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Recensione » Orfani #01
Questo primo numero di “Orfani” (sceneggiatura di Roberto Recchioni, disegni di Emiliano Mammucari) dovremmo reintitolarlo “Gattopardi”. Sì, perché appena hai finito di leggere il primo albo (ci vogliono 10 minuti scarsi al costo di 4.50 euro) ti rendi conto che alla Sergio Bonelli Editore “tutto cambi perché nulla cambi”. E basterebbe questa citazione tratta dal capolavoro letterario di Don Giueseppe Tomasi principe di Lampedusa per recensire questo numero uno della nuova maxiserie Bonelli (come chiamarla visto che non è una serie regolare, non è una miniserie, è strutturata in stagioni, questa è la prima, la seconda è già in preparazione e se va bene si prosegue altrimenti è stato bello così, mio caro lettore?).
Dietro la copertina di Massimo Carnevale che ci presenta in primo piano un ragazzino quantomeno ipertrofico, c'è uno spunto narrativo almeno interessante: un terribile e alieno raggio distruttore devasta l’Europa seminando morte e distruzione. I preadolescenti sopravvissuti alla distruzione e rimasti senza famiglia vengono presi in consegna da un non specificato corpo militare e affidati alle cure della professoressa guercia ma avvenente e dal colonnello guerriero ma a disagio con la psicologia (qualcuno spieghi a Recchioni che nelle accademie militare di tutto il mondo si studia psicologia, si chiama “arte del comando” e il primo a teorizzare la disciplina è stato Carl von Clausewitz nel 1832 con il trattato di strategia militare Vom Kriege…). L’obiettivo della scienziata e del colonnello (che hanno anche una liaison a letto ma dandosi però sempre rigidamente del “lei”) è quello di creare un corpo militare scelto per contrattaccare gli alieni. La storia di questo primo numero si svolge su due piani temporali. Nella prima parte scopriamo il passato dei giovani Orfani subito dopo l’attacco alieno, nella seconda parte l’azione si sposta avanti nel tempo di diversi anni e riprendiamo dall’inizio dell’attacco al pianeta dei terribili alieni. Qui vedremo le gesta degli Orfani adulti, diventati nel frattempo una squadra speciale di assalto con nomi di battaglia collegati alle loro specializzazioni di campo e tute da combattimento in simil-Halo. Il salto tra i piani temporali è poco fluido e il risultato finale di questo primo numero è una trama debole che poteva essere tranquillamente svolta in un terzo dello spazio a disposizione. Lo sceneggiatore invece decide di diluire la storia puntellandola con una miriade di citazioni soprattutto di genere.
I dialoghi sono giocati sulla sintesi che però cerca di diventare cifra stilistica per stupire a ogni costo il lettore a ogni battuta. Recchioni fa recitare i personaggi alla spasmodica ricerca dello scambio di battute “cult” da consegnare al lettore. Ne esce fuori una recitazione dei personaggi dalla psicologia scarsamente tridimensionale perchè ingessata e incastrata in un universo sconfinato di stereotipi. La storia messa in scena è al momento dominata dagli stereotipi. I colpi di scena sono tutti telefonati e tutti già visti. Va bene citare, va bene il postmodernismo, ma a volte sembra che citare serva esclusivamente a nascondere dietro il “già visto” la mancanza di idee originali e la capacità di sapere reinventare. Le didascalie sono spesso ampollosamente descrittive rispetto ai disegno nonostante l’utilizzo del colore che merita un capitolo a parte.
Nella seconda di copertina la Sergio Bonelli Editore, tramite le parole di Davide Bonelli, ci presenta come rivoluzionaria la presenza fissa del colore sulla serie. L’impressione che se ne ottiene alla lettura è però che il colore non rende al meglio sulla carta che usa solitamente la SBE e con cui è stampato anche questo albo. La carta è scura e porosa, i colori virano molto su tinte calde che vengono alterate nella loro brillantezza dall'opacità della carta rendendo ancora più scuro il campo visivo del lettore. I due cambi di linea temporale e gli svariati cambi di atmosfera ne risentono abbastanza. I disegni di Emiliano Mammucari sembrano realizzati con troppa preoccupazione di adattarsi ai colori sempre e comunque ed è un peccato perché sembra che il disegnatore abbia lavorato con il freno a mano tirato non esplodendo appieno il suo talento. Di Mammucari, comunque, è degna di nota la sequenza iniziale e la resa degli alieni. Il mecha design invece non convince del tutto sempre per l’eccessiva ricerca di citazioni da videogiochi e varie fonti multimediali. Sarebbe interessante potere vedere il numero interamente in bianco e nero. Abbiamo il tremendo sospetto che il contrasto base, marchio di fabbrica del fumetto italiano, renda la parte disegnata molto più affascinante di come la rende questo colore forse troppo manierista in ultima analisi.
Dicevamo che dovremmo rititolare “Orfani” in “Gattopardi”. “Tutto cambi perché nulla cambi”. In un esercizio di incredibile cerchiobottismo editoriale in Bonelli producono una maxiserie che non vuole scontentare nessuno dei vecchi lettori, vuole attirare nuovi lettori, deve e vuole ammiccare ai fruitori delle serie TV e dell’intrattenimento videoludico, vuole e deve essere innovativa ma al contempo pregna della tradizione fumettistica bonelliana. E si sa, a volere accontentare tutti si rischia poi di non accontentare nessuno. Staremo a vedere come prosegue la storia. Per ora comunque questi “Gattopardi” - nonostante sia stata definita da più parti come la serie più attesa dell’anno - sono risultati nel loro primo numero un freddo blockbuster dove si è messo in mostra molta estetica, un grande spiegamento di mezzi ma pochissima sostanza. Per ora la rivoluzione è rimandata.
Titolo: Ofani #01
Sceneggiatura: Roberto Recchioni
Disegni: Emiliano Mammucari
Copertina: Massimo Carnevale
Prezzo: 4,50 Euro
Editore: Sergio Bonelli Editore
