Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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God Sigma

di Tiziano Caliendo

Tra mostri da combattere e misteriosi esseri bramosi di conquistare la Terra, il genere mecha robotico degli anni settanta si è irrefrenabilmente abbandonato ad uno stampo simil-fantasy che ha totalmente sorvolato le logiche interne battute del genere fantascientifico classico. Se da un lato i due Mazinga, Jeeg e Gackeen si scontrano con arcaiche ed incomprensibili civiltà di natura orientativamente “terrestre”, altri robots come Combattler V, Vultus V e Daltanious invece fronteggiano armate provenienti dai meandri più ignoti dello spazio. Una delle eccezioni più significative è la serie Uchu Taitei God Sigma (1980; God Sigma Imperatore dello Spazio). Una serie che ha l’indiscutibile merito di scardinare alcuni stereotipi del genere e conferire ai nemici della storia una pura matrice sci-fi; una connotazione che affonda le sue radici nella letteratura e gioca su suggestioni ed implicazioni che, a molti, ricorderanno le opere del grande autore Isaac Asimov.

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In sé per sé, il God Sigma è un Super Robot molto tipico, un componibile risultante dalla fusione di tre unità più piccole: Tuono, Nettuno e Terremoto. L’agganciamento tra i robots ed il corpo centrale denominato “Big Wing”, che costituisce il pettorale del God Sigma e le sue ali, rappresenta una delle combinazioni più belle dell’intera animazione giapponese (nel corso della serie assistiamo a due varianti della medesima sequenza). Particolare affascinante è il volto anti-umano del robot, che tra l’altro rimanda al visore di Cyclops degli X-Men, e che costituisce senza alcun dubbio un tocco di originalità raffigurativa. Il God Sigma sembra davvero un “dio” meccanico, che di antropomorfo conserva solo la forma del corpo ed il bipedismo; gli altri aspetti visivi del gigante emanano un’insopprimibile aura enigmatica e minacciosa.

E’ l’anno 2050. La parte iniziale delle vicende ruota attorno al modello standard della base scientifica atta a proteggere una ricchezza che possa garantire la pace ed il benessere sul pianeta Terra: in questo caso, la “Triplice Energia”. Una risorsa energetica non ben precisata che possiede potenzialità incredibili – tra cui alimentare lo stesso God Sigma. Il primo episodio si apre con l’impressionante distruzione della colonia del satellite Io, in una scena di Gundamiana memoria. Vengono introdotti gli alieni responsabili di aver spazzato via il focolaio di civiltà che dimorava pacificamente sul satellite di Giove: gli Heldiani. Dunque, ci spostiamo a Trinity City, base scientifica e città in un solo corpo. I protagonisti centrali sono tre ragazzi dalle personalità molto spiccate: Toshiya, giovane impetuoso ma affabile, ottenebrato dal desiderio di vendetta verso gli alieni che hanno distrutto la sua colonia natale su Io; Julian Noguchi, lo “snob” del trio, uno scienziato formidabile che in seguito paleserà il suo vero cuore e i molti tormenti interiori; infine Kiraden, il classico “ragazzone” del team, molto impulsivo e a volte ottuso. La triade dei piloti del God Sigma viene opportunamente contornata da una sfilza di personaggi gradevoli e anche simil-comici, come vuole la tradizione del genere. Abbiamo poi la prevedibile ed immancabile figura paterna dello scienziato principale, il dottor Kazami, mentore del team e fautore dell’utopistica energia che muove il ciclopico Super Robot e che potrebbe costituire la chiave per eventuali fasti (futuri) della razza umana. L’icona più carismatica dell’intero spettro dei personaggi è Terral, il capo esecutivo degli Heldiani, la cui figura agile ed androgina si muove con scaltrezza tra i vari piani mirati ad attaccare Trinity City, distruggere il titano God Sigma ed impossessarsi quindi della Triplice Energia.

