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340 mila euro di contributi statali: Gipi si diverte a fare il regista (di insuccesso) a spese nostre

gianni gipiMoleskine #88

La rubrica più politicamente scorretta del fumetto italiano. Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.

340 mila euro di contributi statali: Gipi si diverte a fare il regista (di insuccesso) a spese nostre

di Giorgio Messina

Lo avevamo già scritto, ma lo ripetiamo aggiungendo cifre e particolari. L’esperienza cinematografica di Gipi - al secolo Gian Alfonso Pacinotti – con il suo “L’ultimo terrestre” si può catalogare come insuccesso di successo. Nonostante gli applausi del fumettomondo, e nonostante una tiepida accoglienza da parte della critica specializzata, il primo film gipiesco è stato un vero e proprio flop al botteghino, addolcito solo dalla passerella di presentazione sul red carpet della mostra di Venezia e da una spolverata di riconoscimenti vari e assortiti come il Premio Arca Cinema Giovani, la segnalazione al Premio Pasinetti come migliore opera prima (come migliore opera prima dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani) e il Premio Fondazione Mimmo Rotella. Ma la Venezia del cinema è un po’ come la Lucca del fumetto: un premio in fondo non si nega a nessuno, soprattutto quando si fa parte del giro giusto.

La pellicola, tratta dal fumetto “Nessuno mi farà del male” di Giacomo Monti (Canicola), diretta da Gipi e coprodotta dalla Fandango di Domenico Procacci al botteghino ha incassato 120 mila euro circa per un totale di 21.102 spettatori – piazzandosi al 258° posto di questa classifica generale degli incassi relativi all'anno 2011 – a fronte di 2 milioni e 300 mila euro dichiarati ufficialmente come costo di produzione (cifra riportata anche da Wikipedia…). Insomma una vera e propria “Caporetto” cinematografica per l’acclamatissimo Gipi che ha fatto perdere alla sua casa di produzione un bel po’ di euro.

Forse sarà per questo, ma al Pacinotti non piace per nulla che gli si ricordi il tragico flop al botteghino del suo primo film. L’ultima volta che glielo abbiamo ricordato sulla bacheca FB di Fumetti Brutti, Gipi, forse credendosi già uno scafato maestro di cinema internazionale, ci ha apostrofato con «poveretto», aggiungendo: «se tu ti fossi divertito una volta, in vita tua per un attimo, quanto io mi sono divertito a lavorare al film, se avessi goduto una volta in vita tua a fare qualcosa, non romperesti i coglioni. Fidati»; e ancora, sempre riferendosi a noi: «non lo sopporto con sta cosa del film che non ha incassato ci si sarà fatto trecento seghe».

Beh, innanzitutto facciamo notare a Gipi che, essendo gli incassi e le spese dichiarate del suo film dei dati di fatto, rispetto a noi che glieli abbiamo ricordati, Domenico Procacci (ma non solo come vedremo più avanti...) ha 2 milioni e 100 mila motivi in più di farsi “le seghe” con i suoi risultati conseguiti al botteghino. Oppure, è possibile anche che il contributo di Gipi alla storia del cinema italiano sia quello di teorizzare che i film non si producono (anche) per vendere biglietti al botteghino ma solo per fare divertire il regista e chi non lo capisce è un "rompi coglioni".

Ora: Gipi con la presuntuosa e ridanciana uscita secondo cui si è divertito a girare il suo primo film e chi gli ricorda il flop al botteghino è uno sfigato (che non si è mai divertito quanto lui!), un “poveretto” e un "rompi coglioni", non offende solo noi, ma anche lo Stato e tutti i contribuenti. Sì perché Gipi, nella foga di incarnare il regista che sforna capolavori ma non accetta critiche e che ancora meno vuole essere giudicato dal risultato del botteghino, si è scordato però di raccontare a noi comuni mortali (che – ricordiamolo - non ci siamo mai divertiti quanto lui!), che la sua pellicola non è stata realizzata solo con i soldi di Domenico Procacci e della Fandango, ma anche con i contributi statali.

“L’ultimo terrestre”, infatti, ha incassato 200 mila euro dal Ministero dei Beni Culturali (Qui la delibera) e 140 mila euro dalla Toscana Film Commission.(leggi Qui). A questo si aggiunge anche il fatto che il film è coprodotto da Fandango insieme a Rai Cinema, e il quadro dei soldi pubblici usati da Gipi per divertirsi a fare il regista è completo.

