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Moleskine #117 » Io (non) sono Charlie

Moleskine #117

Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l'informazione di settore.

Io (non) sono Charlie

di Conte di Cagliostro

Chiariamo alcune cose.

"Io sono Charlie" è solamente nella misura in cui quelli di Charlie Hebdo, morti e sopravvissuti, non facevano sconti a nessuno. La loro satira è sempre stata a 360°: non risparmiava nessuno. Ma io non sono Charlie per il semplice motivo che molta di quella roba non l'avrei mai approvata per pubblicarla. E nemmeno la stragrande maggioranza di voi è Charlie. Assodato il fatto che non si può essere giustiziati a colpi di mitra in nome di un dio per una vignetta di dubbio gusto, molta della roba apparsa su C.H. era indegna. Ora, non è che perchè sono morti trucidati, per difendere il diritto di libertà ci mettiamo a negare il diritto di critica.

Chi vi scrive è cristiano cattolico credente ma scarsamente praticante. Chi vi scrive non ha problemi riguardo il fatto che la propria religione e il proprio dio siano oggetto di satira. Ma non confondiamo il diritto alla satira con il diritto alla bestemmia e il diritto a insultare ciò in cui credono gli altri. E come tutto questo non lo voglio per la mia religione e quello in cui credo io, non lo voglio nemmeno per la religione altrui e per quello in cui crede il prossimo mio. Al netto della retorica, la tolleranza è questa e fa rima con rispetto.

Poi, nemmeno il 90% della satira di casa nostra è Charlie. Se avete dubbi in merito, è presto detto. I vignettisti di C.H. non risparmiano nessuno: i cattolici, gli ebrei, i musulmani. I vignettisti italiani per il 90% non risparmiano nessuno: i cattolici, i marò, Giorgia Meloni.

Fuor di battuta: i vignettisti di casa nostra solitamente si autoeleggono sentinelle della libertà, contro il pericolo nazi-fascista sempre incombente e poi evitano accuratamente di rivolgere la loro penna contro quell’Islam che cuce con il piombo le bocche della libertà di pensiero e di satira sgradite. Come se questi non fossero metodi più che fascisti. Tra gli esempi più negativi di questo modo di fare, nelle ore successive all’attentato, su tutti citiamo Mauro Biani del Manifesto e Alessio Spataro.

Ma chi c’è in quel 10% mancante di cui sopra? Libero Veleno (inserto satirico domenicale del quotidiano Libero), Il Nuovo Male e qualcun altro. Mosche bianche in una moschea, potremmo dire, se qui stessimo facendo satira. Ma questa non è satira. Qui ci sono scappati i morti. 11 morti. 20 in tutto se contiamo ostaggi e terroristi fondamentalisti islamici. Perché chi ha aperto il fuoco contro dei vignettisti questo è e così va indicato, senza ipocrisie. Battersi il petto e la matita per la libertà di espressione, facendolo con l’ipocrisia di non definire gli assassini nei giusti termini, è solo uccidere una seconda volta quelli di C.H. Costoro sono morti proprio perché volevano fare satira senza soggettive ipocrisie e senza compromesso alcuno.

Adesso guardate QUI alcuni dei tributi degli autori italiani a C.H. Guardateli bene. Vedrete che tranne alcuni (Pierz, Manunta, Don Alemanno, quest’ultimo un po’ furbescamente a dire il vero), nessuno rappresenta graficamente alcun elemento riconducibile alla religione degli assassini. I terroristi poi sono rappresentati sempre tutti di nero, al massimo con qualche vago elemento decorativo, ma sotto tutto quel nero potrebbero essere neri, rossi, gialli, verdi, arcobaleno.

Invece verrebbe da dire che 20 morti stanno servendo a 200 autori italiani di fumetti per dire "ci sono anche io". La satira che si è sempre guardata bene da satireggiare su certi argomenti era solo la punta dell'iceberg. Ora sono tutti lì, cuori di leone in prima fila Non c'è solo ipocrisia in molti nel dire "Io sono Charlie", ma c'è anche quel non detto: "io sono vivo, i riflettori da questa parte, grazie". Chè si sa che i morti non hanno più necessità alimentari.

E adesso guardate QUI. Ecco come i vignettisti arabi, musulmani e non, invece rappresentano gli accadimenti di Charlie Hebdo.

Così è se vi pare. E casomai non dovesse parervi, questa è l’opinione di chi vi scrive. Perché la libertà, parafrasando, è questa cosa qui: potere dire: “non sono d’accordo, ma faremo di tutto perché esista una civitltà in cui tutti possano esprimere le proprie opinioni senza che vengano confutate con le pallottole”.

Perché io non sono Charlie, io sono io e voglio essere libero di esserlo pur avendo un’opinione diversa dalla tua che hai appena letto la mia, perché anche tu sei tu.


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