Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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L'Uomo Bagno. Tra fumetto punk ed epica supereroistica.

uomobagno

di Giorgio Borroni. Se credete che Vito Angelo Vacca manchi di tempi comici, che sia fautore di un umorismo ormai obsoleto, oppure se semplicemente avete come metro quello dei fumetti umoristici di tendenza disegnati male, ecco, vi conviene mollare questa recensione e andare a leggere altri articoli. Anzi, se preferite, andate pure a battibeccare su qualche gruppo Facebook sui fumetti o su quello di Amici di Maria De Filippi, tanto l’atmosfera che si respira è pressoché identica.

Premesso ciò, come avrete intuito, oggi mi occupo di un fumetto comico nato in rete come autoproduzione, una DIY (“Do it yourself”, dicevano i gruppi punk che si autoproducevano i dischi) in piena regola, che è incappata per caso in un editore indipendente, la Cagliostro E-press e dallo schermo è stato lanciato sul mercato come cartaceo. Sto parlando ovviamente de L’Uomo Bagno, di Vito Angelo Vacca, giovane autore romano che sul suo sito, “Carciofo Comics” ha iniziato a disegnare le avventure di un super eroe sfigato, così sfigato che il suo nome di battaglia non è un semplice gioco di parole tra Uomo Ragno e Uomo Bagno, ma un vero e proprio modo di essere, dato che i super poteri gli derivano dalle radiazioni di un water nucleare di ultima generazione.

Internet in questi ultimi tempi pullula di fumetti o semplici vignette di artisti che sono divenuti ormai virali a suon di umorismo nonsense, freddure e battute al vetriolo in cui si mescola a tratti blasfemia, a tratti cinismo, amalgamati dalla demenzialità e da uno stile di disegno più o meno approssimativo. Gli esordi di questa tendenza vengono da oltreoceano, con Cyanide and Happiness, a cui non sono mancate controparti europee, fino ad arrivare al nostrano Sio, oggetto di continue guerre sui forum che partono sempre dalla validità o meno del suo tratto o del suo senso dell’umorismo. Il fenomeno è assimilabile musicalmente al Punk di fine anni settanta, dove quello che importava era realizzare un prodotto di rottura, qualcosa che generasse discussione e confusione, che fosse diverso da quanto era stato presentato prima… insomma: non importa se non sai suonare, importa che tu suoni e che tu faccia qualcosa di così controverso da non lasciare indifferenti. Se poi il Punk fu tutta una truffa ideata dal discografico che lanciò i Sex Pistols poco importa: il movimento – se pur breve nella sua durata – fu capace di ispirare stili musicali, mode e cultura.

Il genere del fumetto disegnato male ha più o meno lo stesso principio: un tratto semplice, senza fronzoli, come se venisse realizzato da un bambino e un umorismo che trova la sua energia nel caos primordiale della mancanza di senso, nella estremizzazione e nell’iconoclastia. Niente di male, fin qui, ben vengano le opere controverse, ma quando i fumetti disegnati male escono dalle webzine e si fanno largo di prepotenza nel cartaceo, magari sotto forma di volumi rilegati in pelle umana e 10000 variant, allora qualcosa ci dice che siamo arrivati allo stadio successivo: la commercializzazione di una tendenza di rottura, i Green Day che diventano gli idoli delle ragazzine tredicenni e “Ma poi chi erano i Clash? Boh!”, per essere chiari.

Perdonate questa ennesima premessa, e perdonate se ormai ho preso il Punk come termine di paragone, faccio subito ammenda ritornando subito su Vito Angelo Vacca e il suo Uomo Bagno.

Vito è colpevole, senza possibilità di appello. Colpevole di aver cercato di superare la tendenza dei fumetti disegnati male e soprattutto colpevole di aver cercato un umorismo che all’immediatezza della battuta gettata come una granata in una trincea preferisce invece la costruzione di situazioni comiche articolate, che vadano a raccontare una storia.

Si potrebbe dire che Vito ha sbagliato epoca, che ormai il comico generato da una storia è soppiantato, che il nonsense puro è la tendenza del momento. Sbagliato, e chi lo sostiene è in malafede o un leone da tastiera frustrato.

L’Uomo Bagno è un fumetto dalla comicità raffinata che non disdegna delle incursioni fulminee nel trash, nel nonsense tanto caro alla moda del momento: per questo i modaioli possono giudicarlo “non abbastanza scemo” o “privo di tempi comici”, perché Vito Angelo Vacca i tempi comici li sa usare e anche molto bene.

Il tipo di ironia demenziale in cui si muove questo fumetto ha radici nella comicità di film di culto come Una Pallottola Spuntata, o Top Secret. In queste pellicole la parodia sembrava scappare oltre e riplasmare la semplice inversione delle situazioni. Il nonsense era di un “grossolano cesellato”, se mi si concede l’avvicinamento audace, ma se ricordate la scena surreale di Top Secret in cui Val Kilmer entra nella libreria del tizio con l’occhio enorme capirete cosa intendo.

