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I contributi statali de “L’Ultimo Terrestre”: Gipi fa il mecenate con i soldi del contribuente

gianni gipiMoleskine #88 bis

La rubrica più politicamente scorretta del fumetto italiano. Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.

I contributi statali de “L’Ultimo Terrestre”: Gipi fa il mecenate con i soldi del contribuente

di Giorgio Messina

Il buon Gian Alfondo Pacinotti – ovvero Gipi – dopo avere letto il nostro ultimo Moleskine in cui si parlava dei contributi pubblici ricevuti dal suo primo e ultimo (in senso cronologico, si intende) film, ha così risposto nei commenti:

«Voglio spiegare ai frequentatori di queste pagine che cosa succede quando un film entra in produzione. Non ho interesse a rispondere all'autore dell'articolo.

Scrivo per i ragazzi più giovani, per le persone che magari capitano qui per leggere di fumetti. Non so se ce ne sono, ma se ci sono, adesso, sto scrivendo per loro.

 Dove vanno questi soldi dello stato? Come vengono diabolicamente sperperati?

Quando un film entra in produzione un sacco di persone si ritrovano con un lavoro. Elettricisti, autisti, macchinisti, addestratori di animali, costumisti…. Tutti coloro che danno un contributo al film, dal primo degli attori all'ultimo fattorino, si ritrovano, almeno per un periodo, con uno stipendio.

La troupe, insomma, la squadra che direttamente, realizza il film, guadagna. Questa troupe è composta, forse va sottolineato, da persone normalissime, come me e come voi, che su quel guadagno pagheranno delle tasse e da quel guadagno prenderanno soldi da spendere nella vita di tutti i giorni.

Quando la troupe si sposta occupa alberghi e ristoranti. Le aziende del posto si ritrovano molto lavoro extra, spesso, in questi tempi, un unico lavoro.

Vengono coinvolte aziende di catering, di trasporto, addetti alla sicurezza, aziende grafiche, cartellonisti, fornitori di arredamento, ferramenta, mesticherie, vivai. Immaginate una scena di un film, tutto quello che ci vedete dentro è stato acquistato e lavorato da qualcuno.

E' lì che vanno i soldi. Il cinema è un sistema che genera un forte indotto. E questo accade ogni volta che un film entra in produzione. Ci sono casi in cui i film non partono e su questo sarebbe da fare un ragionamento a parte, ma non è questo il caso.

Va precisato che tutto questo indotto, questo coinvolgimento di aziende e lavoratori è indipendente dal risultato del film al botteghino. Non cambia niente, per loro, se il film va bene o male. Cambia, piuttosto, per il produttore e per il regista, se ha delle percentuali sugli incassi. Per tutti gli altri il percorso del film è assolutamente ininfluente.

Quando ho finito di girare il film, e la troupe è ripartita per Roma, non facevo che incontrare persone che mi chiedevano quando ne avrei fatto un altro. I ristoranti della zona, per esempio, in sei settimane avevano fatto la stagione.

In post produzione è stata la volta di aziende grafiche e di effetti speciali, e musicisti e studi di registrazione e missaggio. E' lunghissima la lista delle persone che, letteralmente, campano, grazie alla lavorazione di un film.

Queste persone, naturalmente, non vengono da Marte. Neppure nel caso di un film di fantascienza. Fatturano e pagano IVA e tasse. Quei soldi, non è difficile da capire, tornano nelle casse dello stato per altre vie.

Quindi ci sono due strade, quando si pensa alle sovvenzioni statali per un film: un atteggiamento distruttivo e livoroso, da pensionato triste che dopo una vita sfortunata si ritrova a borbottare contro il mondo guardando i lavori della nuova linea della metro, o uno positivo, realistico, rivolto al futuro.

Fuori dai denti: Se siete senza lavoro, o se avete un lavoro di merda sottopagato e senza contributi, dovete sperare che un film passi dalle vostre parti. Pure se sarà un film di merda che non incasserà un euro. A voi, farà bene comunque.

Ed allo stato, fatti due conti, pure.

Ecco.

(Non mi sto rivolgendo a te, Rick. Tu sei senza speranza.)»

Premesso che Rick non sappiamo chi sia e che chi scrive non è un pensionato livoroso, costatiamo che il Gipianesimo si amplia con una nuova figura retorica. Dopo il regista che si è divertito quanto noi non possiamo capire a realizzare il suo film perché è un “poveretto” e un “rompicoglioni” chi gli ricorda il flop al botteghino della pellicola, adesso esce fuori il regista mecenate con i soldi dello Stato grazie ai quali ha creato posti di lavoro attorno al suo film e che vede nella produzione dei film italiani (meglio se girati da lui, ovviamente) una possibile soluzione alla crisi economica del nostro Belpaese. Cioè: il banal-buonismo gipiano incontra il populismo spiccio (“Se siete senza lavoro, o se avete un lavoro di merda sottopagato e senza contributi, dovete sperare che un film passi dalle vostre parti”) e il Berlusconismo grottesco e d’accatto fuori tempo massimo (“A voi, farà bene comunque”)., il tutto curiosamente mixato e predicato - tra l’altro - da un antiberlusconiano quale Gipi in fondo si è sempre professato.

