Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
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L'Editoriale » Prima di Lucca: Vuoi il disegnino? E allora PAGALO!!!! (Affilare le armi 2 di 3)

lucca2010di Alessandro Bottero

Un editoriale in tre parti: il countdown di Fumetto d'Autore a Lucca Comics & Games 2010. -1

La prima parte potete leggerla QUI.

Altro giro, altro ribollir di sangue ed affilar di sciabole. La Scuola Internazionale di Comics, una potenza nel campo dei corsi per fumetti ed altro, con sedi disseminate in giro per l’Italia, diretta da Dino Caterini, ha annunciato che in occasione di Lucca Comics 2010 lancerà il manifesto WAR – Guerra all’Arte Svenduta. QUI trovate tutto.

Che succede? Riporto dal manifesto il nocciolo della questione: “ Ecco la principale fonte di malcontento tra i disegnatori: alle fiere regalano infaticabilmente la loro professionalità e la loro arte per poi vederla svenduta su internet: spesso vediamo disegni “svenduti” anche per 5 euro, in questo modo anche il talento del disegnatore è svalutato. Tutto il loro lavoro, la loro esperienza, la loro fatica vengono svenduti per niente. Questa situazione marcia parallelamente a quella in cui un disegnatore si trova a dover rispondere a quesiti umilianti del tipo: “Tu chi sei? Che fumetti hai fatto? Ah! Allora mi fai un disegno?” per poi magari vedere il foglio accartocciato da qualche parte perché in fondo averlo non era poi così importante. “

Letto? Sapete cosa ne penso? Penso che abbiano ragione. Anni fa ero a un Expocartoon, ed avevamo come autore chiamato dalla casa editrice con cui collaboravo Barry Kitson. Kiston era disponibilissimo, e stava ore ed ore seduto a fare sketch per i lettori. A un certo punto succede questo: era allo stand uno che non c’entrava nulla, era solo un parente dell’editore. Vede che Kitson fa i disegni e vuole un disegno pure lui. Kitson un po’ si secca perché il messaggio inespresso è “fai subito il disegno, e non farlo aspettare tutta la fila”. Mi scuso con lui, e gli chiedo un favore personale. Kitson –che ricordo come un signore- capisce la cosa, e fa un Batman per il giovine rampollo che voleva “un disegno anche io”. Beh, il giovine prima si lamenta perché lo sketch è “ma è solo un disegnino”, e poi lo piega e se lo mette nella tasca dei pantaloni. Avrei voluto morire, o strangolarlo.  E poi dite che la vita dell’addetto ai lavori è ricca di soddisfazioni?

Comunque, al di là dell’aneddoto di oltre dieci anni fa, il discorso è che gli autori hanno ragione a sentirsi stufi. Ma al tempo stesso hanno torto.

Perché torto? Perché la risposta proposta dalla Scuola Internazionale di Comics è questa: “ Per questo chiediamo a tutti quelli che condividono questo pensiero e che intendono attivamente spalleggiarci in questa battaglia educativa, di sottoscrivere questo documento per far sentire la loro voce e di rifiutarsi, nelle manifestazioni a venire, di prestare la loro opera gratuitamente. Da ora in poi chi vorrà un disegno potrà averlo dietro compenso o dopo aver acquistato le pubblicazioni dei disegnatori. (…)  Per dare l’avvio a questa nuova tendenza, noi della Scuola Internazionale di Comics, in occasione di Lucca Comics chiederemo ai nostri insegnanti di esporre il loro tariffario quando disegneranno per i fan presso il nostro stand. E chiederemo loro di applicare senza timore le tariffe che hanno stabilito.”

Ora, se è giusto lamentarsi per la scarsa considerazione del proprio lavoro, è sbagliato porre un tariffario.

Mi spiego meglio, partendo dalla mia esperienza americana di San Diego, dove una cosa del genere accade.

Partiamo dal presupposto che il disegnatore X ha come modo di garantire la propria sussistenza, le sue capacità come disegnatore.

Questo ci porta a dire che le sue capacità come disegnatore, sono ciò che usa per proporre uno scambio “servizi e/o beni vs. corrispettivo economico”. Lo schema potrebbe essere il seguente:

Io so disegnare => tu mi chiedi un disegno => io realizzo un disegno solo per te => tu mi paghi il disegno

Capacità => richiesta => soddisfazione richiesta => pagamento della prestazione.

Lo schema è questo, no?

Il discorso che non mi trova d’accordo è che da parte del disegnatore – finché il tutto è gestito da un terzo- non esiste alcuna assunzione di responsabilità.

Cosa succede a San Diego? A San Diego i SINGOLI disegnatori comprano un tavolo (pagando in prima persona), e poi affrontano il mercato, ponendo sul mercato la loro capacità. Ci sono i tariffari, e – ad esempio – nessuno realizzava sketch (parlo del 2008), per meno di 20 dollari a sketch. Gli sketch book, realizzati secondo il sistema del print on demand in tiratura limitata, venivano proposti a non meno di 25 euro a sketchbook, fino ad arrivare al caso di Adam Hughes, che proponeva differenti tipi di sketchbook, di cui il più costoso (100 dollari) era quello con i nudi.

