Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Valter Buio (Star Comics)

valterbuiodi Giorgio Borroni. Se non vengono curate, Le psicosi possono rovinarti la vita e non solo...   questo il dottor Valter Buio lo sa bene: lui è uno strizzacervelli ed è ben lieto di liberarvi dai vostri mali interiori se vi potete permettere 90 euro a seduta e siete disposti a rilassarvi sul suo divanetto. Tenete presente, però, che se lo fate vuol dire – primo – che siete affetti da una grave psicosi e – secondo–  che, ahimè, siete già morti.

Quattro degni rappresentanti della Roma bene si trovano riuniti in una villa sontuosa in attesa del loro ospite, Balestra, un vecchio nobile decaduto con grandi facoltà medianiche e ormai poche facoltà economiche. Girano voci che si dia alle sedute spiritiche per raccapezzare un po’ di soldi con cui tenere a bada i suoi non pochi creditori, tuttavia le due anziane coppie si sono recate da lui perché non mettono in dubbio le sue effettive capacità di comunicare con i morti e forse l’indebitato aristocratico è la loro ultima chance per parlare con i loro cari. Balestra, fattosi attendere un bel po’ per un fastidioso imprevisto (due energumeni esattori), una volta arrivato decide di non perdere tempo (e denaro) così dà subito inizio alla seduta, chiamando un’entità dall’oltretomba con una tavola ouija. Lo spirito si manifesta e dichiara di non essere in pace, poi comincia a comporre un nome, con grandi aspettative delle due donne e dei due uomini che sperano si tratti del loro caro... tuttavia quel nome così rabbiosamente indicato sulla ouija non appartiene a nessuno di loro: la somma delle lettere toccate dalla planchette è “Valter Buio”.

Valter è uno psicoterapeuta con un dono: riesce a vedere le anime inquiete e a interagire con loro, ed esattamente come un normale strizzacervelli che libera i vivi dalle loro psicosi, fa lo stesso con gli spiriti, aiutandoli nel loro cammino verso l’aldilà.  Sembra quasi uno scherzo, ma non lo è, anzi, i morti con problemi che si portano dietro da quando erano in vita sono parecchi, tanto che il singolare psicologo non fa neanche in tempo a inaugurare il suo studio – un barcone ormeggiato sulla sponda del Tevere –  che lo spirito evocato da Balestra vi irrompe rumorosamente con un poltergeist a invocare il suo aiuto. Si tratta di Cesare Rocca, un giovane suicida che tenta in ogni modo di liberarsi del mondo terreno, senza riuscirci: Buio dovrà quindi “fare luce” su ciò che ha spinto il paziente a togliersi la vita indagando sul suo passato – una strada tutt’altro che in discesa, dovendosi confrontare con il padre del ragazzo, che lo accusa di truffa e la misteriosa figura dell’ex psichiatra che aveva in cura il defunto, sicuramente responsabile del suo gesto estremo. A questo si aggiungono vari altri guai assai più terreni che assillano Buio, come la difficile accettazione del divorzio, che lo spinge a sbronzarsi piuttosto spesso – cosa che gli crea anche problemi con la legge –, l’incurabile terrore degli insetti, e infine un’ombra nel suo passato di cui non conserva ricordi, ma che torna a perseguitarlo: essere stato un paziente del malvagio psichiatra dai mille volti...

Lo ammetto, ero partito prevenuto quando ho visto in edicola il primo volume di questa miniserie targata Star Comics, primo perché il formato “bonellide” l’ho sempre visto come una prerogativa – appunto – di casa Bonelli e legata comunque ai suoi canoni, secondo perché la prospettiva di uno “psicoterapeuta dell’incubo” dopo un “indagatore dell’incubo” mi dava l’idea di un ennesimo clone (e soprattutto fuori tempo massimo), e terzo perché il fumetto horror italiano mi ha sempre rifilato più delusioni che soddisfazioni. Quando poi mi sono accorto che dietro ai testi c’era Alessandro Bilotta, già autore di prodotti molto interessanti come La Dottrina e Le strabilianti avventure di Giulio Meraviglia, mi sono detto che era giusto dargli una chance: a dire il vero non me ne sono affatto pentito.

