- Categoria: Osservatorio Tex
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IL VOLO DI PICCOLO FALCO: dalle origini ad oggi
di Lorenzo Barruscotto
Hola, amigos!
Mentre vi bagnate il gargarozzo per combattere il caldo infernale di questi giorni, facciamo brevemente il punto su una faccenda che talvolta fa discutere i lettori.
No, niente risse, niente sedie sulla schiena né tanto meno bottiglie sul cranio.
Col mio sarebbe inutile: testa troppo dura, ma non ce n'è bisogno.
Qui al Trading Post sono tutti benvenuti.
Non importa da dove venite o dove state andando, sotto il cappello siamo tutti texiani.
Le discussioni o le polemiche vengono lasciate fuori, così come le pistole sono messe dietro al bancone e riconsegnate solamente all'uscita a scanso di guai.
Ehi, tu laggiù, sì, dico a te, avanti, allunga al barman il tuo ferro da tiro ed i piedi sotto un tavolo, il primo giro lo offre la casa mentre ci tuffiamo per qualche minuto nei ricordi, così da dare “a Cesare quel che è di Cesare e… a Kit quel che è di Kit”.
Come chi? Kit Willer.
Nato dal matrimonio tra Tex e la bella Lilyth, compianta figlia del capo di tutte le genti Navajo Freccia Rossa, conosciuto presso i pellerossa con il nome di Piccolo Falco, ne ha fatta di strada dapprima facendo capolino nelle avventure del padre in qualità di piccola peste da tenere a freno su cui vegliava un Tiger Jack ancora incerto nella lingua dell'uomo bianco, ma già da allora si poteva capire che “buon sangue non mente” e che avrebbe a pieno titolo occupato il suo posto nel poker d'assi rappresentato da quei quattro diavoli scatenati al servizio della giustizia, fino a non aver più bisogno di una guida, salvo i sempre preziosi consigli di padre e zio per i quali non si è mai troppo maturi, e potersela cavare dannatamente bene anche da solo.
Ovviamente quello che dico non è oro colato. Di oro non ce n'è più neanche nella vecchia miniera e non intendo certo sputacchiare sentenze attirandomi addosso un altro tipo di metallo meno nobile ma ben più rovente sotto forma di cilindretti calibro 45.
A questo proposito, in fatto di bravura nel maneggiare la sei-colpi, Kit non ha più nulla da imparare.
Da quando Aquila della Notte nell'ormai lontanissimo albo “Il figlio di Tex” dava lezioni di tiro al suo rampollo tornato a vivere tra i Navajos dopo gli studi presso certi missionari, sono molte le occasioni in cui ognuno di noi ha potuto esclamare “tutto suo padre”:
nei primi tempi Kit, battezzato così proprio in onore di Carson, si mette in mostra “salvando la pellaccia” al padre ed al suo omonimo in più di un'occasione, dimostrando di essere in grado di andare ben oltre gli insegnamenti paterni che miravano a farlo diventare un uomo capace di difendersi nel selvaggio West.
Fronteggia spesso numerosi nemici e supera situazioni difficili ed apparentemente senza uscita da solo, facendo preoccupare Tex e lasciando stupefatto “lo zio Kit”, il quale lo soprannomina bonariamente “piccolo fulmine”, fino a conquistarsi la sua stella di ranger.
Ha avuto la sua breve storia da primo attore poco tempo fa (“Terrore tra i boschi” nel Tex Magazine 2017) ma nel corso degli anni gli episodi che lo vedono protagonista hanno diverse volte costituito spazi di non scarsa ampiezza sia in anni lontani come più recentemente, nella serie regolare o negli Speciali e nei Texoni.
Disegno di Lorenzo Barruscotto tributo a Barison
Non è diventato adulto senza mai fallire ed ha avuto la sua parte di dolori in vicende che, seppur incastonate in storie che vedono agire anche gli altri pards, lo hanno posto al centro della scena permettendogli di forgiare il proprio carattere come individuo e il suo stile di raddrizzatorti.