Allora quello che dico è: disegnatore, vuoi – giustamente - rendere la tua capacità un modo per incassare euri? Allora devi accettare diritti e doveri.

Se sei ospite della casa editrice X, o dell’Associazione Y non trovo giusto che i soldi per i tuoi disegni vadano a te. I soldi che l’appassionato deve spendere per il tuo disegno devono andare – se sei ospite totalmente o in parte - a chi ti ospita.

Oppure non devi chiedere nulla. Sempre a San Diego se un disegnatore è ospite di una casa editrice, non chiede nulla per i suoi disegni. È ospite, e quindi non può chiedere soldi privati, mentre esercita un servizio per conto di un terzo.

Un disegnatore ha pieno diritto a chiedere soldi per la sua prestazione, quando è del tutto autonomo riguardo la sua presenza alla manifestazione X.

Io disegnatore voglio ricavare tot soldi dalla mia prestazione. Così come un cantante fa i concerti, così io faccio disegni.

Allora io PAGO uno stand alla manifestazione, mi metto lì, ed offro le mie prestazioni, ricavandone il 100% dei compensi.

Se i disegnatori della Scuola Internazionale di Comics (o chiunque altro) prendessero OGNUNO un tavolo a una manifestazione, assumendosi in prima persona oneri ed onori della vendita dei propri sketch, sarei il primo a sostenerli. Diversamente mi sembra un ibrido, in cui si vogliono i vantaggi (sketch pagati), senza assumersi nessuna responsabilità (pagare in prima persona il costo di un tavolo alla manifestazione X, correndo il rischio di non rientrare dei costi)

Mi sono capito?

Aggiunta posteriore

Potevo smettere di riflettere su questo argomento? No certo, visto anche che qui e lì ho sentito cose che mi hanno fatto pensare. Allora, schematicamente:

A – ammettiamo che un disegnatore si faccia pagare per gli sketch. A chi vanno i soldi? Domanda sciocca, dite? Mica tanto. Se io editore pago lo stand a una mostra, il mio PRIMO obiettivo è rientrare delle spese. Non la promozione, non il bullarmi con gli altri perché ho lo stand figo, non ospitare autori. Nudo e crudo: rientrare delle spese. Sennò io l’anno prossimo a questa fiera non ci torno, e se vado continuamente a mostre dove vado in rosso, entro sei mesi chiudo. E allora gli autori hanno uno in meno che li pubblica. Stabilito questo, se io spendo per prendere uno spazio, quello spazio mi deve rendere pecunia. Sennò è spazio sprecato. Ora, il fatto che un disegnatore, da me ospitato, usi lo spazio che io pago, per vendere i SUOI disegni, ha un qualcosa che non mi torna. Perché il disegnatore X dovrebbe incassare soldi, usando il mio spazio? Voi direte “Perché tu lo pubblichi, e quindi guadagni già migliaia di migliaia di migliaia di euri alle sue spalle”. Ora, a parte che chi dice questo EVIDENTEMENTE non ha mai fatto l’editore a fumetti in Italia, ma vabbé…se tu disegnatore X“vendi” (perché sostanzialmente è questo che fai…vendi i tuoi disegni) qualcosa al MIO stand, allora mi devi riconoscere una percentuale. Chiamiamolo, tanto per essere brutali, un “affitto dello spazio di vendita”. Sennò è troppo facile. Vogliamo chiamarle “royalties dovute all’editore”? Come l’editore deve dire all’autore “In fiera abbiamo venduto TOT volumi, e le tue royalties sono queste” – e si è detto anche questo nell’infinita discussione sul compenso equo -, così un disegnatore dovrebbe dire “Al tuo stand ho venduto TOT disegni. Le tue royalties sono queste.”

B – Si è detto che sostanzialmente questa è una vendita. Nulla di più, nulla di meno. Nessun “segno di affezione”, o “riconoscimento dell’affetto verso i lettori.” Io faccio il disegno, tu mi paghi. Punto. E allora, signori miei, qui gli incassi chi li registra? Ammettiamo che un disegnatore si faccia pagare uno sketch 20 euro. Ammettiamo che alla fine di Lucca abbia incassato 1.000 euro, pari a 50 disegni. Sono soldi in nero? I disegnatori che si lamentano, e chiedono un tariffario per gli sketch, che fanno? Rilasciano scontrino o ricevuta fiscale? La Scuola Internazionale di Comics rilascerà LEI uno scontrino, per il singolo sketch? E non mi dite “Bottero, sei il solito rompiballe”, perché se qui si parla di “retribuzione dovuta, in seguito a prestazione professionale”, e si vuole fare i seri e i virtuosi, allora lo si fa fino in fondo, anche a livello contabile. Sennò devo presumere che tutti gli incassi dei disegnatori per i loro sketch sono da presupporre in NERO. Non è forse un modo ingenuo ed involontario, di fare tutti quanti allegramente evasione fiscale?

