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Intervista "a Panda piace", un fumetto più unico che raro

A Panda Piace di Giuseppe Pollicelli*

A Panda piacciono tante cose ma almeno una sicuramente no: parlare. Però non dipende da lui, poverino: è che Panda il dono della favella proprio non ce l’ha (anche se, come apprenderanno i lettori delle righe seguenti, un suo modo di formulare discorsi l’ha pur trovato). Cos’abbiamo fatto, allora, noi che volevamo intervistarlo per LiberoVeleno? Ci siamo rivolti al suo creatore e portavoce ufficiale, il fumettista romano Giacomo Bevilacqua, che gentilmente si è prestato a fare da interprete benché in questo periodo sia pieno di impegni: dalla miniserie intitolata a Panda (che uscirà, per GP Publishing, fino a ottobre, quando sarà dato alle stampe il quarto e ultimo numero) alla strisce che appaiono ogni settimana sui siti www.pandalikes.com e www.wired.it. Senza dimenticare né i libri di Panda editi da BD né il fatto che, tra novembre e gennaio prossimi, arriverà nelle edicole un’altra miniserie (non pandesca) di Bevilacqua, Metamorphosis, un giallo psicologico ambientato a Roma. Non è finita: Giacomo medita di autoprodurre dei mini cortometraggi di Panda, della durata di pochi secondi, da mettere su YouTube. Insomma, conviene cedergli subito la parola (che poi è la parola di Panda), sennò ci pianta in asso e se ne ritorna a disegnare.

A Panda piace appartenere a una specie in via d’estinzione?

Scherzi? Panda è composto al 90% di egocentrismo e al 10% di Photoshop. Non mi stupirei se dietro questa storia ci fosse lui, così da rimanere l’unico esemplare della sua specie. Ora che mi ci fai pensare, tempo fa l’ho visto sorridere su una sedia a sdraio, al fresco, sotto le fronde di un ginepro (o forse era un larice), mentre leggeva un libro intitolato «You’re the only one». Ci sarà un nesso? E comunque era un larice.

A Panda piace essere nel logo di un’importante associazione che difende la natura e gli animali come il WWF?

In realtà si arrabbia. Pur amando la natura, dice che il panda sul logo del WWF non c’entra nulla con lui. Un po’ come Kung Fu Panda o quel panda della pubblicità dei formaggini che la gente continua a postargli sulla bacheca di Facebook. Per noi umani i panda sono tutti uguali ma per lui si tratta di razzismo: è come se lui dicesse che tu assomigli al pagliaccio di McDonald’s, come la prenderesti? O, ancora, chiederesti mai a un gatto se è contento di essere il logo di Hello Kitty?

A Panda piace che i panda facciano sesso assai raramente?

Certo che sì, così può farlo lui. Ma sempre e comunque dopo le 23.00, quando i bambini sono andati a letto. E, se possibile, dal martedì al giovedì, che non è al lavoro. Se proprio deve farlo il lunedì o nel week-end, allora il tutto si consuma nello spazio bianco che c’è tra le vignette, così nessuno guarda e nessuno sa.

A Panda piace mangiare il bambù?

Preferisce una bistecca con contorno di verdure grigliate. Tutta questa storia dei panda e del bambù pare sia una montatura. Si dice che i panda, soprattutto allo zoo, quando nessuno li guarda, il bambù se lo diano in testa o lo usino per grattarsi le chiappe. Alcuni pare se lo fumino. Poi, non appena arriva uno con la macchinetta fotografica, o fanno finta di dormire oppure masticano ’sto benedetto bambù. In genere c’è sempre quello che, nella fretta, si sbaglia e lo sgranocchia dal lato con cui si è grattato le chiappe. E lì è tosta perché gli altri devono cercare di non ridere davanti a tutti. E pensa quant’è difficile per quelli che il bambù se lo sono fumato…

A Panda piace qualche altro personaggio dei fumetti?

Panda, quando nessuno guarda, se ne va in giro per i fumetti degli altri a fare casino. Non sai quanti avvocati mi scrivono. Stan Lee dice che una volta Panda ha morso Peter Parker sul numero uno dell’Uomo Ragno, e per fortuna sono riusciti a prenderlo in tempo sennò ora avremmo migliaia di fumetti, centinaia di giocattoli e quattro film dell’Uomo Panda. È incontrollabile. Il redattore capo della Bonelli è un mese che mi telefona arrabbiato perché ora che Panda è nelle edicole pare si diverta a cambiare il titolo di Tex in Tex Mex e a ridisegnare il famoso ranger, su tutte le copertine, con un burrito in mano mentre fa le puzze.

A Panda piace sostenere un’intervista benché non sia dotato del dono della parola?

Panda parla internamente, si fa un sacco di discorsi. Poi non credere che non ci prova a parlare sul serio, ci prova. Lui dice che è per questo che rutta e scureggia spesso. In realtà mi chiede sempre più insistentemente di trovare un modo di farlo parlare. Ma ho paura di quello che potrebbe dire, quindi faccio finta di niente e lo ignoro. Ma un giorno ho paura che sfuggirà al mio controllo e sarà la fine.

A Panda piace essere disegnato da Giacomo Bevilacqua?

Si, anche se per me non è facile perché lui non sta fermo un secondo. È per questo che il tratto è molto schizzato, talvolta impreciso e rapido. Provate voi a inchiostrare un Panda iperattivo.

A Panda piace Giacomo Bevilacqua?

Credo di sì, anche se ha un modo tutto suo di dimostrarmelo. Ma sa che io per lui ci sarò sempre. Soprattutto quando non mi fa prendere sonno perché ho avuto un’idea che dev’essere messa subito nero su bianco. O quando mi arrabbio perché non ha voglia di fare nulla. O quando, poco prima della consegna, per dormire si nasconde troppo in profondità e io non riesco a svegliarlo se non all’ultimo momento. Alla fine sono più di quattro anni che, tra alti e bassi, viviamo insieme un sacco di avventure. E, anche se non lo ammetteremmo mai in un’intervista, ci vogliamo bene ogni giorno di più.

*Articolo pubblicato su “LiberoVeleno” n. 34 del 2 settembre 2012. Per gentile concessione dell'autore.

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