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Lewis Trondheim: «autori ed editori sono insoddisfatti del festival di Angoulême»

angouleme[14/03/2012] » Lettera aperta dell'autore in cui critica parecchi aspetti del più importante festival francese suggerendo anche alcune innovazioni. Ma se nel testo della lettera si cambia Angoulême con Lucca (o Napoli o qualsiasi altro festival/fiera italiano) si scopre che tutto il mondo il paese e che il più importante festival francese, che diversi addetti ai lavori italiani idolatrano come modello di perfezione fumettofila irrangiungibile nel belpaese, non è poi quella macchina perfetta che ci vogliono fare credere. 

Navigando sul web Stefano Perullo si è imbattuto in questa interessante lettera aperta scritta da Lewis Trondheim. Scrive Perullo: «uno sfogo riguardo i malfunzionamenti del Festival di Angoulême che alla fine non è molto diverso da quelli che gli autori (gli editori, i librai e gli appassionati) della nostra penisola fanno nei confronti della manifestazioni fumettistiche nostrane». Stefano Perullo rilancia la lettera sul suo blog Comix Factory, collegato alla sua omonima fumetteria a Caserta (consigliatissima per i fumettofili di quelle zone). Ve la riproponiamo di seguito integralmente nella traduzione dello stesso Stefano Perullo.

Fonte: le comptoire de la BD via Enrecomics via Comix Factory

A memoria d'uomo gli autori si son sempre dichiarati insoddisfatti del festival di Angoulême. 

Anche gli editori si sono sempre dichiarati insoddisfatti del festival di Angoulême. 

La Cité International Comic Strip et de l'image non è soddisfatta del festival di Angoulême. 

Gli autori si lamentano perché durante il periodo del festival perdono un sacco di tempo, non possono procedere con il loro lavoro e quindi non percepiscono pagamenti, come se non bastasse durante il periodo del festival non hanno tempo per vedere le mostre e, una volta tornati a casa, hanno difficoltà a riprendere i ritmi lavorativi. Molti atri autori, invece, si lamentano perché non sono stati invitati. 

Gli editori si lamentano perché ogni anno perdono decine se non centinaia di migliaia di euro. Si lamentano perché nessuno di loro ha voce in capitolo nell'organizzazione della manifestazione. 

Editori e Autori si lamentano perché il festival di Angoulême rappresenta l'unica vetrina di grande risonanza  che il fumetto ha in Francia, e perché, nonostante tutto, non è possibile  farne a meno. 

La città di Angoulême e il Presidente del Consiglio Generale con uno slancio autolesionistico hanno mandato i loro uomini a commissariare il festival ma non si sono curati di far davvero valere il proprio potere e le proprie responsabilità, non si sono davvero imposti affinché tutto funzionasse davvero. 

I premi vengono cannibalizzati da premi secondari istituiti per compiacere gli sponsor. 

Di recente è stato istituito il premio SNCF (equivalente francese delle Ferrovie dello Stato) per il genere poliziesco e comico. Perché non il western o la fantascienza? Vi risulta che a Cannes ci sia un premio L'Oréal, Renault o Electrolux? E poi c'è il Premio FNAC. Peccato che il libro cui viene assegnato non può competere per il premio per il miglior libro del festival! C'è un premio per il miglior libro per bambini scelto da una giuria di giovani. Perché? Se dovesse essere assegnato un premio alla miglior detective story nella giuria bisognerebbe coinvolgere solo agenti di polizia e investigatori? Realizzare un buon fumetto destinato a un pubblico di ragazzi è difficile tanto quanto lo è realizzare bene un qualsiasi altro fumetto. Punto. Perché deve scegliere una giuria diversa? 

E il Gran Premio! Sono stato molto lusingato di essere stato scelto dai miei colleghi, e li ringrazio davvero, ma mi vergogno di essere stato scelto prima di Muñoz, di Blutch, di Spiegelman, di Chris Ware, di Bill Watterson, di Otomo, di Toriyama, di Tatsumi, di Binet, di F'murrr e di molti altri. Quando constato, durante le delibere della commissione di nomina, che molti dei miei colleghi non conoscono la maggior parte di questi nomi né i loro lavori, o non hanno mai sentito parlare di un autore giapponese, provo un profondo senso di   vergogna! E mi ripeto che non sono in grado di svolgere il lavoro che mi è stato affidato. E cioè valutare l'opera di un autore che ha dato un contributo enorme allo sviluppo del fumetto. 

Per questo motivo ho abbandonato la sala riunioni nel mezzo dei lavori, e per questo motivo non vi farò ritorno alla prossima riunione. 

