare con Brett Weldele?

RV:  Lavorare con Brett è stata una vera gioia.  La sua resa grafica dei personagi è stata assolutamente perfetta, e il suo disegno stilizzato era esattamente quello che avevo in mente per “The Surrogates”.  
Brett è completo, eccelle sia nell’inchiostrazione, che nella colorazione e nel  lettering. Il libro non sarebbe stato lo stesso senza il suo apporto.

MM: Che cos’è The Surrogates? E’ una storia poliziesca, un racconto sulla vita matrimoniale, un racconto sulla decadenza della società, un racconto sulla legge morale...

RV:  Tutte queste cose. Infine, penso, The Surrogates è una storia sulla tecnologia, e se esista un momento in cui questa smetta di aiutarci e incominci ad annidarsi nelle nostre vite.

MM:Ogni scena cambia tinta e colore per dare una sensazione di rabbia che cresce e di un futuro senza speranza. Pensi davvero che il futuro rappresenti la fine del genere umano?

RV:  Spero di no. Attualmente sono più ottimista sul futuro di quanto The Surrogates possa suggerire. Penso che l’umanità abbia un’incredibile capacità nello scoprire cambiamenti positivi, anche se la storia c’insegna quanti errori abbiamo fatto. Sopravviveremo, almeno fino a quando ci atterremo alla nostra umanità e non proveremo a soppiantarla in modo artificiale.  

MM: Pensi davvero che useremo un Surrogate in un prossimo futuro?

RV: Quando ho scritto la storia, pensavo che l’idea di persone che usavano i Surrogates fosse possibile, però inaccettabile. Negli ultimi anni, gli sviluppo sociali e tecnologici mi hanno spinto a pensare diversamente. La cultura online, specialmente in comunità virtuali come Second Life, concede già alle persone di vivere a distanza.
E poi c’è un articolo da Wired magazine che mi ha molto colpito  (ecco il link: http://www.wired.com/science/discoveries/news/2006/07/71426)-
Forse i surrogates saranno in commercio prima di quanto pensiamo.

MM: La figura di Greer mi è piaciuta molto. Un uomo che crede nelle sue azioni. E’ pieno di dubbi, però continua a vivere.

RV:  Penso che Harvey sia piaciuto a molte persone. E’ stato spazzato via dalla tecnologia e ne è diventato dipendente prima di avere il tempo di fermarsi e pensare sugli effetti a lungo termine. Penso che questo accada spesso nei giorni che viviamo—siamo così concentrari a chiederci se possiamo fare qualcosa che non ci chiediamo se dovremmo, e prima di accorgercene abbiamo già perso una parte di noi stessi.

MM: Ci sono molti tipi di SF, come mai hai scelto di scrivere una storia sulla realtà virtuale e cibernetica?

RV: Ho preso l’idea com’è venuta. La mia idea originale era di scrivere una storia sugli effetti della realtà virtuale e cibernetica sull’interazione umana, proprio come ho fatto. Sto lavorando su due nuove storie, e sono molto differenti da “The Surrogates.”

MM: The Surrogates mi ricorda Blade Runner e The Matrix.

RV:  The Surrogates è un’opera cyberpunk, sottogenere della science fiction, alla quale Blade Runner e The Matrix certamente appartiene.  
Molte storie cyberpunk trattano una realtà virtuale nella quale loro rappresentano persone che vivono le loro vite all’interno di un mondo artificiale creato dai computer.  Questo mi sembra essere un poco incompleto perché a un certo punto gli users dovranno sconfiggere quel mondo virtuale. In The Surrogates volevo creare un mondo dove la gente poteva adattarsi all’identità virtuale e non deve mai staccare.  Invece di andare in un mondo virtuale, Surrogates concede agli users di inviare un se stesso virtuale nel mondo virtuale — si esce dagli schemi usuali.  

MM: Sei stato influenzato da Philip K. Dick e William Gibson?

RV:  Non sono una avido lettore di sci-fi — Ho letto meno di 10 romanzi di Science Fiction – ma la mia limitata esperienza mi ha introdotto Dick e Gibson.  Ho letto Do Androids Dream of Electric Sheep e Neuromancer, e ti dirò che questi libri mi hanno influenzato, entrambi usano la sci-fi per commtare il presente. Questo è qualcosa che ho provato con The Surrogates.  

MM: Che cosa leggi usualmente?

RV:  Sono andato per fasi. Per un po’ ho letto romanzi, ultimamente leggo solo nonfiction.  L’ultimo libro che ho letto era The Bedside Book of Birds di Graeme Gibson, che guarda al legame culturale degli ucelli tra arte, letteratura e storia. Un libro che mi è piaciuto molto è Joe DiMaggio di Richard Ben Cramer, una biografia del grande giocatore italo – americano di baseball.   

Sarà Bruce Willis a vestire i panni del protagonista nell’adattamento cinematografico di The Surrogates. Il film, prodotto dalla Disney, sarà diretto da Jonathan Mostow (regista di Terminator 3) e scritto da Michael Ferris e John Brancato e la lavorazione è partita ad aprile 2008. L’uscita del film è già avvenuta negli Stati Uniti il 25 settembre, mentre da noi il film arriverà fine ottobre 2009.

*L'intervista è tratta da Solaris* #02, edito da Cagliostro E-Press.
Altre informazioni su The Surrogates sono disponibili a questo link.

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