le prime pagine di Valter Buio scorrono con sequenze veloci, concitate nella loro messa in scena di un avvenimento piuttosto banale come il muoversi di una planchette sulla tavola ouija, eppure, nonostante la seduta non abbia nulla di eclatante alla Il Messaggero o Paranormal Activity, riesce a intrigare il lettore con un’ottima gestione del climax di tensione e mistero – a dimostrazione che una semplice sequenza, narrata nel giusto modo, con dialoghi veloci e persino dal piglio ironico (dei quattro vecchi bacucchi e pettegoli che sperano di parlare con un caro estinto fidandosi di un nobile squattrinato) può svolgere degnamente il suo compito di intro e dare la giusta atmosfera a un fumetto che si propone di fare da ponte fra l’horror sovrannaturale e quello degli oscuri meandri della mente umana. Questo taglio di sequenze veloci, quasi tessere di un puzzle che vanno a comporre la storia, si mantiene fortunatamente per tutto il volume, intrecciando momenti in cui viene descritta la vita privata di Buio (caratterizzando così più a fondo il personaggio) quelli dedicati all’indagine, e quelli che riguardano il sovrannaturale o che aprono spiragli narrativi destinati a essere ripresi nei prossimi numeri. Anche i dialoghi – nonostante Buio sia un “semplice” psicologo che risolve i casi nel suo studio e disquisendo di turbe psichiche  – sono brevi, mirati e mai noiosi, laddove ci si poteva perdere in citazioni e indigeribili sbobbe su Freud e compagni. Certo, l’opera non è priva di difetti e l’atmosfera che si respira è quella di un telefilm mainstream, ma comunque di un telefilm horror e godibile di cui si apprezza l’architettura ben costruita e che invoglia la visione fino alla fine. Uno dei nei che saltano all’occhio è la pretesa di pagamento di Valter da parte dei familiari dei defunti, governata da una professionalissima buona fede, ovviamente, ma comunque legata un po’ troppo a una triste realtà come quella dei falsi maghi a pagamento (quando ad esempio il padre del ragazzo suicida vuole sbattere lo strano dottore fuori di casa non si può condannarlo per questo). Diciamo che Valter avrebbe potuto essere formalmente uno psicoterapeuta per “vivi” che aiuta i morti per vocazione o semplicemente perché ossessionato da essi, ma da qui a farne un mestiere è un po’ una forzatura. A parte questo, una nota assolutamente a favore è la scelta dei luoghi e dei personaggi: finalmente, dopo tanto tempo, un horror che si svolge in Italia, a Roma, e con un protagonista italianissimo, senza la pretesa di ambientare tutto all’estero per poi sbandierare qua e là falsi anglosassoni alla “pummarola”. I personaggi, come ho già anticipato, poi, sono quasi tutti azzeccati anche in favore della loro italianità e del loro carattere non certo stereotipato: Buio, inguaribile romantico con il cuore infranto e un senso dell’humor che usa per rendere accettabile il suo “dono” – o maledizione che dir si voglia –, sa essere composto e professionale, ma anche “umano” e fragile con tutte le sue manie e i suoi difetti (è talmente distratto che non riesce a parcheggiare senza danneggiare la sua auto); Balestra, nobile squattrinato e marpione è irresistibile con le sue gag, ma si rivela anche un medium dalle doti intuitive formidabili che coadiuva le indagini di Buio. Meno interessante rimane la segretaria appena assunta dello psicoterapeuta, Cecilia, dall’atteggiamento forse troppo accondiscendente senza picchi di originalità nel carattere, ma che forse riserva approfondimenti e sorprese in futuro.

La parte grafica curata da Sergio Gerasi, già al lavoro su Cornelio, Nemrod e Trigger, sempre della Star Comics: per quanto si possa apprezzare la sua professionalità, lo stile che ha il sapore del classico, con pochi tocchi di photoshop e molte matite e chine, il suo stile, rispetto alla trama e al genere presentato risulta troppo diverso. Le parti più oniriche od orrorifiche risultano infatti appiattite, monotone, trattate sempre secondo la solita logica, come qualsiasi altra scena. Ad esempio, la scena in cui Buio viene assalito da migliaia di insetti non ha niente di sensazionale, che evidenzi la straordinarietà o l’orrore di un simile evento. Bisogna però ricordare che è un tipo di visualizzazione degli eventi a cui ci ha abituato il fumetto maistream italiano e da cui è difficile liberarsi. Comunque sia, anche la caratterizzazione di Buio poteva essere curata di più: come personaggio, fisicamente risulta piuttosto anonimo: non è né bello né brutto, né tenebroso; ha un look e un’apparenza che passano piuttosto inosservati, di conseguenza il suo carisma si basa tutto su come agisce e sul suo modo di essere interiore.

Per concludere, consiglio Valter Buio a chi apprezza i thriller psicologici e sovrannaturali e aveva perso le speranze nell’horror italiano come nella figura dei detective paranormali: certo, l’orrore colto, decadente e malato di Hellblazer è ancora lontano, ma quest’opera ha tutta l’aria di essere un primo passo per togliere un po’ di banalità dalla produzione tricolore.

 

 

 

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