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20 anni dopo: Paolo Borsellino, Rita Atria e quegli schifosi avvoltoi del marketing antimafia

Moleskine #89

La rubrica più politicamente scorretta del fumetto italiano. Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.

20 anni dopo: Paolo Borsellino, Rita Atria e quegli schifosi avvoltoi del marketing antimafia

di Giorgio Messina

rita atria

State tranquilli. Oggi è il 19 luglio del 2012. Oggi dunque non parleremo di quella poveretta di Barbara Canepa o di quel marchettaro di Alessandro Di Nocera. Oggi la rubrica più politicamente scorretta del fumetto italiano, per un giorno non si occupa direttamente del fumettomondo e dei suoi fumettomondisti.

Salto. 20 anni fa meno parecchi mesi. Cimitero di Partanna, provincia di Trapani. Una donna distrugge a martellate la lapide e la foto di sua figlia. Il sangue del suo sangue si chiamava Rita Atria e la colpa della figlia, per la madre Giovanna, era tale che doveva essere cancellata a martellate. Rita aveva visto morire nella seconda guerra di mafia il padre Don Vito, e il fratello Nicola, affiliati alle cosche mafiose di Partanna  e insieme a sua cognata, Piera Aiello, aveva detto basta a tutto quel mafiare insanguinato ed era diventata, nonostante la giovanissima età, uno dei primi testimoni di giustizia. Perché Rita sapeva tante cose su come e chi mafiava a Partanna. Glieli aveva raccontati suo fratello questi segreti. E Rita alla morte del fratello, li aveva raccontati al giudice Paolo Borsellino.

Salto. Domenica 19 luglio del 1992, alle ore 17 circa, una macchina imbottita di tritolo fa saltare in aria Borsellino e gli uomini della sua scorta in Via D’Amelio a Palermo. Si dice che Paolo e Rita si volessero bene come padre e figlia. Ma per raccontare certi sentimenti, a volte le parole non bastano. L’effetto “farfalla” della morte di Paolo Borsellino porterà Rita, il 26 luglio 1992 a Roma, dove viveva in segreto inserita in un programma di protezione, a buttarsi dal settimo piano. Le sue ali di farfalla si spezzeranno al suolo. Rita aveva aiutato, con le sue informazioni raccolte in un diario, a incriminare decine di mafiosi. Salto. Nella foto che la madre distruggerà a martellate parecchi mesi dopo, Rita è ritratta come un adolescente, gli occhi suoi per sempre nei nostri occhi a guardare un futuro lungo sette piani nel vuoto, da scorrere veloci, giusto il tempo di un battito di ali di farfalla. Al funerale di Rita, a Partanna, non ci andrà nessuno perché Rita era "fimmina lingua longa e amica degli sbirri". Non ci andrà nemmeno la madre al funerale di suo figlia. Al funerale non ci andrà nemmeno Calogero, il “fidanzatino” di Rita che interrompe il fidanzamento con la ragazza perché è la cognata di una collaboratrice.. Piera Aiello, infatti, ha iniziato a parlare con la Procura di Palermo dopo l’assassinio del marito Nicola, fratello di Rita. Rita ha solo 17 anni e custodisce segreti di mafia molto più grandi di lei. Inizia anche lei a parlare con la Procura e il Giudice Borsellino. È tutto più grande di lei che è ancora solo un'adolescente. Rita finirà a Roma, protetta sotto falso nome. Sola. A sette piani da un futuro che non c’è.

Salto. Il 19 luglio la mafia cancellerà le spoglie mortali di Paolo Borsellino e Rita scriverà.

«Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita.

Tutti hanno paura ma io l'unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi.

Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c'è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi.

Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi ma io senza di te sono morta.»

Salto. Nel 2007 il regista Marco Amenta realizza il film “La siciliana ribelle”, liberamente ispirato alla vita di Rita che è interpretata da Veronica D'Agostino. Il film suscita la reazione di Piera Aiello, che accusa il regista di intenti speculativi. Salto. Nel tema della maturità sostenuta nel 1992, dopo la strage di Capaci, Rita scrisse:

«Mi chiedo per quanto tempo ancora si parlerà della sua morte (Falcone, ndr), forse un mese, un anno, ma in tutto questo tempo solo pochi avranno la forza di continuare a lottare. Giudici, magistrati, collaboratori della giustizia (al tempo i testimoni si chiamavano collaboratori, ndr),pentiti di mafia, oggi più che mai hanno paura, perché sentono dentro di essi che nessuno potrà proteggerli, nessuno se parlano troppo potrà salvarli da qualcosa che chiamano mafia.

