Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Topolino non parlava forbito per irridere la lingua italiana

di Giuseppe Pollicelli*

Intervistato da Alessandro Trevisani su “La Lettura” di domenica 2 febbraio 2014, lo studioso di fumetti Matteo Stefanelli, ricercatore alla Cattolica di Milano, riferendosi all’italiano forbito che era una volta un segno distintivo delle storie disneyane realizzate nel nostro Paese, ha sostenuto che «il “fellone” detto da Zio Paperone non è il “fellone” letto nell’Ariosto ma è una presa in giro dell’italiano aulico che imbeveva il sussidiario come la tv di Stato». Non siamo d’accordo. È forse vero che un vocabolo come «fellone» veniva usato da sceneggiatori quali Guido Martina, Rodolfo Cimino o Carlo Chendi in modo ironico, ma non si trattava di un’ironia sprezzante. Era semmai un’ironia goliardica, di certo congeniale a questi vecchi autori dalla formazione marcatamente letteraria (specie Martina, che non a caso era stato soprannominato «il Professore»). È proprio della goliardia, da sempre, giocare con registri e con un lessico «alti», ma non per farsi beffe dell’italiano ricercato. Non è mai stato questo il bersaglio della goliardia. L’italiano colto è anzi, per la goliardia, uno degli strumenti più efficaci con cui fare ironia su tutt’altro: i tabù sessuali, il mondo accademico, la Chiesa e via dicendo. Dunque quella della goliardia nei confronti dell’italiano «elevato» è un’ironia non distruttiva ma, al contrario, conservativa. Proprio come quella di Guido Martina e colleghi. Un’ironia che obbligava a misurarsi con parole rare e difficili, ampliando così il vocabolario dei lettori e sollecitandone le facoltà intellettive. Una bella differenza rispetto alla situazione attuale: oggi i lettori si cerca quasi soltanto di assecondarli, con il risultato di impigrirli irrimediabilmente e di impoverirli sotto l’aspetto linguistico. Basta comprare un numero di “Topolino” per rendersene conto.

topolino forbito01

topolino forbito02

*Articolo tratto da “Libero” del 4 febbraio 2014. Per gentile concessione dell'autore.

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