Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Il nuovo romanzo di Dan Braun: Davide La Rosa è un “bug” del sistema?

dan_braunMoleskine #85

La rubrica più politicamente scorretta del fumetto italiano. Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.

Il nuovo romanzo di Dan Braun: Davide La Rosa è un “bug” del sistema?

di Giorgio Messina

Una folta schiera, infarcita anche di autori e addetti ai lavori, sostiene che il calo delle vendite degli editori, sia in edicola che in libreria, non sia imputabile alla crisi economica crescente che ha caratterizzato gli ultimi anni, bensì alla scarsa qualità delle pubblicazioni a fumetti proposte al pubblico.

La tesi di questa banda di anime belle trova sponda nell’ipocrisia di molti editori che tra i corridoi delle fiere sottovoce piangono miseria, ma nei resoconti ufficiali parlano sempre di lento ma costante aumento delle vendite in distribuzione e nel circuito fieristico. A questo coro di baccanti formato fumettomondo risponde l’Associazione Editori Italiani riportando che «nel periodo 1 gennaio – 24 marzo NielsenBookScan evidenzia un pesante segno negativo, sia sul fatturato trade (-11,8%, pari a 276milioni di euro; era 313milioni di euro lo scorso anno), sia nel numero di copie vendute (-10,8%, pari a 21,1milioni di copie; erano 23,7milioni di copie nel 2011)». Cioè, rispetto all’anno scorso, nello stesso periodo, nelle casse degli editori mancano all’appello 2,6 milioni di copie vendute! Ma guai a parlare di crisi, è solo una questione di qualità! E allora mettiamo davvero che sia davvero una questione di qualità.

Ora: a vedere l’ultimo libro di Davide La Rosa diventa davvero difficile non dare ragione alla schiera di cui sopra. Parliamo de “Il nuovo romanzo di Dan Braun” pubblicato da NPE e presentato all’ultimo Napoli Comicon. Per Davide La Rosa (DLR da questo momento in poi), vale quel vecchio adagio “un bambino di tre anni lo avrebbe saputo fare meglio”. E non è solo una frase fatta. Ho potuto visionare negli ultimi anni diversi progetti sul linguaggio del fumetto portati a termine in scuole materne ed elementari. I lavori di questi bambini che si sono cimentati con il fumetto erano molto più originali degli scarabocchi (perchè questo sono in fin dei conti...) di DLR, sia a livello narrativo che grafico.

Ma facciamo un passo indietro. Breve riassunto della carriera fumettistica (disegnata male e scritta peggio) di DLR: per un po’ di anni ammorba il pubblico soprattutto sul web nel suo blog. A Lucca 2011 DLR propone in vendita al pubblico una autoproduzione “Zombie Gay in Vaticano”, di cui ha la decenza di scrivere solo la sceneggiatura. Forse per questo, forse perché nel 2012 i Maya hanno detto che il mondo finirà, forse perché a Lucca 2011 clonavano i bancomat, ZGiV vende 800 e rotte copie in tre giorni. A Piazza Napoleone, in chiusura di Lucca 2011, gli 800 e rotti acquirenti di ZGiV fanno la ola. San Giuseppe di Bernardo, dell’ordine di Desdemona Metus - personaggio martire, simbolo dell’inadeguatezza degli editori - passa da quelle parti e ha una folgorazione mistica, porta dunque DLR al cospetto della casa editrice della Stella. DLR diventa il nuovo messia del fumetto comico. Testimoni oculari sostengono che mentre gli operai smontavano i tendoni di Lucca 2011, una stella cometa si è posata sulla città toscana per indicare l’uscita di “Suore Ninja” - il nuovo fumetto scritto da DLR per la Star Comics – per il 2013. E' un'epifania. Le quotazioni di DLR salgono, manco fossero le azioni di faceinbook a Wall Street. In breve tempo, disegnando male e scrivendo peggio, a DLR si aprono le porte del fumettomondo che conta.

Sì, perché, se ancora non è chiaro, DLR non sa tenere in mano una matita. Disegnare male per DLR non è una cifra stilistica, al contrario per esempio di Pierz (Ravioli Uestern, pubblicato sempre da NPE). Il fatto che DLR non sa tenere una matita in mano è però, come vedremo, il minore dei difetti. DLR, se proprio la vogliamo dire tutta, il limite grafico se lo nasconde sotto al tappeto in scioltezza con la furbata semiotica e semantica dei “fumetti disegnati male”. Immaginate di andare ad un ristorate il cui gourmet consiste in: “pietanze cucinate male”... Oppure di andare da un meccanico specializzato in “vetture riparate male”. Ecco, DLR è convinto, con ingenua furbizia, che il semplice fatto di dichiarare di fare "fumetti disegnati male" lo renda immune da qualunque critica. Quanto si sbaglia.