Ma in verità dovranno proteggersi unicamente dai loro amici: onorevoli, avvocati, magistrati, uomini e donne che agli occhi altrui hanno un'immagine di alto prestigio sociale e che mai nessuno riuscirà a smascherare. »

Salto. Nel 2012 non c’è ancora un fumetto dedicato a Rita Atria, grazie al Cielo - aggiungiamo noi. E speriamo che non ci sia mai una "graphic novel" di "graphic journalism" con il nome di Rita in copertina. In quel ferale elenco in cui si smarcano a orologeria da anniversario i morti illustri per sfornare libri mediocri che vorrebbero raccontare verità giornalistiche, ma finiscono per essere artificiose fiction, manca ancora all’appello il nome di Rita. E non possiamo che augurarci che non tocchi mai a lei, che nessuno mai speculi sul nome di Rita Atria per vendere qualche libro in più ammazzando un'altra volta una diciassettenne suicida, solo per (ri)sacrificarla sull’altare del marketing antimafia. Mi fa sempre più schifo questa nouvelle vague di autori iscritti al filone del cosiddetto “comic journalism” che venti anni fa aveva l’età per giocare con l’Amiga 500 e oggi si diverte a fare esercizi di ventriloquismo con i veri martiri antimafia. Questi schifosi, alcuni agli esordi mediocri scrittori di fantascienza riciclatisi poi in autori impegnati nella lotta all’antimafia nuovo cavallo di Troia mediatico, sono convinti che basti scrivere o disegnare un volume su qualche illustre vittima della mano mafiosa, magari con il benestare della famiglia o dell’associazione che ne porta il nome, per diventare depositari - come se esistesse una becchina e perversa proprietà transitiva – della statura morale dell’illustre martire raccontato a fumetti. Vieppiù, alcuni di questi schifosi diventano addirittura le vestali del cadavere di cui hanno raccontato la storia. Nessuno osi parlare di colu o di colei di cui lo schifoso autore becchino ha scritto senza il suo permesso. Questa razza infausta di autori è convinta di fare bene all’antimafia ma fa bene solo alla mafia perché per proprio tornaconto non ha il coraggio di mettere nero su bianco nei propri libri funebri, l’unica Verità che la Storia ci ha consegnato in questi venti anni senza Falcone e Borsellino: la morte di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rita Atria e tutti gli altri che sacrificarono la propria vita nella lotta alla mafia non fu inutile, perché la mafia stragista e militarizzata è stata sconfitta in questi lunghi venti anni, la cupola è stata decapitata e i latitanti catturati. Ma questo non è bene dirlo a chiare lettere. Bisogna continuare a ripetere, come dischi rotti, che sono passati venti anni ma siamo ancora a zero. Altrimenti, si rovinerebbe questo penoso culto della morte, delle fiaccolate funebri, dei funerali permanenti, dell’orribile albero Falcone, dell’intellighenzia becchina e di tutta questa paccottiglia antimafia che è solo un esercizio di marketing e che con l’antimafia vera non ha nulla a che fare. Un tempo si compravano le indulgenze, oggi si compra un pezzo di antimafia militante al prezzo di una maglietta, una finta agenda rossa di Borsellino o un libro a fumetti che ci vuole raccontare i “veri” Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutti gli altri martiri dell’antimafia. L’elenco, dei morti ammazzati da raccontare, per fortuna di questi avvoltoi e per nostra sfortuna è lungo, l’editoria è in crisi e quindi un nome "libero" di illustre defunto su cui banchettare lo si trova sempre nel calendario annuale delle ricorrenze. Se li spartiscono i morti questi schifosi quasi come la cupola si spartiva i mandamenti. Fateci caso. Se esce un libro su Borsellino, ad esempio, nessuno ne presenterà un altro con protagonista lo stesso morto di Stato.

Salto. Rita terminerà così il suo tema della maturità, sostenuta a Erice:

«Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare. Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo».

Rimettiamo la foto di Falcone, Borsellino e Rita nel cassetto. Fino al prossimo carosello del marketing antimafia quantomeno. Chè in fondo i morti non possono più parlare, ma noi possiamo ancora fargli dire tante cose, magari dietro ad un prezzo di copertina, che i problemi di come sbarcare il lunario e di come fare quadrare il bilancio sono e rimangono cose da vivi. Schifosi. Salto.

Ps: il pezzo viene pubblicato oggi, ma è stato scritto ieri 19 luglio 2012. A volte le parole hanno bisogno di rimanere lì a macerare un po' fottendosene bellamente di dire “io c’ero”.

Nella foto, tratta dal web, Rita Atria al mare.

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