Il cinema ha continuato a produrre opere di questo tipo, anche se a ritmo ridotto rispetto agli anni ’80: Comic Movie, in cui Hugh Jackman e Richard Gere si prestano a gag al limite del grottesco non disdegnando situazioni che scadono nel triviale. Viene da riflettere che questo genere in America non ha perso mordente, se star non certo “alla frutta” si lasciano coinvolgere in progetti simili.

Superhero Movie, con il compianto Leslie Nielsen, già veterano di film di questo genere, può essere avvicinato all’Uomo Bagno, riprendendo gli stereotipi dei film sui supereroi.

L’Uomo Bagno, come parodia del genere supereroistico non è il primo fumetto a vedere la luce, tanto che si potrebbe parlare di illustri predecessori come Six Pack, il super ubriacone inventato da Garth Ennis per realizzare siparietti esilaranti in Hitman, ma non è neanche da liquidare come un prodotto derivativo, una sorta di “uno dei tanti”.

Innanzitutto, per quanto riguarda i testi, l’opera in questione ha un grosso merito: quello di portare la demenzialità su un altro livello, di plasmarla a uso e consumo di fruitori di fumetti supereroistici, così come Una Pallottola Spuntata plasmava le situazioni grottesche sugli stilemi del thriller.

Non deve stupire che persino la genesi del supercattivo del primo numero segue un rituale in piena regola, lo stesso che ha visto la genesi di un Pinguino o di un Teschio Rosso, un particolare, questo, che ci dice che niente è buttato lì a caso.

Ma veniamo al personaggio principale: Gaby Netto è destinato a diventare L’Uomo Bagno, vittima di un destino da sfigato, un Peter Parker dei poveri che non è un genio della chimica o un talentuoso fotografo, ma la cui abilità consiste solo nell’essere bravo a liberare i WC otturati. Un vero e proprio servo della gleba… anzi, della ventosa, che vive in una città invasa dalla microcriminalità (e qui Vito Angelo Vacca ci regala una vignetta con degli omini minuscoli armati di pistola) e che si ritrova per la sua generosità a essere tramutato in un supereroe: un destino che forse non si sarebbe mai immaginato e che sicuramente non desiderava, ma dal momento che è in ballo, decide di ballare secondo il celebre detto “Da grandi poteri, grandi responsabilità”.

Le gag si susseguono destinate a non evaporare, ma a generare rimandi che vanno a scolpire i personaggi a tutto tondo. Se pensate che Camy Netto, lo zio di Gaby, sia solo una scusa per raffigurare un maniaco compulsivo che adora solo osservare il suo caminetto… ecco, vi sbagliate, perché il personaggio è destinato a crescere pagina dopo pagina, rafforzando la struttura della storia.

Per quanto riguarda lo stile di disegno, invece, è chiaro che Vito non intende minimamente riproporre lo stickman da “nonsense a una vignetta e via”, ma decide di percorrere la strada di caratterizzare in modo semplice e comunque diretto i suoi personaggi: tutto questo mantenendo i tempi di produzione veloci e regolari.

Non sono elementi scontati, questi, se si parla di un fumetto che nasce come webcomic: l’originalità si fonde a un tratto semplice eppure in continua evoluzione, il tutto all’insegna del dinamismo nella ricerca di soluzioni sempre nuove ed efficaci. Forse la comicità ricercata da Vito è meno urlata, forse affonda le proprie radici in un tipo di umorismo non modaiolo, ma che ha un notevole vigore: e per riconoscerlo basta solo non fermarsi al fatto che le risate arriveranno ma non con una semplice freddura.

Il demenziale, il cinico e il grezzo sono sapientemente dosati in una trama organica, dove le gag sono lì per comporre una storia e non sono certo fini a se stesse: persino gli escrementi non si limitano all’umorismo “cacca-culo”, ma plasmano un eroe che ha qualcosa da dire e ha l’esigenza di intrattenere il pubblico.

L’Uomo Bagno è un fumetto che fa ridere chi accetta il compromesso di un tratto che non vuole essere volutamente “brutto” nella sua semplicità, e non può non piacere a chi apprezza i supereroi (ma riconosce al genere i suoi limiti e vuole farci sopra due risate).

Per quanto riguarda il resto, la comicità in voga è tutt’altra, clonata, sdoganata, venduta come la rottura che non è più e tramutata in massificante oggetto di culto: chi odia L’Uomo Bagno non ha che l’imbarazzo della scelta.

Tuttavia voglio concludere con una domanda: cosa cercate, un meme o un’opera che ha delle ambizioni e accetta di mettersi in gioco?

Io dal canto mio non ho dubbi.

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