Quindi ricapitolando. Per realizzare la mediocre opera prima cinematografica di Gipi sono stati spesi 2 milioni e 300 mila euro, di cui 340 mila sono contributi statali. Totale incassi: 120 mila euro.

Ci tocca quindi ammettere, alla luce di queste cifre, che ha ragione Gipi a dire che noi siamo dei "poveretti" che non lo possiamo capire: divertirsi a fare il regista con i soldi statali in questo periodo è davvero un lusso concesso a pochi, un club ristretto, chiedere a Cetto Maselli per maggiori informazioni... Gipi durante il festival di Venezia del 2011 dichiarava all’ADNKronos a proposito dei personaggi del suo film: «'Sono personaggi molto brutti, delle macchiette malvagie e terribili: ce ne sono tante anche nella nostra classe politica'». Curioso cortocircuito costatare quindi come lo stesso Gipi si sia fatto finanziare il film da quella stessa classe politica “malvagia e terribile” che gestisce i contributi pubblici. Ma forse per se stesso Gipi avrà fatto una deroga alla politica al momento di incassare per divertirsi a fare il regista alla faccia del contribuente. In fondo che fa di male Gipi? Nulla. Lui si diverte a girare un film mediocre tratto da un fumetto ancor più mediocre e noi paghiamo le tasse perché politici “malvagi e terribili” - ce ne sono tanti ci ricorda Gipi a ragione - finanzino con i nostri soldi il suo divertimento dietro alla macchina da presa. E guai a ricordargli il disastro al botteghino. Al popolo bue in fondo tocca solo pagare e per ben due volte per fare contento davvero il Gipi che si diverte a fare il regista. Una volta abbiamo pagato le tasse per sovvenzionare il Gipi regista e una seconda volta avremmo dovuto pagare il biglietto per andarci a vedere il suo capolavoro. E si spiega facilmente il perchè il film non se lo è visto nessuno e ha incassato poco: mica perché è un film mediocre, tratto da un fumetto ancor più mediocre, ma perché il popolo bue non può capire, perché non si è mai divertito come si diverte lui a fare il regista con i soldi pubblici, altrimenti sarebbe corso in massa ad applaudirlo in sala. Invece solo 21.000 spettatori circa. Da fumettista Gipi avrà vendute più copie di quanti spettatori ha avuto da regista...

Ma Gipi è un po’ così e bisogna capirlo, perché, alla fine della giostra cinematografica che lo diverte tanto, non si capisce bene se c’è o ci fa. Sipario con aneddotica gipiesca. spiccia varia e avariata rappresentativa del personaggio. In concomitanza con l’inizio della sua avventura cinematografica, Gipi aveva annunciato di avere perso l’ispirazione a fare fumetti. Dopo il floppone cinematografico al botteghino, invece – “magicamente” aggiungeremmo noi - Gipi ha improvvisamente recuperato negli ultimi tempi l’ispirazione fumettistica annunciando di essere già al lavoro su una nuova opera a fumetti. Ma Gipi è riuscito a fare anche di meglio rispetto alla sua ispirazione fumettistica a orologeria. Il quotidiano “Il Giornale” aveva definito il suo film come un opera che «ispira simpatia anche per la sua ingenuità» e che «rivela il talento del regista», ma Gipi evidentemente non aveva gradito la critica positiva del giornale berlusconiano e così per rimettere le cose in "ordine" si era fabbricato sul suo blog una farlocca rassegna stampa su misura dove invece Il Giornale avrebbe scritto del suo film «dopo tanti buonismi, finalmente un film senza negri». Gipi si diverte e i "poveretti" sono sempre gli altri.

Ultimamente, poi, si vocifera addirittura che Gipi tornerà presto dietro la macchina da presa per un’opera seconda dopo “L’ultimo terrestre”. Sarebbe la prova definitiva che lui si diverte a fare il regista, che noi paghiamo le tasse perché lui si diverta a fare il regista con i nostri soldi e che gli alieni esistono veramente.

Ps: A scanso di equivoci, ci tengo a sottolineare che quello che fa Gipi mi piace anche. La parte della sua produzione che preferisco di più è quando fa il madonnaro da marciapiede.

Si ringrazia Franco Grattarola per i preziosi dati forniti a corredo di questo articolo.

Nell'immagine (tratta dalla rete): Gipi che si diverte come noi non possiamo capire.

La polemica gipiana continua nel Moleskine #88 bis

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