Guida mandrie di vacche destinate alla sua gente ("Salt River"), scorta carovane in territori indiani ostili ( Texone "I pionieri"), va a caccia tra i monti Navajos, nelle vesti di Piccolo Falco difende i villaggi ed i confini della Riserva conquistandosi il rispetto e la fiducia della sua gente, segue piste di fuorilegge con la stessa bravura di Tiger Jack, rischia la pelle in diversi frangenti poco piacevoli ("Uccidete Kit Willer"), combattendo viene ferito più o meno gravemente ("La prigioniera del faro", "Il diavolo della sierra"...), perde amici tragicamente, si sbuccia le nocche per far entrare un po' di buon senso in un gran numero di teste dure specialmente se le suddette teste dure sono anche vuote e gli rinfacciano di avere sangue indiano nelle vene.
Non perde l'abitudine talvolta di salvare la pelle ora a Tex ora a Carson (memorabile la sua prontezza di riflessi quando gridando solamente “Zio Kit !” agguanta fulmineamente il “vecchietto” per un braccio impedendogli di finire nelle fauci di un alligatore cadendo da un ponte di legno pieno di botole nascoste in un villaggio nemico sperduto “Nelle paludi della Louisiana”).
Sa anche prendersi cura dei compagni più esperti quando necessario: come non ricordare la sua espressione di disgusto per l'efferatezza di cui è testimone ed ira verso coloro che avevano impietosamente infierito su Tiger Jack torturandolo con un ferro arroventato, mentre si accinge a liberarlo dalle corde che lo immobilizzano ad una ruota di un carro e lo sorregge adagiandolo al riparo, nell'opera d'arte sotto forma di fumetto “L'uomo senza passato”.
In sostanza si scontra con parecchi ossi duri da rodere.
Ci basti ripensare, solo per fare un altro paio di esempi e senza dover usare la macchina del tempo per verificare, all'avventura che vede i Navajos contrapposti agli invasori Utes (“Gli eroi di Devil Pass” in uscita proprio a luglio nella versione cartonata a colori), la sfortunata vicenda che lo vede innamorarsi della dolce Fiore di Luna per poi perderla in modo improvviso e crudele (“L'uomo senza passato” e seguenti) fino a tempi più vicini dove gli vengono affidate rischiosissime parti cardine nelle indagini (“El supremo” e seguenti o lo stupendo speciale a colori “Delta Queen”).
Ha maturato un notevole grado di sicurezza ed indipendenza pur rimanendo nel suo ruolo e per chi lo ha visto crescere oppure è cresciuto con lui è un grande piacere vedere che saltuariamente gli si ritagliano degli spazi sempre restando fedeli a quella tradizione pluridecennale che può e deve rinnovarsi, come accade, senza mai inflazionare il ruolo di nessuno dei tre mitici pards di Tex.
Nulla batte infatti il fuoco di un bivacco dove tutti e quattro si riuniscono dopo una lunga cavalcata con Tex e Tiger che se la ridono ascoltando le bonarie prese in giro tra Carson e Kit.
In effetti un altro dettaglio che penso metta tutti d'accordo è lo storico momento in cui, dopo aver saputo che il figlio aveva appreso ormai “da maestro” l'arte di lanciare un coltello, Tex gli regala la famosissima guaina da tenere dietro la schiena. Un dono ampiamente sfruttato in quegli anni lontani, col tempo sostituito dall'altrettanto famosa lama nel tacco dello stivale, utile anche da usare per forzare qualche serratura, come fa in più occasioni Tex.
D'altra parte è normale che si riforniscano dallo stesso emporio, credo sia quello di fianco all'ufficio postale di Kayenta, dove gli arriva la posta, visto che non ci sono telegrafi nella Riserva.
Probabilmente ora è troppo cresciuto per quelle cinghie di cuoio ma credo che tutti noi ogni tanto ripensiamo ancora a qualche preciso e risolutivo lancio del pugnale da dietro la nuca.
In ogni caso a tutti i texiani fa sempre affiorare un sorriso il ricordo di quando ancora bambino, vestito da indiano il piccolo nipote del capo Freccia Rossa prendeva a bersaglio con arco e frecce il cappello del “padrino Carson” rispondendo ad un paterno e sbalordito Tex che lo rimproverava di non farlo più: “Piccolo Falco non sbaglia”.
Disegno di Lorenzo Barruscotto tributo a Civitelli