Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
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Le Notti dei Super Robot - Parte I

di Tiziano Caliendo

La navicella slitta in senso verticale, si aggancia ad un capo vuoto, gli occhi del gigante si illuminano di giallo ed improvvisamente è l’inizio di una grande avventura. I miti di due intere generazioni italiane ritornano al cinema: Mazinga Z, Grande Mazinga, Goldrake, Getter Robot. L’operazione è davvero coraggiosa, visto e considerato che parliamo di cartoni animati – e non live action – prodotti negli anni che vanno a cavallo tra il 1973 ed il 1976. Erano anni pioneristici, dove il concetto di super robot veniva esplorato nella sua dimensione più elementare (e forse più tenera), e solo più tardi lo sviluppo del concept avrebbe portato a modelli sofisticati e strani come Ga-Keen/Gackeen, Dai-Apolon/Diapolon, Daitarn III e Gordian.

Eppure il Mazinga è qui, nuovamente sul grande schermo, per una generazione di ragazzini ormai cresciuti e divenuti padri e per i loro figli, che hanno “assorbito” dai papà la bellezza e la forza di questi personaggi inventati dal maestro Go Nagai tanto tempo addietro: Mazinga Z ha infatti esordito sulla carta nell’ottobre del 1972, mentre sul piccolo schermo nel dicembre dello stesso anno. Parliamo di quarant’anni fa.

Il primo round è stato, appunto, Le Notti dei Super Robot - Parte I del 24 novembre. La Yamato, in congiunzione con la Koch Media, ha rilanciato nei circuiti cinematografici i primi tre lungometraggi dell’epopea Nagaiana: Mazinga Z contro Devilman (1973); Mazinga Z contro il Generale Nero (1974) e, infine, Il Grande Mazinga contro Getta Robot (1975).

Innanzitutto, prima di passare ad una breve critica dei prodotti in sé, due parole sulla presentazione dei films. Il transfer video in HD è stato proposto dai giapponesi nell’ottobre del 2012, quando i films furono commercializzati nel paese del Sol Levante sotto forma di un lussuoso e curatissimo box-set di blu-ray. Il remaster che appare migliore è, per assurdo, quello del film più vecchio: Mazinga Z contro Devilman. I colori sono vividi e l’immagine è stata quasi totalmente ripulita da sporco, graffi e “speckles” sulla pellicola, pur non rinunciando allo strato di grana filmica naturale, indispensabile per conferire dettaglio e fedeltà alla concezione originale del prodotto. Gli altri due titoli presentano comunque un transfer discreto, sebbene la grana diventi eccessiva nelle scene finali e vi siano due fotogrammi in Mazinga Z contro il Generale Nero inquinati da una sfocatura problematica (parliamo sempre di meri secondi). Nel complesso, rivedere in puro HD le bellissime ambientazioni pittoriche di Mazinga Z contro Devilman o i pannelli esplosivi di Mazinga Z contro il Generale Nero è un’emozione fortissima ed un’esperienza suggestiva anche per chi è cresciuto a pane ed Evangelion e quindi non è avvezzo a questo universo grafico più rozzo ma, non per questo, meno potente e affascinante. Anzi.

Riguardo il doppiaggio, dopo una fase di confusione iniziale da parte degli appassionati (c'era chi addirittura pensava fosse il doppiaggio della Dynamic del 1998), la Yamato ci ha poi confermato che si tratta di una versione ex novo. Per Akira/Devilman, è tornata la voce originale degli anni ottanta, Massimo Corizza, che contribuisce a riportare in vita lo spirito del personaggio. Particolarmente ispirata la sua performance durante la meravigliosa battaglia sottomarina, che ancora oggi costituisce un "affresco" di messinscena visiva irrinunciabile. Per Silen, c’è ancora la bravissima Cinzia De Carolis. Lodevole, pur con le sue pecche, è comunque lo sforzo di mantenere un discorso filologico nella traduzione dei dialoghi e dei nomi, mentre particolarmente riuscita è l’idea di sottotitolare le canzoni “solenni” che accompagnano le scene salienti dei films, anche perché il loro contenuto lirico è complementare allo spirito dei personaggi e ai valori che li muovono nelle scelte più difficili delle loro avventure. Nel complesso, la Yamato ha fatto un ottimo lavoro di arrangiamento e distribuzione, ed i doppiatori hanno ancora una volta dimostrato che l'originale "spacca"!

