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Anche "Repubblica" racconta falsità sul Giappone

bandiera_giappone[22/03/2011] » Il blogger Ernesto, da Tokyo, racconte come, dopo "il Corriere della Seria", anche il quotidiano diretto da Ezio Mauro descriva la tragedia giapponese inventandosi anche notizie che i nostri connazionali in Giappone smentiscono categoricamente.

Ernesto, autore di eBuroggu, insegnante di italiano a Tokyo e traduttore di manga, ci aggiorna sulla reale situazione in Giappone. I precedenti aggiornamenti di Ernesto li abbiamo pubblicati QUI e QUI. I post che vi riportiamo sono di ieri, lunedi 21 marzo 2011.

Mentre dall'ambasciata d'Italia e dalle fonti realmente informate arrivavano notizie confortanti perché mostrano un miglioramento nella crisi della centrale nucleare di Fukushima, ieri sul sito di Repubblica è apparso un pezzo a firma Giampaolo Visetti falso, ridicolo e offensivo sia per i suoi lettori che per chi a Tokyo ci vive e lavora.

Dal momento che anche questo, come quello del signor Salvia del Corriere che citavo qui, descrive una Tokyo che sta solo nella testa dei giornalisti in cattiva fede, molti di noi residenti hanno già protestato e denunciato questo ennesimo caso di sciacallaggio.

Vi invito perciò a leggere "Vergogna!", in questa pagina.

Proprio nel giorno in cui le buone notizie abbondano (le rassicurazioni sulla qualita' dell'acqua, il miglioramento della situazione a Fukushima, due sopravvissuti ritrovati tra le macerie a 9 giorni dallo tsunami) mi ritrovo sotto agli occhi questo articolo colmo di falsita'.
Tokyo e' viva. I ristoranti sono aperti, la gente cammina per le strade, donne, uomini, vecchi e bambini. Si continua a lavorare. Perche'? Perche' speculare, perche' mentire, perche' inventare?

In questa pagina trovate (riportata da una pagina di Facebook, che non essendo disponibile ai non iscritti non è linkabile) una lettera aperta al signor Visetti, in cui viene fatto un po' di debunking (in parole povere, "sbugiardamento") entrando in merito a quel che l'articolo descrive.

Ma quella lettera non smentisce tutto, perché si tratta di un pezzo così ricco di bugie che bisognerebbe scrivere una pagina per ogni riga di falsità.

Avevo anch'io pensato di fare un debunking riga per riga, parola per parola, ma alla fine mi sono detto che non ne vale la pena. Ho altre cose da fare, ho il lavoro e la vita di ogni giorno, normale, niente affatto come la descrive Visetti. La verità è che la situazione non è cambiata da come ve l'avevo mostrata nel video di due giorni fa.

Quello che mi hanno mostrato le webcam di Shibuya oggi, buio e freddo giorno di pioggia, è il panorama usuale di un qualunque giorno di pioggia.

Non starò a ripetere quel che è già stato scritto altrove. Mi limiterò solo a due o tre punti marginali, se vogliamo, che altri non hanno trattato.

"A Tokyo i grandi alberghi chiudono"! Quali grandi alberghi? Basta andare sui siti di tutti i grandi alberghi di Tokyo per trovare una pagina che esprime il cordoglio per le vittime e rassicura sull'apertura normale dell'hotel, avvisando soltanto che - per seguire le direttive del governo riguardo al risparmio di energia elettrica - alcuni ristoranti interni all'albergo fanno orario ridotto. Vedi per esempio il Tokyo Regency Hyatt, l'Hilton, il Cerulean Tower, il Royal Park (il messaggio in inglese è in fondo), il Seiyo Ginza… e poi mi sono stufato, perché è un lavoro inutile. Nessun albergo chiude, o se lo fa avrà i suoi motivi indipendenti dalla crisi in corso.

"A sud è impossibile trovare una camera per settimane"? A sud dove? Che razza di affermazione è? Ma non ci vuole molto per smentire questa cosa, basta andare su Booking.com, per chi non sa il giapponese, oppure su Jalan, che essendo un sito locale offre molte più possibilità di scelta, e provare a cercare una stanza in qualche città del sud (Kyoto, Osaka, Nagoya, Hiroshima, Fukuoka…). Qualche problema? Nessuno.

Poi, non so a Tokyo, ma qui a Kawasaki (zero chilometri da Tokyo), la spazzatura viene regolarmente raccolta dai soliti camion.

Una cosa che mi ha infastidito non poco è quando il Visetti se n'è uscito con questa frase:

"L'intero villaggio di Futunaba, vicino a Fukushima, ieri è stato trasferito a Saitanama, poco a nord di Tokyo, causando la sollevazione dei residenti."