C – Se io devo pagare per avere un disegno è giusto, e faccio tanto di cappello a chi l’ha detto, che l’acquirente sia SODDISFATTO del disegno. Se per quel che riguarda i fumetti si propone un “acquisto consapevole”, allora lo stesso deve valere anche per gli sketch. Io non devo essere costretto a prendere a scatola chiusa cosa mi dai, in cambio dei miei soldi. Se pago, ho diritto di scegliere, e soprattutto ho il diritto di rifiuto, se il bene/servizio/prestazione data in corrispettivo non è di mio gradimento. Questo si attua in due modi: il disegnatore porta alle manifestazioni un tot di sketch GIA’ fatti, tra i quali il lettore può scegliere, oppure il disegnatore accetta il fatto che chi chiede lo sketch ha il diritto di dire “no grazie, non mi piace”, dopo che il disegnatore l’ha realizzato. Dire “così è, e così te lo tieni”, quando si chiede un PAGAMENTO, non ha alcun senso. Chi paga ha diritto di tirarsi indietro dalla transazione, fino a quando la transazione stessa non ha avuto luogo (in sintesi significa che finché non paghi, puoi ripensarci. DOPO che hai pagato, no).

D – Sento dire che avere gli autori presenti agli stand aiuta moltissimo le vendite. Mi permetto di essere scettico. Io ho avuto autori alle mostre. E non mio cugino. Autori di buon livello. Purtroppo (forse sarò super sfigato io), queste presenze non hanno MAI inciso minimamente sulle vendite. Un esempio per tutti: Nexus. Quando portai Archivi di Nexus 1 a Lucca 2007, ne vendetti 30 copie (lo so, sembra assurdo, ma è così. Archivi di Nexus 1, all’epoca novità per Lucca, vendette solo 30 copie in fiera. Ora capite perché quando sento le persone che magnificano le vendite nelle manifestazioni mi viene da strangolarle).  Quando nel 2008 ospitai a spese mie Steve Rude a Lucca (Lucca comics gli pagò l’albergo, e basta, per un totale di circa 350 euro di spesa. Io tra viaggio e altri cose spesi circa 3.000 euro complessivi) in concomitanza della pubblicazione di Archivi di Nexus 3, la sua presenza mi fece vendere un totale di 50 copie in tutto della novità.  Avete capito bene CINQUANTA copie (forse anche di meno). Con l’autore allo stand. Con i disegni. Con le firme. 50 copie.  Da qual momento ho giurato a me stesso di non chiamare più nessun autore. Se un autore che pubblico vuole venire, io sono contentissimo. Farò di tutto per fargli avere un pass, e farlo entrare gratis. Se si andasse a mangiare fuori una sera, gli offro io. Ma farlo venire, obbligarlo a stare allo stand, per poi avere risultati del genere no.  E questo sono io. Ma se si andasse a valutare i singoli casi, forse si scoprirebbe che la realtà non è tanto diversa. Facciamo un esempio. Una casa editrice X porta tre novità per Lucca. Due di italiani, e uno di un autore estero. Ammettiamo che colto da un attacco di “etica fumettistica”, l’editore dica “Venite. Pago tutto io!”. Bene. Questo editore è un pazzo. Perché? Perché alle spese della manifestazione, aggiunge almeno altri (vogliamo dire 1.500 euro tra viaggi, vitto, alloggio, per tre persone?) 1.500 euro, che vanno a gravare sulle spese della casa editrice. Come si fa a vedere se questo editore così buono non è pazzo? Solo se, a posteriori, scopriamo che la presenza dei tre autori ha fatto incassare all’editore non 1.500 euro in più del normale (a questo punto si tratterebbe solo di aver fatto girare i soldi), ma almeno 3.000, visto che 1.500 sono la copertura delle spese di loro tre e basta, e dai 1.500 che restano ci devi levare le tasse, il costo dei materiali, le royalties a loro.  Uno dice “Beh, ma dai… è promozione! Sei quello che ha portato Ciccio Salsiccio a Lucca! Migliora la tua immagine!”. Non è vero. Non. è  vero.  Non serve a niente. La gente si dimentica chi hai portato alla manifestazione X, un secondo dopo che la manifestazione è finita. Aver portato questo o quell’autore non invoglia le fumetterie a ordinare una copia in più del tuo prossimo fumetto, e non crea assolutamente “un’immagine positiva”. Aver portato Ciccio Salsiccio a Lucca o serve a far vendere uno SFRACELLO di copie del suo volume, o – da un punto di vista dell’editore - non serve assolutamente a niente. Serve solo a far avere a 40 persone uno sketch. A questo punto, visto che siete disposti anche a pagarli, ordinateli direttamente ai disegnatori per mail. Almeno gli editori risparmieranno qualche euro.

Fine seconda parte.- La terza e ultima parte di questo editoriale sarà on line domani 29/10/2010.

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