Per quanto concerne la qualità artistica, è lampante che il primo film sia infantile e troppo ancorato ad un lavoro di mera “introduzione” della versione supereroistica di Devilman, a discapito della trama e della logica interna di un incontro così improbabile tra il gigante di lega Z ed il suddetto principe rinnegato dei demoni. L’animazione è inoltre raffazzonata qui e lì, ma si lascia godere specialmente per gli sfondi straordinari e le tinte di colori che definirei quasi espressioniste. Particolare degno di nota è uno scontro motociclistico tra Koji/Ryo Kabuto e Akira Fudo, davvero esaltante, che sembra uscito da un incrocio stilistico tra Sergio Leone ed Ang Lee.

Tra le tre pellicole, la più avvincente e significativa è, in assoluto, Mazinga Z contro il Generale Nero. Un concentrato puro di arte pop, pathos, dramma, fascino occulto ed esaltazione delle figure mitiche a cui dà voce. Questo piccolo/grande capolavoro è forse, addirittura, il miglior film dei sette. Nonostante abbia avuto il compito delicato di introdurre per la primissima volta agli spettatori il Grande Mazinga, il film non inciampa negli errori del suo predecessore e, invece, ha una sua dignità che va ben oltre il suo valore commerciale di promo per il nuovo personaggio. All’epoca, i lungometraggi erano proiettati nell’ambito delle Toei Manga Matsuri, questo il nome che si dava alle rassegne cinematografiche della Toei, e venivano considerati dall’azienda come promo “magnificati”, appartenenti ad una continuity a sé stante e distaccata da quella principale delle serie televisive.

Mazinga Z contro il Generale Nero è un film perfetto, senza sbavature, dove tutti i personaggi sono qui al loro apice rappresentativo e persino Tetsuya Tsurugi, qui ridotto a comparsa per ragioni di economia della trama, è un’espressione a “tutto tondo”, facilmente identificabile ed intelligibile; un ottimo antipasto della serie televisiva che, dopo poco dalla prima proiezione del film, sarebbe stata lanciata sugli schermi TV giapponesi: Great Mazinga (8 settembre 1974). Memorabile è il supplizio finale del Mazinga Z, addirittura spaventoso per i bambini dell’epoca che erano cresciuti con il robot; un “massacro” che ancora oggi conserva intatta la sua spaventosa forza ed il suo potere suggestivo.

Il terzo film è, invece, un piacevole lungometraggio su cui ci si poggia con noncuranza e spensieratezza, dove si calca la mano più sul Getter/Getta Robot che sul Grande Mazinga. In effetti, la pellicola rappresenta il “canto del cigno” del robot componibile originale, che di lì a poco sarà rimpiazzato dal più sofisticato Getter Robot G (la cui serie fu lanciata il 15 maggio 1975, vale a dire un mese dopo la release del film). Il gigante mutaforma è conosciuto in Italia con il nome di Space Robot, complice una bellissima ed adrenalinica sigla che affondava a piene mani nel synth-pop degli eighties.  

In definitiva, le sale piene – finora 19.000 spettatori in tutta Italia - hanno dato ragione alla joint venture Yamato/Koch. Il risultato lascia ben sperare per altre iniziative simili. I “Robottoni” hanno un pubblico molto vasto, che cresce a vista d’occhio, complice il cambio di testimone generazionale e la concezione (più che giustificata) che il passato sia superiore al presente, se non altro in termini qualitativi. Il secondo round è martedì 2 dicembre, con i restanti quattro films (tra cui il prototipo del Grendizer/Goldrake: Gattaiger). Nel frattempo, parcheggiamo l’Hover Pilder e ci godiamo una gita in motocicletta con il cyborg Hiroshi Shiba, nella speranza che non dovremo rispolverare le nostre tute di pilota, almeno per questa settimana. Mazin-GO!

super robot cinema parte1

 

Tiziano Caliendo: Classe 1977. Scrittore di fantascienza, blogger cinematografico, musicista e addetto ai lavori/manager nel campo musicale, impegnato nella fase di pre-produzione di un ciclo di novelle imperniate su un super-robot di sua invenzione: Quantaldian.

