Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
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Due o tre cose da sapere su quell'antipatico di Topolino

topolino80annidi Roberto Alfatti Appetiti*

Talmente affidabile da diventare quasi antipatico. Topolino è così: preciso, meticoloso, pignolo, irreprensibile, un vero rompipalle. Non c'è caso che non riesca a risolvere e il buon Gambadilegno ha finito per farsene una ragione. Il Commissario Basettoni può andarsene in pensione, alla fine è Topolino a vincere. E a vincere la scommessa è stata la Walt Disney Italia, che ha scelto Lucca Comics - dal 1 al 4 novembre - per dare inizio ai festeggiamenti per gli ottant'anni di vita del mitico settimanale: tanto tempo è passato da quando Topolino fece la sua prima apparizione in edicola. Era il 31 dicembre del 1932 e a importare il già famoso personaggio yankee fu la Nerbini di Firenze, casa editrice al di sopra di ogni sospetto di esterofilia.

Il fondatore, Giuseppe Nerbini, a scanso di equivoci, non aveva esistato a pubblicare una foto di famiglia rigorosamente in camicia nera sul foglio satirico "Il 420". Un vero personaggio anche Nerbini: il regime concede laute sovvenzioni alla stampa ma lui procede per conto suo, non reclama contributi in virtù del suo comprovato status di fascista ante marcia (su Roma) ma tira dritto. Giovanni Gentile lo presenta al duce come «benemerito cui si devono giornaletti deliziosi» ma Mondadori, di fatto l'editore del regime - cura "Primato", la rivista culturale diretta da Giuseppe Bottai e stampa i settimanali di partito "Il Balilla", "La Piccola Italiana", "Donna Italiana" e "Passo Romano" - gli sfilerà l'esclusiva dei diritti per Mickey Mouse. «Mario Nerbini, per coraggio editoriale e fiuto, rimane il vero padre fondatore del fumetto in Italia», hanno scritto Fabio Gadducci, Leonardo Gori e Sergio Lama nel loro recente "Eccetto Topolino" (Nicola Pesce editore), dettagliato studio sull'affermazione della cultura del fumetto nell'Italia degli anni Trenta. Il titolo fa riferimento a una nota leggenda: quando nel 1938 Ezio Maria Gray, per conto del ministero della cultura popolare, sottopose all'esame del duce un elenco delle pubblicazioni da sopprimere, accanto al nome di Topolino, Mussolini avrebbe apposto un secco "no". Il figlio Romano, nell'intervista contenuta nel volume, non conferma e non smentisce. Che il duce apprezzasse Disney, del resto, non è certo uno scoop, lo ha ribadito anche donna Rachele nelle sue memorie, "Mussolini privato", e Alessandro Barbera, nel suo "Camerata Topolino", si è spinto sino a sostenere che tali simpatie fossero reciproche. Lo stesso Romano conservò con cura uno dei regali che "il principe nero di Hollywood" - come recita il titolo che Marc Eliot ha dato alla sua biografia di Disney - fece ai piccoli Mussolini in occasione di una visita in Italia: un topolino di legno, alto come un bambino di dieci anni, che venne smarrito nel saccheggio di Villa Torlonia.

Tuttavia, arriva il momento che difendere Topolino non è possibile neanche per il Duce. Il topo veicola, suo malgrado, lo spirito del New Deal rooseveltiano, che per il suo dirigismo economico non manca di consensi in un certo ambiente fascista di "sinistra" ma che dal 1938 in poi si colloca senz'altro sul versante ideologico opposto a quello dell'asse Roma-Berlino. Sta di fatto che, prima della temporanea sospensione per gli eventi bellici, Topolino andò avanti con le sue avventure per un bel po'. L'ultima puntata di "Topolino e l'illusionista" venne riportata sull'omonimo settimanale nel numero 477 del 3 febbraio 1942, ovvero a distanza di un mese e ventitre giorni dalla dichiarazione di guerra agli Stati Uniti. Censura che, va detto, non viene affatto allentata dopo la caduta di Mussolini, con il governo Badoglio che conferma il bando a Disney e ai gialli. Censura cui farà seguito, nel secondo dopoguerra, una persistente quanto ingiustificata diffidenza nei confronti del fumetto. Se non l'unico, tra i pochi a godere diuna reputazione inattaccabile e a vantare una valenza pedagogica, rimane proprio lui, Topolino. Moderato, legalitario e cautamente progressista, discretamente eterosessuale, Topolino piace a tutti e chi vorrà potrà riviveregli "80 anni insieme", come titola il volume celebrativo presentato a Lucca, ripercorrendo, di pagina in pagina, avvenimenti, episodi e curiosità che hanno fatto la storia di un mito. I festeggiamenti continueranno con la mostra "Storie di una storia", in programma dal prossimo 15 novembre al 20 gennaio 2013 a WOW, il Museo del Fumetto di Milano. E soprattutto nuove generazioni di lettori continueranno ad appassionarsi a Topolino, quel fratello maggiore sempre pronto a dare il buon esempio che noi, con gusto, non sempre abbiamo seguito.

*articolo pubblicato originariamente su "Il Secolo d'Italia" del 4 dicembre 2012. Per gentile concessione dell'autore. On line l'articolo è reperibile anche sul blog dell'autore.

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