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Giappone: la filantropia della Yakuza e il miglioramento di Fukushima

bandiera_giappone[24/03/2011] » Il blogger Ernesto ci aggiorna da Tokyo sulla situazione del Giappone.

Ernesto, autore di eBuroggu, insegnante di italiano a Tokyo e traduttore di manga, ci aggiorna sulla reale situazione in Giappone. I precedenti aggiornamenti di Ernesto li abbiamo pubblicati QUI , QUI e QUI. I post che vi riportiamo sono di martedi 22 marzo 2011.

La situazione della centrale di Fukushima sembra migliorare costantemente. L'Ambasciata d'Italia ha diramato un nuovo bollettino che lascia ben sperare. Anche se, ovviamente, continuano a consigliare agli italiani fuggiti altrove di non rientrare ancora in Giappone finché non saremo un po' più sicuri che il rischio si è veramente ridotto. Il motivo è comprensibile ed è specificato nel bollettino precedente:

"Chi non avesse ancora lasciato l'area o rientrasse a Tokyo dovra’ predisporre autonomamente i mezzi per un’eventuale evacuazione in caso di eventuale improvviso deterioramento delle condizioni di contaminazione.

Il concetto è: noi intanto vi diciamo di stare lontani, così se poi succede qualcosa (qualunque cosa) non potrete dare la colpa a noi."

Ma come dargli torto, quando si trovano ad avere a che fare con persone che vogliono portarli in tribunale perché il giorno del terremoto non hanno subito organizzato un aereo per far fuggire tutti i turisti dal Giappone?

Chi capisce l'inglese può leggersi questo articolo che racconta le buone azioni intraprese da alcuni gruppi di yakuza (i mafiosi giapponesi) per aiutare i terremotati.

Se l'avesse scritto chiunque altro avrei subito pensato a una bufala, ma siccome l'autore è Jake Adelstein, suppongo che gli si possa credere.

Comincia così:

"The worst of times sometimes brings out the best in people, even in Japan’s “losers” a.k.a. the Japanese mafia, the yakuza. Hours after the first shock waves hit, two of the largest crime groups went into action, opening their offices to those stranded in Tokyo, and shipping food, water, and blankets to the devastated areas in two-ton trucks and whatever vehicles they could get moving. The day after the earthquake the Inagawa-kai (the third largest organized crime group in Japan which was founded in 1948) sent twenty-five four-ton trucks filled with paper diapers, instant ramen, batteries, flashlights, drinks, and the essentials of daily life to the Tohoku region."

Chi fosse interessato a leggere altri pezzi di Adelstein li può trovare nel suo sito: Japan Subculture Research Center.

Aggiornamento: sul sito di Marco Togni trovate la traduzione in italiano.

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