Finora Uchu Taitei God Sigma sembra un prodotto di animazione come tanti altri: il mecha ben curato ed accattivante; il character design incredibilmente espressivo, pur nell’ambito dei suoi limiti; un Super Robot superbo e facilmente identificabile che, in formato giocattolo, farà la gioia della compagnia Godaikin. Non manca nulla all’appello, ma è proprio su questo terreno di gioco “familiare” che God Sigma sfodera e orchestra con acume i suoi colpi di coda e si colloca dunque come uno dei titoli più arditi nel campionario di opere incentrate sui giganti metallici che tutti noi amiamo.

Invito tutti quelli che stanno leggendo l’articolo (con mio sommo piacere) e che non hanno mai visto God Sigma in vita loro, o che non lo ricordano bene, di compiere una scelta oculata: continuare a leggere oppure no. Sappiate che, da questo momento in poi, mi lancerò in approfonditi spoilers al fine di evidenziare i punti realmente rivoluzionari di quest’opera.

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Il primo aspetto assolutamente degno di nota è l’intreccio spazio-temporale, che costituisce il vero nodo focale della trama. Gli Heldiani provengono dall’anno 2300 dopo Cristo. Hanno affrontato un rischioso viaggio nella quarta dimensione per prevenire la disfatta del loro pianeta per mano… della stessa Terra! Infatti, in un rovesciamento di ruoli e di valenze ideologiche, la Terra del futuro remoto (e per “futuro remoto” si intende secoli dopo il “present time” del 2050 in cui si svolge God Sigma) allestirà una Space Federation, un organismo militare atto alla conquista di nuovi mondi. Forte dell’utilizzo della Triplice Energia, la Space Federation si lancerà in una campagna contro il pianeta Helda, in quel momento storico abitato da una civiltà di pace e di grande cultura. Helda verrà malauguratamente sconfitto, ma una cellula ribelle del suo esercito cappeggiata dal Generale Terral intraprenderà una dislocazione nel passato per vincere la guerra contro la Terra prima ancora che essa avvenga. In pratica, il piano degli alieni è impossessarsi della Triplice Energia nel 2050, ovverosia all’epoca in cui questa tecnologia sta muovendo i primi passi, e dunque sconfiggere i terrestri prima ancora che essi si evolvano negli aguzzini spietati che causeranno tanta morte e distruzione tra le stelle. E’ la prima volta che i nemici di un anime robotico posseggono una motivazione così forte e complessa, intimamente legata al recondito lato oscuro della natura umana, al punto da rendere il loro intervento contro il nostro pianeta persino comprensibile. Su tale fronte, God Sigma precede le esigenze profonde dei cosiddetti “villains” delle varie saghe di Gundam – Mobile Suit Gundam (1979) e Mobile Suit Z Gundam (1985) in primis.

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Come corollario di questo concept innovativo, dal 2300 arriva successivamente un altro plotone di Heldiani cappeggiato dal sadico Lagan, che destituisce Terral per la sua apparente inadempienza al compito prefisso. In un risvolto poche volte affrontato dalla narrativa sui viaggi nel tempo, scopriamo che il secondo plotone non proviene dallo “stesso” 2300 di origine della prima flotta Heldiana (quella di Terral), ma bensì da un “nuovo” 2300 frutto dei cambiamenti che la lotta tra God Sigma e l’armata di Terral hanno – comprensibilmente – apportato ad entrambi i pianeti e ambedue le fazioni. Sebbene il maldestro trattamento italiano dei testi stravolga i significati dei dialoghi, è facile intuire che Terral non conosca affatto i nuovi soldati Heldiani sopraggiunti dal 24esimo secolo. Tutto ciò in quanto la storia e la realtà di Helda sono state irreversibilmente alterate dallo stesso intervento di Terral nel passato, che ha modificato e rimescolato anche le carte della popolazione terrestre. E’ un twist brillante ed incredibile che, ancora una volta, eleva un prodotto giapponese dalla premessa “derivativa” e lo colloca allo stesso livello delle opere da cui trae ispirazione e beneficio.

