Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Le tavole mancanti di Manara: la controreplica di Giuseppe Pollicelli

giuseppe pollicelli caricatIn merito all'articolo "All'opera omnia di Manara pubblicata da RCS mancano tre tavole" di Giuseppe Pollicelli (articolo originariamente pubblicato il 27/10/2013 dal quotidiano Libero e rilanciato da Fumetto d'Autore per gentile concessione dell'autore il 28/10/2013), abbiamo pubblicato QUI la replica all'articolo di Fabio Licari di RCS, adesso riceviamo e pubblichiamo la controreplica di Giuseppe Pollicelli di Libero.

Confesso di fare un po’ di fatica a rispondere all’amico Fabio Licari, perché non mi è ben chiaro che cosa stia rimproverando, e a chi, a parte una titolazione a lui sgradita adottata dal quotidiano “Libero” nel pubblicare in prima pagina, domenica scorsa, il mio articolo su Il gioco di Manara (che è poi stato ripreso da Fumetto d’Autore). Forse può essere utile riepilogare, a beneficio dei lettori e magari dello stesso Licari, come si sono svolte le cose. Sabato 26 ottobre, leggendo un sito di cui non ricordo più il nome, apprendo che neppure nella lussuosa collana della Rcs Il gioco è stato proposto nella sua versione integrale. Allora, non avendo acquistato il volume in questione (così come non acquisterò i successivi, per la ragione molto semplice che di Manara possiedo già praticamente tutto), chiedo a un mio amico collezionista, che invece il libro lo ha comprato, di controllare se nei redazionali sono state riprodotte in piccolo le tavole mancanti o se, quantomeno, vi si accenna, spiegando perché non ci sono, chi ha deciso di toglierle e quali erano i loro contenuti. Il mio amico, sfogliato il tomo, mi comunica via mail di non avere trovato nulla. A quel punto io contatto un paio di miei colleghi di “Libero” e propongo loro di fare un boxino sul fatto che, nella collana della Rizzoli dedicata a Manara, che pur si dichiara integrale, mancano tre tavole di quella che è probabilmente l’opera più celebre di Milo. Propongo la cosa non per dare addosso a qualcuno ma perché, almeno relativamente al contesto dell’editoria italiana, mi sembra di avere per le mani una notizia. Il caporedattore della cultura, Francesco Specchia, apprezza molto l’idea e mi dice di fare non un boxino bensì un pezzo di circa 4500 battute, di taglio essenzialmente cronachistico, a cui lui avrebbe aggiunto un suo commentino di spalla. Dopodiché io scrivo il mio articolo (che continua a parermi civile, corretto e anche piuttosto cauto: giudichino i lettori, comunque) e lo invio a Milano. La mattina dopo verifico, non senza sorpresa, che il pezzo è stato fatto partire dalla prima pagina con la seguente titolazione, decisa (avrei saputo in seguito) da uno dei vicedirettori del quotidiano: “Il Corriere mette gli slip alle veneri di Milo Manara”. Ora, questo titolo può piacere o no, può essere considerato pertinente o fuorviante, lo si può giudicare riuscito oppure pessimo, ma una cosa è sicura: è fondamentalmente questo titolo (con cui né io né Fumetto d’Autore c’entriamo nulla) ad aver fatto imbufalire Licari, che infatti lo rimprovera di nuovo a chi non dovrebbe anche nella sua replica inviata al presente sito. Il motivo per cui Fabio insiste a rinfacciare a me e a Fumetto d’Autore quel titolo, così come la collocazione del mio pezzo in prima pagina da parte di “Libero” (ammesso che si tratti di fatti meritevoli di essere rinfacciati a chicchessia), temo sia destinato a rimanere misterioso. Per quanto mi riguarda, l’unica cosa che posso rimproverarmi (e me la rimprovero) è di non avere chiesto al mio amico collezionista di controllare anche le pagine interne del volume, oltre ai redazionali, perché in effetti a pagina 37 de Il gioco rizzoliano compare un’avvertenza. Sulla quale, tuttavia, mi permetto di fare qualche considerazione. L’avvertenza recita: “L’editore, d’accordo con l’autore dell’opera, ha scelto di non pubblicare tre pagine de Il gioco per non urtare la sensibilità di alcuni lettori. Queste pagine, al centro di alcune polemiche, sono state sostituite da altrettante illustrazioni di Manara ispirate all’arte e alla figura pura dell’artista”. I commenti che mi sorgono spontanei sono tre. Primo: da un’edizione curata, e con pretese di completezza, com’è quella approntata dalla Rcs, mi aspetto qualcosa di più di queste poche righe, collocate al di fuori degli apparati redazionali, per spiegare una decisione (chiunque l’abbia presa per primo) che non ha forse precedenti nella storia del fumetto italiano. Secondo: cosa diavolo è la figura pura dell’artista? Terzo e più importante: Licari dice che è stato Manara a chiedere l’eliminazione di quelle tavole e ricorda che lo stesso Milo, in un libro-intervista di qualche anno fa che purtroppo non possiedo, definisce “integrale” (in modo, aggiungo io, del tutto improprio: al limite può essere “ufficiale”, non certo “integrale”) la versione senza le tre tavole. Perfetto. Quelle righe esplicative, allora, potevano essere scritte meglio, perché se io leggo “L’editore, d’accordo con l’autore dell’opera, ha scelto di non pubblicare...” capisco che la proposta della censura è partita dalla Rizzoli - come forse, a suo tempo, per ragioni certamente legittime e fondate, partì dalla Mondadori - e che l’autore si è adeguato. Cioè il contrario di quanto sostenuto da Fabio Licari. Voglio inoltre riportare un mio nitidissimo ricordo personale, risalente al 2002, che potrà essere forse confermato da Alessandro Bottero, il quale all’epoca faceva parte assieme a me, Marco Pellitteri e Andrea Materia del comitato scientifico del Romics diretto da Luca Raffaelli: durante la consegna del Romics d’Oro nella vecchia sede della Fiera di Roma, Manara, parlando con il pubblico (non escludo, peraltro, che l’incontro sia stato videoregistrato), disse chiaramente che per lui tutto ciò che proviene dall’estro di un artista, fossero pure situazioni di pedofilia (la citò esplicitamente), è lecito, ammissibile e da non censurare, in quanto appunto non reale ma frutto di fantasia. Un’affermazione forte, da vero libertario, che io trovai coraggiosa e ammirevole. Poi, ovviamente, nella vita si può cambiare idea. Sempre. Io, anzi, in linea di massima lo considero un fatto positivo, forse perché di cambiare idea (dalla politica alla religione) mi è successo più di una volta. Va tutto benissimo. E però, sommando ognuno degli elementi che ho qui riportato, sfido Fabio Licari - da collega a collega - e chiunque altro a sostenere che la mancanza di quelle tre tavole ne Il gioco della Rcs, e le modalità con cui tale mancanza è stata presentata ai lettori, non meritassero - giornalisticamente parlando - un’attenzione ampia e una visibilità adeguata.

Giuseppe Pollicelli

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