Come dicevamo, i problemi maggiori della produzione targata DLR sono ben altri rispetto ai “fumetti disegnati male”. Con “il nuovo romanzo di Dan Braun”, DLR vorrebbe fare fumetto comico e con una forte venatura satirica, ma il risultato finale è che l'autore non ha né i tempi narrativi giusti per il fumetto comico e satirico, né la battuta fulminante. Quello che a DLR funziona nella strip o nella vignetta singola, non funziona nel racconto lungo. In Dan Braun, DLR non fa ridere e finisce per essere un guitto formato fumettomondo. Quando gli va bene DLR riesce a malapena a fare sorridere e per farlo si rifugia sempre nello sfottò, che poco ha a che fare con le nobili arti della comicità e dalla satira. DLR mostra anche di avere seri problemi nell’uso della grammatica del fumetto: storytelling e ritmo narrativo sono degli sconosciuti per DLR. La trama del nuovo romanzo di Dan Braun vorrebbe essere una celebrazione del nonsense che si risolve in realtà in una accozzaglia di situazioni seguite da lunghi spiegoni a fare da collegamento. Fare fumetto comico non è sinonimo di trame senza senso. Se DLR ha qualche dubbio a tal proposito, può aprire un qualsiasi Rat-man di Leo Ortolani - l'autore nonplusultra al momento del fumetto comico in Italia - per rendersene conto.

Ma DLR è furbo, o almeno ingenuamente ci prova, e cerca di giocare sul sicuro per ammiccare al lettore che prima lo leggeva gratis su internet e ora deve sborsare i soldini per i suoi scarabocchi che nemmeno in quinta elementare. Così cavalca il politicamente corretto che però vuole spacciare come scapigliata scorrettezza. Roba che se il ragioniere Ugo Fantozzi se avesse letto questo “nuovo romanzo di Dan Braun” avrebbe rivalutato "La Corazzata Potëmkin" di Sergej M. Ejzenštejn. La verità è che i lavori (parolone…) di DLR non avrebbero trovato spazio nemmeno nella più sgangherata fanzine degli anni ’80 e ’90. E questo non per dire che si stava meglio quando si stava peggio, ma per spiegare che DLR è figlio (il)legittimo di quell’imbastardimento fumettisticamente disegnato male, ma vendutoci per “pop”, che ha in Maicol & Mirko e in buona parte del cosidetto movimento XL (ovvero gli autori che pubblicano sull'omonima rivista del gruppo Repubblica/L'Espresso) de(gl)i (in)degni padri putativi.

Le trovate di DLR non sono quasi mai originali. DLR si mette, per esempio, a sfottere Roberto Giacobbo, conduttore di Voyager su Rai 2. Ma dopo avere visto in TV Maurizio Crozza - il miglior comico in circolazione al momento - satireggiare su Giacobbo, la versione a fumetti disegnati male del vice direttore di Rai 2 realizzata da DLR diventa un tiepida abluzione per i denti quando il collutorio è finito. Ma DLR vuole andare sull'applauso sicuro e così punta soprattutto sulla presa in giro alla chiesa e alle sue pratiche liturgiche.  Una cosa talmente nuova che la facevano già 2000 anni fa i politeisti. Ma DLR è molto più coraggioso e “pop” degli adoratori di Giove e company di allora, e così chiama il Papa affettuosamente Benny XVI e ci infila nel suo fumetto disegnato male pure una Maria Vergine in versione ninja, anche se un po’ svagata e svampita. E poi gli zombie comunisti e fascisti, morti ammazzati nella guerra civile e resuscitati per l’occorrenza. E poi un’altra carrettata di scemenze varie e assortite, anche sull'eucarestia, per riempire le pagine a arrivare alla postfazione.

Sì, perché il nuovo romanzo di Dan Braun raccontato da DLR sembra solo un noioso riempitivo in attesa della postfazione.

E la gloria imperitura delle scemenze di DLR arriva proprio nella postfazione, dove il professorone accademico Daniele Barbieri, allievo di Umberto Eco, arriva a definirlo un “genio”. Ed è qui che iniziamo a chiederci: non è che DLR sia un "bug" nel sistema fumettomondo?. Quando gli accademici formato fumettomondo iniziano a battere le mani ad un autore che disegna male e scrive peggio, allora il batsegnale nel cielo sopra Fumettoville indica un pericolo peggiore di Crisi sulle Terre Infinite e il senso di ragno pizzica all’impazzata.