La navicella slitta in senso verticale, si aggancia ad un capo vuoto, gli occhi del gigante si illuminano di giallo ed improvvisamente è l’inizio di una grande avventura. I miti di due intere generazioni italiane ritornano al cinema: Mazinga Z, Grande Mazinga, Goldrake, Getter Robot. L’operazione è davvero coraggiosa, visto e considerato che parliamo di cartoni animati – e non live action – prodotti negli anni che vanno a cavallo tra il 1973 ed il 1976. Erano anni pioneristici, dove il concetto di super-robot veniva esplorato nella sua dimensione più elementare (e forse più tenera), e solo più tardi lo sviluppo del concept avrebbe portato a modelli sofisticati e strani come Ga-Keen/Gackeen, Dai-Apolon/Diapolon, Daitarn III e Gordian.

Eppure il Mazinga è qui, nuovamente sul grande schermo, per una generazione di ragazzini ormai cresciuti e divenuti padri e per i loro figli, che hanno “assorbito” dai papà la bellezza e la forza di questi personaggi inventati dal maestro Go Nagai tanto tempo addietro: Mazinga Z ha infatti esordito sulla carta nell’ottobre del 1972, mentre sul piccolo schermo nel dicembre dello stesso anno. Parliamo di quarant’anni fa.

Il primo round è stato, appunto, la Notte dei Robots del 24 novembre. La Yamato, in congiunzione con la Koch Media, ha rilanciato nei circuiti cinematografici i primi tre lungometraggi dell’epopea Nagaiana: Mazinga Z contro Devilman (1973); Mazinga Z contro il Generale Nero (1974) e, infine, Il Grande Mazinga contro Getta Robot (1975).

Innanzitutto, prima di passare ad una breve critica dei prodotti in sé, due parole sulla presentazione dei films. Il transfer video in HD è stato proposto dai giapponesi nell’ottobre del 2012, quando i films furono commercializzati nel paese del Sol Levante sotto forma di un lussuoso e curatissimo box-set di blu-ray. Il remaster che appare migliore è, per assurdo, quello del film più vecchio: Mazinga Z contro Devilman. I colori sono vividi e l’immagine è stata quasi totalmente ripulita da sporco, graffi e “speckles” sulla pellicola, pur non rinunciando allo strato di grana filmica naturale, indispensabile per conferire dettaglio e fedeltà alla concezione originale del prodotto. Gli altri due titoli presentano comunque un transfer discreto, sebbene la grana diventi eccessiva nelle scene finali e vi siano due fotogrammi in Mazinga Z contro il Generale Nero inquinati da una sfocatura problematica (parliamo sempre di meri secondi). Nel complesso, rivedere in puro HD le bellissime ambientazioni pittoriche di Mazinga Z contro Devilman o i pannelli esplosivi di Mazinga Z contro il Generale Nero è un’emozione fortissima ed un’esperienza suggestiva anche per chi è cresciuto a pane ed Evangelion e quindi non è avvezzo a questo universo grafico più rozzo ma, non per questo, meno potente e affascinante. Anzi.