Magistrale interpretazione dunque quella di questo Gipi camaleontico, che da ottimo one-man-show è pronto ad arrampicarsi sugli specchi per spiegare che – quasi contrordine, compagni e claque! –, oltre a essersi divertito a girare dietro la macchina da presa, il suo film in realtà ha anche una valenza sociale e territoriale più ampia di quello che si può immaginare leggendo solo i freddi dati del botteghino (circa 120.000 euro incassati per poco più di 20.000 spettatori). La casalinga di Voghera ha già il fazzoletto in mano per liberare tutta la commozione suscitata dal Gipi nazional-popolare che racconta dei posti di lavoro creati con i soldi che lo Stato ha assegnato al suo fimetto. Peccato però, la casalinga di Voghera dovrà trattenere le lacrime, perchè tutto discorso del regista-fumettista pisano è sbagliato sin dal presupposto di fondo

Gipi dice in sintesi: "a priori è giusto che lo Stato finanzi e investa sui film, perché qualsiasi finanziamento e investimento in un film genera lavoro, e quindi ricchezza, e quindi tasse. e i soldi che lo Stato investe alla fine tornano”.

Beh, il punto è che un modo sbagliato di risolvere la questione dei finanziamenti pubblici del suo film che abbiamo fatto saltare fuori. Gipi infatti si dimentica di spiegare che per anni lo Stato ha finanziato pellicole e registi, che poi al botteghino incassavano pochissimo, anzi diversi manco venivano distribuiti, e questo ha generato buchi spaventosi nelle casse statali, per cui ora i finanziamenti sono stati ridotti all'osso.

Questa improvvisa importanza dei finanziamenti pubblici di Gipi cozza - e non poco – con le dichiarazioni rilasciate alla stampa dallo stesso Pacinotti durante il periodo veneziano del Festival in cui fu presentato “L’Ultimo Terrestre”. Il Pacinotti, infatti, aveva sempre raccontato ai giornalisti di un film fatto praticamente in casa, girato nei luoghi «in cui vivo – spiegava San Gipi da Pisa, protettore dei nuovi posti di lavoro dietro la macchina da presa- ad esempio il mobilificio che si vede in apertura è quello dove io ho tentato di comprare il divano di casa mia, mentre il bingo dove lavora Luca e’ a soli 500 metri da casa mia», facendo insomma intendere che la sua pellicola fosse stata girata in economia. A confermare questo profilo low cost della pellicola ci pensa anche Gabriele Spinelli, l’attore protagonista della pellicola spiegando: «Mi ha chiamato (Gipi - ndr) e mi ha chiesto: “Mi aiuti?”. Io non avevo la più pallida idea di come funzionasse un vero set, e certo non credevo mi affidasse la parte del protagonista». Ma avendo ormai capito come si incardina la retorica da bar di provincia di Gipi, non ci meraviglieremmo se ora gli sbucassero anche le stimmate spiegando che ha risparmiato sul cast e sull’attore protagonista proprio per dare un contributo maggiore all’indotto realizzato dal suo film.

Oltretutto secondo questo lectio magistralis di politica economica made in Gipi, il segreto per riavviare l'economia è semplicissimo. basta dare via a cento produzioni di film, in tutta Italia, uno per provincia (il “disastro” di “Agrodolce” finito in tribunale in Sicilia, anche se era un fiction, vi ricorda qualcosa?), per immettere nel tessuto economico soldi. Ma questi soldi, da dove arriverebbero? i soldi non si stampano e basta. i soldi, per essere assegnati, devono esserci nelle casse statali degli Enti erogatori. E siccome è un dato di fatto che proprio per gli sprechi degli anni passati non ci sono soldi per tutti, i soldi presi dal film di Gipi NON sono andati ad altri.

