- Categoria: Recensioni
- Scritto da Giuseppe Pollicelli
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Rat-Man fa 100: Ortolani, il cartoonist che sa far ridere disegnando cretini di talento
Per festeggiare la centesima uscita delle avventure dell'ironico e divertentissimo super-anti-eroe creato da Leo Ortolani, la Panini ha preparato - in collaborazione con l'amministrazione comunale parmense - la Rat-Con. La convention si terrà il 16 gennaio alla Casa della Musica di Parma.
di Giuseppe Pollicelli*
Ci sono letture che, se non si ama attirare l’attenzione del prossimo, è sconsigliabile effettuare mentre si è in mezzo ad altra gente (in treno, alla fermata di un autobus ecc.). Ad esempio, quando ancora esistevano, erano da evitare accuratamente le riviste dal contenuto erotico-pornografico, poiché garanzia di sguardi - a seconda dei casi - imbarazzati, incuriositi, concupiscenti, colmi di riprovazione. Oggi, defunta la cosiddetta stampa per adulti in seguito all’avvento dell’home-video e poi di Internet, se si vogliono scongiurare figure barbine al cospetto di sconosciuti è bene guardarsi dal leggere in pubblico i fumetti di Leo Ortolani. Non certo perché presentino situazioni scabrose o sessualmente esplicite, tutt’altro, ma perché, leggendoli, è umanamente impossibile trattenere le risa. Parliamo di risate, si badi bene, non di sorrisi o di ghigni. Quelle belle risate piene, rumorose e inarginabili a cui di norma ci si abbandona solo in compagnia di amici. Ma alla vis comica dei fumetti di Ortolani è impossibile opporre resistenza. Si ride, punto e basta. E si riderebbe pure di fronte al al Papa. O, ebbene sì, a un incaricato di Equitalia. Dite che esagero? Allora significa che un fumetto di Leo Ortolani non lo avete mai letto, perché chi lo ha letto sa che dico il vero.
In Italia, per fortuna, gli umoristi non hanno mai scarseggiato. Ma non tutti, ovviamente, sono dello stesso livello. Ci sono quelli bravi e quelli meno bravi. E poi ci sono quelli che appartengono alla categoria dei fuoriclasse. Costoro hanno un dono particolarissimo: padroneggiano (di solito istintivamente, com’è il caso di Ortolani, e non perché abbiano studiato la faccenda a tavolino) i meccanismi che producono ilarità. Ortolani appartiene senza dubbio a questo selezionato novero e lo ha fatto capire subito, già a partire dalla prima storia a fumetti da lui pubblicata (nel 1990, sul secondo numero di un supplemento della rivista “L’Eternauta” riservato ad autori esordienti). Storia che coincide, peraltro, con la prima apparizione del suo personaggio di gran lunga più famoso: lo stolto supereroe Rat-Man. All’epoca Ortolani aveva solo 23 anni ma già si intuiva un talento fuori dall’ordinario. Nelle sei tavole di quell’ormai remoto debutto si rilevano tutte le qualità che fanno di Leo (che è anche, non lo si dimentichi, un ottimo disegnatore non realistico) un umorista geniale. C’è un rispetto miracoloso dei tempi comici: Ortolani sa quando accelerare e quando rallentare, sa quando è il caso di utilizzare le parole e quando, invece, è opportuno far tacere i personaggi affidandosi - lo fa molto spesso e con successo - alla pura forza delle espressioni facciali. Poi c’è l’abilità nel giocare con i riferimenti e le citazioni, dunque nel praticare il sottogenere della parodia (Rat-Man nasce come una parodia dei supereroi, in particolare di quelli della Marvel e, ancor più in particolare, di quelli realizzati da uno dei più grandi fumettisti americani di sempre, Jack Kirby, vero e proprio idolo di Ortolani sin da quando egli era bambino). E, sopra ogni altra cosa, c’è in quelle sei tavole, così come in ciascuna delle centinaia di storie a fumetti firmate da Leo Ortolani negli anni a venire (storie che, giustamente, hanno fatto di lui, partito con le fanzine e le autoproduzioni, uno dei casi più interessanti nella storia dell’editoria italiana recente), il principale requisito di ogni umorista degno di tal nome: un grande spirito di osservazione. Ortolani ci fa ridere perché nei suoi fumetti vediamo riprodotte con straordinaria esattezza le nostre stesse mancanze, le nostre debolezze, le nostre goffaggini. Le sue vignette sono specchi in cui ognuno di noi può riflettersi. Perché a ognuno di noi, e più spesso di quanto ci piaccia ammettere, capita di essere cretino quanto è cretino Rat-Man. Ma grazie a Ortolani la cosa non ci deprime. Anzi, ci facciamo su una fragorosa risata.

La prima tavola del primo episodio in assoluto di Rat-Man. Appartiene a una storia di complessive sei tavole uscita all'interno di un supplemento spillato del numero 86 del mensile L'Eternauta (giugno 1990). Tale supplemento, che era in b/n, aveva nome Spot e il sottotitolo recitava: "Autori esordienti alla ribalta".
*Articolo tratto da “Libero” del 11 gennaio 2014. Per gentile concessione dell'autore.







