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L'Editoriale » Di Numeri, Vendite, Blocchi, Richiami ed altro ancora
di Alessandro Bottero
Come forse qualcuno ha notato è ormai da tempo che diamo più i numeri del venduto di alcune testate. Il motivo è molto semplice, e lo diciamo perché molti ci scrivono privatamente per sapere cosa sia successo. Le nostre fonti sono state essiccate alla fonte, da decisioni degli editori che hanno imposto che i dati vengano trasmessi solo attraverso canali segreti. Questo ha fatto sì che ci sia impossibile accedere a dati certi. Ecco perché non abbiamo detto nulla sulle varie novità e/o rilanci di questi ultimi tempi. In assenza di dati certi evitiamo di diffondere voci prive di fondamento. Per chiarire, io so come stanno andando le cose, e so, con un buon grado di approssimazione, quale sia il venduto di questa o quella testata, di questa o quella casa editrice, ma se non ho i dati non mi metto a scrivere cose senza numeri. Posso dire che da quel che si avverte in giro i numeri sono in calo e le novità del 2014 al loro apparire hanno venduto meno delle novità del 2013, o che l’ultimo numero di X ha venduto come il primo di Y. Posso anche dire che al di là di effetti mediatici sui social e di posse scatenate a supporto dei vari rilanci epocali non si vede granché all’orizzonte. Ma non avendo i dati di vendita (unico modo per vedere se una proposta o un rilancio hanno avuto effettivamente successo, al di là delle parole dell’oste che magnifica il proprio vino) non si può dire nulla ai lettori.
Ovviamente altri, in altri luoghi, danno numeri e citano dati di vendita. Ma chi è dentro al mondo editoriale e sa come vadano le cose sa benissimo che il numero del venduto da solo non significa nulla. Due prodotti vendono entrambi 30.000 copie. Sono entrambi successi? No, se il primo ha una tiratura di stampa di 120.000 e il secondo di 40.000. il primo è un fiasco colossale. Il secondo è un successo epocale. Per sapere lo stato effettivo di salute di un prodotto non basta dire “Il numero XXX della testata Lollibobbi contro Frustoman ha venduto tot”. Se davvero vuoi sapere le cose devi anche sapere perlomeno quante copie siano state stampate e quanto costi realizzare il prodotto. La perversione del mercato oggi, o se vogliamo l’ubriacatura social (e con social intendo Facebook, twitter, forum, siti e altro) è tale che si riesce a far credere ai lettori che il clamore su Internet corrisponda al 100% al successo editoriale di un prodotto. Se 100 persone dicono “Che fico” su Facebook sono solo 100 persone che hanno detto “che fico”. Spesso non sono nemmeno 100 persone che hanno comprato il prodotto, ma solo 100 persone che hanno detto la loro. E invece, a livello di casa editrice popolare che a quel che mi si dice deve ragionare come un’azienda, la cosa che conta è quanti comprano il tuo fumetto non quanti TWITTANO circa il tuo fumetto. O mettono un “mi piace” alla pagina Facebook. Quindi cari lettori quando qualcuno su un sito, o a una conferenza, o a un incontro nelle manifestazioni vi dirà “il fumetto XXX vende tot” chiedetevi “Sì vabbè, ma quante copie sono state distribuite nelle edicole? E quante sono le rese INVENDUTE”. Oppure non ve lo chiedete e fidatevi dell’Oste.
Ah, un altro motivo per cui non ci sono i dati, legato in un certo modo a quello già detto prima, ossia la blindatura dei dati sensibili da parte degli editori con conseguente inaridimento delle fonti, è una letterina arrivata da parte dello studio legale di un editore molto popolare che ci intimava di smettere, altrimenti erano mazzate. E siccome nessuno ci paga per fare i martiri obtorto collo evitiamo lo scatenamento dei legali. Certo, mi viene una domanda: ma se i dati che abbiamo dato per anni fossero stati tutti sbagliati perché intervenire così pesantemente? Perché mettere in mezzo studi legali? Perché proibire e blindare? L’unico motivo che mi viene in mente è perché, forse, i dati erano veri, al contrario di quello che le varie posse scatenate hanno sempre detto, rifiutandosi di ammettere che i numeri dati erano corretti.