Sgombriamo a questo punto il campo da ulteriori dubbi: chi scrive è assolutamente convinto che un film non si giudichi solo ed esclusivamente dal risultato al botteghino, ma nel caso del “L’Ultimo Terrestre” la biglietteria ha riflettuto e confermato la mediocrità intrinseca del film. Il film di Gipi è una sorta di “cinepanettone” intellettualoide al contrario. Il “passaparola” non si è innescato e le sale sono rimaste vuote. Ribadisco: il Gipi fumettista ha più lettori dei 20.000 spettatori della sua prima pellicola. E questo dovrebbe fare riflettere, a cominciare dalla scelta di firmare la regia con il nome di battesimo e non con lo pseudonimo con cui è più conosciuto. La pellicola, poi, è mediocre per tanti motivi. Principalmente perché – lo ripetiamo ancora una volta - è fortemente mediocre il libro di Giacomo Monti (Nessuno mi farà del male, Canicola) da cui è tratto il soggetto del film. Se il buon giorno si vede dal mattino, il film di Gipi si è alzato con gli occhi chiusi, anzi con il libro chiuso. E’ mediocre perchè Gipi dietro alla macchina da presa è come Frank Miller. Mutuo quindi il giudizio di Cinefile.biz sul Gipi regista: «Come Miller, anche lui adatta per il grande schermo il fumetto di un altro. Sfortunatamente, come Miller anche lui dimostra di non avere ben assimilato la differenza tra racconto fumettistico e racconto cinematografico e di non essersi (ancora?) adattato bene al nuovo medium. E come Miller, anche lui dimostra di avere ben poche idee registiche in testa». E' mediocre perché Gipi pesca a piene mani tra amici e conoscenti per il casting e il risultato è quello di un protagonista ingessato nell'economia di un film che non ingrana mai per manifesta immaturità del regista e delle sue scelte sbagliate. Aggiungo doverosamente: ritengo giusto che un film italiano possa e debba ricevere dei contributi statali ma è proprio alla luce di questa convinzione che ritengo che il film di Gipi sia - a maggior ragione - un’occasione sprecata soprattutto per le scelte del regista e nel rifiuto di quest’ultimo di accettare il responso del botteghino non si può non intravedere una mancanza di umiltà e di voglia di migliorarsi. Se poi si paragona il film di Gipi al bel lungo metraggio "Capitan Novara - un giorno da supereroe" realizzato con quattro spicci da Emmetre Service e Fabrizio De Fabritiis, ecco che viene da chidersi: se 340.000 euro di contributi statali li avessimo messi in mano a quelli di Emmetre che nuovo genere di film italiano tratto da un fumetto potrebbe uscire fuori?

Ma torniamo a Gipi. Come però spesso gli capita, nella sua dilungata filippica Gipi si scorda sempre di raccontare qualcosa a chi legge. Per esempio poteva non rispondere proprio sulla questione dei soldi pubblici presi dal suo film, rimanendo coerente con quanto dichiarato a Cinerepubblic, il blog collettivo di Film.tv.: «Domenico Procacci è venuto a casa mia a propormi una regia, ha accontentato ogni mia richiesta e francamente so poco di produzione, fondi e quant’altro. Oserei dire che non so tuttora cosa significhino». 

Ora invece Gipi, grazie all'articolo su Moleskine, ha cambiato idea e dal disinteresse sulla provenienza dei soldi che permettevano di produrre il suo primo film è passato la mecenatismo con i soldi statali incassati a favore dei lavoratori del suo film. Beh, Gipi, visto che ora se ne interessa potrebbe invece spiegare a noi popolo bue il meccanismo con cui vengono attribuiti i contributi statali ad una pellicola come la sua. Questo sì che sarebbe istruttivo. Soprattutto se affiancato ad un dettagliato elenco delle spese di produzione. Noi comuni mortali che non ci illuminiamo nel verbo gipiano potremmo finalmente capire davvero cosa ci vuole per produrre un film.

Chiudiamo con la fesseria tutta banal-buonista secondo cui i soldi dello Stato tornano allo Stato sottoforma di tasse da pagare. i soldi investiti sono spesso a fondo perduto, ossia lo Stato li mette già in passivo di esercizio, e dire "tanto poi tornano come tasse" è un artificio retorico. Se io investo come Stato 1.000, non è possibile che mi tornino indietro tutti i 1000 euro dalle tasse. Non ci vuole un commercialista per capirlo.

Per chiudere definitivamente la question gipiana, basta ricordare a questo punto che usare soldi dello Stato non è solo un merito, ma anche una responsabilità che deve essere coniugata alla massima trasparenza. Per questo il discorso del pensionato livoroso non ha alcun senso. Così come siamo onesti e paghiamo le tasse, è giusto anche che si sappia a chi finiscono i soldi dei contribuenti e come questi vengano usati. Non è che i soldi dello Stato sono ben spesi quando servono a fare qualcosa che ci piace o che ha fatto l'amico di FB.

Ma a questo punto viene da chiedersi quale sarà la prossima fase dell’evoluzione retorica gipiana: si farà crescere la barba lunga, indosserà un saio bianco e inizierà a camminare sulle acque predicando pace, amore e più soldi statali per produrre i suoi nuovi capolavori cinematografici pagati anche dal contribuente ma che nessuno va a vedere in sala anche se creano posti di lavoro? Ah, saperlo… Una cosa è certa: il limite di Gipi è solo Gipi stesso, perché in fondo lui è lui e noi… beh, noi non ci siamo mai divertiti come lui, siamo senza speranza e lui è il futuro. Gipi dixit.

Ps: “fai schifo”, “invidioso”, “rosicone”, “Gipi ti sta sul cazzo”, “vergognati”, sono solo alcuni dei commenti rivolti nei miei confronti lasciati dalla claque di Gipi accorsa qui a sostenere le ragioni del proprio “idol”.. I commenti non li cancello nella board di Fd’A perché voglio che sia chiaro e indelebile che quando si ha un gruppo di fan hardcore con commenti da minus habens non ci si può poi aspettare che al botteghino si faccia successo di pubblico. Per quello ci vogliono anche spettatori consapevoli e intelligenti, non bastano solo gli ultrà da stadio per riempire i cinema.

Nella foto (tratta dalla rete): Gipi si fuma una meritata sigaretta dopo avere distribuito alle maestranze e all'indotto i soldi dei finanziamenti pubblici percepiti dal suo film.

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