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Contratto "tipo": gli autori vogliono commissariare gli editori

contrattoMoleskine #79

La rubrica più politicamente scorretta del fumetto italiano. Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.

Contratto "tipo": gli autori vogliono commissariare gli editori

di Giorgio Messina

Si potrebbe archiviare il convegno sul diritto d’autore e sulla situazione del racconto per immagini promosso dall’Associazione Illustratori (ne abbiamo già parlato QUI e QUI) e svoltosi il 2 marzo a Bologna nell’ambito del festival Bilbolbul con la metafora della montagna che partorisce il topolino.

I due video del convegno (sono visibili QUI per un totale di quasi 7 ore di dibattito) testimoniano ampiamente quanto l’iniziativa non sia pienamente riuscita dal punto di vista organizzativo, comunicativo, contenutistico e di partecipazione del pubblico. Nonostante l’appoggio sul web della solita compagnia di giro, il tutto si è risolto in una lunghissima chiacchierata tra pochi intimi caratterizzata dall’eccessiva abbondanza di argomenti trattati - l'abbondanza di temi non ha così permesso di sviscerarne completamente nemmeno uno - per sfociare molto spesso in conclusioni simili alla scoperta dell’acqua calda. Non ci voleva un incontro fiume di questo tipo per stabilire, senza se e senza ma, che si vende sempre di meno e che molti tra gli autori non hanno nemmeno idea di come funzioni il sistema fumetto.

C’era però molta attesa per la presentazione del mitologico contratto tipo da parte degli autori. Al minuto 53 della seconda parte, l’Avvocato Pellegrino finalmente anticipa qualcosa. A preoccupare gli autori sono le vendite dei loro libri alle fiere. Spiega l’avvocato Raffaella Pellegrino che visto che la «correttezza e veridicità di quei dati non può essere verificata, è stato inserito nel contratto tipo la possibilità di andare a fare verifiche ed ispezioni presso l’editore». Silenzio in sala. In quel momento sta intervenendo Andrea Mazzotta, il direttore editoriale di Nicola Pesce Editore. Nessuno fa una piega. Nemmeno Mazzotta.

A un’ora e 53 minuti (sempre della seconda parte) prende la parola l’avvocato Pellegrino per presentare nel dettaglio il contratto tipo. In realtà da quello che ne viene fuori, sarebbe stato più corretto chiamarlo “contratto ideale degli autori”.

Questo chimerico contratto, che è frutto di un anno e mezzo di sotterranei lavori da parte di un gruppo di autori coinvolti (loro dicono di essere un centinaio), prevede che vengano ceduti dell’opera a fumetti solo i diritti per la pubblicazione in Italia e i diritti digitali. I diritti derivati (cinematografici e inerenti a tutte le altre forme di sfruttamento) non sono contemplati da questa bozza contrattuale. Il diritto di pubblicazione dura 5 anni, allungabili fino a 20 anni, cioè il massimo consentito dalla legge. Il contratto è lungo 9 pagine e contiene anche le note esplicative. Il compenso degli autori è composto da un minimo garantito (calcolato a singola tavola ma non quantificato), dalla percentuale sulle copie vendute e dalla percentuale per la vendita della versione digitale. Insomma gli autori non si fanno mancare nulla. E siccome fidarsi è bene, ma non fidarsi è ancora meglio, ecco la clausoletta che permette di instaurare anche lo stato di polizia degli autori che, dopo 71 anni dall’entrata in vigore della legge sul diritto d’autore, si vogliono anche sostituire al legislatore.

Infatti gli autori prevedono che per controllare la veridicità dei numeri ricevuti dagli editori nei rendiconti debbano avere la possibilità effettuare verifiche ed ispezione presso l’editore «per controllarne i libri contabili». Ovvero: la soluzione per risolvere il rapporto editore-autore è il commissariamento dell’editore da parte dell’autore.

Ora, immaginate, un autore che vada da una multinazionale come la Panini a pretendere per contratto la possibilità di controllarne i libri contabili.... Ne riceverà come minimo un invito in consiglio d’amministrazione!

E allora rilanciamo. Perché nel contratto non ci mettiamo anche che gli autori devono produrre la dichiarazione dei redditi dei genitori? E ancora: perché gli autori non chiedono per contratto un appartamento in affitto a Barcelona? Oppure: perché gli autori non chiedono pure la villa con piscina come alloggio annuale lucchese?