Due sono le caratterizzazioni sui generis che complementano la genialità della trama, specialmente nel suo delicato epilogo. La prima figura è ovviamente Terral. Durante il susseguirsi degli eventi, scopriamo che Terral è una sorta di transgender la cui coscienza è femminile: Lelah. Dopo aver assistito alla morte del vero Terral, figura emblematica del pianeta Helda nonché suo amante/fidanzato, Lelah rinuncia alla sua fisiologia naturale di donna e segretamente assume le sembianze di Terral, al fine di continuarne le gesta. Il procedimento non è molto chiaro: forse Lelah ha totalmente modificato il suo corpo, rendendolo maschile al 100%, o forse è avvenuta una bizzarra ibridazione tra i due organismi (le fattezze del “nuovo” Terral sono androgine e, in lingua originale, il personaggio è addirittura doppiato da una donna). In una piega dalle sfumature velatamente trasgressive, Terral gradualmente si innamorerà di Toshiya, il pilota del God Sigma, un sentimento impossibile che resterà dolorosamente inespresso. La seconda figura per cui è doveroso spendere due righe è il Dottor Kazami. Il suo personaggio vive una parabola imprevedibile e bizzarra. Inizialmente ideale “scienziato buono”, epigono del Professor Yumi di Mazinga Z, nell’ultimo troncone di episodi si tramuterà invece in un individuo psicotico e pericoloso, motivato dall’ingordigia di voler superare i limiti della scienza e delle leggi della natura. Una follia che gli costerà caro… e che creerà non pochi problemi ai nostri eroi.

La conclusione dell’opera è ambientata, come da tradizione, nello spazio periferico del sistema solare, e vede il God Sigma impegnato in uno stupendo e catartico scontro finale nell’orbita di Giove. All’ultimo minuto, avverrà un ennesimo viaggio temporale, questa volta per intraprendere una definitiva missione di pace e appurare che le vicissitudini di ambedue i popoli siano cambiate in meglio.

E’ importante fare presente che la grande forza di God Sigma, al di là della sua natura d’avanguardia, resta la sua superba ed innegabile capacità di narrare la sua epopea con passione ed impeto, al fine di coinvolgere gli spettatori in un turbinio di emozioni e colpi di scena. La definitiva valenza di God Sigma è nel suo voler, ad ogni costo, stabilire un ponte empatico con il suo pubblico, per “avvilupparlo” tra i profondi strati della sua narrazione. Un risultato che, nell’arco di 50 episodi, risplende per la sua inconfutabile compiutezza.

La serie di God Sigma è ancora oggi molto amata sia dai giapponesi che dagli italiani. Nonostante un doppiaggio mediocre, ma nonostante tutto efficace, ed un trattamento dei testi a dir poco terribile, l’Italia ha onorato quest’opera con una delle più belle e solenni sigle del genere robotico. Scritta da Grimaldi e Frizzi e interpretata da I Monelli Spaziali, il tema ha un inciso così orecchiabile che è praticamente impossibile non canticchiarlo al primo ascolto. Resta ancora irrisolto il mistero del perché le ultime due puntate non siano state tradotte e trasmesse nel nostro paese. Il finale è un criptico cliffhanger che “getta l’amo” per un possibile sequel che, tuttavia, è avvenuto e avverrà solo nella nostra immaginazione, laddove la leggenda del God Sigma continuerà a vivere per sempre... al di là del passato, del presente e del futuro. Ricordando che: “la spada di God Sigma difender saprà…”.


Tiziano Caliendo: Classe 1977. Scrittore di fantascienza, blogger cinematografico, musicista e addetto ai lavori/manager nel campo musicale, impegnato nella fase di pre-produzione di un ciclo di novelle imperniate su un super-robot di sua invenzione: Quantaldian.

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