Riguardo il doppiaggio, è stata principalmente utilizzata una “nuova” versione realizzata dalla Dynit nell’ormai lontano 1998, quando i films furono ripubblicati in format VHS. Qualche voce è stata comunque sostituita, secondo il parere dei più attenti: per Akira/Devilman, è tornata la voce originale degli anni ottanta, Massimo Corizza, un po’ arrugginita ma sempre efficace. Il dottor Kenzo Kabuto è stato reinterpretato, così come i demoni avversari di Devilman (per Silen, c’è ancora la bravissima Cinzia De Carolis, qui in una nuova performance). In pratica, hanno effettuato un incastro frankensteiniano tra doppiaggi diversi. Personalmente, non mi trovo concorde con alcune delle voci scelte, che risultano poco aderenti ai personaggi a cui sono “affibbiate”; forse l’esempio più eclatante è Kenzo Kabuto. Lodevole, pur con le sue pecche, è lo sforzo di mantenere un discorso filologico nella traduzione dei dialoghi e dei nomi, mentre particolarmente riuscita è l’idea di sottotitolare le canzoni “solenni” che accompagnano le scene salienti dei films, anche perché il loro contenuto lirico è complementare allo spirito dei personaggi e ai valori che li muovono nelle scelte più difficili delle loro avventure. Nel complesso, la Yamato ha fatto un ottimo lavoro di arrangiamento e distribuzione.

Per quanto concerne la qualità artistica, è lampante che il primo film sia infantile e troppo ancorato ad un lavoro di mera “introduzione” della versione supereroistica di Devilman, a discapito della trama e della logica interna di un incontro così improbabile tra il gigante di lega Z ed il suddetto principe rinnegato dei demoni. L’animazione è inoltre raffazzonata qui e lì, ma si lascia godere specialmente per gli sfondi straordinari e le tinte di colori che definirei quasi espressioniste. Particolare degno di nota è uno scontro motociclistico tra Koji/Ryo Kabuto e Akira Fudo, davvero esaltante, che sembra uscito da un incrocio stilistico tra Sergio Leone ed Ang Lee.

Tra le tre pellicole, la più avvincente e significativa è, in assoluto, Mazinga Z contro il Generale Nero. Un concentrato puro di arte pop, pathos, dramma, fascino occulto ed esaltazione delle figure mitiche a cui dà voce. Questo piccolo/grande capolavoro è forse, addirittura, il miglior film dei sette. Nonostante abbia avuto il compito delicato di introdurre per la primissima volta agli spettatori il Grande Mazinga, il film non inciampa negli errori del suo predecessore e, invece, ha una sua dignità che va ben oltre il suo valore commerciale di promo per il nuovo personaggio. All’epoca, i lungometraggi erano proiettati nell’ambito delle Toei Manga Matsuri, questo il nome che si dava alle rassegne cinematografiche della Toei, e venivano considerati dall’azienda come promo “magnificati”, appartenenti ad una continuity a sé stante e distaccata da quella principale delle serie televisive.

Mazinga Z contro il Generale Nero è un film perfetto, senza sbavature, dove tutti i personaggi sono qui al loro apice rappresentativo e persino Tetsuya Tsurugi, qui ridotto a comparsa per ragioni di economia della trama, è un’espressione a “tutto tondo”, facilmente identificabile ed intellegibile; un ottimo antipasto della serie televisiva che, dopo poco dalla prima proiezione del film, sarebbe stata lanciata sugli schermi TV giapponesi: Great Mazinga (8 settembre 1974). Memorabile è il supplizio finale del Mazinga Z, addirittura spaventoso per i bambini dell’epoca che erano cresciuti con il robot; un “massacro” che ancora oggi conserva intatta la sua spaventosa forza ed il suo potere suggestivo.

Il terzo film è, invece, un piacevole lungometraggio su cui ci si poggia con noncuranza e spensieratezza, dove si calca la mano più sul Getter/Getta Robot che sul Grande Mazinga. In effetti, la pellicola rappresenta il “canto del cigno” del robot componibile originale, che di lì a poco sarà rimpiazzato dal più sofisticato Getter Robot G (la cui serie fu lanciata il 15 maggio 1975, vale a dire un mese dopo la release del film). Il gigante mutaforma è conosciuto in Italia con il nome di Space Robot, complice una bellissima ed adrenalinica sigla che affondava a piene mani nel synth-pop degli eighties.  

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Tiziano Caliendo

Classe 1977. Scrittore di fantascienza, blogger cinematografico, musicista e addetto ai lavori/manager nel campo musicale, impegnato nella fase di pre-produzione di un ciclo di novelle imperniate su un super-robot di sua invenzione: Quantrazian.

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