Viene da pensare: siamo fottuti. Infatti, per anni, la solita banda di anime belle, di cui sopra, ce l’ha menata con la storia che i piccoli e meno piccoli editori erano dei lucignoli sfruttatori dei sogni di poveri pinocchi di turno perché mandavano allo sbaraglio giovani e meno giovani autori ancora acerbi e quindi non pronti per la pubblicazione. Questo modo di fare editoria, dando la possibilità di fare esperienza a esordienti ed emergenti che sapevano tenere però una matita in mano, – spiegavano le anime belle – non aiuta il movimento fumetto, anzi ne abbassa la qualità. Ed è proprio quest’abbassamento di qualità, sempre secondo questi probiviri, a fare scappare i lettori. Le anime belle in passato erano arrivate persino ad augurarsi la morte editoriale istantanea degli editori che a loro avviso non pubblicassero materiale di autori qualitativamente pronti alla pubblicazione.

Ma davanti a “fumetti disegnati male” di DLR, questi talebani della purezza del linguaggio del fumetto - gente che magari ha preso in giro Rob Liefeld per anni - hanno fatto atto di sospensione del giudizio. Molti di questi sono addirittura diventati i principali estimatori di DLR, scarabocchiatore in preda a fumettosi compulsiva. In fondo le mode cambiano: una volta chi non sapeva disegnare faceva lo sceneggiatore, oggi che non ci sono più le mezze stagioni e che qui una volta era tutta campagna, chi non sa disegnare fa "fumetti disegnati male". E così DLR ha iniziato pure a studiare da imberbe rockstar del fumettomondo (disegnato male). Chi osa criticare i suoi scarabocchi (perchè questo sono e rimangono, al netto delle scemenze) sta facendo un attacco gratuito, perché non capisce quale grandezza semiotica e semantica si cela dietro a questi fumetti disegnati male. E tutto ciò in barba a tutte le meritocrazie possibili del talento, quello vero. Diciamoci la verità: là fuori c’è un esercito di autori - molti dei quali usciti dalle scuole del fumetto - che sanno disegnare bene perché hanno talento, che sanno raccontare una storia a fumetti e che meriterebbero una possibilità di pubblicazione come (e più) di DLR. Ma questi talentuosi rimarranno degli sconosciuti. Non hanno professoroni accademici a definirli geni. Non fanno parte del giro giusto.

Occhio, però, care anime belle che per anni ce l’avete menata con la storia della qualità del disegno: se DLR, che disegna male e scrive peggio, è il nuovo che avanza stiamo inguaiati e di brutto pure. Se continua così un fumetto disegnato male seppellirà tutto il fumettomondo. E comunque da adesso in poi nessuno potrà più venire a lamentarsi del livello qualitativo degli autori presentati dagli editori, perchè si può usare DLR come termine di paragone verso il basso.

Ps: Seriamente. Ma come fa uno come Giuseppe Di Bernardo - professionista serio e autore interessante, almeno fino a quell’ultima maledetta pagina della miniserie The Secret - a lamentarsi dell’inadeguatezza degli editori che hanno pubblicato Desdy Metus - rimproverandoli di avergli affossato il personaggio - e poi, quando diventa editor della Star, va a proporre un autore come Davide La Rosa? Forse ce lo spiega Roberto Giacobbo in una prossima puntata di Voyager. E sono sicuro che i Maya c’entrano qualcosa…

Pps: (ri)Seriamente. Ho sempre creduto che nel fumettomondo ci sia spazio per tutti. Credo che DLR si collochi in quello spazio fuori dagli schemi e dagli editori in cui un autore usando internet massicciamente si crei attorno uno zoccolo duro di lettori e acquirenti. Sono convinto che le 830 copie vendute in 3 giorni a Lucca 2011 si leggano principlamente in questa ottica. Sono questi una tipologia di autori "nuovi", una sorta di one-man-band, che mette a frutto il webcomic come veicolo pubblicitario e che ha un breakheaven di vendite reali dirette rapidamente raggiungibile ma poi non più ulteriormente superabile. Prendete ad esempio le 1000 copie di un suo libro vendute direttamente e rapidamente da Makkox l'anno scorso. Questi sono autori che muovono numeri che paradossalmente non sarebbero raggiungibili, così rapidamente, da un editore piccolo e medio  Per un semplice motivo: questi autori hanno in mente un solo obiettivo, cioè loro stessi, gli editori invece hanno in mente più obiettivi contemporaneamente. La domanda finale è: ma se questi autori riescono a saltare l'editore e il distributore nella filiera, vendendo 1000 pezzi da soli, perchè non lo fanno ogni 3 mesi? Perchè alla fine della giostra hanno "bisogno" dell'editore tradizionale? Questi dubbi lasciano pensare che effettivamente ci sia un "bug" nel sistema, ma fanno anche concludere che fa bene l'editore che cerca di mettersi in scuderia un autore che da solo vende 1000 copie. Anzi, con i tempi che corrono, fa benissimo. In fondo chi vende ha sempre ragione, o no?

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