Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Aspettando Mundial Goal #02

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Vignetta di Enzo Troiano, Testo di Azad

Germania Ovest-Olanda 2 a 1: l'Imperatore e il Profeta

Avevamo lasciato la Germania Ovest uscire sconfitta dalla leggendaria seminfinale di Mexico '70 contro l'Italia della staffetta Mazzola-Rivera. Quattro anni dopo ritroviamo la Germania Ovest paese organizzatore e i ragazzoni teutonici in casacca bianca del CT Helmut Schon finalisti contro l'Olanda arancione.

La finale della prima Coppa del Mondo FIFA (la Coppa Rimet è andata assegnata definitivamente quattro anni prima al Brasile "tricampeao" di Pelè e compagnia sambante) diventa un curioso crocevia tra passato e presente. Da un lato la Germania Ovest di Kaiser Franz Beckenbauer rappresenta un modo di fare calcio consolidato dalla tradizione : Il libero, due marcatori, il terzino fluidificante a sinistra, l'ala tornante a destra, il mediano, il regista, la mezzapunta, il centravanti e l'attaccante di supporto possibilmente spostato sul centro sinistra. Dall'altro l'Olanda di Johan Cruijff e del santone Rinus Michels in panca professa il nuovo che avanza: il calcio totale. Gli olandesi sono l'Arancia di Meccanica di Germania e, dopo avere devastato nel girone di semifinale Argentina e Brasile, sono i favoriti alla finalissima. Hanno sbalordito tutti e senza bisogno di maschere, bastoni e bombette. Attaccano in otto e difendono in otto, non usano la marcatura a uomo ma contrastano l'avversario solo quando entra nella loro zona. Tutto gira intorno a Cruijff, il giocatore più forte del mondo dopo il ritiro di Pelè, un Profeta del pallone che forse solo Stanley Kubrick poteva raccontarci fino in fondo, altro che Alex di Clockwork Orange.

Calcio d'inizio alla favola. 16 passaggi di fila degli olandesi senza che i tedeschi vedano palla. L'eternità compressa in un lungo minuto. Poi Cruijff ferma le lancette e da centrocampo, da uomo più arretrato dei suoi, parte palla al piede destinazione la porta di Sepp Mayer. Hoeness lo abbatte. L'arbitro fischia il rigore. I polmoni dei tifosi olandesi non ce la fanno più a trattenere il respiro. Neeskens su rigore fa 1 a 0 con un tiro forte e centrale. Ed è lì, in quel secondo minuto, lungo come il primo, che finisce il mondiale di Cruijff e compagni. Come in tante favole che il calcio ha già raccontato o raccontarà negli anni a venire, succede che il meccanismo perfetto dell'Arancia Meccanica si inceppa poco prima di concludere l'opera. I tedeschi si buttano all'attacco. Kaiser Franz dirige l'orchestra, Hoverath conosce lo spartito, Gerd Muller è il solista. Al minuto 24 Holzenbein sfonda il Gulliver della difesa olandese e Jansen lo atterra. Di nuovo rigore. Paul Breitner fa 1 a 1. Jongbloed, la scimmia, il portiere degli arancioni, il vero punto debole dell'Arancia Meccanica, nemmeno tenta la parata del penalty, come farebbe un qualunque portiere da oratorio, "perchè in porta ci stai tu che sei il più scarso". Da quel momento in poi Cruijff scompare praticamente dal campo. Intrappolato nella gabbia tedesca diretta da Beckenbauer e massacrato dai tacchetti di Vogts perde la bussola. I teutonici ne approfittano e preparano il blitz per il sorpasso.

La scimmia Jongbloed salta a destra e a manca. Si oppone come può. La difesa orange concede più di quanto avesse mai concesso nelle precedenti partite. Senza Cruijff a fare da faro, la macchina perfetta si è scoperta imperfetta e gli automatismi si sono interrotti. Manca la corrente. Al minuto 43 Bonhof asfalta tutta la corsia di destra compreso Haan che prova a fermarlo. Cross al centro e Muller da una lezione di cosa può fare un centravanti vecchia scuola e vecchia maniera. Stop, finta di corpo a sbilanciare il difensore, un passo di danza indietro e poi un colpo ferino in avanti e la palla che rotola e il sacco che si gonfia. Gli occhi di Jongbloed, che guardano per sempre quella palla perfetta entrare in porta, fermi nell'intenzione di un tuffo disperato che non ci sarà mai. Fine primo tempo o forse no. L'arbitro inglese Taylor battibecca con Van Hanegem per una pallonata in faccia ricevuta poco prima, Cruijff, a ruota, protesta con ll giudice di gara per la collezione dei tacchetti degli scarpini di Vogts e amici che ha messo insieme fino a quel momento. Per tutta risposta Johan il Profeta si becca un cartellino giallo da cui non si riprenderà più. Il genio aveva un solo unico nemico: la propria fragilità.

Si ricomincia, secondo tempo, ma la confusione degli olandesi non produce nulla di logico, tantomeno il pareggio,. Il latte più è esaurito e la dea bendata concede solo due pali. Il nuovo che avanza arriva al novantesimo sconfitto. Al fischio finale Muller si piega sulle gambe tozze che a mala pena stanno nei pantoloncini da sempre. Inginocchiatosi, abbraccia tutti gli ottantamila presenti allo stadio. Kaiser Franz se la ride e alza la coppa da imperatore. Non più principe ereditario. Il pallone vecchia maniera non è stato sorpassato da un treno chiamato calcio totale. Cruijff medita vendetta. Non arriverà mai.

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