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"Libero Veleno" smaschera Ratman: «preferisco essere libero!»

Ratman Ortolanidi Francesco Borgonovo*

Non è stato facile ma alla fine ci siamo riusciti. Grazie all’intercessione del grande Leo Ortolani - bravissimo autore di fumetti e suo grande amico - abbiamo potuto incontrare il più favoloso dei supereroi: Rat-Man! Il quale non solo ci ha rilasciato quest’intervista esclusiva ma ci ha pure concesso in anteprima alcune strisce con le sue avventure, realizzate da Ortolani (sono tratte dall’Agenda Rat-Man 2013, che esce ora per Panini Comics). Tanto per dirvi quanto è famoso Rat-Man, solo in agosto sarà protagonista di due albi a fumetti (Rat-Man Color Special n. 24 e Tutto Rat-Man n. 41) e di un calendario. Speriamo che nel calendario non appaia nudo. Ma ecco l’intervista.

Stupefacente Rat-Man, buongiorno.

Eh, adulatore! Scommetto che lo dice a tutti quelli che incontra!

Lei legge i giornali? Quali?

Guardi, io i giornali li prendo tutti. Per farmi un’idea, sa? Per capire come mai. Come mai compro tanti giornali se nemmeno devo imbiancare la cucina. Allora ho aperto una scuola per cani, che per educarli uso un giornale arrotolato. Però così non riescono a leggerlo, si sono lamentati molto.

Quando si è reso conto di essere un supereroe?

Non è una cosa che ci si rende conto. A un certo punto sei lì che fai una foto e ti morde un ragno radioattivo. Oppure ti adottano due anziani e poi scopri un’astronave nel fienile. Io, modestamente, ho capito di essere un supereroe quando ho capito che potevo vedere attraverso gli oggetti. Tipo il vetro. Ma non quello smerigliato.

Può rivelarci la sua vera identità?

La vera identità è un segreto che noi supereroi custodiamo gelosamente. Così ho fatto anche io per anni. Quando non ero nei panni del supereroe indossavo un paio di occhiali e mi muovevo goffamente. E tutti a chiedermi «Cos’hai, Rat-Man, ti è calata la vista?» oppure «Non stai bene, che ti muovi goffamente?». Cose così. Alla fine mi sono sbarazzato del travestimento e ho urlato «Sono un supereroe!». Ma nessuno mi ha creduto.

Dove va in ferie?

Vado alle sagre. Quelle che si mangia e c’è la presentazione dei materassi ortopedici. Perché in estate, voi fate quello che volete, io sento il bisogno prepotente di arricchirmi dentro. Quindi comincio con la polenta e funghi a Trefiumi, su in montagna, poi mi sposto a Monchio, con la serata della torta fritta e l’orchestra “Renzo Renzi e le sue badanti”, e la sera dopo ecco le lasagnette alla volpe di Rimagna, con l’immancabile ex bella Giusy Battoni che canta “Cuore montanaro” con il gruppo dei Curva Imprevista. E via così, da paese a paese, finendo con il combattutissimo torneo di briscola chiamata e birra caduta, offerta dalla pro loco di Cozzanello. Vinta per il sesto anno consecutivo dall’Isolina, un’anziana terribile che era disabile e s’è fatta mettere la protesi come Pistorius pur di prendere a calci i giovani del paese.

Perché non si sistema con una bella ragazza?

Ah, se penso a tutte le occasioni che ho avuto! Non me ne viene in mente una, sa? Ma io non mi lamento, perché d’estate un ragazzone come me, non bello ma antipatico, non alto ma sovrappeso, non intelligente ma con tutti i suoi nei al posto giusto, un ragazzone come me, di soli 45 anni, si rende conto che ha tutta la vita davanti! E allora preferisco essere libero! Libero! Ah! Ah! L’ha capita? M’intervista lei che scrive su “Libero” e io preferisco essere... Libero! Ah! Ah! Me lo dica, se non si capisce. Ho fatto la stessa battuta in un’altra intervista ma quando ho detto che preferisco essere Gazzetta dello Sport non si era capita.

*Articolo pubblicato su “LiberoVeleno” n. 31 del 12 agosto 2012. Per gentile concessione dell'autore.

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