Ma il contratto “tipo” riserva altre sorprese. Infatti prevede anche una penale per mancata pubblicazione dell’opera da parte dell’autore concordata in una somma calcolata a pagina Ovviamente non si prevede nessuna penale per ritardo o mancata consegna dell’opera da parte dell’autore all’editore.

Insomma, se l’editore non pubblica, l’autore va risarcito, ma se l’autore ritarda la consegna, o non consegna proprio l’opera, non succede niente. In fondo si sa che i cattivi sono solo gli editori e che l’autore poco serio si è estinto come dinosauri.

Ma poi il colpo di scena. L’avvocato Pellegrino precisa che questa bozza però è il punto di vista degli autori. Lo stesso Ivo Milazzo prende le distanze dalla bozza contrattuale spiegando che «non è la bibbia, ma una base per ragionare con la parte imprenditoriale». Paolo Rui, invece, sottolinea lo «scopo didattico» di questa bozza di contratto.

Tutto sfuma e non si capisce a questo punto se sia più grottesco quello che c’è scritto nel contratto, oppure quello che dicono gli stessi promotori del documento e i quadri dirigenziali di AI per dissociarsene e disinnescarlo.

Salvatore Primiceri, autore del volume "il diritto d’autore nelle opere a fumetti", così commenta sul suo blog:

«Non so quali problemi allucinanti e quali drammatiche esperienze abbiano dovuto affrontare gli autori di cui parlano all’associazione Illustratori, ma per quanto ne so, anche nel mondo dei piccoli editori, ho conosciuto realtà serie e professionali che applicano già modelli di contratto assolutamente onesti e rispettosi della legge.

Nel convegno, in un vuoto di memoria collettivo riguardo ai principi di buona fede nei contratti previsti dal codice civile, si é accennato addirittura a metodi di controllo dell’autore rispetto all’esecuzione del contratto da parte dell’editore che lasciano perplessi. C’é chi vorrebbe prevedere l’obbligo del bollino SIAE anche sui fumetti per controllare l’effettivo venduto, chi avere la possibilità di controllare la contabilità degli Editori rispetto agli effettivi incassi di un libro per la conseguente ripartizione delle royalties, chi di penali per inadempimenti, e così via.

Non ci sono dubbi che l’autore debba conoscere i propri diritti e debba saper contrattare ma la trattativa autore-editore non può assolutamente e non deve essere inficiata dal pregiudizio che l’editore sia un soggetto predisposto a “fregare” altrimenti un contratto nasce nullo o nemmeno prende forma.

I rapporti giuridici devono sempre formarsi su lealtà, correttezza e buona fede. Se non si parte con questa convinzione é meglio non presentarsi nemmeno da un editore, così come l’editore non deve approfittare di eventuali ingenuità e lacune dell’autore nella formazione del rapporto contrattuale. Nei casi in cui le cose “non dovessero andar bene” nell’esecuzione di un contratto, esistono già i modi per recedere e chiedere risarcimenti per inadempimento di una delle parti. Nella discussione di Bologna, poi, quando si parla di penali e quant’altro, non si tiene conto di un altro importante cambiamento che rivoluzionerà, spero, la risoluzione delle controversie. L’istituto della mediazione civile, di recente introduzione, sembrerebbe infatti il più adatto ad essere applicato all’editoria, proprietà intellettuale, marchi e brevetti. Moltissime situazioni di lite, potranno essere risolte più facilmente con questa modalità, evitando i costi insostenibili di lunghe cause legali, soprattutto se una parte é meno “paritaria” dell’altra (il caso di un giovane autore alle prime pubblicazioni con un editore medio-grande).

Insomma, la materia é vasta ma va affrontata seriamente. Per preparare gli autori al mondo del lavoro si deve partire sempre dallo studio. Si potrebbe inserire il diritto anche nelle scuole di fumetto? Giusto qualche nozione sul diritto d’autore e contrattualistica. Per chi é autodidatta, invece, consiglio prima la lettura di un manuale, poi certamente ognuno é libero di aderire alle associazioni di categoria che ritiene più adeguate.»

Forse prima di pubblicare la loro bozza di “contratto tipo”, agli autori, insieme ai loro avvocati consulenti, converrebbe dare un'altra revisione al testo. Lo stato di polizia degli autori non è proprio la soluzione migliore per risolvere il rapporto contrattuale tra autori ed editori...


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