Per due anni, se non sbaglio, sono stati gli autori a votare. E hanno scelto Gossens e Crumb. Sinceramente mi fido maggiormente di questo tipo di organizzazione rispetto a quella in vigore attualmente, e questo indipendentemente dalla qualità degli autori scelti. Sia chiaro, con questa mia lettera aperta non ho alcuna intenzione di attaccare nessuno: Jean-Claude Denis, Baru, Dupuy, Berberian e naturalmente il sottoscritto, nessuno di noi avrebbe dovuto essere nominato prima di altri nomi più importanti. Con questo non voglio dire che questi autori non abbiano meriti e qualità, io ad esempio sono imbattibile a squash. 

Fin qui ho brontolato. Va bene, è il metodo francese di affrontare le cose. Ma così non si costruisce nulla di buono. Per questo motivo provo a proporre dei cambiamenti. Modifiche che, se fossero adottate, potrebbero far migliorare le cose. 

Per il Gran Premio: 

Un voto da tutti gli autori. 

Oppure o un voto da tutti gli autori che inviano una lista di tre nomi tra i quali l'Accademia potrebbe procedere scegliendo a chi assegnare il Grand Prix. Potrebbe essere il momento giusto per leggere le opere in questione. E se il lavoro di un candidato non dovesse soddisfare i requisiti per il lettore sarebbe eliminato. 

Per i premi: 

Il presidente del festival in carica ciascun anno dovrebbe essere anche presidente della giuria. La composizione attuale della giuria, composta da sei membri (due giornalisti, due librerie, due autori) resterebbe inalterata. 

Dovremmo sbarazzarci dei premi sponsorizzati e di quelli secondari. 

Dovremmo sbarazzarci di tutti quei nomi stupidi come "intergenerazionale". La giuria dovrebbe scegliere i libri migliori dell'anno, la stessa giura potrebbe poi trovare un nome giusto per ogni libro premiato, ce ne sono abbastanza per dare soddisfazione alla FNAC e tutti quelli che lo desiderano. 

Per il festival: 

Montare e smontare le tensostrutture e costa una fortuna. 

Angoulême ha una solida infrastruttura in grado accogliere un sacco di stand in cui ospitare gli autori per le dediche sui libri. 

Un solo punto vendita per tutti gli autori ospitati. 

Uno spazio comune per tutti gli editori. 

Gli autori potrebbero essere invitati dal festival o dai rispettivi editori. 

L'accesso del pubblico ai padiglioni delle case editrici dovrebbe essere libero. 

Solo i libri comprati nel corso del Festival, contraddistinti con un apposito bollino, potrebbero essere firmati dagli autori. 

Sarebbe necessario fare un brainstorming con gli editori per creare spazi uniformi per tutti gli editori all'interno dei quali gli autori potrebbero incontrare il pubblico. Bisognerebbe stabilire un numero massimo di postazioni. Ciò non richiederebbe troppo spazio e ci si libererebbe delle tende.

Una decrescita intelligente. 

Oltre ai premi, ci potrebbero essere altre mostre, concerti e altro. Gli autori potrebbero essere invitati un giorno prima dell'apertura del festival in modo da avere il tempo vedere con calma le mostre. E in un mondo ideale potrebbero anche essere pagati per il loro lavoro. 

Oppure si potrebbe pensare di spostare il festival a giugno. 

Noi siamo i protagonisti di questa piccola comunità che ha avuto la sfortuna di essere considerata con disprezzo, scarsamente pubblicizzata e altrettanto scarsamente retribuita. Per tutti questi motivi tra di noi c'è molta animosità e gelosia. Ne siamo al corrente tutti, almeno un po'. 

Ovviamente non viviamo in un mondo ideale. Ma possiamo contribuire a migliorare l'ambiente in cui viviamo. Il Festival di Angoulême, la Cité, la città di Angoulême e il Consiglio generale possono decidere di scrollarsi di dosso tutte queste proposte. E rischiare di essere ridicolizzati e farsi dei nemici. Oppure potrebbe essere che ci sia la volontà di aprire una discussione su questi temi. 

 - Lewis Trondheim

Ps: come mai quegli addetti ai lavori italiani così tanto esperti del sistema fumetto francese e sempre pronti a rilanciare qualsiasi cosa accada alla BeDè oltralpe come qualcosa di irrangiungibile per il fumetto italiano, della lettera di Trondheim non hanno minimamente parlato sinora? Forse perchè è meglio non sfruculiare gli amici di Angoulême che pagano le spese ogni anno per farli andare a gozzovigliare al festival francese? Franza, Spagna, basta che se magna? Ah, saperlo...

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