A parte che i nomi corretti sono Futaba e Saitama, si tratta di 1800 persone o giù di lì che sono state ospitate nel Saitama Super Arena, uno stadio da 37.000 spettatori che secondo le autorità potrà ospitare fino a 5000 rifugiati. Non ho sentito parlare di nessuna sollevazione dei residenti. Per quale motivo, poi? Perché dei poveracci costretti a lasciare le loro case troppo vicine alla centrale nucleare sono stati accolti nello stadio cittadino?!
In un momento in cui tutto il Giappone è mobilitato per questa emergenza, in cui la gente normale usa meno luce anche in casa propria perché sa che ce n'è bisogno altrove, in cui tutti quelli che il terremoto ha toccato solo di striscio e che adesso non hanno NESSUN problema reale cercano di fare il possibile per chi sta peggio di loro, l'idea che gli abitanti di Saitama (una città di più di un milione di abitanti) si arrabbino perché costretti ad accogliere in uno stadio duemila donne, vecchi e bambini è veramente ridicolo.

E poi basta, che non ho tempo da perdere con il signor Visetti.

Chiudo con le parole che mi ha scritto ieri sera un mio collega, Marco, anche lui insegnante a Tokyo, che ieri era al lavoro (che strano, eh? c'è la fine del mondo e la gente ha pure il tempo di andare a lezione di lingua italiana!) a Ginza:

"Dunque ho fatto il solito pezzo di strada per andare fino alla scuola : 200~300 metri lungo la via Ginza. E mi e' sembrato che ci fossero molte persone. Poi sono andato a fare le fotocopie al "Combini" [come vengono chiamati i piccoli supermarket, n.d.E.] e anche nelle vie interne di gente ce n'era parecchia come al solito.

Mentre tornavo a casa dopo il lavoro, erano le 18:00 passate da poco, ho notato che i negozi cominciavano a chiudere. Per evitare il piu' possibile i black-out programmati, il Governo giapponese ha chiesto a tutti di dare una mano a risparmiare energia elettrica. Quindi i negozi chiudono un po' prima e l'intensita' del traffico ferroviario viene diminuita leggermente. Il che significa che, invece di esserci un treno ogni 3 minuti, ce n'e' uno ogni 5 (Linea Ginza). Oppure invece di un treno ogni 7 minuti, uno ogni 10 (Linea Toyoko), ecc.
Poi prima di tornare a casa sono passato dal supermercato, ad Okurayama, per fare un po' di spesa. C'era tutto in grande quantita', mancava solo il latte fresco.
A me sembra che l'inviato della Repubblica stia volutamente, in modo vergognoso, ingigantendo gli effetti del panico di cui e' stato preda, in un momento di debolezza,  un popolo colpito da questa orribile tragedia."
Qualche ora dopo, Ernesto aggiunge che a Tokyo non manca nulla:

Albino sul suo blog entra in merito anche lui alla storia dell'articolo di Repubblica del post precedente.
Marco
, il collega che mi aveva scritto ieri sera, rincara la dose con questa mail di stasera e qualche foto:

"Oggi sono andato a fare la spesa al supermercato vicino a casa. Vedendo che era tutto normale, ho deciso di fare delle foto che dovrebbero servire a dissipare eventuali dubbi sulla mancanza di prodotti alimentari in Giappone.

Dunque di cibo a Tokyo ce n'è in abbondanza e di ogni genere.
Anche lo scatolame, che secondo il giornalista della Repubblica doveva essere scomparso, in realtà c'è. I prezzi mi sembrano abbastanza modici, e comunque sono i prezzi di sempre.
Non è possibile che sia cibo inscatolato dopo l'11 marzo (anche se in realtà il cibo "sospetto di contaminazione" dovrebbe essere quello inscatolato dopo le esplosioni verificatesi ai reattori, e non subito dopo il terremoto), in ogni caso il cibo non arriva sugli scaffali dei supermercati in così pochi giorni. Lo scatolame  viene tenuto nei magazzini per settimane, prima di essere gradualmente mandato nei negozi a rimpiazzare quello venduto. Quello che vediamo adesso nei supermercati è quello che era nei magazzini prima del "panico", quindi è scatolame al di fuori di ogni sospetto di contaminazione. Nonostante ciò, come possiamo vedere dalle foto, i prezzi non sono assolutamente cambiati.
Oggi c'era anche il latte in quantità abbondante.
Insomma non manca niente. Credo che sia il caso di avvertire, o meglio, rassicurare il povero inviato della Repubblica, il quale sembra essere l'unico veramente in preda al panico..."
È di nuovo il caso di ricordare a tutti che chi ha veramente bisogno di cibo, acqua, medicine e tutto il resto, sono i terremotati. Non certo chi sta a Tokyo.

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